CDLXVIIAnno diCristoCDLXVII. IndizioneV.Ilariopapa 7.Leoneimperadore 11.Antemioimperadore 1.ConsoliPuseoeGiovanni.Dopo essere stato vacante per più d'un anno l'imperio d'Occidente, finalmente essendosi con una ambasceria rimessi i Romani per l'elezione d'un imperadore alla volontà di Leone imperador d'Oriente, questi mandò in Italia con un buon esercitoAntemio, il quale, per testimonianza di Cassiodoro[Cassiod., in Chron.], arrivato che fu tre miglia (Idacio[Idacius, in Chron.]scrive otto miglia) lungi da Roma ad un luogo appellatoBrotontas, fu proclamato imperadore. Il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.]scrive che nel dì12 d'aprile succedette la di lui assunzione al trono. Era Antemio Galata di nazione, e di nobilissimo sangue, perchè figliuolo (Idacio il chiama fratello) diProcopiopatrizio, che sotto Teodosio II trattò la pace coi Persiani, e discendeva da quel Procopio che disputò l'imperio a Valente imperadore. Era nipote diAntemio, che fu console nell'anno 405. Per attestato di Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.], era generale d'armata, senatore ricchissimo, ed avea per moglie una figliuola di Marciano Augusto, chiamataEufemia, per quanto s'ha da Apollinare Sidonio[Sidon. Apollinaris, in Panegyr. Antemii.], scrittore di questi tempi. Da Teofane[Theop., in Chronogr.]vien chiamato Antemio principe ben istruito nei dogmi cristiani, e che piissimamente sapea governar l'imperio. E sappiamo da Codino[Codinus, de Originibus.]e dall'autore degli Edifizii di Costantinopoli, ch'esso Antemio, alzato che fu al trono, ordinò che il suo palazzo, posto nella suddetta città di Costantinopoli, si consecrasse a Dio, con fabbricarne un tempio, e uno spedale e bagno per gli poveri vecchi. Però niuna fede merita Damasco[Damascius, in Vit. Isidori.]filosofo pagano, che nella vita d'Isidoro egizio scrisse che Antemio fu un empio ed amatore del paganesimo, e che meditava di rimettere in piedi il culto degl'idoli. Contuttociò, siccome osservò il cardinal Baronio, e dirò appresso, Antemio non fu sì religioso, come talun suppone.Ricimerepatrizio e generale dell'esercito romano volle anch'egli profittare di questa congiuntura, coll'ottenere in moglie una figliuola del medesimo nuovo Augusto. Per attestato della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]furono portate a Costantinopoli le immagini di Antemio, coronate d'alloro, daTerenzioprefetto della città di Roma: cerimonia praticata ne' vecchi tempi per far conoscere al popolo che quegli era stato accettatoper legittimo imperadore. Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 76.], nel fine de' Frammenti che restano di lui, scrive che Leone Augusto per un suo messo fece tosto intendere a Genserico re dei Vandali in Africa l'elezione da lui fatta di Antemio imperador d'Occidente, con intimargli di non molestar da lì innanzi l'Italia e la Sicilia, altrimenti gli dichiarava la guerra. Fu rimandato indietro il messo, e la risposta fu che Genserico non ne voleva far altro, e maggiormente si preparava per continuar la guerra all'imperio romano. Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.]aggiugne una particolarità, cioè che Genserico si chiamava offeso, perchè avendo fatto di forti istanze, acciocchèOlibriosenatore, marito diPlacidiafigliuola dell'imperador Valentiniano III, e per conseguente suo cognato, fosse dichiarato imperadore, e che, ciò nonostante, Leone Augusto gli avea preferito Antemio. Per questo pare che Genserico più che mai seguitasse ad infestare i lidi dell'imperio. Ora in quest'anno i due imperadori, che andavano unitissimi d'animo, cominciarono i preparamenti per gastigare la superbia ed insolenza di Genserico. Il padre Sirmondo e il Mezzabarba[Mediobarb., Numism. Imperator.]rapportano una medaglia d'Antemio, nel cui rovescio si mirano due imperadori che si danno le mani per segno della lor concordia ed unione.In che stato fosse Roma allorchè vi arrivò il nuovo imperadoreAntemio, lo lasciò scritto papa Gelasio[Gelasius, advers. Andronic.]nel suo opuscolo contra diAndronicosenatore, e contro que' Romani che tuttavia ostinati nel paganesimo, volevano che si facessero l'empie ed insieme ridicole feste lupercali, pretendendo che per esse Roma fosse preservata da varii malanni. Dice il santo papa che quando Antemio imperadore venne a Roma si celebravano le feste suddette lupercali, e pure saltò fuori una pestilenza sì grande, che fece nonpoca strage del popolo. Fu poi diligentemente osservato dal cardinal Baronio che nella comitiva de' cortigiani venuti con Antemio a Roma, per testimonianza del mentovato papa Gelasio, vi fu un certo Filoteo che teneva l'eresia di Macedonio ingiuriosa allo Spirito Santo. Costui cominciò a tenere delle segrete combriccole con ispargere il suo veleno; ma, avvertitone papa Ilario, un dì che Antemio Augusto si portò a san Pietro, ne fece, con fermezza degna di un pontefice, una gagliarda doglianza a lui, di modo che Antemio con suo giuramento gli promise di rimediare a questo disordine. Nel presente annoTeoderico II, re de' Visigoti nell'Aquitania, dopo aver dilatato il suo imperio nella Spagna, con varie guerre fatte contro degli Svevi; e mantenuta quasi sempre la pace colle provincie romane, trattato fu in quella stessa maniera che egli avea trattato il suo fratello maggiore, cioè venne ucciso daEurico, appellato da altriEvarico, suo fratello minore, in Tolosa. Mario Aventicense[Marius Aventicens. in Chron.]mette questo fatto sotto il presente anno, e chiamaEutoricol'uccisor del fratello, il quale dopo la morte di lui fu riconosciuto per successore nel regno gotico. Tardò poco questo nuovo re, secondochè abbiamo da Giordano istorico[Jordan., de Reb. Getic., cap. 45.], a spedire ambasciatori a Leone imperadore, per dargli parte della sua assunzione al trono; e veggendo sì mal condotto l'imperio d'Occidente per la frequente mutazion degli Augusti, si mise in pensiero di conquistar le provincie che restavano nelle Gallie e nelle Spagne all'ubbidienza d'esso imperio. Si sa da sant'Isidoro[Isidorus, in Chronico Gothor.]che Eurico appena fatto re spedì un'armata nella Spagna tarraconense, e s'impadronì delle città di Pamplona e di Saragozza, con devastar tutta quella provincia. Racconta eziandio il suddetto Giordano, che avendo costui assalito le provincie romane della Gallia, Antemio imperadore dimandòaiuto ai Britanni fuggiti dalla gran Bretagna, e postati allora al fiume Loire. Vennero per mare dodici mila di essi conRiotimore loro fino alla città Bituricense, oggidì Burges nel Berry. Colà accorse il re Eurico con una formidabil armata, e dopo varii combattimenti gli riuscì, prima che i Romani potessero unire le lor forze coi Britanni, di mettere in fuga il suddetto Riotimo re, il quale perduta la maggior parte di sua gente, con quei che potè, si ricoverò presso la vicina nazione de' Borgognoni collegata allora coi Romani. Ma non siam certi se in questo o pure in alcun de' susseguenti anni succedesse un tal fatto. Per attestato della Cronica Alessandrina[Chron. Alexand.], in questi tempi Leone imperador d'Oriente pubblicò un editto, acciocchè fossero santificati i giorni di festa, con proibire in essi ogni sorta di pubblici giuochi e spettacoli. Può tuttavia dubitarsi che questa legge appartenga all'anno 459, trovandosi appartenente a quell'anno nel Codice di Giustiniano la legge ultima,C. de Feriis, che parla di questo piissimo regolamento. Rigorosamente ancora procedette l'imperador Leone contra gli ariani, che nella stessa città di Costantinopoli facevano delle adunanze segrete, con proibir loro in qualunque luogo l'aver chiese e il raunarsi.
Consoli
PuseoeGiovanni.
Dopo essere stato vacante per più d'un anno l'imperio d'Occidente, finalmente essendosi con una ambasceria rimessi i Romani per l'elezione d'un imperadore alla volontà di Leone imperador d'Oriente, questi mandò in Italia con un buon esercitoAntemio, il quale, per testimonianza di Cassiodoro[Cassiod., in Chron.], arrivato che fu tre miglia (Idacio[Idacius, in Chron.]scrive otto miglia) lungi da Roma ad un luogo appellatoBrotontas, fu proclamato imperadore. Il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.]scrive che nel dì12 d'aprile succedette la di lui assunzione al trono. Era Antemio Galata di nazione, e di nobilissimo sangue, perchè figliuolo (Idacio il chiama fratello) diProcopiopatrizio, che sotto Teodosio II trattò la pace coi Persiani, e discendeva da quel Procopio che disputò l'imperio a Valente imperadore. Era nipote diAntemio, che fu console nell'anno 405. Per attestato di Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.], era generale d'armata, senatore ricchissimo, ed avea per moglie una figliuola di Marciano Augusto, chiamataEufemia, per quanto s'ha da Apollinare Sidonio[Sidon. Apollinaris, in Panegyr. Antemii.], scrittore di questi tempi. Da Teofane[Theop., in Chronogr.]vien chiamato Antemio principe ben istruito nei dogmi cristiani, e che piissimamente sapea governar l'imperio. E sappiamo da Codino[Codinus, de Originibus.]e dall'autore degli Edifizii di Costantinopoli, ch'esso Antemio, alzato che fu al trono, ordinò che il suo palazzo, posto nella suddetta città di Costantinopoli, si consecrasse a Dio, con fabbricarne un tempio, e uno spedale e bagno per gli poveri vecchi. Però niuna fede merita Damasco[Damascius, in Vit. Isidori.]filosofo pagano, che nella vita d'Isidoro egizio scrisse che Antemio fu un empio ed amatore del paganesimo, e che meditava di rimettere in piedi il culto degl'idoli. Contuttociò, siccome osservò il cardinal Baronio, e dirò appresso, Antemio non fu sì religioso, come talun suppone.Ricimerepatrizio e generale dell'esercito romano volle anch'egli profittare di questa congiuntura, coll'ottenere in moglie una figliuola del medesimo nuovo Augusto. Per attestato della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]furono portate a Costantinopoli le immagini di Antemio, coronate d'alloro, daTerenzioprefetto della città di Roma: cerimonia praticata ne' vecchi tempi per far conoscere al popolo che quegli era stato accettatoper legittimo imperadore. Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 76.], nel fine de' Frammenti che restano di lui, scrive che Leone Augusto per un suo messo fece tosto intendere a Genserico re dei Vandali in Africa l'elezione da lui fatta di Antemio imperador d'Occidente, con intimargli di non molestar da lì innanzi l'Italia e la Sicilia, altrimenti gli dichiarava la guerra. Fu rimandato indietro il messo, e la risposta fu che Genserico non ne voleva far altro, e maggiormente si preparava per continuar la guerra all'imperio romano. Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.]aggiugne una particolarità, cioè che Genserico si chiamava offeso, perchè avendo fatto di forti istanze, acciocchèOlibriosenatore, marito diPlacidiafigliuola dell'imperador Valentiniano III, e per conseguente suo cognato, fosse dichiarato imperadore, e che, ciò nonostante, Leone Augusto gli avea preferito Antemio. Per questo pare che Genserico più che mai seguitasse ad infestare i lidi dell'imperio. Ora in quest'anno i due imperadori, che andavano unitissimi d'animo, cominciarono i preparamenti per gastigare la superbia ed insolenza di Genserico. Il padre Sirmondo e il Mezzabarba[Mediobarb., Numism. Imperator.]rapportano una medaglia d'Antemio, nel cui rovescio si mirano due imperadori che si danno le mani per segno della lor concordia ed unione.
In che stato fosse Roma allorchè vi arrivò il nuovo imperadoreAntemio, lo lasciò scritto papa Gelasio[Gelasius, advers. Andronic.]nel suo opuscolo contra diAndronicosenatore, e contro que' Romani che tuttavia ostinati nel paganesimo, volevano che si facessero l'empie ed insieme ridicole feste lupercali, pretendendo che per esse Roma fosse preservata da varii malanni. Dice il santo papa che quando Antemio imperadore venne a Roma si celebravano le feste suddette lupercali, e pure saltò fuori una pestilenza sì grande, che fece nonpoca strage del popolo. Fu poi diligentemente osservato dal cardinal Baronio che nella comitiva de' cortigiani venuti con Antemio a Roma, per testimonianza del mentovato papa Gelasio, vi fu un certo Filoteo che teneva l'eresia di Macedonio ingiuriosa allo Spirito Santo. Costui cominciò a tenere delle segrete combriccole con ispargere il suo veleno; ma, avvertitone papa Ilario, un dì che Antemio Augusto si portò a san Pietro, ne fece, con fermezza degna di un pontefice, una gagliarda doglianza a lui, di modo che Antemio con suo giuramento gli promise di rimediare a questo disordine. Nel presente annoTeoderico II, re de' Visigoti nell'Aquitania, dopo aver dilatato il suo imperio nella Spagna, con varie guerre fatte contro degli Svevi; e mantenuta quasi sempre la pace colle provincie romane, trattato fu in quella stessa maniera che egli avea trattato il suo fratello maggiore, cioè venne ucciso daEurico, appellato da altriEvarico, suo fratello minore, in Tolosa. Mario Aventicense[Marius Aventicens. in Chron.]mette questo fatto sotto il presente anno, e chiamaEutoricol'uccisor del fratello, il quale dopo la morte di lui fu riconosciuto per successore nel regno gotico. Tardò poco questo nuovo re, secondochè abbiamo da Giordano istorico[Jordan., de Reb. Getic., cap. 45.], a spedire ambasciatori a Leone imperadore, per dargli parte della sua assunzione al trono; e veggendo sì mal condotto l'imperio d'Occidente per la frequente mutazion degli Augusti, si mise in pensiero di conquistar le provincie che restavano nelle Gallie e nelle Spagne all'ubbidienza d'esso imperio. Si sa da sant'Isidoro[Isidorus, in Chronico Gothor.]che Eurico appena fatto re spedì un'armata nella Spagna tarraconense, e s'impadronì delle città di Pamplona e di Saragozza, con devastar tutta quella provincia. Racconta eziandio il suddetto Giordano, che avendo costui assalito le provincie romane della Gallia, Antemio imperadore dimandòaiuto ai Britanni fuggiti dalla gran Bretagna, e postati allora al fiume Loire. Vennero per mare dodici mila di essi conRiotimore loro fino alla città Bituricense, oggidì Burges nel Berry. Colà accorse il re Eurico con una formidabil armata, e dopo varii combattimenti gli riuscì, prima che i Romani potessero unire le lor forze coi Britanni, di mettere in fuga il suddetto Riotimo re, il quale perduta la maggior parte di sua gente, con quei che potè, si ricoverò presso la vicina nazione de' Borgognoni collegata allora coi Romani. Ma non siam certi se in questo o pure in alcun de' susseguenti anni succedesse un tal fatto. Per attestato della Cronica Alessandrina[Chron. Alexand.], in questi tempi Leone imperador d'Oriente pubblicò un editto, acciocchè fossero santificati i giorni di festa, con proibire in essi ogni sorta di pubblici giuochi e spettacoli. Può tuttavia dubitarsi che questa legge appartenga all'anno 459, trovandosi appartenente a quell'anno nel Codice di Giustiniano la legge ultima,C. de Feriis, che parla di questo piissimo regolamento. Rigorosamente ancora procedette l'imperador Leone contra gli ariani, che nella stessa città di Costantinopoli facevano delle adunanze segrete, con proibir loro in qualunque luogo l'aver chiese e il raunarsi.