CDLXXIIAnno diCristoCDLXXII. IndizioneX.Simpliciopapa 5.Leoneimperadore 16.Olibrioimperadore 1.ConsoliFestoeMarciano.Da Anastasio Bibliotecario, nella vita di papa Simmaco[Anastas. Bibl. in Vit. Symmachi.], intendiamo che il primo di questi consoli, cioèFesto, ebbe questa dignità per l'Occidente. L'altro, cioèMarciano, fu console per l'Oriente. Pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che questi sia figliuolo di Antemio Augusto, a cui fu data per moglieLeonziafigliuola di Leone imperadore d'Oriente. Ma s'è veduto anche all'anno 469 console Marciano, ch'esso Pagi parimente crede lo stesso che procedette console nel presente anno.Chieggo io, se ciò è, perchè mai Marciano non viene in alcuno de' Fasti, nè presso alcuno degli storici, appellatoconsul II? Ciò a me fa dubitare di due personaggi diversi. Finalmente in quest'anno divampò il mal animo dell'iniquoRicimerepatrizio contra dell'imperadoreAntemio. Dal solo autore della Miscella[Tom. 1 Rer. Italic. Scriptor.], secondo la mia edizione, abbiam qualche lume di questo successo. Non ostante la pace fatta, il perfido ariano venne da Milano alla volta di Roma con un gagliardo esercito, e si mise ad assediar la città, con accamparsi presso il ponte del Teverone. Poche forze aveva Antemio, che verisimilmente non si aspettava questa visita. Il peggio fu, ch'egli teneva ben dalla sua una parte del popolo romano, ma anche un'altra seguitava il partito di Ricimere, tra perchè egli s'era fatto di molti aderenti, e perchè molti de' Latini miravano di mal occhio un greco imperadore che comandasse all'Occidente. Fors'anche in lui non si trovava quella religione e pietà che i Greci decantano. Sostenne Antemio per lungo tempo l'assedio; e Teofane[Theoph., in Chronogr.]scrive che giunsero i suoi soldati per mancanza de' viveri fino a mangiar del cuoio ed altri insoliti o schifosi cibi. Tanta costanza ed ostinazione procedeva dalla speranza che avessero da venir soccorsi. Ed in fattiBilimere, governator delle Gallie, udita che ebbe la congiura scoppiata contro Antemio, desideroso d'aiutarlo, venne speditamente in Italia, menando seco un buon esercito; e giunto che fu a Roma, presso il ponte d'Adriano, attaccò battaglia; ma male per lui, perchè vi restò sconfitto ed ucciso. Il Sigonio lasciò scritto che questo Bilimere era di nazione Goto, e l'esercito suo composto di Goti; ma io non truovo onde ciò apparisca. Dopo questa vittoria, Ricimere, o per forza, o per amore, entrò a dì undici di luglio nell'afflitta città di Roma; e quivi una delleprime cose fu di far tagliar a pezzi il misero Antemio suocero suo. Trovavasi Roma allora in estreme miserie, parte per l'orrida fame patita, e parte per una epidemia che infieriva nel popolo. Vi si aggiunse il terzo flagello, cioè il terribil sacco che l'ariano Ricimere quivi permise ai vittoriosi suoi soldati, non essendo restati esenti da tanta barbarie se non due rioni, dove era alloggiata la gente d'esso Ricimere. Ed ecco l'amaro frutto dell'aver gl'imperadori voluto per lor guardie, o per ausiliarii, gente barbara, ariana e di niuna fede. Ma questo iniquo uomo, che avea tenuti finora per ischiavi gl'imperadori, e poi gli aveva, secondo il suo arbitrio, mandati all'altro mondo, non godè lungamente il frutto delle sue malvagità, perciocchè da lì a tre mesi, come ha l'autore della Miscella, o pure, come attesta il Cronologo del Cuspiniano[Chronolog. Cuspiniani apud Panv.], scrittore più accurato, nel dì 18 d'agosto, fra gli spasimi d'una dolorosa malattia finì anch'egli di vivere e di assassinare gl'imperadori. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 473.]ha osservato che Ricimere avea fatto fabbricare in Roma una chiesa col titolo di sant'Agata, oggidì sotto monte Magnanapoli, acciocchè servisse di sepolcro a lui e ai suoi soldati goti, che seguitavano al pari di lui l'arianismo. In un musaico si leggeva questa iscrizione:FL. RICIMER. V. I. MAGISTER VTRIVSQ. MILITIAEPATRICIVS ET EXCONSVL ORD. PRO VOTO SVOADORNAVIT.E in una lamina di rame con lettere di argento, rapportata dal Doni e da me altrove[Thesaur. novus Inscript., pag. 266.], si leggeva quest'altra:SALVIS DD. NN.ET PATRICIORICIMEREEVSTATIVSVCVRB. P. FECIT.Al suono degli sconcerti suddetti, e durante l'assedio testè riferito, era corso dall'Oriente in ItaliaOlibrio, nobilissimo senatore della casa Anicia, già stato console nell'anno 464. Era un pezzo ch'egli pretendeva all'imperio, perchè marito diPlacidiafigliuola dell'imperadore Valentiniano III, ma non gli era venuto fatto finora di ottenere il suo intento. In questi torbidi si dovette egli appoggiare a Ricimere, non peranche morto, dalla cui forza bisognava riconoscere la corona dell'Occidente; e però fu proclamato Augusto. Nelle medaglie presso il Mezzabarba[Mediob., Numism. Imp.]si vede intitolato D. N. ANICIVS OLIBRIVS AVG. Chiaramente scrive l'autore della Miscella[Hist. Miscell. tom. 1 Rer. Italic.]che Olibrio fu mandato in Italia da Leone imperadore d'Oriente, e che essendo tuttavia vivo Antemio Augusto, egli conseguì la porpora imperatoria: il che se è vero, o egli burlò Leone, che probabilmente non l'avea inviato per danneggiar Antemio sua creatura, oppure Antemio dovea essere decaduto dalla grazia di Leone Augusto. Anche il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.], con cui va d'accordo Cassiodoro[Cassiod., in Chron.], sembra assai manifestamente insinuare che Olibrio prima che fosse tolta la vita ad Antemio, fu dichiarato imperadore. Scrive di più Teofane[Theoph., in Chronogr.], che lo stesso Leone Augusto dichiarò imperadoreOlibrio, e mandollo in Italia. Però si può dubitare dell'opinion del Pagi[Pagius, Critic. Baron.], che il suppone innalzato al trono solamente dappoichè Roma fu presa ed Antemio restò vittima della crudeltà di Ricimere. Ma io non so se per malizia degli uomini, o pel corso naturale delle cose caduche del mondo,Olibriopoco tempo godè la dignità imperatoria. Aveva egli dopo la morte di Ricimere, per quanto abbiamo dall'autore della Miscella edal Cronologo del Cuspiniano, creato patricioGundibalo, ossiaGundibaro, oGundibaldo, nipote di Ricimere e generale dell'armata cesarea in quei tempi. Eruditamente osservò il suddetto Pagi che questo Gundibaldo era figliuolo di Gundeuco re dei Borgognoni; e Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2. cap. 28.]scrive aver egli uccisoChilpericoeGundomarosuoi fratelli, ed essere in fine stato punito da Dio con una simil morte. Per attestato di Ennodio[Ennod., in vita s. Epiphanii Ticin. Episc.], costui regnò in Lione; ma in questi tempi militando al servigio dell'imperio romano, e stando in Roma, ottenne le dignità vacanti per la morte di Ricimere. Altra azione fatta da Olibrio Augusto non è pervenuta a nostra notizia, se non che egli terminò il suo comando e i suoi giorni nel dì 23 d'ottobre, siccome attesta il Cronologo del Cuspiniano, e di morte naturale, per quanto s'ha dall'autore della Storia Miscella; il quale, non men che Cassiodoro, Giordano e Marcellino conte, gli dà sette mesi d'imperio, e non già tre mesi e dodici giorni, come immaginò il padre Pagi; riconoscendosi da questo ch'egli qualche mese prima della morte di Antemio Augusto avea dato principio all'imperio suo. Non lasciò Olibrio figliuoli maschi, per quanto si sappia, dopo di sè, dal matrimonio già contratto conPlacidiafigliuola di Valentiniano III Augusto, ma bensì una figliuola, appellataGiuliana, che fu maritata adAriobindoillustre personaggio, non quello che fu console nell'anno 434, ma sì ben ad un nipote d'esso, perciocchè, per attestato della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], trovandosi nell'anno 512 essaGiuliananobilissima patricia presente ai giuochi circensi in Costantinopoli, le fazioni gridarono:Vogliamo Ariobindo per re della Romania.Questo accidente fu cagione che Ariobindo per paura di Anastasio, allora imperadore, se ne fuggì di là dal mare. Trovavasi tuttavia in AfricaEudocia, sorelladella suddetta Placidia, maritata con Unnerico, primogenito di Genserico re dei Vandali, e gli aveva partorito un figliuolo per nomeIlderico, il quale col tempo divenne re di quella perfida nazione. Racconta Teofane[Theoph., in Chronogr.]ch'ella nel presente anno non potendo più sofferire, siccome buona cattolica, d'aver per marito un ariano, dopo esser vivuta con lui sedici anni, trovò felicemente la maniera di fuggirsene, e se n'andò dirittamente a Gerusalemme, dove, dopo aver visitati i santi luoghi, e il sepolcro diEudociaAugusta sua avola, stabilì la sua residenza, ma per poco tempo, perchè Dio la chiamò a sè. Lasciò ella tutti i suoi beni alla chiesa della santa Risurrezione, con raccomandare al vescovo un suo fedel servitore che l'avea aiutata alla fuga. In quest'anno medesimamente, per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], il monte Vesuvio vomitò tanta cenere, che coprì tutta la superficie dell'Europa, e in Costantinopoli, per memoria di questa terribil cenere, fu istituita una festa a dì 6 di novembre. Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 2, cap. 4.]anch'egli scrive essere stata tradizione che a Costantinopoli giugnesse quella cenere, e perciò avesse principio la festa suddetta. Contra del Bodino, che deride come una semplicità la narrazione di questi due autori, il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]reca un passo di Cassiodoro[Cassiodorus, Variar., lib. 4, ep. 50.], il quale asserisce che la polve vomitata dal Vesuvio giugneva fino alle provincie di oltremare. Certo è intanto doversi chiamare un grande iperbole quella di Marcellino conte. Che poi quelle ceneri giugnessero di là dall'Adriatico, si può credere, avendone noi veduto un esempio anche ai dì nostri; ma il farle anche volare sino a Costantinopoli in forma sensibile, sembra notizia non sì facile da digerire.
Consoli
FestoeMarciano.
Da Anastasio Bibliotecario, nella vita di papa Simmaco[Anastas. Bibl. in Vit. Symmachi.], intendiamo che il primo di questi consoli, cioèFesto, ebbe questa dignità per l'Occidente. L'altro, cioèMarciano, fu console per l'Oriente. Pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che questi sia figliuolo di Antemio Augusto, a cui fu data per moglieLeonziafigliuola di Leone imperadore d'Oriente. Ma s'è veduto anche all'anno 469 console Marciano, ch'esso Pagi parimente crede lo stesso che procedette console nel presente anno.Chieggo io, se ciò è, perchè mai Marciano non viene in alcuno de' Fasti, nè presso alcuno degli storici, appellatoconsul II? Ciò a me fa dubitare di due personaggi diversi. Finalmente in quest'anno divampò il mal animo dell'iniquoRicimerepatrizio contra dell'imperadoreAntemio. Dal solo autore della Miscella[Tom. 1 Rer. Italic. Scriptor.], secondo la mia edizione, abbiam qualche lume di questo successo. Non ostante la pace fatta, il perfido ariano venne da Milano alla volta di Roma con un gagliardo esercito, e si mise ad assediar la città, con accamparsi presso il ponte del Teverone. Poche forze aveva Antemio, che verisimilmente non si aspettava questa visita. Il peggio fu, ch'egli teneva ben dalla sua una parte del popolo romano, ma anche un'altra seguitava il partito di Ricimere, tra perchè egli s'era fatto di molti aderenti, e perchè molti de' Latini miravano di mal occhio un greco imperadore che comandasse all'Occidente. Fors'anche in lui non si trovava quella religione e pietà che i Greci decantano. Sostenne Antemio per lungo tempo l'assedio; e Teofane[Theoph., in Chronogr.]scrive che giunsero i suoi soldati per mancanza de' viveri fino a mangiar del cuoio ed altri insoliti o schifosi cibi. Tanta costanza ed ostinazione procedeva dalla speranza che avessero da venir soccorsi. Ed in fattiBilimere, governator delle Gallie, udita che ebbe la congiura scoppiata contro Antemio, desideroso d'aiutarlo, venne speditamente in Italia, menando seco un buon esercito; e giunto che fu a Roma, presso il ponte d'Adriano, attaccò battaglia; ma male per lui, perchè vi restò sconfitto ed ucciso. Il Sigonio lasciò scritto che questo Bilimere era di nazione Goto, e l'esercito suo composto di Goti; ma io non truovo onde ciò apparisca. Dopo questa vittoria, Ricimere, o per forza, o per amore, entrò a dì undici di luglio nell'afflitta città di Roma; e quivi una delleprime cose fu di far tagliar a pezzi il misero Antemio suocero suo. Trovavasi Roma allora in estreme miserie, parte per l'orrida fame patita, e parte per una epidemia che infieriva nel popolo. Vi si aggiunse il terzo flagello, cioè il terribil sacco che l'ariano Ricimere quivi permise ai vittoriosi suoi soldati, non essendo restati esenti da tanta barbarie se non due rioni, dove era alloggiata la gente d'esso Ricimere. Ed ecco l'amaro frutto dell'aver gl'imperadori voluto per lor guardie, o per ausiliarii, gente barbara, ariana e di niuna fede. Ma questo iniquo uomo, che avea tenuti finora per ischiavi gl'imperadori, e poi gli aveva, secondo il suo arbitrio, mandati all'altro mondo, non godè lungamente il frutto delle sue malvagità, perciocchè da lì a tre mesi, come ha l'autore della Miscella, o pure, come attesta il Cronologo del Cuspiniano[Chronolog. Cuspiniani apud Panv.], scrittore più accurato, nel dì 18 d'agosto, fra gli spasimi d'una dolorosa malattia finì anch'egli di vivere e di assassinare gl'imperadori. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 473.]ha osservato che Ricimere avea fatto fabbricare in Roma una chiesa col titolo di sant'Agata, oggidì sotto monte Magnanapoli, acciocchè servisse di sepolcro a lui e ai suoi soldati goti, che seguitavano al pari di lui l'arianismo. In un musaico si leggeva questa iscrizione:
FL. RICIMER. V. I. MAGISTER VTRIVSQ. MILITIAEPATRICIVS ET EXCONSVL ORD. PRO VOTO SVOADORNAVIT.
E in una lamina di rame con lettere di argento, rapportata dal Doni e da me altrove[Thesaur. novus Inscript., pag. 266.], si leggeva quest'altra:
SALVIS DD. NN.ET PATRICIORICIMEREEVSTATIVSVCVRB. P. FECIT.
Al suono degli sconcerti suddetti, e durante l'assedio testè riferito, era corso dall'Oriente in ItaliaOlibrio, nobilissimo senatore della casa Anicia, già stato console nell'anno 464. Era un pezzo ch'egli pretendeva all'imperio, perchè marito diPlacidiafigliuola dell'imperadore Valentiniano III, ma non gli era venuto fatto finora di ottenere il suo intento. In questi torbidi si dovette egli appoggiare a Ricimere, non peranche morto, dalla cui forza bisognava riconoscere la corona dell'Occidente; e però fu proclamato Augusto. Nelle medaglie presso il Mezzabarba[Mediob., Numism. Imp.]si vede intitolato D. N. ANICIVS OLIBRIVS AVG. Chiaramente scrive l'autore della Miscella[Hist. Miscell. tom. 1 Rer. Italic.]che Olibrio fu mandato in Italia da Leone imperadore d'Oriente, e che essendo tuttavia vivo Antemio Augusto, egli conseguì la porpora imperatoria: il che se è vero, o egli burlò Leone, che probabilmente non l'avea inviato per danneggiar Antemio sua creatura, oppure Antemio dovea essere decaduto dalla grazia di Leone Augusto. Anche il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.], con cui va d'accordo Cassiodoro[Cassiod., in Chron.], sembra assai manifestamente insinuare che Olibrio prima che fosse tolta la vita ad Antemio, fu dichiarato imperadore. Scrive di più Teofane[Theoph., in Chronogr.], che lo stesso Leone Augusto dichiarò imperadoreOlibrio, e mandollo in Italia. Però si può dubitare dell'opinion del Pagi[Pagius, Critic. Baron.], che il suppone innalzato al trono solamente dappoichè Roma fu presa ed Antemio restò vittima della crudeltà di Ricimere. Ma io non so se per malizia degli uomini, o pel corso naturale delle cose caduche del mondo,Olibriopoco tempo godè la dignità imperatoria. Aveva egli dopo la morte di Ricimere, per quanto abbiamo dall'autore della Miscella edal Cronologo del Cuspiniano, creato patricioGundibalo, ossiaGundibaro, oGundibaldo, nipote di Ricimere e generale dell'armata cesarea in quei tempi. Eruditamente osservò il suddetto Pagi che questo Gundibaldo era figliuolo di Gundeuco re dei Borgognoni; e Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2. cap. 28.]scrive aver egli uccisoChilpericoeGundomarosuoi fratelli, ed essere in fine stato punito da Dio con una simil morte. Per attestato di Ennodio[Ennod., in vita s. Epiphanii Ticin. Episc.], costui regnò in Lione; ma in questi tempi militando al servigio dell'imperio romano, e stando in Roma, ottenne le dignità vacanti per la morte di Ricimere. Altra azione fatta da Olibrio Augusto non è pervenuta a nostra notizia, se non che egli terminò il suo comando e i suoi giorni nel dì 23 d'ottobre, siccome attesta il Cronologo del Cuspiniano, e di morte naturale, per quanto s'ha dall'autore della Storia Miscella; il quale, non men che Cassiodoro, Giordano e Marcellino conte, gli dà sette mesi d'imperio, e non già tre mesi e dodici giorni, come immaginò il padre Pagi; riconoscendosi da questo ch'egli qualche mese prima della morte di Antemio Augusto avea dato principio all'imperio suo. Non lasciò Olibrio figliuoli maschi, per quanto si sappia, dopo di sè, dal matrimonio già contratto conPlacidiafigliuola di Valentiniano III Augusto, ma bensì una figliuola, appellataGiuliana, che fu maritata adAriobindoillustre personaggio, non quello che fu console nell'anno 434, ma sì ben ad un nipote d'esso, perciocchè, per attestato della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], trovandosi nell'anno 512 essaGiuliananobilissima patricia presente ai giuochi circensi in Costantinopoli, le fazioni gridarono:Vogliamo Ariobindo per re della Romania.Questo accidente fu cagione che Ariobindo per paura di Anastasio, allora imperadore, se ne fuggì di là dal mare. Trovavasi tuttavia in AfricaEudocia, sorelladella suddetta Placidia, maritata con Unnerico, primogenito di Genserico re dei Vandali, e gli aveva partorito un figliuolo per nomeIlderico, il quale col tempo divenne re di quella perfida nazione. Racconta Teofane[Theoph., in Chronogr.]ch'ella nel presente anno non potendo più sofferire, siccome buona cattolica, d'aver per marito un ariano, dopo esser vivuta con lui sedici anni, trovò felicemente la maniera di fuggirsene, e se n'andò dirittamente a Gerusalemme, dove, dopo aver visitati i santi luoghi, e il sepolcro diEudociaAugusta sua avola, stabilì la sua residenza, ma per poco tempo, perchè Dio la chiamò a sè. Lasciò ella tutti i suoi beni alla chiesa della santa Risurrezione, con raccomandare al vescovo un suo fedel servitore che l'avea aiutata alla fuga. In quest'anno medesimamente, per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], il monte Vesuvio vomitò tanta cenere, che coprì tutta la superficie dell'Europa, e in Costantinopoli, per memoria di questa terribil cenere, fu istituita una festa a dì 6 di novembre. Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 2, cap. 4.]anch'egli scrive essere stata tradizione che a Costantinopoli giugnesse quella cenere, e perciò avesse principio la festa suddetta. Contra del Bodino, che deride come una semplicità la narrazione di questi due autori, il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]reca un passo di Cassiodoro[Cassiodorus, Variar., lib. 4, ep. 50.], il quale asserisce che la polve vomitata dal Vesuvio giugneva fino alle provincie di oltremare. Certo è intanto doversi chiamare un grande iperbole quella di Marcellino conte. Che poi quelle ceneri giugnessero di là dall'Adriatico, si può credere, avendone noi veduto un esempio anche ai dì nostri; ma il farle anche volare sino a Costantinopoli in forma sensibile, sembra notizia non sì facile da digerire.