CDLVIII

CDLVIIIAnno diCristoCDLVIII. IndizioneXI.Leonepapa 19.Leoneimperadore 2.Majorianoimperadore 2.ConsoliFlavio Leone AugustoeFlavio Majoriano Augusto.Fra le novelle leggi di Majoriano Augusto, una[Tom. 6, Cod. Theod. in Append.]se ne legge, consistente in una lettera scritta da esso, mentre era in Ravenna, al senato romano, a dì 13 di gennaio, e dataMajoriano Augusto console, perchè non era per anche giunta da Costantinopoli la notizia del console orientale, che fu lo stessoLeone Augusto. Quivi rammenta d'essere stato alzato al trono imperiale dal concorde volere del medesimo senato e dell'esercito. Fa loro sapere il consolato da sè preso nelle calende di gennaio; e l'attenzione ch'egliavea con Ricimere patrizio per far rifiorire l'esercito. Però, siccome dissi poco dianzi, e l'elezione ed esaltazione sua dovette seguire non in Roma, ma bensì in Ravenna. Dice inoltre d'aver liberato l'imperio colla buona guardia dai nemici esterni e dalle stragi domestiche. Promette buon trattamento ai Romani e gran cose in benefizio del pubblico. Con altra legge ordinò egli che ogni città eleggesse uomini savii e dabbene per difensori, i quali facessero osservare i privilegi, senza che la gente fosse obbligata a ricorrere al principe. Rimise in un'altra i tributi non pagati, e levò gli esattori mandati dalla corte, che facevano mille estorsioni ed aggravii al popolo, volendo che spettasse l'esazione ai giudici de' luoghi. Con altre leggi vietò il demolire i pubblici edifizii di Roma; e perchè non mancava gente che obbligava le sue figliuole vergini di buon'ora a prendere il sacro velo o contra lor voglia, o senza sapere quel che si facessero, ordinò che le vergini non si potessero consecrare a Dio prima dell'anno quarantesimo della loro età: editto che si crede procurato da san Leone papa, il quale sappiamo dalla sua vita[Anastas. Bibliothecarios, in Leone Magno.]che pubblicò un simil decreto. Altre provvisioni pel buon governo di allora si veggono espresse in altre leggi dal medesimo Majoriano, atte non poco a farci intendere ch'egli era personaggio degno di tener le redini della monarchia romana. Raccogliesi poi da Apollinare Sidonio[Sidonius, in Paneg. Majoriani.], che il popolo di Lione non doveva avere riconosciuto per suo signore Majoriano; e però fu necessitato esso Augusto ad adoperar la forza contra di quella città, con averla costretta alla resa. Lo stesso Sidonio quegli fu che impetrò il perdono a quei cittadini. Era tuttavia in Ravenna Majoriano a dì 6 di novembre, ciò apparendo in una sua legge. Da lì innanzi egli si mosse verso la Gallia, benchè fosse già arrivato il verno, e le Alpi si trovasserocariche di nevi e di ghiacci. Arrivato a Lione, ivi fu che il suddetto Sidonio recitò in suo onore il panegirico che abbiamo tuttavia. Era stato finora tutto lo studio di questo imperadore in raunar soldati e in procurarne degli ausiliarii dai Goti, Franchi, Borgognoni ed altri popoli della Germania, per formare una possente armata, con disegno di passare in Africa contra del re Genserico, corsaro implacabile, che ogni anno veniva a portar la desolazione in qualche contrada d'Italia e delle Gallie. Sappiamo da Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1, de Persec.]che questo re barbaro, dopo la morte di Valentiniano III Augusto, ingoiò tutto il resto dell'Africa, che esso imperadore avea fin allora salvato dalla voracità di costui. Però Majoriano si era messo in pensiero di portar le sue armi colà, ma gli mancavano le navi, perciocchè s'era perduto il bell'ordine ed uso degli antichi imperadori di tener sempre in piedi diverse ben allestite armate navali, a Ravenna, al Miseno, nella Gallia, a Frejus, nel Ponto, nella Siria, nell'Egitto nell'Africa ed altrove.Per testimonianza di Prisco storico[Priscus, pag. 42, tom 1, Hist. Byz.], Majoriano fece istanza a Leone imperador d'Oriente per aver navi atte a tale spedizione; ma perchè durava la pace tra quell'Augusto e i Vandali (il che recò un incredibil danno all'imperio d'Occidente), Leone non potè somministrargliene. Pertanto Majoriano nell'anno presente fece ogni sforzo possibile per far fabbricare navi in varie parti dell'imperio. E chi prestasse fede al suddetto Sidonio, egli era dietro a mettere insieme un'armata non minore di quella di Serse. Ma Sidonio era poeta, e a lui era lecito di dar nelle trombe, e ingrandir anche le piccole cose. Racconta Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 7, cap. 7.](e lo riferisce a quest'anno il Sigonio), che Majoriano, uomo, dic'egli, da anteporsi a quanti imperadori fin allora aveano regnato,a cagion delle tante virtù ch'egli possedeva, dopo aver preparata una considerabil flotta per condurla in Africa, si portò prima nella Liguria, ed incognito quasi ambasciatore di là passò in Africa, sotto pretesto di trattar della pace, e con essersi prima fatta tingere la bionda capigliatura, per cui sarebbe stato facilmente riconosciuto. Fu accolto con buone maniere da Genserico, e menato anche a vedere il palazzo, l'arsenale e l'armeria; ed avendo soddisfatto alla sua curiosità, se ne tornò felicemente nella Liguria con fama di attentissimo capitano, ma non d'imperadore prudente. Poscia condotta l'armata navale a Gibilterra, meditava già di sbarcare l'esercito in Africa con tanta allegria delle milizie, che tutti si tenevano in pugno la ricupera di quelle Provincie. Ma sopraggiuntagli una dissenteria, pose fine ai suoi giorni e disegni. Creda chi vuole questa ardita impresa di Majoriano. Certo è che questo buon principe non mancò di vita in quest'anno, nè morì di quel male. Per conto nulladimeno della spedizione suddetta, Cassiodoro[Cassiodorius, in Chron.]al presente anno scrive:His Consulibus Majorianus in Africam movit provinciam. Inoltre abbiamo da Prisco istorico[Priscus, pag. 42.](ma senza ch'egli specifichi l'anno), che Majoriano con trecento navi ed un possente esercito tentò di penetrare nell'Africa. Ciò udito il re de' Vandali, gli spedì ambasciatori, esibendosi pronto a trattare ed aggiustare amichevolmente qualunque controversia che passasse fra loro. Ma che, nulla avendo potuto ottenere dal romano Augusto, mise a ferro e fuoco tutto il paese della Mauritania, dove era disposta di piombare dalla Spagna l'armata navale di Majoriano, ed avvelenò ancora le acque, non certo quelle dei fiumi. Altro non abbiamo da lui, ma abbastanza ne abbiamo per credere che non seguisse il meditato passaggio di questo imperadore in Africa, e molto meno l'assedio diCartagine. Oltre di che i tentativi di Majoriano contra di Genserico dovettero succedere più tardi, siccome vedremo; perchè certo di quest'anno egli non passò in Ispagna. Abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron.]che essendoTeoderico IIre de' Visigoti ritornato nelle Gallie per cattive nuove che gli erano giunte, lasciò nelle Spagne una parte delle sue truppe, da cui furono messe a sacco ed incendiate le città di Astorga e di Palenza nella Gallicia. Che gli Svevi anch'essi saccheggiarono la Lusitania e presero, sotto apparenza di pace, Lisbona. Ma son confusi presso d'Idacio gli anni in questi tempi, nè si può ben accertare quando succedessero tali sconcerti.

Consoli

Flavio Leone AugustoeFlavio Majoriano Augusto.

Fra le novelle leggi di Majoriano Augusto, una[Tom. 6, Cod. Theod. in Append.]se ne legge, consistente in una lettera scritta da esso, mentre era in Ravenna, al senato romano, a dì 13 di gennaio, e dataMajoriano Augusto console, perchè non era per anche giunta da Costantinopoli la notizia del console orientale, che fu lo stessoLeone Augusto. Quivi rammenta d'essere stato alzato al trono imperiale dal concorde volere del medesimo senato e dell'esercito. Fa loro sapere il consolato da sè preso nelle calende di gennaio; e l'attenzione ch'egliavea con Ricimere patrizio per far rifiorire l'esercito. Però, siccome dissi poco dianzi, e l'elezione ed esaltazione sua dovette seguire non in Roma, ma bensì in Ravenna. Dice inoltre d'aver liberato l'imperio colla buona guardia dai nemici esterni e dalle stragi domestiche. Promette buon trattamento ai Romani e gran cose in benefizio del pubblico. Con altra legge ordinò egli che ogni città eleggesse uomini savii e dabbene per difensori, i quali facessero osservare i privilegi, senza che la gente fosse obbligata a ricorrere al principe. Rimise in un'altra i tributi non pagati, e levò gli esattori mandati dalla corte, che facevano mille estorsioni ed aggravii al popolo, volendo che spettasse l'esazione ai giudici de' luoghi. Con altre leggi vietò il demolire i pubblici edifizii di Roma; e perchè non mancava gente che obbligava le sue figliuole vergini di buon'ora a prendere il sacro velo o contra lor voglia, o senza sapere quel che si facessero, ordinò che le vergini non si potessero consecrare a Dio prima dell'anno quarantesimo della loro età: editto che si crede procurato da san Leone papa, il quale sappiamo dalla sua vita[Anastas. Bibliothecarios, in Leone Magno.]che pubblicò un simil decreto. Altre provvisioni pel buon governo di allora si veggono espresse in altre leggi dal medesimo Majoriano, atte non poco a farci intendere ch'egli era personaggio degno di tener le redini della monarchia romana. Raccogliesi poi da Apollinare Sidonio[Sidonius, in Paneg. Majoriani.], che il popolo di Lione non doveva avere riconosciuto per suo signore Majoriano; e però fu necessitato esso Augusto ad adoperar la forza contra di quella città, con averla costretta alla resa. Lo stesso Sidonio quegli fu che impetrò il perdono a quei cittadini. Era tuttavia in Ravenna Majoriano a dì 6 di novembre, ciò apparendo in una sua legge. Da lì innanzi egli si mosse verso la Gallia, benchè fosse già arrivato il verno, e le Alpi si trovasserocariche di nevi e di ghiacci. Arrivato a Lione, ivi fu che il suddetto Sidonio recitò in suo onore il panegirico che abbiamo tuttavia. Era stato finora tutto lo studio di questo imperadore in raunar soldati e in procurarne degli ausiliarii dai Goti, Franchi, Borgognoni ed altri popoli della Germania, per formare una possente armata, con disegno di passare in Africa contra del re Genserico, corsaro implacabile, che ogni anno veniva a portar la desolazione in qualche contrada d'Italia e delle Gallie. Sappiamo da Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1, de Persec.]che questo re barbaro, dopo la morte di Valentiniano III Augusto, ingoiò tutto il resto dell'Africa, che esso imperadore avea fin allora salvato dalla voracità di costui. Però Majoriano si era messo in pensiero di portar le sue armi colà, ma gli mancavano le navi, perciocchè s'era perduto il bell'ordine ed uso degli antichi imperadori di tener sempre in piedi diverse ben allestite armate navali, a Ravenna, al Miseno, nella Gallia, a Frejus, nel Ponto, nella Siria, nell'Egitto nell'Africa ed altrove.

Per testimonianza di Prisco storico[Priscus, pag. 42, tom 1, Hist. Byz.], Majoriano fece istanza a Leone imperador d'Oriente per aver navi atte a tale spedizione; ma perchè durava la pace tra quell'Augusto e i Vandali (il che recò un incredibil danno all'imperio d'Occidente), Leone non potè somministrargliene. Pertanto Majoriano nell'anno presente fece ogni sforzo possibile per far fabbricare navi in varie parti dell'imperio. E chi prestasse fede al suddetto Sidonio, egli era dietro a mettere insieme un'armata non minore di quella di Serse. Ma Sidonio era poeta, e a lui era lecito di dar nelle trombe, e ingrandir anche le piccole cose. Racconta Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 7, cap. 7.](e lo riferisce a quest'anno il Sigonio), che Majoriano, uomo, dic'egli, da anteporsi a quanti imperadori fin allora aveano regnato,a cagion delle tante virtù ch'egli possedeva, dopo aver preparata una considerabil flotta per condurla in Africa, si portò prima nella Liguria, ed incognito quasi ambasciatore di là passò in Africa, sotto pretesto di trattar della pace, e con essersi prima fatta tingere la bionda capigliatura, per cui sarebbe stato facilmente riconosciuto. Fu accolto con buone maniere da Genserico, e menato anche a vedere il palazzo, l'arsenale e l'armeria; ed avendo soddisfatto alla sua curiosità, se ne tornò felicemente nella Liguria con fama di attentissimo capitano, ma non d'imperadore prudente. Poscia condotta l'armata navale a Gibilterra, meditava già di sbarcare l'esercito in Africa con tanta allegria delle milizie, che tutti si tenevano in pugno la ricupera di quelle Provincie. Ma sopraggiuntagli una dissenteria, pose fine ai suoi giorni e disegni. Creda chi vuole questa ardita impresa di Majoriano. Certo è che questo buon principe non mancò di vita in quest'anno, nè morì di quel male. Per conto nulladimeno della spedizione suddetta, Cassiodoro[Cassiodorius, in Chron.]al presente anno scrive:His Consulibus Majorianus in Africam movit provinciam. Inoltre abbiamo da Prisco istorico[Priscus, pag. 42.](ma senza ch'egli specifichi l'anno), che Majoriano con trecento navi ed un possente esercito tentò di penetrare nell'Africa. Ciò udito il re de' Vandali, gli spedì ambasciatori, esibendosi pronto a trattare ed aggiustare amichevolmente qualunque controversia che passasse fra loro. Ma che, nulla avendo potuto ottenere dal romano Augusto, mise a ferro e fuoco tutto il paese della Mauritania, dove era disposta di piombare dalla Spagna l'armata navale di Majoriano, ed avvelenò ancora le acque, non certo quelle dei fiumi. Altro non abbiamo da lui, ma abbastanza ne abbiamo per credere che non seguisse il meditato passaggio di questo imperadore in Africa, e molto meno l'assedio diCartagine. Oltre di che i tentativi di Majoriano contra di Genserico dovettero succedere più tardi, siccome vedremo; perchè certo di quest'anno egli non passò in Ispagna. Abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron.]che essendoTeoderico IIre de' Visigoti ritornato nelle Gallie per cattive nuove che gli erano giunte, lasciò nelle Spagne una parte delle sue truppe, da cui furono messe a sacco ed incendiate le città di Astorga e di Palenza nella Gallicia. Che gli Svevi anch'essi saccheggiarono la Lusitania e presero, sotto apparenza di pace, Lisbona. Ma son confusi presso d'Idacio gli anni in questi tempi, nè si può ben accertare quando succedessero tali sconcerti.


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