CDLXXXIIAnno diCristoCDLXXXII. IndizioneV.Simpliciopapa 15.Zenoneimperadore 9.Odoacrere 7.ConsoliTrocondoeSeverino.Trocondoconsole del presente anno fu creato in Oriente, ed era fratello diIllostato console nell'anno 478. Anch'egli col fratello avea tradito Basilisco tiranno, col voltar casacca in favor di Zenone: servigio rimunerato dipoi con questa dignità.Severinosostenne il consolato in Occidente, ed è appellatojuniore, per distinguerlo dall'altro ch'era proceduto console nell'anno 461. Per relazione di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], nell'anno presenteTeoderico Amalore dei Goti, che acquistò dipoi il regno d'Italia, dianzi amico, e poi divenuto (non se ne sa il perchè) nemico, mosse guerra di nuovo a Zenone imperador d'Oriente; ed entrato coll'armi nell'una e nell'altra Macedonia, siccome ancor nella Tessalia, vi commise dei gran saccheggi; e questa calamità spezialmente toccò a Larissa metropoli della stessa Tessalia. Era intanto salito ad una gran possanza nella corte di Zenone Augusto il poco fa mentovatoIllo, generale dell'armi, e stato già console. Racconta Teofane[Theoph., in Chronogr.], che, per consiglio di costui, Zenone s'indusse a mandar via da CostantinopoliVerina Augustasuocera sua e vedova di Leone imperadore. Avendola sotto varii pretesti indotta a passare a Calcedone, fecela di colà condurre al castello di Papurio, per vivere insieme conLeonziasua figliuola e conMarcianosuo genero, relegati colà. Cominciò allora Verina a tempestar con lettereArianna, l'altra sua figliuola e moglie d'esso Zenone Augusto, acciocchè le impetrasse la grazia, ed ella ne fece vivissime istanzeal marito. Saputa dipoi che da Illo era proceduta la risoluzion presa di cacciar in esilio essa sua madre, tanto fece Arianna, che impetrò da Zenone di poterne far vendetta. Mandò pertanto un sicario per levarlo dal mondo; ma costui nel tirargli un colpo di spada, impedito da uno dei servi d'Illo, arrivò solamente a tagliargli l'orecchia destra. Benchè Zenone fingesse di nulla sapere di questo attentato, pure Illo accortosi onde era venuto il malanno, mostrò desiderio di passar in Asia per mutar aria, e guarir meglio dalla ferita. Ne ottenne la licenza da Zenone, il quale per placarlo il dichiarò prefetto di tutto l'Oriente, con dargli in oltre un'ampia podestà di crear dei duci. Prese Illo in sua compagniaLeonziopatrizio di nazione siriaca, generale dell'esercito della Tracia, ed uomo non meno esperto nelle scienze che nell'arte della guerra, conPamprepiosenatore, accusato dianzi di magia. Passò ad Antiochia, dove raunato un gran seguito di gente, cominciò a manipolare una ribellione contra dell'imperadore, e l'eseguì, siccome vedremo andando innanzi. Non è però certo che questa tela cominciasse in quest'anno; perciò assai confusa si truova la Cronologia di Teofane in questi ed altri tempi. Pubblicò Zenone Augusto in quest'anno il suoEnotico, cioè un suo editto, per unire insieme gli eutichiani e nestoriani eretici coi cattolici, contenente una esposizion della fede, per cui, benchè mostrasse di detestar gli errori di quegli eresiarchi, pure venne in certa maniera a rigettare il sacro concilio di Calcedone, con iscoprirsi anche fautore dell'eresia. Acacio vescovo di Costantinopoli fu creduto consigliere e promotore di questa novità, anzi di questa sacrilega insolenza, non appartenendo ai principi del secolo il regolar la dottrina della Chiesa, ma sì bene ai vescovi, e spezialmente ai romani pontefici, a' quali Iddio ha data questa cura e facoltà. Perciò papa Simplicio e tutti i buoni cattolici si opposero a questoeditto, che partorì poi dei gravissimi sconcerti in Oriente, come si può vedere presso gli autori della Storia ecclestiastica. Trovasi ancora che in quest'anno esso papa scrisse una forte lettera[Tom. 4 Concilior. Labbe.]aGiovanniarcivescovo di Ravenna, perchè avea consacrato per forza, cioè al dispetto dei cittadini, vescovo di ModenaGregorio, minacciandolo di gastigo se in avvenire avesse commesso di simili falli. Puossi conghietturare che in questi tempi l'Italia godesse una gran quiete, al vedere che nè di Odoacre, nè di avvenimento alcuno s'incontra memoria presso gli antichi storici. E veramente Odoacre, benchè Barbaro di nazione, pure ammaestrato in Italia, non si sa che facesse aspro o cattivo governo de' popoli; ed inoltre, quantunque ariano, niuna novità indusse in pregiudizio della Chiesa cattolica, non restando alcuna querela di questo nè dalla parte dei papi, nè da quella degli scrittori. I Latini ed i Greci chiamavano Barbaro chiunque non era della lor nazione; ma ci sono stati dei Barbari più buoni, prudenti e puliti che gli stessi Latini e Greci.
Consoli
TrocondoeSeverino.
Trocondoconsole del presente anno fu creato in Oriente, ed era fratello diIllostato console nell'anno 478. Anch'egli col fratello avea tradito Basilisco tiranno, col voltar casacca in favor di Zenone: servigio rimunerato dipoi con questa dignità.Severinosostenne il consolato in Occidente, ed è appellatojuniore, per distinguerlo dall'altro ch'era proceduto console nell'anno 461. Per relazione di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], nell'anno presenteTeoderico Amalore dei Goti, che acquistò dipoi il regno d'Italia, dianzi amico, e poi divenuto (non se ne sa il perchè) nemico, mosse guerra di nuovo a Zenone imperador d'Oriente; ed entrato coll'armi nell'una e nell'altra Macedonia, siccome ancor nella Tessalia, vi commise dei gran saccheggi; e questa calamità spezialmente toccò a Larissa metropoli della stessa Tessalia. Era intanto salito ad una gran possanza nella corte di Zenone Augusto il poco fa mentovatoIllo, generale dell'armi, e stato già console. Racconta Teofane[Theoph., in Chronogr.], che, per consiglio di costui, Zenone s'indusse a mandar via da CostantinopoliVerina Augustasuocera sua e vedova di Leone imperadore. Avendola sotto varii pretesti indotta a passare a Calcedone, fecela di colà condurre al castello di Papurio, per vivere insieme conLeonziasua figliuola e conMarcianosuo genero, relegati colà. Cominciò allora Verina a tempestar con lettereArianna, l'altra sua figliuola e moglie d'esso Zenone Augusto, acciocchè le impetrasse la grazia, ed ella ne fece vivissime istanzeal marito. Saputa dipoi che da Illo era proceduta la risoluzion presa di cacciar in esilio essa sua madre, tanto fece Arianna, che impetrò da Zenone di poterne far vendetta. Mandò pertanto un sicario per levarlo dal mondo; ma costui nel tirargli un colpo di spada, impedito da uno dei servi d'Illo, arrivò solamente a tagliargli l'orecchia destra. Benchè Zenone fingesse di nulla sapere di questo attentato, pure Illo accortosi onde era venuto il malanno, mostrò desiderio di passar in Asia per mutar aria, e guarir meglio dalla ferita. Ne ottenne la licenza da Zenone, il quale per placarlo il dichiarò prefetto di tutto l'Oriente, con dargli in oltre un'ampia podestà di crear dei duci. Prese Illo in sua compagniaLeonziopatrizio di nazione siriaca, generale dell'esercito della Tracia, ed uomo non meno esperto nelle scienze che nell'arte della guerra, conPamprepiosenatore, accusato dianzi di magia. Passò ad Antiochia, dove raunato un gran seguito di gente, cominciò a manipolare una ribellione contra dell'imperadore, e l'eseguì, siccome vedremo andando innanzi. Non è però certo che questa tela cominciasse in quest'anno; perciò assai confusa si truova la Cronologia di Teofane in questi ed altri tempi. Pubblicò Zenone Augusto in quest'anno il suoEnotico, cioè un suo editto, per unire insieme gli eutichiani e nestoriani eretici coi cattolici, contenente una esposizion della fede, per cui, benchè mostrasse di detestar gli errori di quegli eresiarchi, pure venne in certa maniera a rigettare il sacro concilio di Calcedone, con iscoprirsi anche fautore dell'eresia. Acacio vescovo di Costantinopoli fu creduto consigliere e promotore di questa novità, anzi di questa sacrilega insolenza, non appartenendo ai principi del secolo il regolar la dottrina della Chiesa, ma sì bene ai vescovi, e spezialmente ai romani pontefici, a' quali Iddio ha data questa cura e facoltà. Perciò papa Simplicio e tutti i buoni cattolici si opposero a questoeditto, che partorì poi dei gravissimi sconcerti in Oriente, come si può vedere presso gli autori della Storia ecclestiastica. Trovasi ancora che in quest'anno esso papa scrisse una forte lettera[Tom. 4 Concilior. Labbe.]aGiovanniarcivescovo di Ravenna, perchè avea consacrato per forza, cioè al dispetto dei cittadini, vescovo di ModenaGregorio, minacciandolo di gastigo se in avvenire avesse commesso di simili falli. Puossi conghietturare che in questi tempi l'Italia godesse una gran quiete, al vedere che nè di Odoacre, nè di avvenimento alcuno s'incontra memoria presso gli antichi storici. E veramente Odoacre, benchè Barbaro di nazione, pure ammaestrato in Italia, non si sa che facesse aspro o cattivo governo de' popoli; ed inoltre, quantunque ariano, niuna novità indusse in pregiudizio della Chiesa cattolica, non restando alcuna querela di questo nè dalla parte dei papi, nè da quella degli scrittori. I Latini ed i Greci chiamavano Barbaro chiunque non era della lor nazione; ma ci sono stati dei Barbari più buoni, prudenti e puliti che gli stessi Latini e Greci.