CDLXXXVII

CDLXXXVIIAnno diCristoCDLXXXVII. Indiz.X.Felice IIIpapa 5.Zenoneimperadore 14.Odoacrere 12.ConsoleBoezio, senza collega.Certo è che questoBoezioconsole fu creato in Occidente. Dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]vien creduto il celebre filosofoSeverino Boezio, che veramente fiorì in que' tempi. Ma trovandosi un Boezio console nell'anno 510, e parimente un altro Boezio console nell'anno 522, ne veggendosi appellato alcun di lorocos. II, cioè console per la seconda volta; perciò c'è motivo di crederli persone diverse. L'ultimo dell'anno 522 senza dubbio è il rinomato filosofo di questo nome, figliuolo dell'uno dei due precedenti. Sotto questo consolato scrive Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.]che il re Odoacre diede una sconfitta aFava re dei Rugi, e il fece prigione. Questo medesimo fatto parimente vien accennato dal Cronologo del Cuspiniano[Chronol. Cuspiniani.]colle poche seguenti da me italianizzate parole:Seguì una battaglia tra il re Odoacre e Febano re dei Rugi, e toccò la vittoria ad Odoacre, il quale condusse prigione il re Febano sotto il dì 15 di novembre. Il motivo di questa guerra con tutte l'altre particolarità non è passato a nostra notizia, perchè o l'Italia non ebbe allora storici, o, se gli ebbe, si sono perdute le loro fatiche. Tuttavia dirò che per quanto si ricava da Eugippio nella vita di san Severino[Acta Sanctorum Bollandi, ad diem 8 januar.], scritta nell'anno di Cristo 511, iRugiabitavano di là dal Danubio in faccia al Norico e a quelle contrade che oggidì sono l'Austria e parte dell'Ungheria. Contuttociò aveano molte castella e popolazioni tributarie nel Norico istesso, efors'anche si stendevano verso l'Illirico, confinando perciò coi paesi sottoposti all'imperio romano. E perciocchè i Rugi faceano spesse scorrerie nel territorio romano, e gli davano il guasto, Odoacre si mosse in punto per gastigar la loro insolenza. Scrive Paolo diacono[Paulus Diaconus, de Gestis Langobard., lib. 1, cap. 19.]che si era accesa una grande nimicizia tra Odoacre re d'Italia e Feleteo, appellato anche Fava, re dei Rugi, il quale in que' giorni abitava nella ripa ulterior del Danubio, dividendo esso fiume la signoria dei Rugi dal Norico. Pertanto avendo Odoacre raunate le genti sottoposte al suo dominio, cioè Turcilingi, Eruli e una parte di Rugi, che da gran tempo gli ubbidiva, siccome ancora i popoli dell'Italia, passò nel paese dei Rugi, e diede loro una spaventosa rotta coll'esterminio di quella nazione, e con uccidere (dopo averlo menato suo prigioniero) il re loro Feleteo. Devastato poi tutto il lor paese, se ne tornò in Italia, conducendo seco una gran qualità di prigioni. Quindi avvenne che i Longobardi sentendo spopolato il paese dei Rugi, vennero da lì a poco a farsene padroni, e a stabilirvi la loro abitazione. A noi nondimeno parrà poco probabile che Odoacre passasse il Danubio ed entrasse nelRugiland. Più facile è che seguisse di qua dal Danubio nel Norico la sconfitta totale di quella barbarica nazione, parte nondimeno della quale troveremo fra poco tuttavia in Italia. Nella suddetta vita di san Severino[Eugipp., in Vita S. Severini, cap. 11 et 12.]si legge l'esortazione fatta da quel santo vecchio prima di morire al suddetto re dei Rugi, Fava e a Gisa moglie sua crudelissima, minacciando loro delle disgrazie, se non mutavano vita. Aggiugne Eugippio cheFederigo, fratello d'esso re Fava ossia Fabano, dopo la morte di quel gran servo di Dio, spogliò il di lui monistero, e restò poi ucciso daFederigofigliuolo di Fava. Ed essendo stata in appresso mossaguerra daOtacharo(lo stesso è cheOdoacre), i Rugi restarono sconfitti, messo in fugaFederigo, Favapreso conGisasua moglie, ed amendue condotti prigionieri in Italia. Seguita a dire Eugippio che il suddetto Federigo figliuolo del re de' Rugi da lì a qualche tempo se ne ritornò al suo paese; e perchè probabilmente diede sospetto d'altre novità, Odoacre spedì incontanente colàOnulfosuo fratello con un potente esercito d'armati; il che fu cagione che di nuovo Federigo prendesse la fuga. Ma non volendo Odoacre impegnarsi a tener le sue forze in quelle parti, con lasciare allo scoperto l'Italia, ordinò al fratello di ritornarsene, e di condur seco tutti i Romani che abitavano in quelle contrade, acciocchè non restassero esposti alle vendette dei Barbari. Convenne perciò a quella gente di abbandonar le loro case e chiese, e tutto il paese; e in tal congiuntura fu anche trasportato in Italia il corpo di san Severino, che finalmente fu collocato nel castello Lucullano tra Napoli e Pozzuolo, cioè in quel medesimo, dove Odoacre avea relegato Augustolo già imperadore. Per conto poi del soprannominato Federigo, egli ricorse aTeoderico Amalore dei Goti, che allora dimorava in Città Nuova nella provincia della Mesia. Così Eugippio; e questa particolarità è ben da notare, stante che di qui Teoderico prese motivo e pretesto di muover guerra ad Odoacre, siccome andremo vedendo fra poco. Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.]apertamente scrive, essere di qui nata la discordia fra Odoacre e Teoderico, perchè i re dei Rugi sì maltrattati dal primo erano parenti dell'altro. In questo mentre, secondochè ci fa sapere Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.], Teoderico non mai sazio dei benefizii ed onori a lui compartiti da Zenone Augusto, con una gran masnada de' suoi fece una scorreria fin presso a Costantinopoli, e da nimico arrivò allaterra di Melenziada; e dopo di aver attaccato il fuoco ad assaissimi luoghi, se ne tornò a Città Nuova della Mesia, onde era venuto. Questa novità ed insolenza, Marcellino, come ho detto, l'attribuisce all'incontentabile ambizione di Teoderico; e può essere ch'egli colpisse nel segno. Tuttavia merita riflessione ciò che lasciò Eustazio Epifaniense, storico greco di questi tempi, citato da Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 27.]e da Niceforo Callisto[Niceph. Callistus, lib. 16.]: cioè che Teoderico, dopo aver ben servito a Zenone nella guerra contro ad Illo e Leonzio, accennata disopra, scoprì che l'imperadore per ricompensa tramava insidie contra la di lui vita, e però si ritirò da lui. Di simili guiderdoni solea far Zenone a chi l'avea meglio servito nelle sue occorrenze. Qual sia la verità, niuno il può sapere in tanta lontananza di tempo. Ognun facilmente parla degli affari dei principi, ma facilmente ancora s'inganna in voler colla sua testa scoprire i segreti dei lor gabinetti.

Console

Boezio, senza collega.

Certo è che questoBoezioconsole fu creato in Occidente. Dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]vien creduto il celebre filosofoSeverino Boezio, che veramente fiorì in que' tempi. Ma trovandosi un Boezio console nell'anno 510, e parimente un altro Boezio console nell'anno 522, ne veggendosi appellato alcun di lorocos. II, cioè console per la seconda volta; perciò c'è motivo di crederli persone diverse. L'ultimo dell'anno 522 senza dubbio è il rinomato filosofo di questo nome, figliuolo dell'uno dei due precedenti. Sotto questo consolato scrive Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.]che il re Odoacre diede una sconfitta aFava re dei Rugi, e il fece prigione. Questo medesimo fatto parimente vien accennato dal Cronologo del Cuspiniano[Chronol. Cuspiniani.]colle poche seguenti da me italianizzate parole:Seguì una battaglia tra il re Odoacre e Febano re dei Rugi, e toccò la vittoria ad Odoacre, il quale condusse prigione il re Febano sotto il dì 15 di novembre. Il motivo di questa guerra con tutte l'altre particolarità non è passato a nostra notizia, perchè o l'Italia non ebbe allora storici, o, se gli ebbe, si sono perdute le loro fatiche. Tuttavia dirò che per quanto si ricava da Eugippio nella vita di san Severino[Acta Sanctorum Bollandi, ad diem 8 januar.], scritta nell'anno di Cristo 511, iRugiabitavano di là dal Danubio in faccia al Norico e a quelle contrade che oggidì sono l'Austria e parte dell'Ungheria. Contuttociò aveano molte castella e popolazioni tributarie nel Norico istesso, efors'anche si stendevano verso l'Illirico, confinando perciò coi paesi sottoposti all'imperio romano. E perciocchè i Rugi faceano spesse scorrerie nel territorio romano, e gli davano il guasto, Odoacre si mosse in punto per gastigar la loro insolenza. Scrive Paolo diacono[Paulus Diaconus, de Gestis Langobard., lib. 1, cap. 19.]che si era accesa una grande nimicizia tra Odoacre re d'Italia e Feleteo, appellato anche Fava, re dei Rugi, il quale in que' giorni abitava nella ripa ulterior del Danubio, dividendo esso fiume la signoria dei Rugi dal Norico. Pertanto avendo Odoacre raunate le genti sottoposte al suo dominio, cioè Turcilingi, Eruli e una parte di Rugi, che da gran tempo gli ubbidiva, siccome ancora i popoli dell'Italia, passò nel paese dei Rugi, e diede loro una spaventosa rotta coll'esterminio di quella nazione, e con uccidere (dopo averlo menato suo prigioniero) il re loro Feleteo. Devastato poi tutto il lor paese, se ne tornò in Italia, conducendo seco una gran qualità di prigioni. Quindi avvenne che i Longobardi sentendo spopolato il paese dei Rugi, vennero da lì a poco a farsene padroni, e a stabilirvi la loro abitazione. A noi nondimeno parrà poco probabile che Odoacre passasse il Danubio ed entrasse nelRugiland. Più facile è che seguisse di qua dal Danubio nel Norico la sconfitta totale di quella barbarica nazione, parte nondimeno della quale troveremo fra poco tuttavia in Italia. Nella suddetta vita di san Severino[Eugipp., in Vita S. Severini, cap. 11 et 12.]si legge l'esortazione fatta da quel santo vecchio prima di morire al suddetto re dei Rugi, Fava e a Gisa moglie sua crudelissima, minacciando loro delle disgrazie, se non mutavano vita. Aggiugne Eugippio cheFederigo, fratello d'esso re Fava ossia Fabano, dopo la morte di quel gran servo di Dio, spogliò il di lui monistero, e restò poi ucciso daFederigofigliuolo di Fava. Ed essendo stata in appresso mossaguerra daOtacharo(lo stesso è cheOdoacre), i Rugi restarono sconfitti, messo in fugaFederigo, Favapreso conGisasua moglie, ed amendue condotti prigionieri in Italia. Seguita a dire Eugippio che il suddetto Federigo figliuolo del re de' Rugi da lì a qualche tempo se ne ritornò al suo paese; e perchè probabilmente diede sospetto d'altre novità, Odoacre spedì incontanente colàOnulfosuo fratello con un potente esercito d'armati; il che fu cagione che di nuovo Federigo prendesse la fuga. Ma non volendo Odoacre impegnarsi a tener le sue forze in quelle parti, con lasciare allo scoperto l'Italia, ordinò al fratello di ritornarsene, e di condur seco tutti i Romani che abitavano in quelle contrade, acciocchè non restassero esposti alle vendette dei Barbari. Convenne perciò a quella gente di abbandonar le loro case e chiese, e tutto il paese; e in tal congiuntura fu anche trasportato in Italia il corpo di san Severino, che finalmente fu collocato nel castello Lucullano tra Napoli e Pozzuolo, cioè in quel medesimo, dove Odoacre avea relegato Augustolo già imperadore. Per conto poi del soprannominato Federigo, egli ricorse aTeoderico Amalore dei Goti, che allora dimorava in Città Nuova nella provincia della Mesia. Così Eugippio; e questa particolarità è ben da notare, stante che di qui Teoderico prese motivo e pretesto di muover guerra ad Odoacre, siccome andremo vedendo fra poco. Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.]apertamente scrive, essere di qui nata la discordia fra Odoacre e Teoderico, perchè i re dei Rugi sì maltrattati dal primo erano parenti dell'altro. In questo mentre, secondochè ci fa sapere Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.], Teoderico non mai sazio dei benefizii ed onori a lui compartiti da Zenone Augusto, con una gran masnada de' suoi fece una scorreria fin presso a Costantinopoli, e da nimico arrivò allaterra di Melenziada; e dopo di aver attaccato il fuoco ad assaissimi luoghi, se ne tornò a Città Nuova della Mesia, onde era venuto. Questa novità ed insolenza, Marcellino, come ho detto, l'attribuisce all'incontentabile ambizione di Teoderico; e può essere ch'egli colpisse nel segno. Tuttavia merita riflessione ciò che lasciò Eustazio Epifaniense, storico greco di questi tempi, citato da Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 27.]e da Niceforo Callisto[Niceph. Callistus, lib. 16.]: cioè che Teoderico, dopo aver ben servito a Zenone nella guerra contro ad Illo e Leonzio, accennata disopra, scoprì che l'imperadore per ricompensa tramava insidie contra la di lui vita, e però si ritirò da lui. Di simili guiderdoni solea far Zenone a chi l'avea meglio servito nelle sue occorrenze. Qual sia la verità, niuno il può sapere in tanta lontananza di tempo. Ognun facilmente parla degli affari dei principi, ma facilmente ancora s'inganna in voler colla sua testa scoprire i segreti dei lor gabinetti.


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