CDVIIAnno diCristoCDVII. Indiz.V.Innocenzopapa 7.Arcadioimperadore 25 e 13.Onorioimperadore 15 e 13.TeodosioII imperadore 6.ConsoliOnorio Augustoper la settima volta, eTeodosio Augustoper la seconda.Una legge del Codice Teodosiano ci avvisa essere stato prefetto di Roma in quest'annoEpifanio. Zosimo storico[Zosimus, lib. 6, cap. 2.]quegli è che narra, come Stilicone con istrana politica, in vece di pensare a reprimere i Barbari entrati nelle Gallie, facea de' gran preparamenti in quest'anno per assalire e torre ad Arcadio Augusto l'Illirico, ch'egli meditava di unireall'imperio occidentale di Onorio. Se l'intendeva egli segretamente con Alarico, e costui doveva anch'esso accorrere colle sue forze alla meditata impresa. Ma rimase sturbato l'affare, perchè corse voce che Alarico avea terminato con la vita ogni pensiero di guerra: e gran tempo ci volle per accertarsi della sussistenza di tal nuova, che in fine si scoprì falsa. Accadde inoltre che vennero avvisi ad Onorio come s'era sollevato l'esercito romano nella Bretagna, con avere eletto imperadoreMarco, il quale in breve restò ucciso, e posciaGraziano, anche esso da lì a pochi mesi estinto; e finalmenteCostantino, il quale tuttochè fosse persona di niun merito, pure perchè portava quel glorioso nome, fu creduto a proposito per sostenere quell'eccelsa dignità. O sia che l'esercito britannico giudicasse necessario un Augusto presente in quelle parti, e in tempi tanto disastrosi per l'entrata dei Barbari nelle Gallie, che minacciavano anche la stessa Bretagna, senza speranza di soccorso dalla parte di Roma; oppure che niuna paura e soggezione si mettessero di Onorio, imperadore lontano e dappoco; giunsero coloro a questa risoluzione, che fece sventare i disegni di Stilicone contra l'imperio orientale di Arcadio. Nè si fermò nella Bretagna sola questo temporale. Il tiranno Costantino, raunate quante navi e forze potè delle milizie romane e della gioventù della Bretagna, passò nelle Gallie, prese la città di Bologna, tirò a sè le truppe romane, ch'erano sparse per esse Gallie, e stese il suo dominio fino alle Alpi che dividono l'Italia dalla Gallia. Probabilmente faceva egli valere per pretesto della sua venuta la necessità di opporsi ai Barbari; ma intanto egli ad altro non pensava che ad assoggettarsi le Gallie stesse, lasciando che i Barbari proseguissero le stragi, i saccheggi e le conquiste nella Belgica e nell'Aquitania, provincie allora le più belle e ricche di quelle parti.Mosso da sì funesti avvisi Onorioimperadore, si trasferì da Ravenna a Roma, per trattar ivi col suocero Stilicone dei mezzi opportuni a fin di reprimere il tiranno, ed arrestar i progressi de' Barbari. Se nondimeno vogliam qui fidarsi del mentovato Zosimo, Onorio molto prima era giunto a Roma, dove ricevette le nuove de' rumori della Bretagna e Gallia, richiamato a sè Stilicone, il quale in Ravenna stava preparando l'armata navale colla mira di passar nell'Illirico. Non credette Stilicone utile a' suoi interessi disegni, tuttochè fosse maestro dell'una e dell'altra milizia, o sia generalissimo dell'imperadore, d'assumer egli quell'impresa. Fu perciò risoluto di spedire nella Gallia Saro[Zosimus, lib. 6, cap. 2.], ch'era bensì Barbaro e Goto di nascita, ma uomo di gran valore, e che fedelmente in addietro avea servito nelle armate romane. Giunto costui nelle Gallie con quelle truppe che potè condur seco, si azzuffò con Giustino (chiamato Giustiniano da Zosimo) generale di Costantino tiranno; l'uccise, e con esso lui la maggior parte delle soldatesche ch'egli conduceva. Essendo venuto Nevigaste, altro generale di Costantino, a trovarlo per trattar di pace, Saro la fece da barbaro, perchè gli levò, contro la fede datagli, la vita. Erasi ritirato Costantino in Valenza, città ora del Delfinato. Saro quivi l'assediò; ma dopo sette giorni, udito che venivano a trovarlo due altri generali di Costantino, cioè Ebominco di nazione Franco, e Geronzio oriondo della Bretagna, con forze di lunga mano superiori alle sue, sciolse l'assedio con ritirarsi verso l'Italia. Ebbe anche fatica a salvarsi, perchè inseguito dai nemici; e al passaggio dell'Alpi gli convenne cedere tutto il bottino fatto in quella guerra ai Bacaudi, rustici che erano da gran tempo sollevati contra gli esattori dei tributi romani. Di questo buon successo si prevalse Costantino per ben munire i passi che dall'Italia conducono nelle Gallie. Non si sa se prima o dopo quest'impresa Costantinovolgesse le sue armi contra dei Barbari entrati nelle Gallie suddette. Attesta Zosimo ch'egli diede loro una gran rotta, e che se gli avesse perseguitati, non ne restava alcuno in vita, e però essi ebbero tempo di rimettersi, e coll'unione d'altri Barbari tornarono ad esser forti al pari di Costantino. Ma Zosimo s'inganna in iscrivendo che Costantino mise presidii al Reno, acciocchè costoro non avessero libera l'entrata nelle Gallie, essendo certo che già v'erano entrati, e non ne uscirono per questo. Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 40.]notò che Costantino si lasciò più volte ingannare dai Barbari con dei falsi accordi, perlochè riuscì piuttosto nocivo che utile all'imperio. Spedì egli poscia due volteCostantesuo figliuolo, che dianzi era monaco, in Ispagna, dove fece prigionieri i parenti di Teodosio il Grande padre del medesimo Onorio Augusto e trasse dalla sua gli eserciti romani che erano in quelle parti. Ma disgustatoGeronziosuo generale, accrebbe i guai, perchè si rivoltò contra di lui, e se l'intese coi Barbari, con essere dipoi cagione che molti popoli delle Gallie e della Bretagna si ribellarono all'imperio romano, e si misero in libertà, senza ubbidir più nè ad Onorio nè a Costantino. Ho recitato in un fiato tutti questi avvenimenti sotto il presente anno, quantunque alcuni d'essi appartengano anche ai susseguenti. Onorio in questo mentre dimorando in Roma non era tanto occupato dai pensieri della guerra che non pensasse al rimedio dei disordini della Chiesa. Però pubblicò varie leggi che si leggono nel Codice Teodosiano, contro i pagani e contro gli eretici donatisti, manichei, frigiani e priscillianisti. Mancò di vita a dì 14 di settembre in quest'anno quel grande ornamento della Grecia, ed incomparabile sacro oratore della Chiesa di Dio,san Giovanni Grisostomo, essendo morto dopo tanti travagli nell'esilio, dove la persecuzion de' suoi emuli l'aveva spinto.
Consoli
Onorio Augustoper la settima volta, eTeodosio Augustoper la seconda.
Una legge del Codice Teodosiano ci avvisa essere stato prefetto di Roma in quest'annoEpifanio. Zosimo storico[Zosimus, lib. 6, cap. 2.]quegli è che narra, come Stilicone con istrana politica, in vece di pensare a reprimere i Barbari entrati nelle Gallie, facea de' gran preparamenti in quest'anno per assalire e torre ad Arcadio Augusto l'Illirico, ch'egli meditava di unireall'imperio occidentale di Onorio. Se l'intendeva egli segretamente con Alarico, e costui doveva anch'esso accorrere colle sue forze alla meditata impresa. Ma rimase sturbato l'affare, perchè corse voce che Alarico avea terminato con la vita ogni pensiero di guerra: e gran tempo ci volle per accertarsi della sussistenza di tal nuova, che in fine si scoprì falsa. Accadde inoltre che vennero avvisi ad Onorio come s'era sollevato l'esercito romano nella Bretagna, con avere eletto imperadoreMarco, il quale in breve restò ucciso, e posciaGraziano, anche esso da lì a pochi mesi estinto; e finalmenteCostantino, il quale tuttochè fosse persona di niun merito, pure perchè portava quel glorioso nome, fu creduto a proposito per sostenere quell'eccelsa dignità. O sia che l'esercito britannico giudicasse necessario un Augusto presente in quelle parti, e in tempi tanto disastrosi per l'entrata dei Barbari nelle Gallie, che minacciavano anche la stessa Bretagna, senza speranza di soccorso dalla parte di Roma; oppure che niuna paura e soggezione si mettessero di Onorio, imperadore lontano e dappoco; giunsero coloro a questa risoluzione, che fece sventare i disegni di Stilicone contra l'imperio orientale di Arcadio. Nè si fermò nella Bretagna sola questo temporale. Il tiranno Costantino, raunate quante navi e forze potè delle milizie romane e della gioventù della Bretagna, passò nelle Gallie, prese la città di Bologna, tirò a sè le truppe romane, ch'erano sparse per esse Gallie, e stese il suo dominio fino alle Alpi che dividono l'Italia dalla Gallia. Probabilmente faceva egli valere per pretesto della sua venuta la necessità di opporsi ai Barbari; ma intanto egli ad altro non pensava che ad assoggettarsi le Gallie stesse, lasciando che i Barbari proseguissero le stragi, i saccheggi e le conquiste nella Belgica e nell'Aquitania, provincie allora le più belle e ricche di quelle parti.
Mosso da sì funesti avvisi Onorioimperadore, si trasferì da Ravenna a Roma, per trattar ivi col suocero Stilicone dei mezzi opportuni a fin di reprimere il tiranno, ed arrestar i progressi de' Barbari. Se nondimeno vogliam qui fidarsi del mentovato Zosimo, Onorio molto prima era giunto a Roma, dove ricevette le nuove de' rumori della Bretagna e Gallia, richiamato a sè Stilicone, il quale in Ravenna stava preparando l'armata navale colla mira di passar nell'Illirico. Non credette Stilicone utile a' suoi interessi disegni, tuttochè fosse maestro dell'una e dell'altra milizia, o sia generalissimo dell'imperadore, d'assumer egli quell'impresa. Fu perciò risoluto di spedire nella Gallia Saro[Zosimus, lib. 6, cap. 2.], ch'era bensì Barbaro e Goto di nascita, ma uomo di gran valore, e che fedelmente in addietro avea servito nelle armate romane. Giunto costui nelle Gallie con quelle truppe che potè condur seco, si azzuffò con Giustino (chiamato Giustiniano da Zosimo) generale di Costantino tiranno; l'uccise, e con esso lui la maggior parte delle soldatesche ch'egli conduceva. Essendo venuto Nevigaste, altro generale di Costantino, a trovarlo per trattar di pace, Saro la fece da barbaro, perchè gli levò, contro la fede datagli, la vita. Erasi ritirato Costantino in Valenza, città ora del Delfinato. Saro quivi l'assediò; ma dopo sette giorni, udito che venivano a trovarlo due altri generali di Costantino, cioè Ebominco di nazione Franco, e Geronzio oriondo della Bretagna, con forze di lunga mano superiori alle sue, sciolse l'assedio con ritirarsi verso l'Italia. Ebbe anche fatica a salvarsi, perchè inseguito dai nemici; e al passaggio dell'Alpi gli convenne cedere tutto il bottino fatto in quella guerra ai Bacaudi, rustici che erano da gran tempo sollevati contra gli esattori dei tributi romani. Di questo buon successo si prevalse Costantino per ben munire i passi che dall'Italia conducono nelle Gallie. Non si sa se prima o dopo quest'impresa Costantinovolgesse le sue armi contra dei Barbari entrati nelle Gallie suddette. Attesta Zosimo ch'egli diede loro una gran rotta, e che se gli avesse perseguitati, non ne restava alcuno in vita, e però essi ebbero tempo di rimettersi, e coll'unione d'altri Barbari tornarono ad esser forti al pari di Costantino. Ma Zosimo s'inganna in iscrivendo che Costantino mise presidii al Reno, acciocchè costoro non avessero libera l'entrata nelle Gallie, essendo certo che già v'erano entrati, e non ne uscirono per questo. Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 40.]notò che Costantino si lasciò più volte ingannare dai Barbari con dei falsi accordi, perlochè riuscì piuttosto nocivo che utile all'imperio. Spedì egli poscia due volteCostantesuo figliuolo, che dianzi era monaco, in Ispagna, dove fece prigionieri i parenti di Teodosio il Grande padre del medesimo Onorio Augusto e trasse dalla sua gli eserciti romani che erano in quelle parti. Ma disgustatoGeronziosuo generale, accrebbe i guai, perchè si rivoltò contra di lui, e se l'intese coi Barbari, con essere dipoi cagione che molti popoli delle Gallie e della Bretagna si ribellarono all'imperio romano, e si misero in libertà, senza ubbidir più nè ad Onorio nè a Costantino. Ho recitato in un fiato tutti questi avvenimenti sotto il presente anno, quantunque alcuni d'essi appartengano anche ai susseguenti. Onorio in questo mentre dimorando in Roma non era tanto occupato dai pensieri della guerra che non pensasse al rimedio dei disordini della Chiesa. Però pubblicò varie leggi che si leggono nel Codice Teodosiano, contro i pagani e contro gli eretici donatisti, manichei, frigiani e priscillianisti. Mancò di vita a dì 14 di settembre in quest'anno quel grande ornamento della Grecia, ed incomparabile sacro oratore della Chiesa di Dio,san Giovanni Grisostomo, essendo morto dopo tanti travagli nell'esilio, dove la persecuzion de' suoi emuli l'aveva spinto.