CDLXXIVAnno diCristoCDLXXIV. IndizioneXII.Simpliciopapa 7.Zenoneimperadore 1.Nipoteimperadore 1.ConsoleFlavio LeonejunioreAugusto, senza collega.Nel gennaio del presente anno, secondo la testimonianza di Teofane[Theoph., in Chronog.],LeoneAugusto per una ostinata dissenteria pose fine ai suoi giorni. Fu principe zelante della religione cattolica, ed inclinato alla clemenza. Vedesi appellatoMagnodai Greci, ma senza che si contino di lui imprese tali che il mostrino degno di sì onorifico titolo. Restò dopo di lui imperadore d'OrienteLeone juniore, figliuolo diAriannasua figliuola e diZenone Isauro; e a questo novello Augusto fu conferito in Oriente il consolato, perchè gl'imbrogli dell'imperio in Occidente non dovettero permettere il creare un console in queste parti. Zonara[Zonar., in Annal.], Cedreno[Cedren., in Histor.]e Cirillo monaco[Cyrillus apud Cotelerium, tom. 4 Monum. Graec.]attestano che Leone juniore eramolto fanciullo, ossia nell'infanzia; e Giovanni Malala[Malala, in Chron.]scrisse ch'egli aveva allorasette anni. Contuttociò il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]sostiene che egli fosse nato nell'anno 458, fondato sull'autorità della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], che gli dàdiciassette annidi età, con citare in testimonio di ciò anche Nestoriano istorico, e Suida[Suidas, verboZeno.], che il descriveallevato nella più abbominevol lussuria; con aggiugnere che le parole greche degli autori suddetti possono significare non solo un fanciullo, ma anche un giovane. Nulladimeno per conto di Suida, o è scorretto quel testo, o il suo racconto comparisce con circostanze affatto inverisimili; e in fine può essere che vi si parli d'altro figliuolo di esso Zenone. Nella Cronica poi Alessandrina probabilmente si dee leggeresette, e nondiciassette anni. Certamente ancora Procopio attribuiscepoca etàal novello Augusto Leone. E dalla vita di san Daniele Stilita[Surius, in vit. S. Daniel. Stilit.]si può quasi ricavare che nell'anno stesso in cui Basilisco fu console, cioè nell'anno 465, fu data per moglie a Zenone Arianna madre di esso Leone juniore Augusto. Certamente non prima dell'anno 459 seguì il lor matrimonio. Mirava intanto Zenone suo padre con invidia il figliuolo alzato a sì sublime dignità, con restarne egli escluso; però tanto s'adoperò col mezzo d'Arianna, e con guadagnare l'assenso del senato, che indusse il figliuolo ad accettarlo per collega nell'imperio nel febbraio seguente, e a mettergli di sua mano la corona in testa. Ma giunto il mese di novembre,Leone junioreAugusto terminò la sua vita; e considerati i vizii di Zenone suo padre, non mancarono sospetti che da lui stesso provenisse la troppo affrettata morte di questo giovane Augusto, giacchè non v'ha scelleratezza che non si possa sospettare, dove entra la troppo ardente voglia di regnare. Sicchè restò solo imperadore di OrienteZenone, chiamatoIsauro, perchè di quella nazione. Portava egli prima il nome isaurico diTarasicodisa; e perciocchè s'acquistò gran credito presso di Leone Augusto, per aver maneggiata una lega fra lui e il popolo dell'Isauria, e Leone volea maggiormente unirlo a sè stesso, gli fu conceduta in moglieArianna, siccome dicemmo, figliuola d'esso imperador Leone. Portò poche virtù e moltivizii sul trono imperiale, per i quali fu mal intesa la sua promozione dal popolo, e ne provò egli in breve le conseguenze. Per attestato di Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 1.]e di Teofane[Theoph., in Chronogr.]appena creato imperadore, si abbandonò a tutti i piaceri, anche i più laidi, anche i più infami.Scena nuova s'aprì similmente in Italia nell'anno presente. Era dispiaciuta a Leone imperador d'Oriente la prosunzione diGlicerio, che senza saputa ed assenso di lui aveva occupata la corona dell'imperio occidentale. Però inviò in Italia con un esercitoGiulio Nipotefigliuolo diNepoziano[Jordan., de Regnor. success.], con dargli per moglie una sua nipote. Giunto questi a Ravenna, d'ordine di esso imperadore, fu daDomizianouffiziale d'esso Leone Augusto proclamatoCesare. Così abbiamo da Giordano istorico[Idem, de Reb. Getic. cap. 45.], il quale altrove ci fa sapere che questoNipoteera figliuolo di una sorella diMarcellinopatrizio, cioè di quel medesimo che fu ucciso dai suoi nella sfortunata spedizione in Africa di Basilisco. Egli si vede intitolato nelle medaglie[Mediob., Numism. Imp.]D. N. JVLIVS NEPOS P. F. AVG. Da Ravenna passò Nipote a Roma co' suoi soldati, e raggiuntoGlicerionella città di Porto alla sboccatura del Tevere, quivi senza spargimento di sangue l'obbligò a deporre la porpora imperiale; ed acciocchè avesse da vivere e rinunziasse alla speranza di più ritornare sul trono, l'astrinse a farsi cherico, con avergli in appresso procurata la cattedra episcopale di Salona città della Dalmazia. Ciò fatto, per quanto s'ha dal Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.],Nipotefu proclamato imperadore d'Occidente in Roma nel dì 24 di giugno. Di queste rivoluzioni e discordie del romano imperiosi prevalseEuricore de' Visigoti, signoreggiante in Tolosa nelle Gallie, il quale, rotta la pace, assalì coll'armi le provincie romane, e specialmente assediò la città d'Auvergne, appellata oggidìChiaramonte, ossiaClermont. Eravi dentro alla difesaEcdicio, figliuolo del già imperadore Avito, personaggio non meno pel valore che per la pietà riguardevole, il qual fece una gagliarda resistenza, e fu molte volte alle mani con que' barbari. A questo avviso, per quanto si raccoglie dalle lettere di Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 3. ep. 7, et lib. 5, ep. 16.], Nipote Augusto spedì verso le GallieLicinianoquestore col diploma, con cui dichiarava generale di armata il suddetto Ecdicio, affine di maggiormente animarlo a sostenere gli affari dell'imperio romano. Portossi inoltre Liciniano a trattare con Eurico per indurlo a desistere dalle offese del paese romano; ma trovò duro il cuore di quel re barbaro ed orgoglioso. Non è improbabile che sia da riferire a questi ciò che narra Giordano istorico[Jordan., de Reb. Get., cap. 47.], cioè che Genserico re de' Vandali osservando così sfasciato l'imperio romano in Occidente, e pur temendo che o Leone o Zenone dall'Oriente facesse qualche sforzo o trama contra di lui, commosse con grossi regali i Visigoti ad assalire l'imperio in Occidente, e gli Ostrogoti a molestar le provincie d'Oriente, affine di starsene egli con tutta quiete a tiranneggiar nell'Africa. Vedremo fra poco muoversi gli stessi Ostrogoti contra dell'imperio orientale. La inutil ambasciata di Liciniano fece risolvere l'imperador Nipote ad inviare al re Eurico un ambasciadore di maggior riguardo; e questi fu il soprallodatosanto Epifaniovescovo di Pavia. Il fatto è raccontato da Ennodio[Ennod., in Vit. S. Epiph. Ticin. Episc.]. Andò il santo vescovo, e trovò Enrico in Tolosa, e pare che per cagion del verno fosse sciolto lo assedio d'Auvergne. Perorò il venerabil prelato, e finalmente ottenne la pace, maa condizione che la città suddetta d'Auvergne fosse ceduta amichevolmente a lui; se no, egli minacciava maggiori ferite all'imperio di Occidente. Accuratamente fu ciò osservato anche dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], ancorchè Giordano[Jordan., de Reb. Get., cap. 45.]avesse scritto che i Visigoti costrinsero colla forza quella città alla resa, dappoichè Ecdicio, vedendo di non poter più resistere, coraggiosamente se ne ritirò con ridursi in luogo sicuro. Sembra poi che solamente nell'anno susseguente quella città venisse in poter de' Visigoti: del che si lamentò forte Sidonio vescovo della medesima.
Console
Flavio LeonejunioreAugusto, senza collega.
Nel gennaio del presente anno, secondo la testimonianza di Teofane[Theoph., in Chronog.],LeoneAugusto per una ostinata dissenteria pose fine ai suoi giorni. Fu principe zelante della religione cattolica, ed inclinato alla clemenza. Vedesi appellatoMagnodai Greci, ma senza che si contino di lui imprese tali che il mostrino degno di sì onorifico titolo. Restò dopo di lui imperadore d'OrienteLeone juniore, figliuolo diAriannasua figliuola e diZenone Isauro; e a questo novello Augusto fu conferito in Oriente il consolato, perchè gl'imbrogli dell'imperio in Occidente non dovettero permettere il creare un console in queste parti. Zonara[Zonar., in Annal.], Cedreno[Cedren., in Histor.]e Cirillo monaco[Cyrillus apud Cotelerium, tom. 4 Monum. Graec.]attestano che Leone juniore eramolto fanciullo, ossia nell'infanzia; e Giovanni Malala[Malala, in Chron.]scrisse ch'egli aveva allorasette anni. Contuttociò il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]sostiene che egli fosse nato nell'anno 458, fondato sull'autorità della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], che gli dàdiciassette annidi età, con citare in testimonio di ciò anche Nestoriano istorico, e Suida[Suidas, verboZeno.], che il descriveallevato nella più abbominevol lussuria; con aggiugnere che le parole greche degli autori suddetti possono significare non solo un fanciullo, ma anche un giovane. Nulladimeno per conto di Suida, o è scorretto quel testo, o il suo racconto comparisce con circostanze affatto inverisimili; e in fine può essere che vi si parli d'altro figliuolo di esso Zenone. Nella Cronica poi Alessandrina probabilmente si dee leggeresette, e nondiciassette anni. Certamente ancora Procopio attribuiscepoca etàal novello Augusto Leone. E dalla vita di san Daniele Stilita[Surius, in vit. S. Daniel. Stilit.]si può quasi ricavare che nell'anno stesso in cui Basilisco fu console, cioè nell'anno 465, fu data per moglie a Zenone Arianna madre di esso Leone juniore Augusto. Certamente non prima dell'anno 459 seguì il lor matrimonio. Mirava intanto Zenone suo padre con invidia il figliuolo alzato a sì sublime dignità, con restarne egli escluso; però tanto s'adoperò col mezzo d'Arianna, e con guadagnare l'assenso del senato, che indusse il figliuolo ad accettarlo per collega nell'imperio nel febbraio seguente, e a mettergli di sua mano la corona in testa. Ma giunto il mese di novembre,Leone junioreAugusto terminò la sua vita; e considerati i vizii di Zenone suo padre, non mancarono sospetti che da lui stesso provenisse la troppo affrettata morte di questo giovane Augusto, giacchè non v'ha scelleratezza che non si possa sospettare, dove entra la troppo ardente voglia di regnare. Sicchè restò solo imperadore di OrienteZenone, chiamatoIsauro, perchè di quella nazione. Portava egli prima il nome isaurico diTarasicodisa; e perciocchè s'acquistò gran credito presso di Leone Augusto, per aver maneggiata una lega fra lui e il popolo dell'Isauria, e Leone volea maggiormente unirlo a sè stesso, gli fu conceduta in moglieArianna, siccome dicemmo, figliuola d'esso imperador Leone. Portò poche virtù e moltivizii sul trono imperiale, per i quali fu mal intesa la sua promozione dal popolo, e ne provò egli in breve le conseguenze. Per attestato di Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 1.]e di Teofane[Theoph., in Chronogr.]appena creato imperadore, si abbandonò a tutti i piaceri, anche i più laidi, anche i più infami.
Scena nuova s'aprì similmente in Italia nell'anno presente. Era dispiaciuta a Leone imperador d'Oriente la prosunzione diGlicerio, che senza saputa ed assenso di lui aveva occupata la corona dell'imperio occidentale. Però inviò in Italia con un esercitoGiulio Nipotefigliuolo diNepoziano[Jordan., de Regnor. success.], con dargli per moglie una sua nipote. Giunto questi a Ravenna, d'ordine di esso imperadore, fu daDomizianouffiziale d'esso Leone Augusto proclamatoCesare. Così abbiamo da Giordano istorico[Idem, de Reb. Getic. cap. 45.], il quale altrove ci fa sapere che questoNipoteera figliuolo di una sorella diMarcellinopatrizio, cioè di quel medesimo che fu ucciso dai suoi nella sfortunata spedizione in Africa di Basilisco. Egli si vede intitolato nelle medaglie[Mediob., Numism. Imp.]D. N. JVLIVS NEPOS P. F. AVG. Da Ravenna passò Nipote a Roma co' suoi soldati, e raggiuntoGlicerionella città di Porto alla sboccatura del Tevere, quivi senza spargimento di sangue l'obbligò a deporre la porpora imperiale; ed acciocchè avesse da vivere e rinunziasse alla speranza di più ritornare sul trono, l'astrinse a farsi cherico, con avergli in appresso procurata la cattedra episcopale di Salona città della Dalmazia. Ciò fatto, per quanto s'ha dal Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.],Nipotefu proclamato imperadore d'Occidente in Roma nel dì 24 di giugno. Di queste rivoluzioni e discordie del romano imperiosi prevalseEuricore de' Visigoti, signoreggiante in Tolosa nelle Gallie, il quale, rotta la pace, assalì coll'armi le provincie romane, e specialmente assediò la città d'Auvergne, appellata oggidìChiaramonte, ossiaClermont. Eravi dentro alla difesaEcdicio, figliuolo del già imperadore Avito, personaggio non meno pel valore che per la pietà riguardevole, il qual fece una gagliarda resistenza, e fu molte volte alle mani con que' barbari. A questo avviso, per quanto si raccoglie dalle lettere di Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 3. ep. 7, et lib. 5, ep. 16.], Nipote Augusto spedì verso le GallieLicinianoquestore col diploma, con cui dichiarava generale di armata il suddetto Ecdicio, affine di maggiormente animarlo a sostenere gli affari dell'imperio romano. Portossi inoltre Liciniano a trattare con Eurico per indurlo a desistere dalle offese del paese romano; ma trovò duro il cuore di quel re barbaro ed orgoglioso. Non è improbabile che sia da riferire a questi ciò che narra Giordano istorico[Jordan., de Reb. Get., cap. 47.], cioè che Genserico re de' Vandali osservando così sfasciato l'imperio romano in Occidente, e pur temendo che o Leone o Zenone dall'Oriente facesse qualche sforzo o trama contra di lui, commosse con grossi regali i Visigoti ad assalire l'imperio in Occidente, e gli Ostrogoti a molestar le provincie d'Oriente, affine di starsene egli con tutta quiete a tiranneggiar nell'Africa. Vedremo fra poco muoversi gli stessi Ostrogoti contra dell'imperio orientale. La inutil ambasciata di Liciniano fece risolvere l'imperador Nipote ad inviare al re Eurico un ambasciadore di maggior riguardo; e questi fu il soprallodatosanto Epifaniovescovo di Pavia. Il fatto è raccontato da Ennodio[Ennod., in Vit. S. Epiph. Ticin. Episc.]. Andò il santo vescovo, e trovò Enrico in Tolosa, e pare che per cagion del verno fosse sciolto lo assedio d'Auvergne. Perorò il venerabil prelato, e finalmente ottenne la pace, maa condizione che la città suddetta d'Auvergne fosse ceduta amichevolmente a lui; se no, egli minacciava maggiori ferite all'imperio di Occidente. Accuratamente fu ciò osservato anche dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], ancorchè Giordano[Jordan., de Reb. Get., cap. 45.]avesse scritto che i Visigoti costrinsero colla forza quella città alla resa, dappoichè Ecdicio, vedendo di non poter più resistere, coraggiosamente se ne ritirò con ridursi in luogo sicuro. Sembra poi che solamente nell'anno susseguente quella città venisse in poter de' Visigoti: del che si lamentò forte Sidonio vescovo della medesima.