CDLXVIIIAnno diCristoCDLXVIII. IndizioneVI.Simpliciopapa 1.Leoneimperadore 12.Antemioimperadore 2.ConsoliAntemio Augustoper la seconda volta, senza collega.AntemioAugusto nel presente anno è intitolato ne' Fasticonsole per la seconda volta, perchè nell'anno 455 era stato console insieme con Valentiniano IIIAugusto. Perciò egli è chiamatoconsul vetusda Apollinare Sidonio[Sidon., in Panegyr. Anthemii.], nobile personaggio della Gallia, e poeta riguardevole, il quale invitato a Roma nel precedente anno da esso Antemio, recitò poi nel primo giorno di gennaio del presente il panegirico d'esso imperadore, tuttavia esistente, e in ricompensa ne riportò la dignità di prefetto di Roma. Era in questi tempi prefetto del pretorio delle GallieServando: così l'appella l'autore della Miscella[Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Ital.]secondo la mia edizione; maArvandosi trova chiamato da esso Sidonio[Sidon., lib. 1, epist. 1.], autore di maggior credito, se pure il suo testo non è guasto, là dove racconta diffusamente la di lui disgrazia accaduta in quest'anno. Fu costui accusato a Roma quasichè tenesse delle segrete intelligenze coi Visigoti, e tramasse dei tradimenti in pregiudizio dell'imperio, siccome uomo superbo, e che troppo si fidava di sè stesso. Furono in contraddittorio con lui i legati delle Gallie, e convinto, fu vicino a perdere ignominiosamente il capo; ma, prevalendo la clemenza dell'imperadore Antemio, fu mandato in esilio in Oriente, dove terminò i suoi giorni. Fa pur menzione lo stesso Sidonio[Idem, lib. 2, ep. 1.]di un altro prefetto delle Gallie, per nome Seronato, dipinto da lui come persona scelleratissima, che, provato reo di lesa maestà, fu levato dal mondo qualche anno dipoi. Leone Augusto in quest'anno, voglioso di abbattere la potenza ed insolenza di Genserico re de' Vandali, il quale, dopo avere appreso il mestier dei corsari, non lasciava anno che non infestasse i lidi delle provincie romane, uccidendo, spogliando e conducendo seco migliaia di schiavi, da tutto l'Oriente raunò, secondochè racconta Teofane[Theoph., in Chronograph.], uno stuolo dicento mila navi, piene d'armie d'armati, e lo spedì in Africa contra di Genserico. Si racconta che a Leone costò questa spedizionemille e trecento centinaia d'oro. E certamente Suida[Suidas, verbo χειρίζω.], coll'autorità di Candido, istorico perduto, scrive che Leone in quella impresa spesequarantasette mila libbre d'oro, parte raunate dai beni dei banditi, e parte dall'erario d'Antemio imperadore. Questi similmente inviò colà dall'Occidente una rilevante flotta. Fu ammiraglio (è Teofane che seguita a parlare) e generale dell'armata orientaleBasilisco, fratello di Verina Augusta, moglie dello stesso imperador Leone, che già s'era acquistato gran nome con varie vittorie contra degli Sciti, ossia de' Tartari.Marcellinofu il generale dell'armata occidentale. Arrivata la poderosa armata in Africa, affondò buona parte delle navi di Genserico, e superò la stessa città diCartagine. Ma guadagnato Basilisco a forza d'oro dal re nemico, rallentò l'ardor della guerra ed in fine di concerto si lasciò dare una rotta, come abbiamo daPersico autor della storia: nome corrotto nel testo di Teofane, che vuol significarePriscoistorico, tante volte citato di sopra. Seguita a scrivere Teofane, altri aver detto essere proceduto un sì fatto tradimento da Aspare patrizio, generale potentissimo dell'Oriente, e da Ardaburio suo figliuolo che aspiravano alla succession dell'imperio; i quali, veggendo Leone Augusto molto contrario a questa loro idea, per esser eglino di credenza ariani, cercavano ogni via di rovinare gl'interessi dell'imperio d'Oriente; e però s'accordarono con Basilisco, promettendogli di farlo imperadore, se tradiva la flotta e l'esercito a lui confidati, e lasciasse la vittoria a Genserico, al par di essi ariano. Comunque sia, la verità si è che Genserico, preparate delle navi incendiarie, una notte, quando i Romani stolidamente men sel pensavano, le spinse col favore del vento addosso alla lor flotta con tal successo, che assaissime navi rimasero predadelle fiamme, e il resto fu obbligato a ritirarsi colle milizie in Sicilia. Cedreno[Cedren., in Histor.]scrive che non tornò indietro neppur la metà dell'esercito.Ma non sussiste punto il dirsi da Teofane che Basilisco superasseCartagine, siccome è uno sproposito troppo intollerabile quello dellecento mila navi, che non può venir dallo storico, il quale senza dubbio avrà voluto dire unaflotta di mille e cento navi. Parrà fors'anche troppo ad alcuni il dirsi da Procopio[Procop., de Bell Vandal, lib. 1.]che quella flotta conducevacento mila uomini. Ma non avrà difficoltà a crederlo, chi considererà unita la potenza dell'uno e dell'altro imperio a quella impresa. In fatti Cedreno scrive che furonomille e cento tredici navi, in cadauna delle quali erano cento uomini, e che la spesa ascese a sei cento cinquanta mila scudi d'oro, ed a settecento mila d'argento, senza quello che fu somministrato dall'erario e da Roma. Odasi ora, come Procopio racconti questa sì strepitosa spedizione. Tiene anch'egli cheAspareirritato contra di Leone Augusto, principe troppo alieno dal volere un eretico per successore nell'imperio, temendo che la rovina di Genserico assodasse vieppiù il trono a Leone, e il mettesse in istato di non aver nè paura nè bisogno di lui, raccomandasse vivamente aBasiliscodi andar con riguardo contra di Genserico. Ora Basilisco approdò colla flotta a una terra appellata il Tempio di Mercurio. Quivi apposta cominciò a perdere il tempo; poichè se a dirittura marciava a Cartagine, l'avrebbe presa sulle prime, e soggiogata la nazione vandalica, essendochè Genserico atterrito non tanto per le nuove giuntegli che la Sardegna era già stata ricuperata dai Romani, quanto per la comparsa di quella armata navale, a cui si diceva che una simile non l'aveano mai avuta i Romani; già pensava a non far resistenza coll'armi. Ma osservando il lento procedere dei Romani, ripigliò coraggio; e mandatepersone a Basilisco, il pregò a differir le offese per cinque giorni, tanto ch'egli in questo spazio di tempo potesse prendere quelle risoluzioni che gli paressero più proprie e di soddisfazione dell'imperadore. Fu poi creduto che Genserico comperasse con grossa somma d'oro questa tregua, e che Basilisco o vinto dai regali, o per far cosa grata ad Aspare, vi acconsentisse. Intanto mise Genserico in armi tutti i suoi sudditi, preparò le barche incendiarie, e, venuto il buon vento, portò con esse il fuoco e la rovina alla maggior parte dell'armata navale romana. E i Vandali con altre navi furono in quel tumulto addosso ai nocchieri e soldati, che erano imbrogliati nelle navi, e ne trucidarono e spogliarono assaissimi. Basilisco, ritornato a Costantinopoli, si rifugiò in santa Sofia, e per preghiere di Verina Augusta sua sorella salvò la vita, costretto solamente ad andare in esilio a Perinto. Cedreno[Cedren., in Histor.]attribuisce, non a tradimento, ma a viltà e poca condotta di Basilisco l'infelice riuscita di questa impresa (il che non è improbabile), e dice aver egli verificato il proverbio:Che val più un esercito di cervi comandato da un lione, che un esercito di lioni comandato da un cervo.Aggiugne Procopio cheMarcellianoil quale negli anni addietro si era ribellato all'imperio, e signoreggiava nella Dalmazia, ma nel presente anno guadagnato con lusinghe da Leone Augusto, avea d'ordine suo tolta dalle mani dei Vandali la Sardegna, essendo poi passato in Africa in soccorso di Basilisco, fu quivi ucciso con inganno da uno de' suoi colleghi. Anche Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.]narra sotto quest'anno, cheMarcellino patrizio d'Oriente(egli è lo stesso che ilMarcellianodi Procopio) uomo di professione pagano, mentre era presso Cartagine in soccorso de' Romani contra de' Vandali fu dai Romani medesimi con frode ucciso. Cassiodoro[Cassiodor., in Chronic.]e il Cronografo delCuspiniano[Chronol. Cuspiniani.]scrivono che tolta gli fu la vita in Sicilia, e Idacio[Idacius, in Chron. et Fastis.]racconta ch'egli era stato inviato da Antemio Augusto per generale d'una considerabile armata contra de' Vandali. E tal fine ebbe la grandiosa spedizione dei Romani Augusti contro al tiranno dell'Africa. In quest'anno, secondochè pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], e non già nell'antecedente, come vuole il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], terminò i suoi giorniIlario papanel dì 21 di febbraio. Nella sua vita presso Anastasio[Anastas. Bibliotech. in Vita Hilarii.]si legge un lungo catalogo di fabbriche da lui fatte, e di ornamenti e vasi d'oro e d'argento di peso e prezzo tale, che possono cagionar maraviglia ai nostri tempi, come potesse un solo papa far tanto, ancorchè allora la chiesa romana non possedesse stati in sovranità come oggidì. Ma è da dire che essa Chiesa godeva allora di moltissimi stabili; e le oblazioni de' fedeli si può credere che fossero abbondantissime: laonde aveano i papi che spendere in abbellire i sacri templi. A questo pontefice da lì a quattro, oppure a dieci dì, succedetteSimplicio, nato in Tivoli. Si riferiscono al presente anno due leggi[Tom. 6 Cod. Theod., in Append.]di Antemio Augusto, colla prima delle quali restano approvati i matrimonii delle donne nobili coi loro liberti; colla seconda sono confermate tutte le leggi di Leone imperador d'Oriente chiamatosignore e padre mioda Antemio. All'incontro esso Leone, ad istanza di Antemio, con una legge decide che tutte le donazioni di beni fatte dai predecessori Augusti sieno inviolabili, nè si possa molestar chi li possiede, se non per le vie ordinarie della giustizia. Può forse appartenere anche a quest'anno un'altra legge[L. 8, C. de Pagan.]d'esso Leone Augusto contro i pagani, la quale abbiamo nel Codice di Giustiniano.
Consoli
Antemio Augustoper la seconda volta, senza collega.
AntemioAugusto nel presente anno è intitolato ne' Fasticonsole per la seconda volta, perchè nell'anno 455 era stato console insieme con Valentiniano IIIAugusto. Perciò egli è chiamatoconsul vetusda Apollinare Sidonio[Sidon., in Panegyr. Anthemii.], nobile personaggio della Gallia, e poeta riguardevole, il quale invitato a Roma nel precedente anno da esso Antemio, recitò poi nel primo giorno di gennaio del presente il panegirico d'esso imperadore, tuttavia esistente, e in ricompensa ne riportò la dignità di prefetto di Roma. Era in questi tempi prefetto del pretorio delle GallieServando: così l'appella l'autore della Miscella[Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Ital.]secondo la mia edizione; maArvandosi trova chiamato da esso Sidonio[Sidon., lib. 1, epist. 1.], autore di maggior credito, se pure il suo testo non è guasto, là dove racconta diffusamente la di lui disgrazia accaduta in quest'anno. Fu costui accusato a Roma quasichè tenesse delle segrete intelligenze coi Visigoti, e tramasse dei tradimenti in pregiudizio dell'imperio, siccome uomo superbo, e che troppo si fidava di sè stesso. Furono in contraddittorio con lui i legati delle Gallie, e convinto, fu vicino a perdere ignominiosamente il capo; ma, prevalendo la clemenza dell'imperadore Antemio, fu mandato in esilio in Oriente, dove terminò i suoi giorni. Fa pur menzione lo stesso Sidonio[Idem, lib. 2, ep. 1.]di un altro prefetto delle Gallie, per nome Seronato, dipinto da lui come persona scelleratissima, che, provato reo di lesa maestà, fu levato dal mondo qualche anno dipoi. Leone Augusto in quest'anno, voglioso di abbattere la potenza ed insolenza di Genserico re de' Vandali, il quale, dopo avere appreso il mestier dei corsari, non lasciava anno che non infestasse i lidi delle provincie romane, uccidendo, spogliando e conducendo seco migliaia di schiavi, da tutto l'Oriente raunò, secondochè racconta Teofane[Theoph., in Chronograph.], uno stuolo dicento mila navi, piene d'armie d'armati, e lo spedì in Africa contra di Genserico. Si racconta che a Leone costò questa spedizionemille e trecento centinaia d'oro. E certamente Suida[Suidas, verbo χειρίζω.], coll'autorità di Candido, istorico perduto, scrive che Leone in quella impresa spesequarantasette mila libbre d'oro, parte raunate dai beni dei banditi, e parte dall'erario d'Antemio imperadore. Questi similmente inviò colà dall'Occidente una rilevante flotta. Fu ammiraglio (è Teofane che seguita a parlare) e generale dell'armata orientaleBasilisco, fratello di Verina Augusta, moglie dello stesso imperador Leone, che già s'era acquistato gran nome con varie vittorie contra degli Sciti, ossia de' Tartari.Marcellinofu il generale dell'armata occidentale. Arrivata la poderosa armata in Africa, affondò buona parte delle navi di Genserico, e superò la stessa città diCartagine. Ma guadagnato Basilisco a forza d'oro dal re nemico, rallentò l'ardor della guerra ed in fine di concerto si lasciò dare una rotta, come abbiamo daPersico autor della storia: nome corrotto nel testo di Teofane, che vuol significarePriscoistorico, tante volte citato di sopra. Seguita a scrivere Teofane, altri aver detto essere proceduto un sì fatto tradimento da Aspare patrizio, generale potentissimo dell'Oriente, e da Ardaburio suo figliuolo che aspiravano alla succession dell'imperio; i quali, veggendo Leone Augusto molto contrario a questa loro idea, per esser eglino di credenza ariani, cercavano ogni via di rovinare gl'interessi dell'imperio d'Oriente; e però s'accordarono con Basilisco, promettendogli di farlo imperadore, se tradiva la flotta e l'esercito a lui confidati, e lasciasse la vittoria a Genserico, al par di essi ariano. Comunque sia, la verità si è che Genserico, preparate delle navi incendiarie, una notte, quando i Romani stolidamente men sel pensavano, le spinse col favore del vento addosso alla lor flotta con tal successo, che assaissime navi rimasero predadelle fiamme, e il resto fu obbligato a ritirarsi colle milizie in Sicilia. Cedreno[Cedren., in Histor.]scrive che non tornò indietro neppur la metà dell'esercito.
Ma non sussiste punto il dirsi da Teofane che Basilisco superasseCartagine, siccome è uno sproposito troppo intollerabile quello dellecento mila navi, che non può venir dallo storico, il quale senza dubbio avrà voluto dire unaflotta di mille e cento navi. Parrà fors'anche troppo ad alcuni il dirsi da Procopio[Procop., de Bell Vandal, lib. 1.]che quella flotta conducevacento mila uomini. Ma non avrà difficoltà a crederlo, chi considererà unita la potenza dell'uno e dell'altro imperio a quella impresa. In fatti Cedreno scrive che furonomille e cento tredici navi, in cadauna delle quali erano cento uomini, e che la spesa ascese a sei cento cinquanta mila scudi d'oro, ed a settecento mila d'argento, senza quello che fu somministrato dall'erario e da Roma. Odasi ora, come Procopio racconti questa sì strepitosa spedizione. Tiene anch'egli cheAspareirritato contra di Leone Augusto, principe troppo alieno dal volere un eretico per successore nell'imperio, temendo che la rovina di Genserico assodasse vieppiù il trono a Leone, e il mettesse in istato di non aver nè paura nè bisogno di lui, raccomandasse vivamente aBasiliscodi andar con riguardo contra di Genserico. Ora Basilisco approdò colla flotta a una terra appellata il Tempio di Mercurio. Quivi apposta cominciò a perdere il tempo; poichè se a dirittura marciava a Cartagine, l'avrebbe presa sulle prime, e soggiogata la nazione vandalica, essendochè Genserico atterrito non tanto per le nuove giuntegli che la Sardegna era già stata ricuperata dai Romani, quanto per la comparsa di quella armata navale, a cui si diceva che una simile non l'aveano mai avuta i Romani; già pensava a non far resistenza coll'armi. Ma osservando il lento procedere dei Romani, ripigliò coraggio; e mandatepersone a Basilisco, il pregò a differir le offese per cinque giorni, tanto ch'egli in questo spazio di tempo potesse prendere quelle risoluzioni che gli paressero più proprie e di soddisfazione dell'imperadore. Fu poi creduto che Genserico comperasse con grossa somma d'oro questa tregua, e che Basilisco o vinto dai regali, o per far cosa grata ad Aspare, vi acconsentisse. Intanto mise Genserico in armi tutti i suoi sudditi, preparò le barche incendiarie, e, venuto il buon vento, portò con esse il fuoco e la rovina alla maggior parte dell'armata navale romana. E i Vandali con altre navi furono in quel tumulto addosso ai nocchieri e soldati, che erano imbrogliati nelle navi, e ne trucidarono e spogliarono assaissimi. Basilisco, ritornato a Costantinopoli, si rifugiò in santa Sofia, e per preghiere di Verina Augusta sua sorella salvò la vita, costretto solamente ad andare in esilio a Perinto. Cedreno[Cedren., in Histor.]attribuisce, non a tradimento, ma a viltà e poca condotta di Basilisco l'infelice riuscita di questa impresa (il che non è improbabile), e dice aver egli verificato il proverbio:Che val più un esercito di cervi comandato da un lione, che un esercito di lioni comandato da un cervo.Aggiugne Procopio cheMarcellianoil quale negli anni addietro si era ribellato all'imperio, e signoreggiava nella Dalmazia, ma nel presente anno guadagnato con lusinghe da Leone Augusto, avea d'ordine suo tolta dalle mani dei Vandali la Sardegna, essendo poi passato in Africa in soccorso di Basilisco, fu quivi ucciso con inganno da uno de' suoi colleghi. Anche Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.]narra sotto quest'anno, cheMarcellino patrizio d'Oriente(egli è lo stesso che ilMarcellianodi Procopio) uomo di professione pagano, mentre era presso Cartagine in soccorso de' Romani contra de' Vandali fu dai Romani medesimi con frode ucciso. Cassiodoro[Cassiodor., in Chronic.]e il Cronografo delCuspiniano[Chronol. Cuspiniani.]scrivono che tolta gli fu la vita in Sicilia, e Idacio[Idacius, in Chron. et Fastis.]racconta ch'egli era stato inviato da Antemio Augusto per generale d'una considerabile armata contra de' Vandali. E tal fine ebbe la grandiosa spedizione dei Romani Augusti contro al tiranno dell'Africa. In quest'anno, secondochè pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], e non già nell'antecedente, come vuole il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], terminò i suoi giorniIlario papanel dì 21 di febbraio. Nella sua vita presso Anastasio[Anastas. Bibliotech. in Vita Hilarii.]si legge un lungo catalogo di fabbriche da lui fatte, e di ornamenti e vasi d'oro e d'argento di peso e prezzo tale, che possono cagionar maraviglia ai nostri tempi, come potesse un solo papa far tanto, ancorchè allora la chiesa romana non possedesse stati in sovranità come oggidì. Ma è da dire che essa Chiesa godeva allora di moltissimi stabili; e le oblazioni de' fedeli si può credere che fossero abbondantissime: laonde aveano i papi che spendere in abbellire i sacri templi. A questo pontefice da lì a quattro, oppure a dieci dì, succedetteSimplicio, nato in Tivoli. Si riferiscono al presente anno due leggi[Tom. 6 Cod. Theod., in Append.]di Antemio Augusto, colla prima delle quali restano approvati i matrimonii delle donne nobili coi loro liberti; colla seconda sono confermate tutte le leggi di Leone imperador d'Oriente chiamatosignore e padre mioda Antemio. All'incontro esso Leone, ad istanza di Antemio, con una legge decide che tutte le donazioni di beni fatte dai predecessori Augusti sieno inviolabili, nè si possa molestar chi li possiede, se non per le vie ordinarie della giustizia. Può forse appartenere anche a quest'anno un'altra legge[L. 8, C. de Pagan.]d'esso Leone Augusto contro i pagani, la quale abbiamo nel Codice di Giustiniano.