CDLXIIIAnno diCristoCDLXIII. IndizioneI.Ilariopapa 3.Leoneimperadore 7.Severoimperadore 3.ConsoliFlavio Cecina BasilioeViliano.Basiliofu console per l'Occidente, e persona di singolari virtù, per le quali vien commendato da Sidonio Appollinare[Sidon., lib. 1, ep. 9.]. Ed essendo nominato egli solo in una legge di Severo imperadore, in una iscrizione riferita dal cardinal Noris e dal Fabretti, e nella lettera undecima di papa Ilario, di qua vien qualche indicio che non per anche fosse seguita buona armonia tra Leone imperadore d'Oriente e Severo imperador d'Occidente, se non che in una legge di esso imperador Leone[Tom. 6, tit. 1, in Append. Cod. Theod.], data in quest'anno, amendue i consoli si veggono nominati. Ma si osservi che nel titolo il solo Leone Augusto senza Severo fa quella legge, il che non si praticava quando gl'imperadori erano in concordia. Ed in oltre al console di chi faceva la legge si dava il primo luogo; e in essa legge vien mentovato prima Basilio. La legge suddetta di SeveroAugusto[L. 12, Cod. Justin. de Advocat. divers. Judicior.]ordina che le vedove abbiano da godere l'usufrutto della donazion lor fatta per cagione delle nozze dal marito, ma con rimaner salva la proprietà in favor de' figliuoli. Quali altre imprese facesse questo imperadore, nol sappiamo, si perchè la storia ci lascia in questo al buio, oppure perchè egli nulla operò che meritasse di passare ai posteri. Nel presente anno (se pur non fu nel precedente) abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron.]cheAgrippinoconte, nobil persona della Gallia, perchè passava nimicizia tra lui ed Egidio conte, uomo insigne, proditoriamente diede la città di Narbona sua patria a Teoderico, re de' Goti, ossia de' Visigoti, affinchè gli fossero in aiuto. Questo Egidio è quel medesimo che vedemmo di sopra all'anno 456 mentovato da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.], inviato da Roma nelle Gallie per generale dell'armata romana, e che si era fatto cotanto amare dai Franchi, dappoichè ebbero cacciato il re loro Childerico, che l'aveano eletto per loro re. Abbiamo veduto nel precedente anno fatta menzione da Prisco istorico di unNigidiovaloroso generale d'armata, che fece di grandi prodezze contro i Goti. Quel nome è guasto, e si dee scrivereEgidio, così esigendo i tempi e le azioni. Seguita a scrivere Idacio, che essendosi inoltratoFederico, fratello del reTeoderico II, coll'esercito dei Goti contro ad Egidio conte dell'una e dell'altra milizia, commendato dalla fama per uomo caro a Dio a cagion delle sue buone opere, restò esso Federico ucciso coi suoi in una battaglia. Mario Aventicense[Marius Aventicens., in Chron.]anch'egli ci insegna sotto il presente anno che segui un combattimento fra Egidio e i Goti, tra il fiume Ligere (oggidì la Loire) e il Ligericino, presso Orleans in cui fu morto Federico re dei Goti. Non era veramente questo Federico re, ma solamentefratello di Teoderico re dei Goti. Per conto poi d'Agrippinoconte, parla di lui l'autore[Rollandus, Act. Sanctor. ad diem 21 martii.]della vita di san Lupicino abate del monistero di Giura nella Borgogna, con dire che Egidio generale dell'armi romane nella Gallia maliziosamente lo screditò come traditore, e l'inviò a Roma, dove fu condannato a morte. Ma per miracolo fu liberato, ed assoluto se ne tornò nella Gallia. Se ciò è vero, non era già Egidio quell'uomo sì dabbene, che Idacio poco fa ci rappresentò. A quest'anno riferisce il Baronio[Baron., Annal. Eccl.]il concilio II arausicano (d'Oranges) tenuto da moltissimi santi vescovi delle Gallie, e celebre per la condanna dei semipelagiani: ma esso appartiene all'anno 529, come hanno già osservato il cardinal Noris[Noris, Hist. Pelagian., cap. 2, cap. 23.]ed altri eruditi. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]nel presente anno fa menzione onorevole di sanProspero d'Aquitanianon già vescovo di Ries nella Gallia, nè di Reggio in Lombardia, ma probabilmente prete, che doveva essere tuttavia vivente, scrittore riguardevole della Chiesa di Dio. Correa voce allora che egli avesse servito di segretario delle lettere a san Leone papa. Fiorì in questi medesimi tempiVittorio d'Aquitania, prete anch'esso che non inverisimilmente vien creduto aggregato al clero romano, da cui formato un ciclo famoso d'anni 532, portò opinione il suddetto cardinal Baronio, che questo ciclo fosse composto in quest'anno ad istanza d'Illario papa; ma, secondochè hanno avvertito il Bucherio, l'Antemio, il Pagi ed altri, fu esso fabbricato nell'anno 457 a requisizione di sanLeonepapa, mentre era tuttavia arcidiacono della Chiesa romanaIlario, che fu poi papa.
Consoli
Flavio Cecina BasilioeViliano.
Basiliofu console per l'Occidente, e persona di singolari virtù, per le quali vien commendato da Sidonio Appollinare[Sidon., lib. 1, ep. 9.]. Ed essendo nominato egli solo in una legge di Severo imperadore, in una iscrizione riferita dal cardinal Noris e dal Fabretti, e nella lettera undecima di papa Ilario, di qua vien qualche indicio che non per anche fosse seguita buona armonia tra Leone imperadore d'Oriente e Severo imperador d'Occidente, se non che in una legge di esso imperador Leone[Tom. 6, tit. 1, in Append. Cod. Theod.], data in quest'anno, amendue i consoli si veggono nominati. Ma si osservi che nel titolo il solo Leone Augusto senza Severo fa quella legge, il che non si praticava quando gl'imperadori erano in concordia. Ed in oltre al console di chi faceva la legge si dava il primo luogo; e in essa legge vien mentovato prima Basilio. La legge suddetta di SeveroAugusto[L. 12, Cod. Justin. de Advocat. divers. Judicior.]ordina che le vedove abbiano da godere l'usufrutto della donazion lor fatta per cagione delle nozze dal marito, ma con rimaner salva la proprietà in favor de' figliuoli. Quali altre imprese facesse questo imperadore, nol sappiamo, si perchè la storia ci lascia in questo al buio, oppure perchè egli nulla operò che meritasse di passare ai posteri. Nel presente anno (se pur non fu nel precedente) abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron.]cheAgrippinoconte, nobil persona della Gallia, perchè passava nimicizia tra lui ed Egidio conte, uomo insigne, proditoriamente diede la città di Narbona sua patria a Teoderico, re de' Goti, ossia de' Visigoti, affinchè gli fossero in aiuto. Questo Egidio è quel medesimo che vedemmo di sopra all'anno 456 mentovato da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.], inviato da Roma nelle Gallie per generale dell'armata romana, e che si era fatto cotanto amare dai Franchi, dappoichè ebbero cacciato il re loro Childerico, che l'aveano eletto per loro re. Abbiamo veduto nel precedente anno fatta menzione da Prisco istorico di unNigidiovaloroso generale d'armata, che fece di grandi prodezze contro i Goti. Quel nome è guasto, e si dee scrivereEgidio, così esigendo i tempi e le azioni. Seguita a scrivere Idacio, che essendosi inoltratoFederico, fratello del reTeoderico II, coll'esercito dei Goti contro ad Egidio conte dell'una e dell'altra milizia, commendato dalla fama per uomo caro a Dio a cagion delle sue buone opere, restò esso Federico ucciso coi suoi in una battaglia. Mario Aventicense[Marius Aventicens., in Chron.]anch'egli ci insegna sotto il presente anno che segui un combattimento fra Egidio e i Goti, tra il fiume Ligere (oggidì la Loire) e il Ligericino, presso Orleans in cui fu morto Federico re dei Goti. Non era veramente questo Federico re, ma solamentefratello di Teoderico re dei Goti. Per conto poi d'Agrippinoconte, parla di lui l'autore[Rollandus, Act. Sanctor. ad diem 21 martii.]della vita di san Lupicino abate del monistero di Giura nella Borgogna, con dire che Egidio generale dell'armi romane nella Gallia maliziosamente lo screditò come traditore, e l'inviò a Roma, dove fu condannato a morte. Ma per miracolo fu liberato, ed assoluto se ne tornò nella Gallia. Se ciò è vero, non era già Egidio quell'uomo sì dabbene, che Idacio poco fa ci rappresentò. A quest'anno riferisce il Baronio[Baron., Annal. Eccl.]il concilio II arausicano (d'Oranges) tenuto da moltissimi santi vescovi delle Gallie, e celebre per la condanna dei semipelagiani: ma esso appartiene all'anno 529, come hanno già osservato il cardinal Noris[Noris, Hist. Pelagian., cap. 2, cap. 23.]ed altri eruditi. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]nel presente anno fa menzione onorevole di sanProspero d'Aquitanianon già vescovo di Ries nella Gallia, nè di Reggio in Lombardia, ma probabilmente prete, che doveva essere tuttavia vivente, scrittore riguardevole della Chiesa di Dio. Correa voce allora che egli avesse servito di segretario delle lettere a san Leone papa. Fiorì in questi medesimi tempiVittorio d'Aquitania, prete anch'esso che non inverisimilmente vien creduto aggregato al clero romano, da cui formato un ciclo famoso d'anni 532, portò opinione il suddetto cardinal Baronio, che questo ciclo fosse composto in quest'anno ad istanza d'Illario papa; ma, secondochè hanno avvertito il Bucherio, l'Antemio, il Pagi ed altri, fu esso fabbricato nell'anno 457 a requisizione di sanLeonepapa, mentre era tuttavia arcidiacono della Chiesa romanaIlario, che fu poi papa.