CDVI

CDVIAnno diCristoCDVI. IndizioneIV.Innocenzopapa 6.Arcadioimperad. 24 e 12.Onorioimperad. 14 e 12.TeodosioII imperadore 5.ConsoliArcadio Augustoper la sesta volta edAnicio Probo.Per la memorabil vittoria riportata contra dei Goti fu innalzato in quest'anno un arco trionfale in Roma con istatue agl'imperadori allora viventi, cioè ad Arcadio, Onorio e Teodosio II, figliuolo d'esso Arcadio, siccome si raccoglie da un'iscrizione presso il Grutero[Gruter., pag. 287, n. 1.], la quale, quantunque mancante, pare nondimeno che riguardi il tempo di quella felice avventura. A Stilicone ancora in riconoscimento del valore fu innalzata una statua di rame ed argento nella stessa città dal popolo romano, per cura diFlavio Pisidio Romolo prefetto di Roma. Ne rapporta il suddetto Grutero l'iscrizione[Idem, pag. 412, n. 4.]. Seguitò intanto l'imperadore Onorio a soggiornare in Ravenna, e quivi pubblicò una legge riferita nel Codice Teodosiano[L. 8, cod. Theod. tit. 11, lib. 10.], in cui ordinava aLonginianoprefetto del pretorio di esaminare se i commissari inviati ne' cinque anni addietro per le provincie, affine di regolar le pubbliche imposte, aveano soddisfatto al loro dovere; e di gastigare, se erano stati negligenti, e molto più se avessero fatte delle estorsioni ai popoli. Convien poi dire che non fossero cessati i pubblici timori e malanni, perchè in questo anno medesimo a nome di tutti tre gli Augusti uscì fuori un editto nel mese di aprile, col quale comandavano di prendere l'armi per amore della patria, non solamente alle persone libere atte allemedesime, ma eziandio agli schiavi, ai quali vien promessa la libertà se si arroleranno, giacchè alla sola gente libera era tuttavia permessa la milizia. Nella legge seguente ancora si promette un buon soldo a chiunque verrà ad arrolarsi. Queste leggi han fatto credere al Baronio e al Gotofredo che tante premure di Onorio per aumentare le armate procedessero dall'irruzione di Radagaiso, la cui guerra perciò essi riferiscono al presente anno. Ma altre cagioni mossero Onorio Augusto a procurar l'accrescimento delle sue truppe. Per attestato di Zosimo storico[Zosimus, lib. 5, cap. 26 et seq.], Stilicone, prima eziandio che Radagaiso entrasse in Italia, menava delle trame segrete con Alarico re de' Goti, che s'era ritirato verso il Danubio per essere fiancheggiato da lui, giacchè nudriva il disegno di assalire l'Illirico e levarlo ad Arcadio, tra il quale ed Onorio suo fratello sempre furonvi gare e gelosie, e non mai buona amicizia. Durava tuttavia questo trattato di Stilicone, dappoichè terminata fu la scena di Radagaiso. Oltre a ciò, in questo medesimo anno bolliva un gran moto ne' Vandali, Svevi ed Alani, e s'udiva preparato da loro un potentissimo esercito, con timore che questo nuovo torrente venisse a scaricarsi anch'esso sopra la misera Italia. Ma avendo i suddetti Barbari presente la mala fortuna di Alarico e di Radagaiso in queste contrade, rivolsero la rabbia loro contro le Gallie, e passati dal Danubio al Reno, opponendosi indarno i Franchi al loro passaggio, entrarono in quelle provincie, e quivi fissarono il piede. Nè loro fu difficile, perchè Stilicone, come dicemmo, per l'antecedente guerra d'Italia, avea ritirate tutte quelle legioni, che la saviezza de' Romani teneva sempre ai confini tra la Gallia e la Germania. Testimonii di questa invasione fatta dai Barbari nelle Gallie in quest'anno, abbiamo Prospero Tirone, Paolo Orosio e Cassiodoro. Però, senza ricorrere alla guerra di Radagaiso, la storia ci somministraassai lumi per intendere onde nascesse il bisogno di nuove e maggiori forze ad Onorio a fine di rimediare, per quanto si poteva, ai disordini ed alle rovine del vacillante imperio. Se crediamo ad un antico scrittore citato da Adriano Valesio[Valesius, Hist. Franc., lib. 2, cap. 9.],Godigisclore de' Vandali fu assalito nel suo viaggio alla volta delle Gallie dai Franchi, popoli allora della Germania, e nel combattimento lasciò la vita con circa venti mila de' suoi. Accorsi poscia gli Alani, salvarono il resto di quella gente; ed uniti poscia insieme, al dispetto de' Franchi, passarono il Reno, e sul fine di quest'anno entrarono nelle Gallie.Gundericoallora divenne re dei Vandali. Certo è, per attestato ancora di san Girolamo[Hieron., in Epist. ad Ageroch.], che costoro presero dipoi e distrussero Magonza, metropoli allora della Germania prima, e dopo lungo assedio s'impadronirono di Vormazia, e la spianarono. Ridussero eziandio in loro potere Argentina, Rems, Amiens, Arras ed altre città di quella provincia. E di qui ebbe principio una catena d'altre maggiori disavventure del romano imperio, siccome andremo vedendo.

Consoli

Arcadio Augustoper la sesta volta edAnicio Probo.

Per la memorabil vittoria riportata contra dei Goti fu innalzato in quest'anno un arco trionfale in Roma con istatue agl'imperadori allora viventi, cioè ad Arcadio, Onorio e Teodosio II, figliuolo d'esso Arcadio, siccome si raccoglie da un'iscrizione presso il Grutero[Gruter., pag. 287, n. 1.], la quale, quantunque mancante, pare nondimeno che riguardi il tempo di quella felice avventura. A Stilicone ancora in riconoscimento del valore fu innalzata una statua di rame ed argento nella stessa città dal popolo romano, per cura diFlavio Pisidio Romolo prefetto di Roma. Ne rapporta il suddetto Grutero l'iscrizione[Idem, pag. 412, n. 4.]. Seguitò intanto l'imperadore Onorio a soggiornare in Ravenna, e quivi pubblicò una legge riferita nel Codice Teodosiano[L. 8, cod. Theod. tit. 11, lib. 10.], in cui ordinava aLonginianoprefetto del pretorio di esaminare se i commissari inviati ne' cinque anni addietro per le provincie, affine di regolar le pubbliche imposte, aveano soddisfatto al loro dovere; e di gastigare, se erano stati negligenti, e molto più se avessero fatte delle estorsioni ai popoli. Convien poi dire che non fossero cessati i pubblici timori e malanni, perchè in questo anno medesimo a nome di tutti tre gli Augusti uscì fuori un editto nel mese di aprile, col quale comandavano di prendere l'armi per amore della patria, non solamente alle persone libere atte allemedesime, ma eziandio agli schiavi, ai quali vien promessa la libertà se si arroleranno, giacchè alla sola gente libera era tuttavia permessa la milizia. Nella legge seguente ancora si promette un buon soldo a chiunque verrà ad arrolarsi. Queste leggi han fatto credere al Baronio e al Gotofredo che tante premure di Onorio per aumentare le armate procedessero dall'irruzione di Radagaiso, la cui guerra perciò essi riferiscono al presente anno. Ma altre cagioni mossero Onorio Augusto a procurar l'accrescimento delle sue truppe. Per attestato di Zosimo storico[Zosimus, lib. 5, cap. 26 et seq.], Stilicone, prima eziandio che Radagaiso entrasse in Italia, menava delle trame segrete con Alarico re de' Goti, che s'era ritirato verso il Danubio per essere fiancheggiato da lui, giacchè nudriva il disegno di assalire l'Illirico e levarlo ad Arcadio, tra il quale ed Onorio suo fratello sempre furonvi gare e gelosie, e non mai buona amicizia. Durava tuttavia questo trattato di Stilicone, dappoichè terminata fu la scena di Radagaiso. Oltre a ciò, in questo medesimo anno bolliva un gran moto ne' Vandali, Svevi ed Alani, e s'udiva preparato da loro un potentissimo esercito, con timore che questo nuovo torrente venisse a scaricarsi anch'esso sopra la misera Italia. Ma avendo i suddetti Barbari presente la mala fortuna di Alarico e di Radagaiso in queste contrade, rivolsero la rabbia loro contro le Gallie, e passati dal Danubio al Reno, opponendosi indarno i Franchi al loro passaggio, entrarono in quelle provincie, e quivi fissarono il piede. Nè loro fu difficile, perchè Stilicone, come dicemmo, per l'antecedente guerra d'Italia, avea ritirate tutte quelle legioni, che la saviezza de' Romani teneva sempre ai confini tra la Gallia e la Germania. Testimonii di questa invasione fatta dai Barbari nelle Gallie in quest'anno, abbiamo Prospero Tirone, Paolo Orosio e Cassiodoro. Però, senza ricorrere alla guerra di Radagaiso, la storia ci somministraassai lumi per intendere onde nascesse il bisogno di nuove e maggiori forze ad Onorio a fine di rimediare, per quanto si poteva, ai disordini ed alle rovine del vacillante imperio. Se crediamo ad un antico scrittore citato da Adriano Valesio[Valesius, Hist. Franc., lib. 2, cap. 9.],Godigisclore de' Vandali fu assalito nel suo viaggio alla volta delle Gallie dai Franchi, popoli allora della Germania, e nel combattimento lasciò la vita con circa venti mila de' suoi. Accorsi poscia gli Alani, salvarono il resto di quella gente; ed uniti poscia insieme, al dispetto de' Franchi, passarono il Reno, e sul fine di quest'anno entrarono nelle Gallie.Gundericoallora divenne re dei Vandali. Certo è, per attestato ancora di san Girolamo[Hieron., in Epist. ad Ageroch.], che costoro presero dipoi e distrussero Magonza, metropoli allora della Germania prima, e dopo lungo assedio s'impadronirono di Vormazia, e la spianarono. Ridussero eziandio in loro potere Argentina, Rems, Amiens, Arras ed altre città di quella provincia. E di qui ebbe principio una catena d'altre maggiori disavventure del romano imperio, siccome andremo vedendo.


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