CDLXII

CDLXIIAnno diCristoCDLXII. IndizioneXV.Ilariopapa 2.Leoneimperadore 6.Severoimperadore 2.ConsoliLeone Augustoper la seconda volta,Libio Severo Augusto.Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]non mette per consoli di quest'anno, se non Leone Augusto,Leone Augusto II consule. Segno è questo che in Oriente non dovette essere approvata da esso Leone imperadore l'elezion diSeveroin imperador d'Occidente; e però egli non fu riconosciuto neppure per console dagli scrittori orientali. E trovandosi in una lettera di papa Ilario, scritta nel dicembre, commemorato il soloSeveroconsole, anco questo ci fa conoscere che egli solo prese il consolato in Italia, e ci dà qualche indicio che non dovea per anche passare buona armonia fra Leone e Severo. Sembra poi che al presente anno possa appartenere ciò che abbiamo da Prisco istorico di que' tempi[Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 42.]. Scrive egli che dopo la morte di Majoriano gli affari dell'Italia andavano alla peggio, perchè dall'un canto Genserico re de' Vandali continuamente or qua or là colle sue flotte portava l'eccidio; e dall'altro nelle Gallie eraNigidio(di lui parleremo più fondatamente nell'anno susseguente), il quale, raccolto un grande esercito di que' Galli che avevano militato sotto Majoriano, allorchè egli passò in Ispagna, minacciava all'Italia (cioè a Severo e Ricimere) il gastigo dovuto alla loro iniquità, per aver tolto sì crudelmente dal mondo l'infelice Majoriano Augusto. La buona fortuna volle che mentre egli s'accingeva a venire in Italia, i Visigoti nell'Aquitania fecero delle novità ai confini delle provincie romane, da esso Nigidio governate, ed egli fu obbligato far loro guerra, con dare un gran saggio del suo valore in variicimenti contro quei Barbari. Ora ritrovandosi in mezzo a questi danni e pericoli il senato romano, ossia Severo imperadore, fu spedito all'imperador Leone in Oriente per aver dei soccorsi; ma nulla si potè ottenere. Fu eziandio inviatoFilarcoper ambasciatore aMarcellino, per esortarlo a non muovere l'armi contra l'imperio d'Occidente. Questi non par diverso da quelMarcelliano, di cui parla Procopio[Procop., de Bell. Vand., lib. 1, cap. 6.], con dire ch'egli era persona nobile, e familiare una volta di Aezio. Ma, ucciso che fu Aezio nell'anno 454, cominciò a negar l'ubbidienza all'imperadore, e a poco a poco formato un gran partito, e guadagnati gli animi de' popoli, aveva usurpata la signoria della Dalmazia, senza che alcuno osasse di disturbarlo, non che di dargli battaglia. Seguita a dire Procopio, che riuscì a Leone imperadore d'Oriente d'indurre questo Marcelliano, ossia Marcellino, ad assalire la Sardegna, in cui dominavano allora i Vandali. Ed in fatti egli s'impadronì di quell'isola con cacciarne quei Barbari. Ciò non potè eseguirsi se non con una poderosa flotta condotta dall'Adriatico nel Mediterraneo. Passò dipoi il sopra mentovato Filarco ambasciatore in Africa per far cessare il re Genserico da tante ostilità; ma ebbe un bel dire; gli convenne tornarsene indietro senz'alcuna buona risposta. Imperciocchè Genserico minacciò di non desistere mai dalla guerra, finchè non gli fossero consegnati i beni di Valentiniano Augusto e di Aezio, amendue già morti.Aveva egli già ottenuto dall'imperadore d'Oriente una parte d'essi beni a nome diEudocia, figliuola d'esso Valentiniano, ch'era maritata ad Unnerico suo figliuolo. Con tal pretensione o pretesto il re barbaro non lasciava anno che non approdasse colle sue flotte ai lidi d'Italia, e vi commettesse un mondo di mali. Aggiugne Prisco istorico[Priscus, tom. 1, Hist. Byz., pag. 74.]che Genserico non volendo più stare ai patti già fatticon Majoriano imperadore (parole che indicano lui già morto) mandò un'armata di Vandali e Mori a devastar la Sicilia. E potè ben farlo, perchè Marcellino (ossia Marcelliano, di cui abbiam parlato poco fa) il quale comandava in quell'isola, e probabilmente se n'era impadronito, e forse non senza intelligenza di Leone imperadore d'Oriente, se n'era ritirato, dappoichè Ricimere gli aveva fatto desertare la maggior parte de' suoi soldati col tirarli al suo servigio, nè pareva restar sicuro dalle insidie d'esso Ricimere in Sicilia. Fu dunque (seguita a dire Prisco) inviata a Genserico un'ambasciata da Ricimere, con fargli istanza che non violasse i patti. Ed un'altra pure gli venne dall'imperadore d'Oriente con premura, perchè non molestasse l'Italia e la Sicilia, e perchè restituisse le auguste principesse. Genserico mosso da queste e da altre ambasciate a lui pervenute da più bande, finalmente si contentò di rimettere in libertà la vedova imperadrice Eudossia colla figliuola Placidia, già maritata con Olibrio senatore romano, ritenendo Eudocia, figliuola primogenita d'essa imperadrice, e divenuta moglie di Unnerico suo figliuolo. Perciò sembra più probabile che non già nell'anno 457, come vuole il padre Pagi, fondato sulla asserzion di Teofane, ma sì bene nel presente seguisse la liberazion di queste due principesse, le quali passarono a Costantinopoli. Anche Idacio[Idacius, in Chron.]storico contemporaneo scrive all'anno presente, se pure non parla del susseguente, essendo imbrogliati i numeri della sua Cronica, che Genserico rimandò a Costantinopoli la vedova di Valentiniano, delle cui figliuole l'una fu maritata conGentone figliuolo di Genserico, e l'altra adOlibriosenatore romano. Certo è che Gentone era figliuolo minore d'esso re Genserico. Non a lui però, ma ad Unnerico primogenito fu congiunta in matrimonio Eudocia, per attestato di tutti gli altri storici. Quel soloche si può opporre, si è ciò che lo stesso Prisco[Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 76.]nel fine de' suoi Estratti racconta, con dire che Leone imperadore fece sapere a Genserico l'assunzione diAntemioall'imperio d'Occidente, con intimargli la guerra, se non lasciava in pace l'Italia, e non restituiva la libertà alle regine. Se ne tornò il messo, e riferì che Genserico, in vece di far caso di tale intimazione, faceva più vigorosamente che mai preparamenti di guerra, adducendo per iscusa che i giovani romani aveano contravvenuto ai patti. Se questo è, bisogna rimettere a qualche anno ancora più tardi la libertà renduta ad esse Auguste.

Consoli

Leone Augustoper la seconda volta,Libio Severo Augusto.

Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]non mette per consoli di quest'anno, se non Leone Augusto,Leone Augusto II consule. Segno è questo che in Oriente non dovette essere approvata da esso Leone imperadore l'elezion diSeveroin imperador d'Occidente; e però egli non fu riconosciuto neppure per console dagli scrittori orientali. E trovandosi in una lettera di papa Ilario, scritta nel dicembre, commemorato il soloSeveroconsole, anco questo ci fa conoscere che egli solo prese il consolato in Italia, e ci dà qualche indicio che non dovea per anche passare buona armonia fra Leone e Severo. Sembra poi che al presente anno possa appartenere ciò che abbiamo da Prisco istorico di que' tempi[Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 42.]. Scrive egli che dopo la morte di Majoriano gli affari dell'Italia andavano alla peggio, perchè dall'un canto Genserico re de' Vandali continuamente or qua or là colle sue flotte portava l'eccidio; e dall'altro nelle Gallie eraNigidio(di lui parleremo più fondatamente nell'anno susseguente), il quale, raccolto un grande esercito di que' Galli che avevano militato sotto Majoriano, allorchè egli passò in Ispagna, minacciava all'Italia (cioè a Severo e Ricimere) il gastigo dovuto alla loro iniquità, per aver tolto sì crudelmente dal mondo l'infelice Majoriano Augusto. La buona fortuna volle che mentre egli s'accingeva a venire in Italia, i Visigoti nell'Aquitania fecero delle novità ai confini delle provincie romane, da esso Nigidio governate, ed egli fu obbligato far loro guerra, con dare un gran saggio del suo valore in variicimenti contro quei Barbari. Ora ritrovandosi in mezzo a questi danni e pericoli il senato romano, ossia Severo imperadore, fu spedito all'imperador Leone in Oriente per aver dei soccorsi; ma nulla si potè ottenere. Fu eziandio inviatoFilarcoper ambasciatore aMarcellino, per esortarlo a non muovere l'armi contra l'imperio d'Occidente. Questi non par diverso da quelMarcelliano, di cui parla Procopio[Procop., de Bell. Vand., lib. 1, cap. 6.], con dire ch'egli era persona nobile, e familiare una volta di Aezio. Ma, ucciso che fu Aezio nell'anno 454, cominciò a negar l'ubbidienza all'imperadore, e a poco a poco formato un gran partito, e guadagnati gli animi de' popoli, aveva usurpata la signoria della Dalmazia, senza che alcuno osasse di disturbarlo, non che di dargli battaglia. Seguita a dire Procopio, che riuscì a Leone imperadore d'Oriente d'indurre questo Marcelliano, ossia Marcellino, ad assalire la Sardegna, in cui dominavano allora i Vandali. Ed in fatti egli s'impadronì di quell'isola con cacciarne quei Barbari. Ciò non potè eseguirsi se non con una poderosa flotta condotta dall'Adriatico nel Mediterraneo. Passò dipoi il sopra mentovato Filarco ambasciatore in Africa per far cessare il re Genserico da tante ostilità; ma ebbe un bel dire; gli convenne tornarsene indietro senz'alcuna buona risposta. Imperciocchè Genserico minacciò di non desistere mai dalla guerra, finchè non gli fossero consegnati i beni di Valentiniano Augusto e di Aezio, amendue già morti.

Aveva egli già ottenuto dall'imperadore d'Oriente una parte d'essi beni a nome diEudocia, figliuola d'esso Valentiniano, ch'era maritata ad Unnerico suo figliuolo. Con tal pretensione o pretesto il re barbaro non lasciava anno che non approdasse colle sue flotte ai lidi d'Italia, e vi commettesse un mondo di mali. Aggiugne Prisco istorico[Priscus, tom. 1, Hist. Byz., pag. 74.]che Genserico non volendo più stare ai patti già fatticon Majoriano imperadore (parole che indicano lui già morto) mandò un'armata di Vandali e Mori a devastar la Sicilia. E potè ben farlo, perchè Marcellino (ossia Marcelliano, di cui abbiam parlato poco fa) il quale comandava in quell'isola, e probabilmente se n'era impadronito, e forse non senza intelligenza di Leone imperadore d'Oriente, se n'era ritirato, dappoichè Ricimere gli aveva fatto desertare la maggior parte de' suoi soldati col tirarli al suo servigio, nè pareva restar sicuro dalle insidie d'esso Ricimere in Sicilia. Fu dunque (seguita a dire Prisco) inviata a Genserico un'ambasciata da Ricimere, con fargli istanza che non violasse i patti. Ed un'altra pure gli venne dall'imperadore d'Oriente con premura, perchè non molestasse l'Italia e la Sicilia, e perchè restituisse le auguste principesse. Genserico mosso da queste e da altre ambasciate a lui pervenute da più bande, finalmente si contentò di rimettere in libertà la vedova imperadrice Eudossia colla figliuola Placidia, già maritata con Olibrio senatore romano, ritenendo Eudocia, figliuola primogenita d'essa imperadrice, e divenuta moglie di Unnerico suo figliuolo. Perciò sembra più probabile che non già nell'anno 457, come vuole il padre Pagi, fondato sulla asserzion di Teofane, ma sì bene nel presente seguisse la liberazion di queste due principesse, le quali passarono a Costantinopoli. Anche Idacio[Idacius, in Chron.]storico contemporaneo scrive all'anno presente, se pure non parla del susseguente, essendo imbrogliati i numeri della sua Cronica, che Genserico rimandò a Costantinopoli la vedova di Valentiniano, delle cui figliuole l'una fu maritata conGentone figliuolo di Genserico, e l'altra adOlibriosenatore romano. Certo è che Gentone era figliuolo minore d'esso re Genserico. Non a lui però, ma ad Unnerico primogenito fu congiunta in matrimonio Eudocia, per attestato di tutti gli altri storici. Quel soloche si può opporre, si è ciò che lo stesso Prisco[Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 76.]nel fine de' suoi Estratti racconta, con dire che Leone imperadore fece sapere a Genserico l'assunzione diAntemioall'imperio d'Occidente, con intimargli la guerra, se non lasciava in pace l'Italia, e non restituiva la libertà alle regine. Se ne tornò il messo, e riferì che Genserico, in vece di far caso di tale intimazione, faceva più vigorosamente che mai preparamenti di guerra, adducendo per iscusa che i giovani romani aveano contravvenuto ai patti. Se questo è, bisogna rimettere a qualche anno ancora più tardi la libertà renduta ad esse Auguste.


Back to IndexNext