CDLXXVI

CDLXXVIAnno diCristoCDLXXVI. Indiz.XIV.Simpliciopapa 9.Zenoneimperadore 3.Odoacrere 1.ConsoliBasiliscoper la seconda volta edArmato.Amendue questi consoli sono orientali.Basiliscovien creduto il fratello di Verina Augusta.Armato, per testimonianza di Teofane[Theoph., in Chronogr.], era nipote, e, secondo altri, cugino d'esso Basilisco. L'autore della Miscella[Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.]ci fa sapere che dopo essere stato creato imperadoreRomolo Augustolo,Orestepatrizio suo padre spedì ambasciatori a conchiudere una lega con Genserico re de' Vandali in Africa. Ma ciò a nulla servì, perchè da un altro Barbaro venne la rovina di lui e dell'imperadore suo figliuolo. E questi fuOdoacrefigliuolo di Edicone, cioè, per quanto porta la verisimiglianza, di quel medesimo che si trova annoverato da Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 37 et seq.]fra i primi ministri d'Attila, e chiamatoScita, cioè Tartaro di nazione. Da Giordano storico[Jordan., de Regnor. Success.]egli ci vien rappresentatonatione Rugus: e da Teofane è detto distirpe gotica, ma allevato in Italia. Nella vita di san Severino[Vita s. Severini, in Act. SS. Boland. ad diem 8 januar.], scritta non lungi da questi tempi da Eugippio, egli vien nominatoOdobagar,OtachareOdachar. Come e perchè movesse Odoacre contra d'Augustolo questa sì fiera tempesta, non si può ricavar chiaro dalla storia antica. Il suddetto Giordano e l'autore della Miscella scrivono ch'egli dall'ultimo confine della Pannonia (e purdi questa abbiam detto ch'erano allora padroni i Goti) calò in Italia con un formidabile esercito d'Eruli, Turcilingi, Rugi, Sciti, ed altri popoli ausilarii; e passando pel Norico volle abboccarsi con san Severino apostolo di quelle contrade, che era in fama di gran santità, da cui gli fu predetto quanto poscia accadde. È narrato questo fatto anche dal suddetto Eugippio nella vita del medesimo santo. Verisimilmente Odoacre invitato dagli amici di Nipote, e tratto dalla fama di tante mutazioni, che sommamente avevano indebolito l'imperio romano d'Occidente, si mosse colla speranza di farne egli stesso il conquisto. Ma Teofane, siccome abbiam detto, attesta che Odoacre eraallevato in Italia; e Procopio aggiugne[Procop., lib. 1, cap. 1 de Bell. Goth.]che costui militava in Italia fra leguardie del corpodegl'imperadori. E perciocchè prima i Romani aveano preso al loro servigio una gran moltitudine di Barbari, Sciti, Alani e Goti, con vergogna e danno dell'imperio stesso, avvenne che essi Barbari insuperbiti, conoscendo il loro forte, e qual contrada fosse questa, e come erano inviliti gl'Italiani, cominciarono a pretendere una terza parte dei terreni dell'Italia per loro sostentamento. Oreste si oppose a tal pretensione; laonde i medesimi elessero per loro capoOdoacre, che spogliò poi Oreste della vita, e suo figliuolo dell'imperio. Quando ciò fosse stato, sarebbe da credere che Odoacre fosse passato dall'Italia nella Pannonia, da dove poi, per rinforzare i Barbari di Italia, fosse ritornato, conducendo seco una ciurma sterminata di varie altre nazioni, tutte ansanti a far bottino in questi paesi, non rade volte infelici, perchè troppo felici.Comunque sia, giunto in Italia con sì grande sforzo di gente Odoacre, senza trovar opposizione, s'incamminò verso la fertile Liguria, cioè verso Milano. Oreste patrizio, raunata quanta gente potè, s'era postato all'Adda, probabilmente verso Lodi, per contrastargli il passo;ma conosciute troppo superiori le forze de' Barbari, e trovandosi anche abbandonato da molti dei suoi, ritirossi a Ticino, cioè a Pavia, città assai forte, sperando quivi un asilo sicuro. Sopraggiunse Odoacre, ed assediata la città, la espugnò finalmente, e ne permise il sacco ai soldati, che fecero prigioni i cittadini e diedero alle fiamme le chiese e le case, facendo un terribil falò di tutte le abitazioni. Ennodio[Ennod. in Vita S. Epiphanii.]è quello che descrive così fiera tragedia. Venuto in quella occasione alle mani di OdoacreOrestepatrizio, parve che avesse da avere salva la vita; ma condotto a Piacenza, quivi nel dì 28 d'agosto fu ucciso[Chronologus Cuspiniani.]. Marciò di poi il vittorioso esercito alla volta di Ravenna. Era quiviPaolofratello d'Oreste, e questi ancora preso nella Pigneta fuori di Classe, restò vittima del furore barbarico nel dì 4 di settembre. Entrò Odoacre in Ravenna, e continuato il viaggio, niuna difficoltà trovò ad entrare anche in Roma. Nell'una di queste due città colseAugustolo; ma mosso a compassione della di lui tenera età, ricordevole ancora della amicizia passata in addietro con Oreste di lui padre, non solamente gli salvò la vita, ma fattogli un assegno di seimila soldi d'oro, il confinò in un castello della Campania, appellato Lucullano, acciocchè quivi liberamente vivesseco' suoi parenti: parole dell'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.], indicanti che suo padre fosse nativo di quelle contrade. Così, secondo la osservazion degli antichi, l'imperio romano cominciato da Romolo, e stabilito da Augusto, terminò in questo infelice Romolo ed Augustolo. Si diffuse poi per l'Italia tutta l'armata barbarica. La maggior parte delle città aprì senza farsi pregare le porte; e quelle che vollero far resistenza, pagarono il fio della loro arditezza colla morte degli abitanti, e con divenir elle smantellate ed uguagliate al suolo. Così divenne Odoacre in pocotempo signore e re di tutta l'Italia. Per tale, se crediamo all'Anonimo Valesiano, fu egli riconosciuto nel dì 25 d'agosto, cioè dopo essersi impadronito di Milano e Pavia. Ma con più formalità dovette ciò avvenire, allorchè ebbe deposto Augustolo, e l'armi sue furono entrate in Roma. Non volle egli titolo d'imperador d'Occidente, per riverenza a Zenone imperador d'Oriente, premendogli di non disgustarlo. Anzi vedremo fra poco che egli sul principio, per quanto si raccoglie da Malco istorico[Malch., tom. 1. Hist. Byz.], mostrava intenzione di contentarsi del solo titolo dipatrizio, e di governar questi paesi a nome dell'imperadore suddetto. Ma egli da lì innanzi signoreggiò qual re, e dagli scrittori ancora è chiamato re; se non che sappiamo da Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]ch'egli non usò mai di portare la porpora, nè le altre insegne reali. E perciò non si veggono medaglie o monete battute da lui in onor suo. Nè resta legge o costituzione fatta da lui. Sembra ancora verisimile ch'egli si dichiarasse subordinato a Zenone imperadore, e il riguardasse come suo sovrano, e però tenesse in freno la propria autorità e potenza. Fece la sua residenza in Ravenna[Theoph., in Chronogr.], città splendidissima allora e molto ricca e forte. E perciocchè gli stava a cuore d'aver anche sotto il suo dominio la Sicilia, che allora ubbidiva al tiranno dell'Africa, cioè a Genserico re de' Vandali, trattò, per attestato di Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1 de Persecut.], con esso Genserico, e l'indusse a cedergliela, a riserva d'una parte, con promettere di pagargli ogni anno un certo tributo. Per altro Odoacre, tuttochè di setta ariano, niuna novità fece in pregiudizio della religion cattolica, nè molestò i vescovi o le chiese dei cattolici; anzi si mostrò amorevole ed indulgente verso di loro, come si ricava da Ennodio nella vita di sant'Epifanio. Contuttociò seguì una non lieve mutazione inItalia a cagione di questi nuovi ospiti, conquistatori della terra; perciocchè attesta Procopio[Procop., lib. 1 cap. 1 de Bell. Goth.]che a tanti Barbari in premio della vittoria, e pel loro sostentamento, bisognò assegnar la terza parte dei beni che possedevano gl'Italiani.In quest'anno poi, siccome ho accennato di sopra, il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]pretende checirca il fine di gennaioZenone Augusto fosse obbligato alla fuga dal suddetto Basilisco, il quale si fece tosto proclamar imperadore. Aggiugne che circa il mese d'agosto dell'anno susseguente 477 terminò la tirannia di Basilisco, con risalire sul trono il già fuggito Zenone. Può esser stato così, ma si vuol qui confessare un grande imbroglio nelle storie intorno al tempo di questo avvenimento. Io non mi attribuisco di poter colpire nel vero; tuttavia dirò non essere già certa la sentenza del padre Pagi, e portar io opinione, o almeno non lieve sospetto, che nel gennaio del precedente anno 475 Basilisco usurpasse la corona d'Oriente, e che egli, prima che terminasse lo stesso anno 475, decadesse, con essere rimesso sul trono Zenone Augusto. I motivi di questa mia opinione sono i seguenti. Noi abbiamo una legge data da Zenone Augusto[L. 28, C. de Jure dotium.]nel dì primo di gennaio dell'anno 476, e similmente un'altra promulgata dal medesimo imperadoreX halendas martias Basilio II et Armasio coss.[L. 5, Cod. de naturalib. liberis.], cioè nell'anno presente, quantunque sia alquanto sfigurato il nome di questi consoli, dovendo essereBasilisco et Armato coss.Adunque nel febbraio del 476, e non già nell'agosto del 477, come vuole il padre Pagi, dovea essere ritornato in Costantinopoli Zenone, ed avere ripigliato il governo. E se di qui talun volesse inferire che in esso febbraio del 476 non dovea essere per anche seguita l'intronizzazione di Basilisco, s'ha osservare unaaltra legge[L. 16, C. de sacros. Eccl.]data da esso ZenoneXVIII Kalendas januarii Armatio V. C., cioè nel presente anno ai quindici di dicembre. Questa ci fa vedere rimontato già sul trono Zenone prima che termini l'anno 476, e non già nell'agosto del 477. Accortosi di ciò il padre Pagi, pretende che sia scorretta quella data, e vi s'abbia a leggerepost consulatum Armatii V. C.Ma se è stato lecito al padre Pagi l'acconciare colla sua sentenza i testi, sarà permesso anche a noi la libertà medesima, con dire che l'epistola ottava diSimplicio papa[Labbe, Concilior., tom. 4.], scritta a Zenone Augusto, in cui si congratula del trono ricuperato, e che è dataVIII idus octobris P. C. Basilisci et Armati, si dee correggere con iscrivereBasilisco et Armato coss.Potè Zenone Augusto tardar molto a significare al romano pontefice il suo ristabilimento e la sua buona disposizione in favor della Chiesa cattolica. Notisi ora l'epistola quarta del medesimo papa Simplicio, scritta con zelo degno d'un pontefice romano, non già aZenone Augusto, come saggiamente ha osservato lo stesso Pagi, ma sì bene aBasilisco Augusto. Essa è dataQuarto idus januarii, Basilisco Augusto consule, cioè nel presente anno 476; e da essa apparisce che già Timoteo Eluro, usurpatore della chiesa patriarcale d'Alessandria, dall'esilio era ritornato ad occupar la medesima, e di là era passato a Costantinopoli. Ma se nelgennaiodel 476, come vuole il padre Pagi,Basiliscos'intruse nell'imperio d'Oriente, come potè papa Simplicio scrivere a lui sul principio d'essogennaiodel 476, se non potea per anche aver intesa la nuova delle mutazion dell'Augusto, e molto men quella dello ristabilimento dell'empio Timoteo? Ancor qui il padre Pagi acconcia la data, con dire che s'ha da scrivereIV idus junias, e nonjanuarias. Ma lasciando nel suo essere quella data, vien essa ad accordarsi col proposto sospetto che nel 475 Basilisco usurpasse la coronad'Oriente, e ne fosse spogliato prima che terminasse l'anno stesso; il che non essendo per anche venuto a notizia di papa Simplicio sul principio di gennaio dell'anno presente 476, potè perciò scrivere ad esso Basilisco per pregarlo di rimediare all'insolenza di Timoteo Eluro. Il padre Labbe e lo stesso Pagi credono che nella data della lettera quarta suddetta si debba leggereBasilisco et Armato coss., e che perciò essa appartenga all'anno presente.Ma quello che principalmente fa a me credere ben fondata la da me proposta opinione, si è che Malco rettorico[Malch., Hist. Byzant., tom. 1, pag. 93.]e storico forse il più vicino di tutti a questi tempi, e lodato molto da Fozio, ha conservato, negli Estratti che restano, una particolarità degna di molto riguardo in questo proposito, che servirà ancora ad illustrar le cose d'Occidente. Scrive egli cheAugusto, ossia Augustolo,figliuolo di Oreste, appena ebbe inteso cheZenoneavea ricuperato l'imperio d'Oriente, con cacciarne Basilisco, cheobbligò il senato romano a spedirgli un'ambasceria, con rappresentargli che bastava un solo imperadore. E che esso senato avea preso Odoacre persona attissima alla difesa dell'imperio d'Occidente, perchè di gran valore e scienza politica; pregando perciò Zenone di volere ornar costui colla dignità del patriziato. Nello stesso tempoNipotefuggito in Dalmazia, e che in quelle parti seguitava a farla da imperadore, spedì anch'egli suoi ambasciatori a Zenone per congratularsi della ricuperata corona, e per supplicarlo, che avendo esso Zenone provata la calamità che era toccata ad esso Nipote, volesse aver compassione di lui, ed aiutarlo a ricuperare il perduto imperio. Zenone propose l'affare in senato, e fu risoluto di dar favore aNipote, sì perchèVerina Augustaera parente della di lui moglie, e sì perchè le disavventure accadute a Zenone il movevano a commiserar lo stato dell'altro.Fu anche determinato che Odoacre prendesse dalle mani diNipote Augustola dignità del patriziato, benchè poi Zenone, in iscrivendo ad Odoacre, gli desse egli il titolo di patrizio. Così Malco rettorico. Ciò posto, convien ricordare cheAugustolo, fatto imperador d'Occidente nel dì 31 di ottobre dell'anno 475, regnò fino al dì 25 d'agosto dell'anno 476. In questo tempo di mezzo bisogna che seguisse la spedizione de' legati a Costantinopoli a Zenone, il quale era già ritornato sul trono, e tal nuova era già pervenuta a Roma, benchè tanto lontana. Si scorge ancora che poco dovea essere che Odoacre avea occupata l'Italia e Roma, con cercare la grazia e l'approvazione del suo governo dall'imperadore d'Oriente; e per conseguente convien credere che Zenone cadesse dal trono nell'anno 475, e che prima del fine d'esso anno vi risalisse coll'abbassamento di Basilisco, e che in questo medesimo anno andassero a trovarlo le ambascerie del senato romano e di Nipote rifugiato in Dalmazia, e non già ch'egli decadesse nell'anno 476, e risorgesse nell'agosto del 477. In fatti Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]mette la caduta di Zenone e l'usurpazione di Basilisco nell'anno 475. Teofane[Theoph., in Chronogr.]anch'egli, tuttochè citato per la sua opinione dal padre Pagi, pure è contro di lui, e favorevole all'opinione proposta; giacchè egli riferisce il fatto nell'anno primo di Zenone, ed immediatamente dopo la morte di Leone juniore Augusto. Oltre di che, Niceforo[Niceph., lib. 16, cap. 2.]attesta anch'egli che Zenone poco tempo dopo avere ottenuta la dignità imperiale, ne fu spossessato da Basilisco, e però nell'anno 475. Lo stesso si ricava da Cedreno[Cedrenus, in Chron.]e da Joele cronografo[Joel, in Hist. Byz.], stampato dopo Giorgio Acropolita. Però contra di questa opinione non ha da aver forza la Cronica Alessandrina citata dalPagi, perchè troppo fallace nella cronologia, e nè pur concorde con esso lui in quel sito. Puossi bensì opporre che i consoli del presente anno 476 furonoBasiliscoil tiranno edArmato, e conseguentemente non potè nelle calende di gennajo di questo essere stato rimesso in trono Zenone. Ma si risponde che quelBasiliscoconsole potè non essere il tiranno; ed esso in fatti è nominato semplicementeBasiliscosenza la giunta d'Augustoo di D. N., cioèdomino nostro. Potrebbe dunqueBasiliscoconsole in quest'anno essere stato il figliuolo diArmato, che Zenone creòCesare, secondo l'attestato degli antichi storici, in esecuzione della promessa fatta ad Armato suo il padre, per tirarlo al suo partito. Ed egli precede il padre, perchè di maggior dignità. Quel solo che ragionevolmente può qui far opposizione, si è, che Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 7.]e Vittor Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]scrivono durata la tirannia di Basiliscoun anno ed otto mesi; ed Evagriodue anni. Teofane la stende fino atre anni. Ma questa medesima discordia fa conoscere che per conto del tempo d'essa tirannia non abbiamo una autorità sicura; ed uno può aver fallato, e gli altri averlo seguitato. Finalmente se non è certo il quando Basilisco, spezialmente a cagione della guerra fatta alla Chiesa cattolica, fosse cacciato, può almen parere convenevolmente mostrato il quando egli occupò l'imperio, cioè l'anno 475, e non già il 476, come pretende il padre Pagi. Nè io aggiugnerò altro intorno alle iniquità di Basilisco, e agli affari della Chiesa, e al terribile incendio succeduto sotto di lui in Costantinopoli, potendosi intorno a ciò consultare il cardinale Baronio[Baron., Annal. Eccl.]. Basterà sapere che Zenone seppe guadagnare i capitani di Basilisco, e ritornar sul trono d'Oriente. Levato con molte promesse dalla chiesa, in cui s'era rifugiato, fu poi barbaramente fattomorir di fame in una prigione colla moglie e co' figliuoli.

Consoli

Basiliscoper la seconda volta edArmato.

Amendue questi consoli sono orientali.Basiliscovien creduto il fratello di Verina Augusta.Armato, per testimonianza di Teofane[Theoph., in Chronogr.], era nipote, e, secondo altri, cugino d'esso Basilisco. L'autore della Miscella[Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.]ci fa sapere che dopo essere stato creato imperadoreRomolo Augustolo,Orestepatrizio suo padre spedì ambasciatori a conchiudere una lega con Genserico re de' Vandali in Africa. Ma ciò a nulla servì, perchè da un altro Barbaro venne la rovina di lui e dell'imperadore suo figliuolo. E questi fuOdoacrefigliuolo di Edicone, cioè, per quanto porta la verisimiglianza, di quel medesimo che si trova annoverato da Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 37 et seq.]fra i primi ministri d'Attila, e chiamatoScita, cioè Tartaro di nazione. Da Giordano storico[Jordan., de Regnor. Success.]egli ci vien rappresentatonatione Rugus: e da Teofane è detto distirpe gotica, ma allevato in Italia. Nella vita di san Severino[Vita s. Severini, in Act. SS. Boland. ad diem 8 januar.], scritta non lungi da questi tempi da Eugippio, egli vien nominatoOdobagar,OtachareOdachar. Come e perchè movesse Odoacre contra d'Augustolo questa sì fiera tempesta, non si può ricavar chiaro dalla storia antica. Il suddetto Giordano e l'autore della Miscella scrivono ch'egli dall'ultimo confine della Pannonia (e purdi questa abbiam detto ch'erano allora padroni i Goti) calò in Italia con un formidabile esercito d'Eruli, Turcilingi, Rugi, Sciti, ed altri popoli ausilarii; e passando pel Norico volle abboccarsi con san Severino apostolo di quelle contrade, che era in fama di gran santità, da cui gli fu predetto quanto poscia accadde. È narrato questo fatto anche dal suddetto Eugippio nella vita del medesimo santo. Verisimilmente Odoacre invitato dagli amici di Nipote, e tratto dalla fama di tante mutazioni, che sommamente avevano indebolito l'imperio romano d'Occidente, si mosse colla speranza di farne egli stesso il conquisto. Ma Teofane, siccome abbiam detto, attesta che Odoacre eraallevato in Italia; e Procopio aggiugne[Procop., lib. 1, cap. 1 de Bell. Goth.]che costui militava in Italia fra leguardie del corpodegl'imperadori. E perciocchè prima i Romani aveano preso al loro servigio una gran moltitudine di Barbari, Sciti, Alani e Goti, con vergogna e danno dell'imperio stesso, avvenne che essi Barbari insuperbiti, conoscendo il loro forte, e qual contrada fosse questa, e come erano inviliti gl'Italiani, cominciarono a pretendere una terza parte dei terreni dell'Italia per loro sostentamento. Oreste si oppose a tal pretensione; laonde i medesimi elessero per loro capoOdoacre, che spogliò poi Oreste della vita, e suo figliuolo dell'imperio. Quando ciò fosse stato, sarebbe da credere che Odoacre fosse passato dall'Italia nella Pannonia, da dove poi, per rinforzare i Barbari di Italia, fosse ritornato, conducendo seco una ciurma sterminata di varie altre nazioni, tutte ansanti a far bottino in questi paesi, non rade volte infelici, perchè troppo felici.

Comunque sia, giunto in Italia con sì grande sforzo di gente Odoacre, senza trovar opposizione, s'incamminò verso la fertile Liguria, cioè verso Milano. Oreste patrizio, raunata quanta gente potè, s'era postato all'Adda, probabilmente verso Lodi, per contrastargli il passo;ma conosciute troppo superiori le forze de' Barbari, e trovandosi anche abbandonato da molti dei suoi, ritirossi a Ticino, cioè a Pavia, città assai forte, sperando quivi un asilo sicuro. Sopraggiunse Odoacre, ed assediata la città, la espugnò finalmente, e ne permise il sacco ai soldati, che fecero prigioni i cittadini e diedero alle fiamme le chiese e le case, facendo un terribil falò di tutte le abitazioni. Ennodio[Ennod. in Vita S. Epiphanii.]è quello che descrive così fiera tragedia. Venuto in quella occasione alle mani di OdoacreOrestepatrizio, parve che avesse da avere salva la vita; ma condotto a Piacenza, quivi nel dì 28 d'agosto fu ucciso[Chronologus Cuspiniani.]. Marciò di poi il vittorioso esercito alla volta di Ravenna. Era quiviPaolofratello d'Oreste, e questi ancora preso nella Pigneta fuori di Classe, restò vittima del furore barbarico nel dì 4 di settembre. Entrò Odoacre in Ravenna, e continuato il viaggio, niuna difficoltà trovò ad entrare anche in Roma. Nell'una di queste due città colseAugustolo; ma mosso a compassione della di lui tenera età, ricordevole ancora della amicizia passata in addietro con Oreste di lui padre, non solamente gli salvò la vita, ma fattogli un assegno di seimila soldi d'oro, il confinò in un castello della Campania, appellato Lucullano, acciocchè quivi liberamente vivesseco' suoi parenti: parole dell'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.], indicanti che suo padre fosse nativo di quelle contrade. Così, secondo la osservazion degli antichi, l'imperio romano cominciato da Romolo, e stabilito da Augusto, terminò in questo infelice Romolo ed Augustolo. Si diffuse poi per l'Italia tutta l'armata barbarica. La maggior parte delle città aprì senza farsi pregare le porte; e quelle che vollero far resistenza, pagarono il fio della loro arditezza colla morte degli abitanti, e con divenir elle smantellate ed uguagliate al suolo. Così divenne Odoacre in pocotempo signore e re di tutta l'Italia. Per tale, se crediamo all'Anonimo Valesiano, fu egli riconosciuto nel dì 25 d'agosto, cioè dopo essersi impadronito di Milano e Pavia. Ma con più formalità dovette ciò avvenire, allorchè ebbe deposto Augustolo, e l'armi sue furono entrate in Roma. Non volle egli titolo d'imperador d'Occidente, per riverenza a Zenone imperador d'Oriente, premendogli di non disgustarlo. Anzi vedremo fra poco che egli sul principio, per quanto si raccoglie da Malco istorico[Malch., tom. 1. Hist. Byz.], mostrava intenzione di contentarsi del solo titolo dipatrizio, e di governar questi paesi a nome dell'imperadore suddetto. Ma egli da lì innanzi signoreggiò qual re, e dagli scrittori ancora è chiamato re; se non che sappiamo da Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]ch'egli non usò mai di portare la porpora, nè le altre insegne reali. E perciò non si veggono medaglie o monete battute da lui in onor suo. Nè resta legge o costituzione fatta da lui. Sembra ancora verisimile ch'egli si dichiarasse subordinato a Zenone imperadore, e il riguardasse come suo sovrano, e però tenesse in freno la propria autorità e potenza. Fece la sua residenza in Ravenna[Theoph., in Chronogr.], città splendidissima allora e molto ricca e forte. E perciocchè gli stava a cuore d'aver anche sotto il suo dominio la Sicilia, che allora ubbidiva al tiranno dell'Africa, cioè a Genserico re de' Vandali, trattò, per attestato di Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1 de Persecut.], con esso Genserico, e l'indusse a cedergliela, a riserva d'una parte, con promettere di pagargli ogni anno un certo tributo. Per altro Odoacre, tuttochè di setta ariano, niuna novità fece in pregiudizio della religion cattolica, nè molestò i vescovi o le chiese dei cattolici; anzi si mostrò amorevole ed indulgente verso di loro, come si ricava da Ennodio nella vita di sant'Epifanio. Contuttociò seguì una non lieve mutazione inItalia a cagione di questi nuovi ospiti, conquistatori della terra; perciocchè attesta Procopio[Procop., lib. 1 cap. 1 de Bell. Goth.]che a tanti Barbari in premio della vittoria, e pel loro sostentamento, bisognò assegnar la terza parte dei beni che possedevano gl'Italiani.

In quest'anno poi, siccome ho accennato di sopra, il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]pretende checirca il fine di gennaioZenone Augusto fosse obbligato alla fuga dal suddetto Basilisco, il quale si fece tosto proclamar imperadore. Aggiugne che circa il mese d'agosto dell'anno susseguente 477 terminò la tirannia di Basilisco, con risalire sul trono il già fuggito Zenone. Può esser stato così, ma si vuol qui confessare un grande imbroglio nelle storie intorno al tempo di questo avvenimento. Io non mi attribuisco di poter colpire nel vero; tuttavia dirò non essere già certa la sentenza del padre Pagi, e portar io opinione, o almeno non lieve sospetto, che nel gennaio del precedente anno 475 Basilisco usurpasse la corona d'Oriente, e che egli, prima che terminasse lo stesso anno 475, decadesse, con essere rimesso sul trono Zenone Augusto. I motivi di questa mia opinione sono i seguenti. Noi abbiamo una legge data da Zenone Augusto[L. 28, C. de Jure dotium.]nel dì primo di gennaio dell'anno 476, e similmente un'altra promulgata dal medesimo imperadoreX halendas martias Basilio II et Armasio coss.[L. 5, Cod. de naturalib. liberis.], cioè nell'anno presente, quantunque sia alquanto sfigurato il nome di questi consoli, dovendo essereBasilisco et Armato coss.Adunque nel febbraio del 476, e non già nell'agosto del 477, come vuole il padre Pagi, dovea essere ritornato in Costantinopoli Zenone, ed avere ripigliato il governo. E se di qui talun volesse inferire che in esso febbraio del 476 non dovea essere per anche seguita l'intronizzazione di Basilisco, s'ha osservare unaaltra legge[L. 16, C. de sacros. Eccl.]data da esso ZenoneXVIII Kalendas januarii Armatio V. C., cioè nel presente anno ai quindici di dicembre. Questa ci fa vedere rimontato già sul trono Zenone prima che termini l'anno 476, e non già nell'agosto del 477. Accortosi di ciò il padre Pagi, pretende che sia scorretta quella data, e vi s'abbia a leggerepost consulatum Armatii V. C.Ma se è stato lecito al padre Pagi l'acconciare colla sua sentenza i testi, sarà permesso anche a noi la libertà medesima, con dire che l'epistola ottava diSimplicio papa[Labbe, Concilior., tom. 4.], scritta a Zenone Augusto, in cui si congratula del trono ricuperato, e che è dataVIII idus octobris P. C. Basilisci et Armati, si dee correggere con iscrivereBasilisco et Armato coss.Potè Zenone Augusto tardar molto a significare al romano pontefice il suo ristabilimento e la sua buona disposizione in favor della Chiesa cattolica. Notisi ora l'epistola quarta del medesimo papa Simplicio, scritta con zelo degno d'un pontefice romano, non già aZenone Augusto, come saggiamente ha osservato lo stesso Pagi, ma sì bene aBasilisco Augusto. Essa è dataQuarto idus januarii, Basilisco Augusto consule, cioè nel presente anno 476; e da essa apparisce che già Timoteo Eluro, usurpatore della chiesa patriarcale d'Alessandria, dall'esilio era ritornato ad occupar la medesima, e di là era passato a Costantinopoli. Ma se nelgennaiodel 476, come vuole il padre Pagi,Basiliscos'intruse nell'imperio d'Oriente, come potè papa Simplicio scrivere a lui sul principio d'essogennaiodel 476, se non potea per anche aver intesa la nuova delle mutazion dell'Augusto, e molto men quella dello ristabilimento dell'empio Timoteo? Ancor qui il padre Pagi acconcia la data, con dire che s'ha da scrivereIV idus junias, e nonjanuarias. Ma lasciando nel suo essere quella data, vien essa ad accordarsi col proposto sospetto che nel 475 Basilisco usurpasse la coronad'Oriente, e ne fosse spogliato prima che terminasse l'anno stesso; il che non essendo per anche venuto a notizia di papa Simplicio sul principio di gennaio dell'anno presente 476, potè perciò scrivere ad esso Basilisco per pregarlo di rimediare all'insolenza di Timoteo Eluro. Il padre Labbe e lo stesso Pagi credono che nella data della lettera quarta suddetta si debba leggereBasilisco et Armato coss., e che perciò essa appartenga all'anno presente.

Ma quello che principalmente fa a me credere ben fondata la da me proposta opinione, si è che Malco rettorico[Malch., Hist. Byzant., tom. 1, pag. 93.]e storico forse il più vicino di tutti a questi tempi, e lodato molto da Fozio, ha conservato, negli Estratti che restano, una particolarità degna di molto riguardo in questo proposito, che servirà ancora ad illustrar le cose d'Occidente. Scrive egli cheAugusto, ossia Augustolo,figliuolo di Oreste, appena ebbe inteso cheZenoneavea ricuperato l'imperio d'Oriente, con cacciarne Basilisco, cheobbligò il senato romano a spedirgli un'ambasceria, con rappresentargli che bastava un solo imperadore. E che esso senato avea preso Odoacre persona attissima alla difesa dell'imperio d'Occidente, perchè di gran valore e scienza politica; pregando perciò Zenone di volere ornar costui colla dignità del patriziato. Nello stesso tempoNipotefuggito in Dalmazia, e che in quelle parti seguitava a farla da imperadore, spedì anch'egli suoi ambasciatori a Zenone per congratularsi della ricuperata corona, e per supplicarlo, che avendo esso Zenone provata la calamità che era toccata ad esso Nipote, volesse aver compassione di lui, ed aiutarlo a ricuperare il perduto imperio. Zenone propose l'affare in senato, e fu risoluto di dar favore aNipote, sì perchèVerina Augustaera parente della di lui moglie, e sì perchè le disavventure accadute a Zenone il movevano a commiserar lo stato dell'altro.Fu anche determinato che Odoacre prendesse dalle mani diNipote Augustola dignità del patriziato, benchè poi Zenone, in iscrivendo ad Odoacre, gli desse egli il titolo di patrizio. Così Malco rettorico. Ciò posto, convien ricordare cheAugustolo, fatto imperador d'Occidente nel dì 31 di ottobre dell'anno 475, regnò fino al dì 25 d'agosto dell'anno 476. In questo tempo di mezzo bisogna che seguisse la spedizione de' legati a Costantinopoli a Zenone, il quale era già ritornato sul trono, e tal nuova era già pervenuta a Roma, benchè tanto lontana. Si scorge ancora che poco dovea essere che Odoacre avea occupata l'Italia e Roma, con cercare la grazia e l'approvazione del suo governo dall'imperadore d'Oriente; e per conseguente convien credere che Zenone cadesse dal trono nell'anno 475, e che prima del fine d'esso anno vi risalisse coll'abbassamento di Basilisco, e che in questo medesimo anno andassero a trovarlo le ambascerie del senato romano e di Nipote rifugiato in Dalmazia, e non già ch'egli decadesse nell'anno 476, e risorgesse nell'agosto del 477. In fatti Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]mette la caduta di Zenone e l'usurpazione di Basilisco nell'anno 475. Teofane[Theoph., in Chronogr.]anch'egli, tuttochè citato per la sua opinione dal padre Pagi, pure è contro di lui, e favorevole all'opinione proposta; giacchè egli riferisce il fatto nell'anno primo di Zenone, ed immediatamente dopo la morte di Leone juniore Augusto. Oltre di che, Niceforo[Niceph., lib. 16, cap. 2.]attesta anch'egli che Zenone poco tempo dopo avere ottenuta la dignità imperiale, ne fu spossessato da Basilisco, e però nell'anno 475. Lo stesso si ricava da Cedreno[Cedrenus, in Chron.]e da Joele cronografo[Joel, in Hist. Byz.], stampato dopo Giorgio Acropolita. Però contra di questa opinione non ha da aver forza la Cronica Alessandrina citata dalPagi, perchè troppo fallace nella cronologia, e nè pur concorde con esso lui in quel sito. Puossi bensì opporre che i consoli del presente anno 476 furonoBasiliscoil tiranno edArmato, e conseguentemente non potè nelle calende di gennajo di questo essere stato rimesso in trono Zenone. Ma si risponde che quelBasiliscoconsole potè non essere il tiranno; ed esso in fatti è nominato semplicementeBasiliscosenza la giunta d'Augustoo di D. N., cioèdomino nostro. Potrebbe dunqueBasiliscoconsole in quest'anno essere stato il figliuolo diArmato, che Zenone creòCesare, secondo l'attestato degli antichi storici, in esecuzione della promessa fatta ad Armato suo il padre, per tirarlo al suo partito. Ed egli precede il padre, perchè di maggior dignità. Quel solo che ragionevolmente può qui far opposizione, si è, che Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 7.]e Vittor Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]scrivono durata la tirannia di Basiliscoun anno ed otto mesi; ed Evagriodue anni. Teofane la stende fino atre anni. Ma questa medesima discordia fa conoscere che per conto del tempo d'essa tirannia non abbiamo una autorità sicura; ed uno può aver fallato, e gli altri averlo seguitato. Finalmente se non è certo il quando Basilisco, spezialmente a cagione della guerra fatta alla Chiesa cattolica, fosse cacciato, può almen parere convenevolmente mostrato il quando egli occupò l'imperio, cioè l'anno 475, e non già il 476, come pretende il padre Pagi. Nè io aggiugnerò altro intorno alle iniquità di Basilisco, e agli affari della Chiesa, e al terribile incendio succeduto sotto di lui in Costantinopoli, potendosi intorno a ciò consultare il cardinale Baronio[Baron., Annal. Eccl.]. Basterà sapere che Zenone seppe guadagnare i capitani di Basilisco, e ritornar sul trono d'Oriente. Levato con molte promesse dalla chiesa, in cui s'era rifugiato, fu poi barbaramente fattomorir di fame in una prigione colla moglie e co' figliuoli.


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