CDXCI

CDXCIAnno diCristoCDXCI. IndizioneXIV.Felice IIIpapa 9.Anastasioimperadore 1.Odoacrere 16.ConsoleOlibriojuniore, senza collega.Nell'Occidente niun console fu creato, perchè tuttavia si disputava del regno tra Odoacre e Teoderico. Sicchè il solo Oriente diede per consoleOlibrioappellatojuniorea distinzione dell'altro, che era stato console nell'anno 464, ed era poi divenuto imperador d'Occidente. Era egli figliuolo d'Ariobindogenerale d'armi, ed insigne personaggio nella corte imperiale de' Greci, e diGiulianafigliuola del predetto imperadore Olibrio. La genealogia di questa Giuliana ci fu data dal chiarissimo padre de Montfaucon[Montfaucon Palaeograph. Graec., pag. 207.]benedettino di san Mauro. In quest'annoZenoneimperador di Oriente finì di vivere e di regnare nel dì 9 d'aprile. Chi desidera delle favole, legga ciò che lasciarono scritto Zonara, Cedreno e Niceforo Callisto, intorno alla maniera della sua morte, essendosi sparsa voceche trovandosi egli un dì stranamente ubbriaco (il che non di rado succedeva) Arianna sua moglie, anch'essa disgustata di lui, il facesse seppellir come morto e ben chiudere l'avello, e che digerito il vino e tornato egli in sè stesso, con inutili grida ed urli fosse costretto a morir ivi daddovero. Certo è che questo imperadore lasciò dopo di sè una memoria funesta, per cagione dei molti suoi vizii, e per aver fomentati gli eretici e le eresie di que' tempi. Ma non lasciò già figliuoli maschi; e peròLonginosuo fratello, stato già console due volte, ed allora principe del senato, ma uomo superiore di gran lunga al fratello nei vizii, fidandosi specialmente nell'appoggio delle soldatesche isaure, tentò e sperò di succedere nell'imperio. Ma l'imperadriceAriannaseppe adoperarsi con tal destrezza, che, guadagnati i voti del senato e dell'esercito, fece proclamar imperadoreAnastasio, allora silenziario del palazzo (bassa dignità) e non per anche giunto al grado di senatore. Era egli nato in Durazzo. Scrive Teofane[Theoph., in Chronogr.]cheEufemiopatriarca di Costantinopoli, tenendolo per indegno dell'imperio, abborriva di consentire alla elezione di lui; ma avendo Anastasio sottoscritta una promessa di seguitare il concilio calcedonese, come regola di fede, Eufemio s'indusse a coronarlo. Salito egli poi sul trono, racconta Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 30.], che mostrandosi amator della pace, non volle far novità alcuna nelle cose della religione e della Chiesa, lasciando che chi voleva sostenere il concilio suddetto, lo sostenesse; e chi aveva abbracciato l'Enotico di Zenone, seguitasse a tenerlo: per la qual mondana politica maggiormente si confermarono e crebbero le discordie nelle chiese di Oriente con grave pregiudizio del cattolicismo. Seguitava intanto l'assedio di Ravenna, entro alla quale era chiuso il reOdoacre. Abbiamo dall'AnonimoValesiano[Anonymus Vales.]ch'esso Odoacre, siccome uomo valoroso, uscito una notte dalla città con tutto lo sforzo de' suoi Eruli, andò ad assalire l'armata del re Teoderico che stava ben trincierata nella Pigneta. All'inaspettata visita non pochi de' Goti rimasero trucidati; ma prese l'armi da tutto il campo, dopo un'ostinata difesa e offesa, e che costò la vita a gran copia di quei Barbari, furono rovesciati gli Eruli con loro gran perdita, ed obbligato il restante alla fuga. Il generale dell'armi di Odoacre, chiamatoLevilaoLevilla(presso il Cronologo del Cuspiniano ha il nomeLibella) rimase morto, in fuggendo, nel fiume Vejente, cheBidensda altri è chiamato, e oggidì Bedese o Ronco. Odoacre ebbe la fortuna di arrivar salvo in Ravenna, dove si rinserrò. L'autore della Miscella[Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.]fa menzione anch'egli di questo fatto, con dire che Odoacre, sovente uscendo co' suoi dalla città, inquietava l'esercito di Teoderico; e che ultimamente, fatta una sortita di notte addosso agli assedianti, ne fece gran macello; ma in fine superato dai Goti, che fecero una gagliarda resistenza, se ne scappò entro la città. La stessa azione sotto questo medesimo anno è narrata da Cassiodoro[Cassiod., in Chron.], con dire che uscito di notte Odoacre alponte Candidio, fu con una memorabil zuffa vinto dal re Teoderico. In vece diCandidiosi dee scrivereCandiano, luogo celebre presso Ravenna. E lo attesta anche Agnello scrittore del secolo nono nelle Vite degli arcivescovi di Ravenna[Agnell. Vit. Archiepisc. Ravenn. Part. 6, tom. 2 Rer. Italic.], dal quale parimente impariamo che Teoderico si era postato non lungi da Ravennanel campo che si chiama di Candiano; e che Odoacre due volte battuto, tornò col suo esercitoal predetto campo, e restò sconfitto la terza volta: dopo di che si rinchiuse nella città. Aggiugneposcia esso Agnello che Teoderico (per quanto io vo credendo, essendo confuse le sue parole) andò a Rimini, e di là coidromoni, cioè con barche da trasportar gente e viveri, arrivò al porto di Lione, per impedire i soccorsi dalla parte del mare all'assediata città, con far dipoi fabbricare un palazzotto nell'isola, dove a' tempi del medesimo Agnello era il monistero di santa Maria, sei miglia lungi da Ravenna; la qual casa il medesimo Agnello fece demolire per valersi di quel materiale. Aggiugne Cassiodoro che in quest'anno i Vandali supplicarono per aver la pace, senza dire, se dall'imperadore d'Oriente, oppure dal re Teoderico, e da lì innanzi cessarono di fare incursioni nella Sicilia. Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.]accenna anch'egli che seguì in Costantinopoli una guerra fra la plebe, e che una parte della città e del circo rimase disfatta da un grave incendio.

Console

Olibriojuniore, senza collega.

Nell'Occidente niun console fu creato, perchè tuttavia si disputava del regno tra Odoacre e Teoderico. Sicchè il solo Oriente diede per consoleOlibrioappellatojuniorea distinzione dell'altro, che era stato console nell'anno 464, ed era poi divenuto imperador d'Occidente. Era egli figliuolo d'Ariobindogenerale d'armi, ed insigne personaggio nella corte imperiale de' Greci, e diGiulianafigliuola del predetto imperadore Olibrio. La genealogia di questa Giuliana ci fu data dal chiarissimo padre de Montfaucon[Montfaucon Palaeograph. Graec., pag. 207.]benedettino di san Mauro. In quest'annoZenoneimperador di Oriente finì di vivere e di regnare nel dì 9 d'aprile. Chi desidera delle favole, legga ciò che lasciarono scritto Zonara, Cedreno e Niceforo Callisto, intorno alla maniera della sua morte, essendosi sparsa voceche trovandosi egli un dì stranamente ubbriaco (il che non di rado succedeva) Arianna sua moglie, anch'essa disgustata di lui, il facesse seppellir come morto e ben chiudere l'avello, e che digerito il vino e tornato egli in sè stesso, con inutili grida ed urli fosse costretto a morir ivi daddovero. Certo è che questo imperadore lasciò dopo di sè una memoria funesta, per cagione dei molti suoi vizii, e per aver fomentati gli eretici e le eresie di que' tempi. Ma non lasciò già figliuoli maschi; e peròLonginosuo fratello, stato già console due volte, ed allora principe del senato, ma uomo superiore di gran lunga al fratello nei vizii, fidandosi specialmente nell'appoggio delle soldatesche isaure, tentò e sperò di succedere nell'imperio. Ma l'imperadriceAriannaseppe adoperarsi con tal destrezza, che, guadagnati i voti del senato e dell'esercito, fece proclamar imperadoreAnastasio, allora silenziario del palazzo (bassa dignità) e non per anche giunto al grado di senatore. Era egli nato in Durazzo. Scrive Teofane[Theoph., in Chronogr.]cheEufemiopatriarca di Costantinopoli, tenendolo per indegno dell'imperio, abborriva di consentire alla elezione di lui; ma avendo Anastasio sottoscritta una promessa di seguitare il concilio calcedonese, come regola di fede, Eufemio s'indusse a coronarlo. Salito egli poi sul trono, racconta Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. 30.], che mostrandosi amator della pace, non volle far novità alcuna nelle cose della religione e della Chiesa, lasciando che chi voleva sostenere il concilio suddetto, lo sostenesse; e chi aveva abbracciato l'Enotico di Zenone, seguitasse a tenerlo: per la qual mondana politica maggiormente si confermarono e crebbero le discordie nelle chiese di Oriente con grave pregiudizio del cattolicismo. Seguitava intanto l'assedio di Ravenna, entro alla quale era chiuso il reOdoacre. Abbiamo dall'AnonimoValesiano[Anonymus Vales.]ch'esso Odoacre, siccome uomo valoroso, uscito una notte dalla città con tutto lo sforzo de' suoi Eruli, andò ad assalire l'armata del re Teoderico che stava ben trincierata nella Pigneta. All'inaspettata visita non pochi de' Goti rimasero trucidati; ma prese l'armi da tutto il campo, dopo un'ostinata difesa e offesa, e che costò la vita a gran copia di quei Barbari, furono rovesciati gli Eruli con loro gran perdita, ed obbligato il restante alla fuga. Il generale dell'armi di Odoacre, chiamatoLevilaoLevilla(presso il Cronologo del Cuspiniano ha il nomeLibella) rimase morto, in fuggendo, nel fiume Vejente, cheBidensda altri è chiamato, e oggidì Bedese o Ronco. Odoacre ebbe la fortuna di arrivar salvo in Ravenna, dove si rinserrò. L'autore della Miscella[Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.]fa menzione anch'egli di questo fatto, con dire che Odoacre, sovente uscendo co' suoi dalla città, inquietava l'esercito di Teoderico; e che ultimamente, fatta una sortita di notte addosso agli assedianti, ne fece gran macello; ma in fine superato dai Goti, che fecero una gagliarda resistenza, se ne scappò entro la città. La stessa azione sotto questo medesimo anno è narrata da Cassiodoro[Cassiod., in Chron.], con dire che uscito di notte Odoacre alponte Candidio, fu con una memorabil zuffa vinto dal re Teoderico. In vece diCandidiosi dee scrivereCandiano, luogo celebre presso Ravenna. E lo attesta anche Agnello scrittore del secolo nono nelle Vite degli arcivescovi di Ravenna[Agnell. Vit. Archiepisc. Ravenn. Part. 6, tom. 2 Rer. Italic.], dal quale parimente impariamo che Teoderico si era postato non lungi da Ravennanel campo che si chiama di Candiano; e che Odoacre due volte battuto, tornò col suo esercitoal predetto campo, e restò sconfitto la terza volta: dopo di che si rinchiuse nella città. Aggiugneposcia esso Agnello che Teoderico (per quanto io vo credendo, essendo confuse le sue parole) andò a Rimini, e di là coidromoni, cioè con barche da trasportar gente e viveri, arrivò al porto di Lione, per impedire i soccorsi dalla parte del mare all'assediata città, con far dipoi fabbricare un palazzotto nell'isola, dove a' tempi del medesimo Agnello era il monistero di santa Maria, sei miglia lungi da Ravenna; la qual casa il medesimo Agnello fece demolire per valersi di quel materiale. Aggiugne Cassiodoro che in quest'anno i Vandali supplicarono per aver la pace, senza dire, se dall'imperadore d'Oriente, oppure dal re Teoderico, e da lì innanzi cessarono di fare incursioni nella Sicilia. Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.]accenna anch'egli che seguì in Costantinopoli una guerra fra la plebe, e che una parte della città e del circo rimase disfatta da un grave incendio.


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