CDLXXXVIII

CDLXXXVIIIAnno diCristoCDLXXXVIII. Indiz.XI.Felice IIIpapa 6.Zenoneimperadore 15.Odoacrere 13.ConsoliDinamioeSifidio.Amendue questi consoli son creduti dal Panvinio[Panvin., in Fast. Consul.]creati in Occidente; ma senza addurne pruova alcuna. Finì di vivere in quest'anno, secondo il parere del padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.],Pietro Fulloneeretico ed usurpatore della chiesa antiochena, ma senza alcun frutto pel cattolicismo, perchè ebbe per successorePalladioinfetto della medesima peste. Fino a questi giorni, per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.],Illopatrizio eLeonzio, che aveva preso il titolo d'imperadore, s'erano mantenuti nel forte castello di Papurio in Isauria, dappoichè furono sconfitti dall'armi di Zenone Augusto. Quivi stettero per tanto tempo bloccati dalle soldatesche imperiali. Finalmente dovettero arrendersi per mancanza di viveri, nè si tardò molto a mozzar loro il capo, che sulle picche fu trionfalmente portato a Costantinopoli. Nè mancò chi tacciò d'ingratitudine Zenone, per non aver usato punto di clemenza verso chi avea rimesso lui sul trono. In quest'anno seguì di nuovo pace e concordia tra esso Augusto eTeoderico Amalo, figliuolo naturale diTeodemirore dei Goti. Il chiamo io così, sulla fede di Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 55 et seq.], che ricavò la storia da quella di Cassiodoro. E certamente Cassiodoro, per essere stato segretario delle lettere del medesimo Teoderico, dappoichè fu divenuto re d'Italia, potè ben sapere chi era stato il padre di lui. Contuttociò reca motivo di qualche stupore il vedere che Teofane[Theoph., in Chronogr.]chiaramente il chiama figliuolo diValamere, il quale, secondo Giordano, fu solamente suo zio paterno. Malco Bizantino[Malch., tom. 1 Hist. Byzant.], che condusse la sua storia fin dopo questi tempi, ne' quali verisimilmente visse, anch'egli lo appella figliuolo diBelamero. Nè diverso nome gli dà l'Anonimo Valesiano[Anonymus Valesianus.]. Onde sia proceduta questa diversità di pareri, altra cagione io non saprei indovinare, se non che Teoderico, allorchè seguì la pace fra Leone Augusto e i Goti[Jordan., de Reb. Getic. cap. 50.], fu inviato per ostaggio da Valamere suo zio allora regnante a Costantinopoli; laonde allora dovettero cominciare a chiamarloTeoderico di Valamere, per distinguerlo da Teoderico figliuolo di Triario che diè molto da fare in quegli stessi tempi ai Greci.Theodericus cognomento Valameregli è appellato daMarcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], e non giàfilius.Walamer, secondo il Grozio, vuol direprincipe.OraTeoderico, chiamato da altriTeodorico, il quale probabilmente mirava con occhio invidioso la conquista sì felicemente fatta daOdoacredel regno d'Italia, si sentì nascere in cuore il desiderio d'acquistar egli per sè una sì riguardevole signoria: e maggiormente si accese questa sua voglia, da cheFederigore dei Rugi era ricorso a lui, per esser sostenuto contro d'Odoacre, e vedeva i suoi Goti malcontenti dell'ozio, in cui si trovavano, e della lor residenza nella Mesia e nell'Illirico. L'autore della Miscella[Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.]aggiugne che gli stessi Goti importunavano Teoderico, perchè loro procacciasse un miglior paese da abitarvi. Pertanto, se prestiam fede a Giordano, Teoderico in persona, o almeno per via di lettere o di messi, parlò a Zenone Augusto, con pregarlo di permettergli di passare con tutte le sue forze in Italia, per liberarla dalre de' Turcilingi e dei Rugi, tiranno d'Italia.Imperocchè,diceva egli,se vincerò, sarà con gloria di vostra maestà, perchè l'acquisto si dovrà alla vostra munificenza, e possederò quello stato per vostra concessione. All'incontro, se sarò vinto, nulla ci perderete voi, anzi ve ne verrà del profitto, perchè risparmierete le pensioni che ci pagate, e rimarrete libero dal peso della mia gente.Zenone acconsentì; e fatti molti doni a Teoderico, il lasciò ire in pace. Ma se ascoltiamo Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 1.], Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 27.]e Teofane[Theoph., in Chronogr.], lo stesso Zenone Augusto fu quegli che bramando di levarsi d'addosso que' Barbari inquieti, dai quali era sì sovente molestato, persuase a Teoderico di portarsi all'impresa d'Italia: proposizione chefu ben volentieri accolta da lui. In somma egli tornato ai suoi, e trovatili tutti disposti a sagrificare le lor vite per la conquista di sì bel paese, attese a prepararsi; e, secondochè abbiamo da Marcellino conte, tutta la nazione gotica, a lui soggetta, si mosse nell'autunno di quest'anno da non so qual suo paese. Seco era sua madre ed una sorella. Posero i Goti sopra le carra i fanciulli, le donne, i vecchi e quanti mobili poterono portar seco; ed inoltre il grano, ed insino i mulini a mano per macinarlo. Era sul fine dell'anno, eppure il verno, le nevi e il ghiaccio non poterono trattenere il viaggio di costoro: tanto era la lor voglia di giungere in Italia; ma non dovettero già fare gran viaggio, per quello che si dirà all'anno seguente. Ennodio[Ennod., Paneygr. Theoderici.]scrive:Innumeros diffusa per populos gens una contrahitur, migrante tecum ad Ausoniam mundo.Sarà un'iperbole permessa ai panegiristi che Teoderico seco conducesse unmondo di persone; contuttociò si può credere che un gran nuvolo di gente fosse quella nazione, dianzi dominante o sparsa nella Pannonia, Mesia, Illirico ed altre contrade. Dice il medesimo oratore più sotto che il popolo condotto in Italia da Teoderico si poteva paragonarealla rena e alle stelle. Come avvenimento ancor degno di memoria notò il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspin.], che nel giorno di Pasqua del presente anno, 17 di aprile, bruciò ilpontediApollinare, cioè in Ravenna, come lasciò scritto anche Agnello[Agnell. part. 1, tom. 2 Rer. Italic.]nella vita di san Giovanni arcivescovo di Ravenna. Dovea essere un ponte fabbricato di legno, ma con singolar maestria; e però degno di memoria fu la di lui rovina.

Consoli

DinamioeSifidio.

Amendue questi consoli son creduti dal Panvinio[Panvin., in Fast. Consul.]creati in Occidente; ma senza addurne pruova alcuna. Finì di vivere in quest'anno, secondo il parere del padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.],Pietro Fulloneeretico ed usurpatore della chiesa antiochena, ma senza alcun frutto pel cattolicismo, perchè ebbe per successorePalladioinfetto della medesima peste. Fino a questi giorni, per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.],Illopatrizio eLeonzio, che aveva preso il titolo d'imperadore, s'erano mantenuti nel forte castello di Papurio in Isauria, dappoichè furono sconfitti dall'armi di Zenone Augusto. Quivi stettero per tanto tempo bloccati dalle soldatesche imperiali. Finalmente dovettero arrendersi per mancanza di viveri, nè si tardò molto a mozzar loro il capo, che sulle picche fu trionfalmente portato a Costantinopoli. Nè mancò chi tacciò d'ingratitudine Zenone, per non aver usato punto di clemenza verso chi avea rimesso lui sul trono. In quest'anno seguì di nuovo pace e concordia tra esso Augusto eTeoderico Amalo, figliuolo naturale diTeodemirore dei Goti. Il chiamo io così, sulla fede di Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 55 et seq.], che ricavò la storia da quella di Cassiodoro. E certamente Cassiodoro, per essere stato segretario delle lettere del medesimo Teoderico, dappoichè fu divenuto re d'Italia, potè ben sapere chi era stato il padre di lui. Contuttociò reca motivo di qualche stupore il vedere che Teofane[Theoph., in Chronogr.]chiaramente il chiama figliuolo diValamere, il quale, secondo Giordano, fu solamente suo zio paterno. Malco Bizantino[Malch., tom. 1 Hist. Byzant.], che condusse la sua storia fin dopo questi tempi, ne' quali verisimilmente visse, anch'egli lo appella figliuolo diBelamero. Nè diverso nome gli dà l'Anonimo Valesiano[Anonymus Valesianus.]. Onde sia proceduta questa diversità di pareri, altra cagione io non saprei indovinare, se non che Teoderico, allorchè seguì la pace fra Leone Augusto e i Goti[Jordan., de Reb. Getic. cap. 50.], fu inviato per ostaggio da Valamere suo zio allora regnante a Costantinopoli; laonde allora dovettero cominciare a chiamarloTeoderico di Valamere, per distinguerlo da Teoderico figliuolo di Triario che diè molto da fare in quegli stessi tempi ai Greci.Theodericus cognomento Valameregli è appellato daMarcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], e non giàfilius.Walamer, secondo il Grozio, vuol direprincipe.

OraTeoderico, chiamato da altriTeodorico, il quale probabilmente mirava con occhio invidioso la conquista sì felicemente fatta daOdoacredel regno d'Italia, si sentì nascere in cuore il desiderio d'acquistar egli per sè una sì riguardevole signoria: e maggiormente si accese questa sua voglia, da cheFederigore dei Rugi era ricorso a lui, per esser sostenuto contro d'Odoacre, e vedeva i suoi Goti malcontenti dell'ozio, in cui si trovavano, e della lor residenza nella Mesia e nell'Illirico. L'autore della Miscella[Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.]aggiugne che gli stessi Goti importunavano Teoderico, perchè loro procacciasse un miglior paese da abitarvi. Pertanto, se prestiam fede a Giordano, Teoderico in persona, o almeno per via di lettere o di messi, parlò a Zenone Augusto, con pregarlo di permettergli di passare con tutte le sue forze in Italia, per liberarla dalre de' Turcilingi e dei Rugi, tiranno d'Italia.Imperocchè,diceva egli,se vincerò, sarà con gloria di vostra maestà, perchè l'acquisto si dovrà alla vostra munificenza, e possederò quello stato per vostra concessione. All'incontro, se sarò vinto, nulla ci perderete voi, anzi ve ne verrà del profitto, perchè risparmierete le pensioni che ci pagate, e rimarrete libero dal peso della mia gente.Zenone acconsentì; e fatti molti doni a Teoderico, il lasciò ire in pace. Ma se ascoltiamo Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 1.], Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 27.]e Teofane[Theoph., in Chronogr.], lo stesso Zenone Augusto fu quegli che bramando di levarsi d'addosso que' Barbari inquieti, dai quali era sì sovente molestato, persuase a Teoderico di portarsi all'impresa d'Italia: proposizione chefu ben volentieri accolta da lui. In somma egli tornato ai suoi, e trovatili tutti disposti a sagrificare le lor vite per la conquista di sì bel paese, attese a prepararsi; e, secondochè abbiamo da Marcellino conte, tutta la nazione gotica, a lui soggetta, si mosse nell'autunno di quest'anno da non so qual suo paese. Seco era sua madre ed una sorella. Posero i Goti sopra le carra i fanciulli, le donne, i vecchi e quanti mobili poterono portar seco; ed inoltre il grano, ed insino i mulini a mano per macinarlo. Era sul fine dell'anno, eppure il verno, le nevi e il ghiaccio non poterono trattenere il viaggio di costoro: tanto era la lor voglia di giungere in Italia; ma non dovettero già fare gran viaggio, per quello che si dirà all'anno seguente. Ennodio[Ennod., Paneygr. Theoderici.]scrive:Innumeros diffusa per populos gens una contrahitur, migrante tecum ad Ausoniam mundo.Sarà un'iperbole permessa ai panegiristi che Teoderico seco conducesse unmondo di persone; contuttociò si può credere che un gran nuvolo di gente fosse quella nazione, dianzi dominante o sparsa nella Pannonia, Mesia, Illirico ed altre contrade. Dice il medesimo oratore più sotto che il popolo condotto in Italia da Teoderico si poteva paragonarealla rena e alle stelle. Come avvenimento ancor degno di memoria notò il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspin.], che nel giorno di Pasqua del presente anno, 17 di aprile, bruciò ilpontediApollinare, cioè in Ravenna, come lasciò scritto anche Agnello[Agnell. part. 1, tom. 2 Rer. Italic.]nella vita di san Giovanni arcivescovo di Ravenna. Dovea essere un ponte fabbricato di legno, ma con singolar maestria; e però degno di memoria fu la di lui rovina.


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