CDLXXV

CDLXXVAnno diCristoCDLXXV. IndizioneXIII.Simpliciopapa 8.Zenoneimperadore 2.Romolo, ossiaAugustolo, imperadore 1.ConsoleFlavio Zenone Augustoper la seconda volta, senza collega.Alle miserie della Gallia narrate di sopra si dee ora aggiugnere la persecuzione fatta daEnricore de' Visigoti alla religion cattolica, e descritta nel presente anno da Sidonio vescovo in una sua lettera[Sidon., lib. 7, cap. 6.]aBasiliovescovo d'Aix, come va conghietturando il padre Sirmondo. Racconta egli che il re barbaro, zelantissimo della sua setta ariana, non già uccise i vescovi cattolici, come scrisse Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 25.], osservando il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che ilsummis sacerdotibus morte truncatisdi Sidonio, solamente s'ha da interpretare, ch'erano morti di morte naturale, ma sì bene vietava che si ordinassero i lor successori, di maniera che per mancanza di parrochi e preti le chiese rimanevano serrate, e sulle porte di esse nascevano le spine, e i popoli restavanodefraudati de' sacramenti. Due vescovi furono mandati in esilio; e toccò da lì a qualche tempo allo stesso Sidonio la medesima disavventura, dalla quale nondimeno egli si rilevò per intercessione di Leone questore dello stesso re Eurico. Intanto nell'Italia, divenuta teatro di frequenti peripezie, avvenne cheNipoteimperadore, volendo aver più vicinoEcdicio, valoroso figliuolo del già Avito imperadore, di cui si è parlato nel precedente anno, o per sospetti, o con disegno di rimunerarlo, il chiamò in Italia, siccome narra Giordano istorico[Jordan., de Reb. Getic., cap. 45.], e in luogo suo destinò generale d'armata nelle GallieOreste, creato prima patrizio, e che certamente da lì a non molto si trova ornato di questa dignità. Costui vien chiamatodi nazione Romanoda Prisco istorico[Priscus, pag. 37, tom. 1 Hist. Byz.], il quale cel rappresenta spedito negli anni addietro ambasciatore a Costantinopoli da Attila re degli Unni. E che questi fosse il medesimo, di cui ora parliamo, ne fa fede il Cronologo[Chronologus Valesii post Ammianum.]pubblicato dal Valesio dopo Ammiano Marcellino, con dire che allorchè Attila calò in Italia,Orestesi acconciò al di lui servigio per segretario delle lettere. Dopo la morte di quel re barbaro tornato esso Oreste in Italia, si avanzò ancora nel servigio degl'imperadori occidentali, tanto che giunse nel presente anno a comandare l'armata ch'egli dovea condur seco nelle Gallie. Vien costui appellato da Procopio,uomo di singolar prudenza. Ora questo sì prudente, ma disleale personaggio, in vece di muoversi alla volta delle Gallie, guadagnati ch'ebbe gli animi della maggior parte de' soldati, rivolse l'armi contra del suo stesso signore e benefattore. Per quanto scrive il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.], e l'autore anonimo del Valesio[Anonymus Valesianus.],Nipoteimperadore sorpreso da questa frode si ritirò in Ravenna, equivi da Oreste fu sì strettamente assediato, che veggendo di non poter resistere, nel dì 28 d'agosto giudicò meglio di fuggirsene per mare a Salona città della Dalmazia, doveGlicerioda lui deposto era dianzi ito ad empiere quella cattedra episcopale. Di belle accoglienze si dovettero fare l'uno all'altro questi due abbattuti Augusti. Era anche il suddetto Nipote dalmatino di nazione, per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.]; e però fu ben ricevuto dai suoi nazionali, fra' quali, finchè potè, seguitò a signoreggiare. AvevaOresteun figliuolo assai giovinetto per nomeRomolo, e perciocchè tutto andava a seconda de' suoi desiderii, il fece proclamare imperadore in Ravenna nel dì 31 d'ottobre dell'anno presente. Questi è chiamato dagli scrittori antichiAugustolo, credono alcuni per derisione a cagion della sua tenera età. Pensano altri ch'egli, oltre al nome diRomolo, portasse quello d'Augusto. Il Du-Cange[Du-Cange, Famil. Byz., pag. 81.]rapporta una medaglia con questa iscrizione. D. N. ROMVLVS AVGVSTVS P. F. AVG. Il Goltzio[Goltzius, in Numism.]ne dà un'altra con le seguenti lettere: D. N. AVGVSTVLVS PERP. P. F. AVG.; ed un'altra con questa epigrafe: D. N. FL. MOMVL. AUGVSTVLVS P. F. AVG. Si può con ragion sospettare, anzi credere, della impostura in alcune di queste medaglie. L'anonimo del Valesio merita probabilmente più fede, allorchè scrive che questo giovane, prima d'essere innalzato al trono imperiale, era chiamatoRomolodai suoi genitori. Forse questo glorioso nome fu cambiato per ischerno dalla gente inMomolo, e poscia inMomillo; o pure qualche testo corrotto dei vecchi storici ha ingannato in ciò alcuni de' moderni scrittori. Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 1.], all'incontro, c'insegna ch'egli avea nomeAugusto, e che i Romani per galanteria, a cagione della sua età, il chiamavanoAugustolo.Circa questi tempi, per quanto si ricava da Malco[Malch., in Hist. Byzant., tom. 1, pag. 75.]e da Giordano storici[Jordan., de Reb. Get., cap. 55.], non però in tutto concordi, gli Ostrogoti abitanti nellaPannonia(il che è da notare, e vedremo anche Teoderico re d'Italia appellar la Pannonia antica sede dei Goti) mossero guerra all'imperio d'Oriente, con fare un'irruzione nella Mesia. Re di costoro eraTeodemiro, padre di quelTeodericoAmalo che vedremo fra qualche tempo re d'Italia. Aveva questo re dianzi condotto il suo esercito contra gli Alamanni e Svevi della Germania, con devastar le loro campagne, e trucidar qualunque se gli opponeva. Tornando poscia a casa vittorioso, con sommo piacere accolse il figliuolo Teoderico, lasciato ne' tempi addietro per ostaggio nella corte di Costantinopoli, e rimandato a casa da Leone imperadore con dei magnifici regali. Era allora Teoderico in età di dieciotto anni, ed innamorato sì fattamente della guerra, che da lì a non molto, senza saputa del re suo padre, raunato un corpo di seimila soldati, e passato il Danubio, improvvisamente arrivò addosso aBabaire dei Sarmati, principe insuperbito per aver poco prima data una rotta aCamondoduca dei Romani; ed avendolo ucciso, con ricchissima preda se ne tornò a casa, con aver tolta ai Sarmati la città di Singidono, occupata da essi ai Romani, ch'egli seppe anche ritenere per sè. Ora Teodomiro accompagnato dal figliuolo Teoderico ostilmente col suo esercito passò nella Mesia, prese la città di Naisso, ed altri luoghi; s'impadronì della Tessalia, di Eraclea e Larissa; e, passato più innanzi, pose l'assedio a Tessalonica, ossia Solonichi.Clariano, o piuttostoIlarianopatrizio, che era alla difesa di sì importante città, temendo di soccombere, mandò dei doni a Teodemiro, e propose un trattato di pace, in cui fu conchiuso che si scioglierebbe quell'assedio, e l'imperadore concederebbe a quei Barbari una buona porzion di paesenella Tracia. Non molto dopo venne a morte il reTeodomiro, e chiamati i suoi Goti alla presenza e col consentimento di essi dichiarò suo successore Teoderico suo figliuolo, principe di rara espettazione, le cui imprese racconteremo a suo tempo. Ma qui non è molto sicura la Cronologia di Giordano; perciocchè vedremo che la presa di Larissa succedette nell'anno 481, Zenone imperadore in quest'anno a dì 15 d'ottobre fece una molto lodevol legge[Cod.ut Omnes.], ordinando che tutti i governatori e giudici, terminato il lor magistrato, si fermassero per cinquanta giorni nel luogo per fare il sindacato. Ma intanto esso imperadore seguitava a sfoggiare nei vizii e ne' passatempi. Secondochè s'ha da Teofane[Theoph., in Chronogr.], negò egli una grazia aVerina Augustasua suocera, che l'avea aiutato a salire sul trono. Di più non vi volle, perchè ella pensasse a farnelo discendere. Aspettato dunque il tempo che Zenone si trovava in Eraclea città della Tracia, congiurata con vari senatori, fece svegliare daBasiliscosuo fratello una sedizione in Costantinopoli, al cui avviso Zenone, uomo effeminato e mancante di coraggio, se ne scappò in Soria per mare, menando secoArianna Augustasua moglie e una gran somma d'oro, e si ritirò in un forte castello. Quivi anche tremando giudicò meglio di rifugiarsi nella Isauria, dove il popolo della sua nazione gli diede tutta la possibil sicurezza. La Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]dice ch'egli fuggì a Calcedone, e di là in Isauria, ed era allora tempo di verno. IntantoBasiliscofratello di Verina Augusta fu proclamato imperadore, ed egli, dopo aver fatta coronareZenonida, ossiaZenoida, sua moglie, dichiaròCesare, e poscia collega nell'imperio,Marcosuo figliuolo, il quale negli editti pubblicati dal padre, e in una medaglia, rapportata dal Chifflezio, si vede nominato col genitore, ed ornato anch'esso col titolo d'imperadore. Rapporto io alpresente anno questo avvenimento, raccontato da tutti gli antichi scrittori, quantunque io sappia che il Pagi lo riferisca all'anno susseguente. Ma di ciò torneremo allora a parlare.

Console

Flavio Zenone Augustoper la seconda volta, senza collega.

Alle miserie della Gallia narrate di sopra si dee ora aggiugnere la persecuzione fatta daEnricore de' Visigoti alla religion cattolica, e descritta nel presente anno da Sidonio vescovo in una sua lettera[Sidon., lib. 7, cap. 6.]aBasiliovescovo d'Aix, come va conghietturando il padre Sirmondo. Racconta egli che il re barbaro, zelantissimo della sua setta ariana, non già uccise i vescovi cattolici, come scrisse Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 25.], osservando il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che ilsummis sacerdotibus morte truncatisdi Sidonio, solamente s'ha da interpretare, ch'erano morti di morte naturale, ma sì bene vietava che si ordinassero i lor successori, di maniera che per mancanza di parrochi e preti le chiese rimanevano serrate, e sulle porte di esse nascevano le spine, e i popoli restavanodefraudati de' sacramenti. Due vescovi furono mandati in esilio; e toccò da lì a qualche tempo allo stesso Sidonio la medesima disavventura, dalla quale nondimeno egli si rilevò per intercessione di Leone questore dello stesso re Eurico. Intanto nell'Italia, divenuta teatro di frequenti peripezie, avvenne cheNipoteimperadore, volendo aver più vicinoEcdicio, valoroso figliuolo del già Avito imperadore, di cui si è parlato nel precedente anno, o per sospetti, o con disegno di rimunerarlo, il chiamò in Italia, siccome narra Giordano istorico[Jordan., de Reb. Getic., cap. 45.], e in luogo suo destinò generale d'armata nelle GallieOreste, creato prima patrizio, e che certamente da lì a non molto si trova ornato di questa dignità. Costui vien chiamatodi nazione Romanoda Prisco istorico[Priscus, pag. 37, tom. 1 Hist. Byz.], il quale cel rappresenta spedito negli anni addietro ambasciatore a Costantinopoli da Attila re degli Unni. E che questi fosse il medesimo, di cui ora parliamo, ne fa fede il Cronologo[Chronologus Valesii post Ammianum.]pubblicato dal Valesio dopo Ammiano Marcellino, con dire che allorchè Attila calò in Italia,Orestesi acconciò al di lui servigio per segretario delle lettere. Dopo la morte di quel re barbaro tornato esso Oreste in Italia, si avanzò ancora nel servigio degl'imperadori occidentali, tanto che giunse nel presente anno a comandare l'armata ch'egli dovea condur seco nelle Gallie. Vien costui appellato da Procopio,uomo di singolar prudenza. Ora questo sì prudente, ma disleale personaggio, in vece di muoversi alla volta delle Gallie, guadagnati ch'ebbe gli animi della maggior parte de' soldati, rivolse l'armi contra del suo stesso signore e benefattore. Per quanto scrive il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.], e l'autore anonimo del Valesio[Anonymus Valesianus.],Nipoteimperadore sorpreso da questa frode si ritirò in Ravenna, equivi da Oreste fu sì strettamente assediato, che veggendo di non poter resistere, nel dì 28 d'agosto giudicò meglio di fuggirsene per mare a Salona città della Dalmazia, doveGlicerioda lui deposto era dianzi ito ad empiere quella cattedra episcopale. Di belle accoglienze si dovettero fare l'uno all'altro questi due abbattuti Augusti. Era anche il suddetto Nipote dalmatino di nazione, per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.]; e però fu ben ricevuto dai suoi nazionali, fra' quali, finchè potè, seguitò a signoreggiare. AvevaOresteun figliuolo assai giovinetto per nomeRomolo, e perciocchè tutto andava a seconda de' suoi desiderii, il fece proclamare imperadore in Ravenna nel dì 31 d'ottobre dell'anno presente. Questi è chiamato dagli scrittori antichiAugustolo, credono alcuni per derisione a cagion della sua tenera età. Pensano altri ch'egli, oltre al nome diRomolo, portasse quello d'Augusto. Il Du-Cange[Du-Cange, Famil. Byz., pag. 81.]rapporta una medaglia con questa iscrizione. D. N. ROMVLVS AVGVSTVS P. F. AVG. Il Goltzio[Goltzius, in Numism.]ne dà un'altra con le seguenti lettere: D. N. AVGVSTVLVS PERP. P. F. AVG.; ed un'altra con questa epigrafe: D. N. FL. MOMVL. AUGVSTVLVS P. F. AVG. Si può con ragion sospettare, anzi credere, della impostura in alcune di queste medaglie. L'anonimo del Valesio merita probabilmente più fede, allorchè scrive che questo giovane, prima d'essere innalzato al trono imperiale, era chiamatoRomolodai suoi genitori. Forse questo glorioso nome fu cambiato per ischerno dalla gente inMomolo, e poscia inMomillo; o pure qualche testo corrotto dei vecchi storici ha ingannato in ciò alcuni de' moderni scrittori. Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 1.], all'incontro, c'insegna ch'egli avea nomeAugusto, e che i Romani per galanteria, a cagione della sua età, il chiamavanoAugustolo.

Circa questi tempi, per quanto si ricava da Malco[Malch., in Hist. Byzant., tom. 1, pag. 75.]e da Giordano storici[Jordan., de Reb. Get., cap. 55.], non però in tutto concordi, gli Ostrogoti abitanti nellaPannonia(il che è da notare, e vedremo anche Teoderico re d'Italia appellar la Pannonia antica sede dei Goti) mossero guerra all'imperio d'Oriente, con fare un'irruzione nella Mesia. Re di costoro eraTeodemiro, padre di quelTeodericoAmalo che vedremo fra qualche tempo re d'Italia. Aveva questo re dianzi condotto il suo esercito contra gli Alamanni e Svevi della Germania, con devastar le loro campagne, e trucidar qualunque se gli opponeva. Tornando poscia a casa vittorioso, con sommo piacere accolse il figliuolo Teoderico, lasciato ne' tempi addietro per ostaggio nella corte di Costantinopoli, e rimandato a casa da Leone imperadore con dei magnifici regali. Era allora Teoderico in età di dieciotto anni, ed innamorato sì fattamente della guerra, che da lì a non molto, senza saputa del re suo padre, raunato un corpo di seimila soldati, e passato il Danubio, improvvisamente arrivò addosso aBabaire dei Sarmati, principe insuperbito per aver poco prima data una rotta aCamondoduca dei Romani; ed avendolo ucciso, con ricchissima preda se ne tornò a casa, con aver tolta ai Sarmati la città di Singidono, occupata da essi ai Romani, ch'egli seppe anche ritenere per sè. Ora Teodomiro accompagnato dal figliuolo Teoderico ostilmente col suo esercito passò nella Mesia, prese la città di Naisso, ed altri luoghi; s'impadronì della Tessalia, di Eraclea e Larissa; e, passato più innanzi, pose l'assedio a Tessalonica, ossia Solonichi.Clariano, o piuttostoIlarianopatrizio, che era alla difesa di sì importante città, temendo di soccombere, mandò dei doni a Teodemiro, e propose un trattato di pace, in cui fu conchiuso che si scioglierebbe quell'assedio, e l'imperadore concederebbe a quei Barbari una buona porzion di paesenella Tracia. Non molto dopo venne a morte il reTeodomiro, e chiamati i suoi Goti alla presenza e col consentimento di essi dichiarò suo successore Teoderico suo figliuolo, principe di rara espettazione, le cui imprese racconteremo a suo tempo. Ma qui non è molto sicura la Cronologia di Giordano; perciocchè vedremo che la presa di Larissa succedette nell'anno 481, Zenone imperadore in quest'anno a dì 15 d'ottobre fece una molto lodevol legge[Cod.ut Omnes.], ordinando che tutti i governatori e giudici, terminato il lor magistrato, si fermassero per cinquanta giorni nel luogo per fare il sindacato. Ma intanto esso imperadore seguitava a sfoggiare nei vizii e ne' passatempi. Secondochè s'ha da Teofane[Theoph., in Chronogr.], negò egli una grazia aVerina Augustasua suocera, che l'avea aiutato a salire sul trono. Di più non vi volle, perchè ella pensasse a farnelo discendere. Aspettato dunque il tempo che Zenone si trovava in Eraclea città della Tracia, congiurata con vari senatori, fece svegliare daBasiliscosuo fratello una sedizione in Costantinopoli, al cui avviso Zenone, uomo effeminato e mancante di coraggio, se ne scappò in Soria per mare, menando secoArianna Augustasua moglie e una gran somma d'oro, e si ritirò in un forte castello. Quivi anche tremando giudicò meglio di rifugiarsi nella Isauria, dove il popolo della sua nazione gli diede tutta la possibil sicurezza. La Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]dice ch'egli fuggì a Calcedone, e di là in Isauria, ed era allora tempo di verno. IntantoBasiliscofratello di Verina Augusta fu proclamato imperadore, ed egli, dopo aver fatta coronareZenonida, ossiaZenoida, sua moglie, dichiaròCesare, e poscia collega nell'imperio,Marcosuo figliuolo, il quale negli editti pubblicati dal padre, e in una medaglia, rapportata dal Chifflezio, si vede nominato col genitore, ed ornato anch'esso col titolo d'imperadore. Rapporto io alpresente anno questo avvenimento, raccontato da tutti gli antichi scrittori, quantunque io sappia che il Pagi lo riferisca all'anno susseguente. Ma di ciò torneremo allora a parlare.


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