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CDXAnno diCristoCDX. IndizioneVIII.Innocenzopapa 10.Onorioimperadore 18 e 16.Teodosio IIimperad. 9 e 3.ConsoliFlavio VaraneeTertullo.In quest'anno ancora si può credere che continuasse nella prefettura di RomaBonosiano, perchè ornato di questa dignità il troviamo anche nell'anno seguente. Ma durante il gran temporale finora descritto che mai faceva l'imperadore Onorio? Se ne stava in Ravenna senza impugnare spada, senza muoversi da sedere; nè si sa ch'egli unisse esercito o facesse altri maneggi per opporsi ai Barbari, quasi che non vi fosse legione alcuna de' Romani. In tempi tali c'era bisogno d'un valoroso e saggio imperadore; chenon sarebbono succeduti tanti disordini. Tale certo non si può dire che fosse Onorio. Anzi Cedreno[Cedren, Hist. tom. I, pag. 336.]e Zonara[Zonaras, in Annal. tom. 1, pag. 40.], storici greci, a' quali precedette Procopio[Procop., de Bello Vandal., lib. 1, cap. 2.], cel rappresentano per uno stolido, raccontando inoltre, che portatagli da un uomo tutto affannato la nuova che Roma era stata presa dai Goti, egli battendo le mani con ischiamazzo rispose:Come può esser questo, se Roma poco fa era qui?Intendeva egli di una gallina che gli era molto cara, a cui avea posto il nome di Roma.Eh signore, ripigliò allora il messo sospirando,io non parlo di un uccello, parlo della città di Roma. Verisimilmente questa fu una finzione de' Greci che sempre hanno portata antipatia ai Latini. Tuttavia non senza fondamento fu screditata dai Greci la persona di Onorio. Grande era la pietà di questo principe, grande il suo amore per la religione cattolica. Abbiamo anche delle bellissime leggi pubblicate da lui. Ma questo non basta per sostenere il peso di un vasto imperio, e per ben governare e difendere i suoi popoli. Ci vuol anche mente e coraggio; e di queste due qualità non era assai provveduto Onorio, e per questo lo sprezzarono tanto i Barbari quanto i suoi proprii sudditi, i quali proruppero in tante ribellioni. Sarebbe egli stato un buon monaco, e per disavventura sua ed altrui fu un cattivo imperadore. Venuto intanto a sua notizia che gli Africani s'erano portati con tutta fedeltà, ricusando di sottomettersi ad Attalo imperadore immaginario, in ricompensa del buon servigio rimise a quei popoli tutto quel che dovevano all'erario cesareo fino all'IndizioneV, cioè fino all'anno 408. La lettera[Cod. Theodos. tom. 4, pag. 199.]è indirizzata aMacrobioproconsole d'Africa, che forse potrebbe essere stato l'autore dei Saturnali. E perciocchè i donatisti, eretici in quelle parti, per le disgrazie che opprimevano l'imperio romano, si eranodati più che mai ad insolentire, egli con rigorose nuove leggi represse la loro baldanza; e di più, ad istanza dei vescovi cattolici d'Africa, tutti ansiosi della pace fra que' Cristiani, ordinò che si facesse una pubblica e solenne conferenza fra essi cattolici e i donatisti, con inviare a tal fine colà Marcellino tribuno e notaio, acciocchè vi assistesse in suo nome. Fu in fatti tenuta questa celebre conferenza nell'anno seguente.In questo tempo il barbaro reAlarico, dopo aver consumato del tempo nell'assedio della città di Reggio in Calabria, fu colpito da Dio con una morte subitanea. Sant'Isidoro[Isidorus, in Histor. Goth. apud Labbeum]ciò riferisce all'anno 448 dell'era spagnuola, che corrisponde al presente dell'era nostra. Il seppellirono i suoi nell'alveo del fiume Baseno, avendone prima fatte ritirar le acque per altro alveo scavato apposta dagli schiavi, e fattele poscia ritornar nel primo. Ed acciocchè niuno ne sapesse il sito, uccisero tutti quei miseri schiavi. Molte ricchezze inchiusero nel suo sepolcro, e ciò secondo il costume de' Barbari; e presero quella precauzione, affinchè la cupidigia di quel tesoro e l'odio dei Romani non concorressero a violarne il sepolcro. In luogo di Alarico fu riconosciuto per re dai GotiAtaulfodi lui cognato. Dove poi si stesse, e che operasse in questo e nell'anno appresso questo novello re dei Barbari, è assai scuro nella storia. Giordano storico scrive[Jord., de Rebus Getic., cap. 31.]ch'egli tornò di nuovo a Roma, e a guisa delle locuste ne corrose quello che vi era rimasto di buono, e che nella stessa forma spogliò l'Italia delle private ricchezze, senza che Onorio gli potesse resistere. Aggiugne che da Roma condusse viaPlacidiasorella di esso imperadore, e giunto al Foro di Livio, ossia a Forlì (l'autore della Miscella scrive al Foro di Cornelio, cioè ad Imola), quivi la prese per moglie, dopo di che divenneamico di Onorio, e sostenne i di lui interessi. Ma di questo secondo spoglio di Roma non ne parlando alcuno degli scrittori contemporanei o vicini, difficilmente si può qui prestar fede a Giordano, che fu più di un secolo lontano da questi fatti. Vacilla eziandio la sua autorità nell'asserire seguito allora il matrimonio di Ataulfo con Placidia, essendovi altri scrittori che lo asseriscono celebrato ben più tardi. Ben credibile è il resto del racconto di Giordano. Certamente passò Ataulfo per l'Italia andando verso la Gallia; e perchè conduceva un esercito di gente brutale, sfrenata e masnadiera, non è da maravigliare se dovunque passarono lasciarono funesta memoria della loro rapacità e violenza. Sembra nondimeno ch'egli non valicasse l'Alpi se non nell'anno seguente. Per conto poi del suo buon animo verso d'Onorio, non se ne ha a dubitare per quel che vedremo. Era Ataulfo di cuore più generoso e meglio composto che il fiero Alarico. Cominciò di buon'ora ad aspirar alle nozze conGalla Placidia; e questa saggia principessa gli dovette ben far conoscere che senza l'approvazione dell'imperador suo fratello ella non consentirebbe giammai a prenderlo per marito, ed essere perciò necessario che si studiasse di camminar con buona armonia verso di lui. Perciò la storia non racconta mali trattamenti fatti da Ataulfo al dominio dell'imperio romano, perchè egli non ne dovette fare. Aveva, come dicemmo,Costantinotiranno della Gallia ricercata ed ottenuta l'amicizia di Onorio Augusto, ed era anche stato riconosciutoAugustoda lui, perchè gli fece credere di voler passare in Italia per liberarlo dal furore dei Barbari. In quest'anno in fatti egli calò in Italia[Olympiod. apud Photium, pag. 182. Sozom., lib. 9, cap. 12.]con molte forze: per l'Alpi Cozzie verso Susa, e giunse fino a Verona; e già si preparava per passare il Po e venire a Ravenna per trattare con Onorio, quando un accidente gli fece mutar pensiero. DappoichèGiovioprimo ministro d'Onorio si ritirò da lui per seguitare il partito di Attalo, succedette nel suo gradoEusebiomastro di camera dello stesso imperadore. Durò poco la sua fortuna perchè un dìAllovicogenerale delle truppe cesaree il fece sì fieramente bastonare, che il misero sotto a quei colpi lasciò la vita. Questa indegnità, cioè questo nuovo esempio, accrebbe il poco concetto, in cui era Onorio, al vedere ch'egli non ne fece risentimento alcuno. Tuttavia ne impresse ben viva in suo cuore la memoria. Fu dipoi scoperto, o almen fatto credere a lui in occasione della calata in Italia di Costantino tiranno, che questo generale se l'intendeva seco, meditando amendue di levare al vero imperadore quel poco che gli restava in Italia. Allora fu che Onorio si svegliò, nè passò molto, che cavalcando a spasso per la città, mentre Allovico, secondo il costume, gli andava innanzi, diede ordine che costui fosse ucciso, e l'ordine fu ben tosto eseguito. Scese allora da cavallo Onorio, e inginocchiatosi pubblicamente rendè grazie a Dio, perchè lo avesse liberato da un insidiator manifesto. Udita ch'ebbe Costantino la morte di costui, di galoppo se ne tornò indietro, e ripassate l'Alpi, si ridusse di nuovo ad Arles, verificando con questa fuga le reità addossate ad Allovico.

Consoli

Flavio VaraneeTertullo.

In quest'anno ancora si può credere che continuasse nella prefettura di RomaBonosiano, perchè ornato di questa dignità il troviamo anche nell'anno seguente. Ma durante il gran temporale finora descritto che mai faceva l'imperadore Onorio? Se ne stava in Ravenna senza impugnare spada, senza muoversi da sedere; nè si sa ch'egli unisse esercito o facesse altri maneggi per opporsi ai Barbari, quasi che non vi fosse legione alcuna de' Romani. In tempi tali c'era bisogno d'un valoroso e saggio imperadore; chenon sarebbono succeduti tanti disordini. Tale certo non si può dire che fosse Onorio. Anzi Cedreno[Cedren, Hist. tom. I, pag. 336.]e Zonara[Zonaras, in Annal. tom. 1, pag. 40.], storici greci, a' quali precedette Procopio[Procop., de Bello Vandal., lib. 1, cap. 2.], cel rappresentano per uno stolido, raccontando inoltre, che portatagli da un uomo tutto affannato la nuova che Roma era stata presa dai Goti, egli battendo le mani con ischiamazzo rispose:Come può esser questo, se Roma poco fa era qui?Intendeva egli di una gallina che gli era molto cara, a cui avea posto il nome di Roma.Eh signore, ripigliò allora il messo sospirando,io non parlo di un uccello, parlo della città di Roma. Verisimilmente questa fu una finzione de' Greci che sempre hanno portata antipatia ai Latini. Tuttavia non senza fondamento fu screditata dai Greci la persona di Onorio. Grande era la pietà di questo principe, grande il suo amore per la religione cattolica. Abbiamo anche delle bellissime leggi pubblicate da lui. Ma questo non basta per sostenere il peso di un vasto imperio, e per ben governare e difendere i suoi popoli. Ci vuol anche mente e coraggio; e di queste due qualità non era assai provveduto Onorio, e per questo lo sprezzarono tanto i Barbari quanto i suoi proprii sudditi, i quali proruppero in tante ribellioni. Sarebbe egli stato un buon monaco, e per disavventura sua ed altrui fu un cattivo imperadore. Venuto intanto a sua notizia che gli Africani s'erano portati con tutta fedeltà, ricusando di sottomettersi ad Attalo imperadore immaginario, in ricompensa del buon servigio rimise a quei popoli tutto quel che dovevano all'erario cesareo fino all'IndizioneV, cioè fino all'anno 408. La lettera[Cod. Theodos. tom. 4, pag. 199.]è indirizzata aMacrobioproconsole d'Africa, che forse potrebbe essere stato l'autore dei Saturnali. E perciocchè i donatisti, eretici in quelle parti, per le disgrazie che opprimevano l'imperio romano, si eranodati più che mai ad insolentire, egli con rigorose nuove leggi represse la loro baldanza; e di più, ad istanza dei vescovi cattolici d'Africa, tutti ansiosi della pace fra que' Cristiani, ordinò che si facesse una pubblica e solenne conferenza fra essi cattolici e i donatisti, con inviare a tal fine colà Marcellino tribuno e notaio, acciocchè vi assistesse in suo nome. Fu in fatti tenuta questa celebre conferenza nell'anno seguente.

In questo tempo il barbaro reAlarico, dopo aver consumato del tempo nell'assedio della città di Reggio in Calabria, fu colpito da Dio con una morte subitanea. Sant'Isidoro[Isidorus, in Histor. Goth. apud Labbeum]ciò riferisce all'anno 448 dell'era spagnuola, che corrisponde al presente dell'era nostra. Il seppellirono i suoi nell'alveo del fiume Baseno, avendone prima fatte ritirar le acque per altro alveo scavato apposta dagli schiavi, e fattele poscia ritornar nel primo. Ed acciocchè niuno ne sapesse il sito, uccisero tutti quei miseri schiavi. Molte ricchezze inchiusero nel suo sepolcro, e ciò secondo il costume de' Barbari; e presero quella precauzione, affinchè la cupidigia di quel tesoro e l'odio dei Romani non concorressero a violarne il sepolcro. In luogo di Alarico fu riconosciuto per re dai GotiAtaulfodi lui cognato. Dove poi si stesse, e che operasse in questo e nell'anno appresso questo novello re dei Barbari, è assai scuro nella storia. Giordano storico scrive[Jord., de Rebus Getic., cap. 31.]ch'egli tornò di nuovo a Roma, e a guisa delle locuste ne corrose quello che vi era rimasto di buono, e che nella stessa forma spogliò l'Italia delle private ricchezze, senza che Onorio gli potesse resistere. Aggiugne che da Roma condusse viaPlacidiasorella di esso imperadore, e giunto al Foro di Livio, ossia a Forlì (l'autore della Miscella scrive al Foro di Cornelio, cioè ad Imola), quivi la prese per moglie, dopo di che divenneamico di Onorio, e sostenne i di lui interessi. Ma di questo secondo spoglio di Roma non ne parlando alcuno degli scrittori contemporanei o vicini, difficilmente si può qui prestar fede a Giordano, che fu più di un secolo lontano da questi fatti. Vacilla eziandio la sua autorità nell'asserire seguito allora il matrimonio di Ataulfo con Placidia, essendovi altri scrittori che lo asseriscono celebrato ben più tardi. Ben credibile è il resto del racconto di Giordano. Certamente passò Ataulfo per l'Italia andando verso la Gallia; e perchè conduceva un esercito di gente brutale, sfrenata e masnadiera, non è da maravigliare se dovunque passarono lasciarono funesta memoria della loro rapacità e violenza. Sembra nondimeno ch'egli non valicasse l'Alpi se non nell'anno seguente. Per conto poi del suo buon animo verso d'Onorio, non se ne ha a dubitare per quel che vedremo. Era Ataulfo di cuore più generoso e meglio composto che il fiero Alarico. Cominciò di buon'ora ad aspirar alle nozze conGalla Placidia; e questa saggia principessa gli dovette ben far conoscere che senza l'approvazione dell'imperador suo fratello ella non consentirebbe giammai a prenderlo per marito, ed essere perciò necessario che si studiasse di camminar con buona armonia verso di lui. Perciò la storia non racconta mali trattamenti fatti da Ataulfo al dominio dell'imperio romano, perchè egli non ne dovette fare. Aveva, come dicemmo,Costantinotiranno della Gallia ricercata ed ottenuta l'amicizia di Onorio Augusto, ed era anche stato riconosciutoAugustoda lui, perchè gli fece credere di voler passare in Italia per liberarlo dal furore dei Barbari. In quest'anno in fatti egli calò in Italia[Olympiod. apud Photium, pag. 182. Sozom., lib. 9, cap. 12.]con molte forze: per l'Alpi Cozzie verso Susa, e giunse fino a Verona; e già si preparava per passare il Po e venire a Ravenna per trattare con Onorio, quando un accidente gli fece mutar pensiero. DappoichèGiovioprimo ministro d'Onorio si ritirò da lui per seguitare il partito di Attalo, succedette nel suo gradoEusebiomastro di camera dello stesso imperadore. Durò poco la sua fortuna perchè un dìAllovicogenerale delle truppe cesaree il fece sì fieramente bastonare, che il misero sotto a quei colpi lasciò la vita. Questa indegnità, cioè questo nuovo esempio, accrebbe il poco concetto, in cui era Onorio, al vedere ch'egli non ne fece risentimento alcuno. Tuttavia ne impresse ben viva in suo cuore la memoria. Fu dipoi scoperto, o almen fatto credere a lui in occasione della calata in Italia di Costantino tiranno, che questo generale se l'intendeva seco, meditando amendue di levare al vero imperadore quel poco che gli restava in Italia. Allora fu che Onorio si svegliò, nè passò molto, che cavalcando a spasso per la città, mentre Allovico, secondo il costume, gli andava innanzi, diede ordine che costui fosse ucciso, e l'ordine fu ben tosto eseguito. Scese allora da cavallo Onorio, e inginocchiatosi pubblicamente rendè grazie a Dio, perchè lo avesse liberato da un insidiator manifesto. Udita ch'ebbe Costantino la morte di costui, di galoppo se ne tornò indietro, e ripassate l'Alpi, si ridusse di nuovo ad Arles, verificando con questa fuga le reità addossate ad Allovico.


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