CDXCIII

CDXCIIIAnno diCristoCDXCIII. IndizioneI.Gelasiopapa 2.Anastasioimperadore 3.Teodericore 1.ConsoliEusebioper la seconda volta edAlbino.Eusebioconsole orientale di questo anno è quel medesimo che dianzi nel 489 era stato decorato della stessa dignità. Trovavasi in questi tempi nella corte imperiale di Costantinopoli per relazione della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]e di Teofane[Theoph., in Chronogr.], unEusebiochiamatomagister officiorum, ossia maggiordomo dell'imperadore. Probabilmente lo stesso fu che ora veggiamo per la seconda volta console.Albino, cioè l'altro console, verisimilmente spetta all'Occidente. Cassiodoro[Cassiod., lib. 1, epist. 20.]ed Ennodio[Ennod., lib. 3, epist. 221.]nelle loro epistole e l'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]fanno menzione diAlbinopatrizio, che fu poi accusato nell'anno 524, ed è chiamatovir consularisda Boezio[Boetius, lib. 1, de Consolat.]. Questi si può credere lo stesso che il presente. Notò sotto questi consoli Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], che in Costantinopoli insorse una guerra civile contra dello stesso imperadoreAnastasio, dimodochè le statue di lui e della imperadrice Arianna furono legate con funi e strascinate per la città; e cheGiulianogenerale dell'armi in una baruffa accaduta di notte nella Tracia, trafitto dalla spada di uno Scita, terminò di vivere. Nulla si raccoglie di questi avvenimenti dagli altri storici. Seguitava intanto la guerra contra gl'Isauri, e sappiamo da Teofane che avendoDiogene, uno de' capitani imperiali, presa la città di Claudiopoli, scesi gl'Isauri dal monte Tauro, l'assediarono sì strettamente là dentro, che fu in pericolo di perir di fame egli con il suo seguito. Ma finalmente arrivato all'improvvisoGiovanni Cirtogenerale dell'imperador con delle soldatesche dall'un canto, e facendo dall'altro una vigorosa sortita Diogene, rimasero sconfitti gli assedianti, e fra essi uccisoCononevescovo d'Apamea, il quale lasciata la sedia episcopale con disprezzo de' sacri canoni s'era messo a fare da general di battaglia. Era già durato circa tre anni l'assedio di Ravenna con incomodo gravissimo degli assedianti, ma più degli assediati. Agnello, che circa l'anno 830 scrisse le Vite degli arcivescovi di Ravenna[Agnell., part. 1, tom. 2 Rer. Ital.], ci fa intendere essere talmente venuti meno i viveri e cresciuta la fame nella città, che mangiavano le cuoja ed altri immondi ed orridi cibi, e che non pochi avanzati alle spade vi perirono di fame. Perciò Odoacre trattò di pace con Teoderico, e il trovò disposto ad accettarla. Imperocchè, siccome narra Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1.], riuscì ai Goti d'impadronirsi o per amore o per forza di tutte le città, fuorchè di Cesena e di Ravenna; ed avendo speso quasi tre anni nell'assedio dell'ultima, erano i soldati omai stanchi ed attediati per sì lunga dimora. Interpostosi adunque l'arcivescovo di Ravenna, si venne ad un accordo. Odoacre diede per ostaggio a Teoderico Telane suo figliuolo[Anonym. Vales.].Secondo l'attestato d'Agnello, nel dì 15 di febbraio, o pure, come ha il Cronologo del Cuspiniano[Chronolog. Cuspiniani.], nel dì 27 di esso mese si conchiuse la pace. Furono dipoi nel dì 5 di marzo aperte le porte di Ravenna, e l'arcivescovo con tutto il clero, colle croci, coi turiboli e coi santi Vangeli processionalmente cantando salmi, si portò a trovar Teoderico; e prostrati a terra, gli domandarono perdono e pace, ed ottennero quanto chiesero. In quello stesso giorno anche Teoderico prese il possesso della città e del porto di Classe. Con quali condizioni e patti seguisse l'accordo fra lui ed Odoacre, hanno dimenticato gli antichi di registrarlo. Poichè non è molto credibil quello che vien raccontato dal suddetto Procopio, cioè che tanto l'un come l'altro avessero ugualmente da signoreggiare da lì innanzi in Ravenna. L'Anonimo Valesiano non altro dice promesso ad Odoacre, se non che sarebbe in salvo la sua vita: il che è ben poco, perchè forse Odoacre avrebbe potuto tentar di fuggire per mare, e portar seco di che sostentare in luogo sicuro onorevolmente la vita. Altri hanno immaginato ch'egli solamente chiedesse un qualche angolo d'Italia da passarvi convenevolmente il resto de' suoi giorni.Vero è che Teoderico potè liberalmente concedere quanto gli fu dimandato, perchè già covava il pensiero di non mantener la parola. In fatti dopo aver fatta buona ciera e carezze per alquanti giorni ad Odoacre, invitatolo un dì a pranzo co' suoi cortigiani nel palazzo di Lauro o Laureto, gli fece levar la vita: e, se vogliam credere all'Anonimo Valesiano, lo stesso Teoderico di sua mano l'uccise, con aggiugnere che nel medesimo giorno tutti quei che si poterono trovare del di lui seguito, furono d'ordine d'esso Teoderico tagliati a pezzi. Il medesimo scrittore, e Procopio e Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]attribuiscono questabarbarica risoluzione all'avere Teoderico scoperto che Odoacre gli tendeva delle insidie. Ma non mancano mai pretesti a chi può e vuol fare del male agli inferiori; e probabilmente non mancarono falsi consiglieri ed adulatori della gran fortuna di Teoderico. Odoacre ridotto in quello stato, con un potente esercito intorno, chi crederà mai che potesse fabbricar delle trame contra del suo vincitore? Più degno di fede a noi sembrerà Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.], allorchè scrive che Odoacreab eodem Theoderico perjuriis illectus, interfectusque est; e il dirsi dell'autore della Miscella:A Theoderico in fidem susceptus, ab eo trucullente interemtus est.Con tale iniquità diede principio al suo pieno dominio il re Teoderico; e in questa maniera terminò i suoi giorni il misero Odoacre, appellato dall'Anonimo Valesianohomo bonae voluntatis. Nè si dee omettere che durante questo grande sconvolgimento dell'Italia[Ennod., in Vita S. Epiph. Ticin. Episc.], essendo partiti, per attestato di Ennodio, da Pavia i Goti, fu consegnata quella città ai Rugi, i più barbari e crudeli di tutte le nazioni, i quali si credeano di aver perduta la giornata qualor non aveano potuto commettere qualche scellerata azione. Tuttavia a sant'Epifaniovescovo di quella città riuscì di ammollire i cuori di que' Barbari colle sue dolci maniere, talmente che piangeano allorchè dopo due anni ebbero da andarsene al lor paese. Crede il padre Sirmondo che costoro entrassero in Pavia nell'anno presente. L'autore della Miscella in fatti scrive che dopo tre anni, usciti i Goti da Pavia, vi entrarono i Rugi, e che costoro per due anni continui diedero il guasto a quella città e al suo territorio. Noi già vedemmo cheFederigore dei Rugi era venuto in Italia colle sue genti in aiuto di Teoderico. Sappiamo poi dal medesimo Ennodio[Ennod., Panegyr. Theoderici.]che costui mancò in progressodi tempo di fede a Teoderico, e si unì coi nimici di lui. Ma in fine nata discordia fra esso e i suoi collegati, restò disfatto e forse ucciso dai medesimi. Quando ciò succedesse, è scuro affatto. Probabilmente nondimeno egli si rivoltò durante l'assedio di Ravenna, e poi succedette la sua rovina, allorchè Teoderico ebbe a far guerra nella Pannonia, siccome diremo al suo luogo. È di parere il cardinal Baronio che dopo la morte di Odoacre e sul fine di quest'anno Teoderico inviasse ad Anastasio Augusto i suoi ambasciatori, per istabilir pace e lega con lui, e che a tal fine fosse scritta la lettera prima di Cassiodoro[Cassiod., lib. 1, ep. 1.]ad esso imperadore. Parimente crede cheFausto maestro degli uffiziifosse uno di questi ambasciatori. Ma in quella lettera si suppone intorbidata la buona armonia che dianzi passava fra Anastasio e Teoderico; e però negli anni susseguenti sembra essa scritta a nome di Teoderico. E tanto più perchè Teoderico confessa di essere stato più volte esortato dall'imperadore ad amare il senato romano, e ad osservare le leggi dei precedenti Augusti. Per altro abbiamo dall'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.]che nell'anno 490, vivente ancora Zenone imperadore, non tardò Teoderico ad inviare in CostantinopoliFesto capo del senato, per chiedergli la veste regale, ed è lo stesso che dire a pregarlo che volesse riconoscerlo per re d'Italia. Lo stesso autore dipoi chiama questo ambasciatore non piùFesto, maFausto il negro, ed aggiugne che prima del ritorno suo dalla medesima ambasciata, avendo Teoderico intesa la morte di Zenone (accaduta, come dicemmo, nell'anno 491), e dappoichè fu entrato in Ravenna ed ebbe tolto dal mondo Odoacre, i Goti il proclamarono e confermarono re, senza aspettar la licenza ed approvazione del nuovo imperadore Anastasio. Ma forse questo scrittore anticipò alquanto la spedizione del suddetto ambasciatore, e laassunzione del titolo regale: del che parleremo all'anno 495.Abbiamo dall'autor della Miscella[Hist. Miscella, tom. 1 Rer. Italicar.]e da Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 58.]che Teoderico, per bene stabilirsi nel nuovo regno, conchiuse parentado con varii principi di questi tempi. Cioè prese egli per moglieAudelfreda, chiamata da Gregorio Turonensesorella, e da Giordano e dall'autore della Miscella (con errore, credo io, perchè Clodoveo era allora assai giovane)figliuola di Clodoveoil grande, re de' Franchi. DiedeAmalafredasua sorella adUnnericore de' Vandali. Ma l'autore della Miscella qui s'inganna. Il re Unnerico cessò di vivere nell'anno 484, ed ebbe per successoreGundamondo, la cui morte accadde nel 496. E dopo di lui regnòTrasamondo. Questi fu marito diAmalafreda, come s'ha chiaramente da Giordano e da Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 8.]. Avea Teoderico due figliuole nate a lui da una concubina, allorchè dimorava nelle sue contrade. La prima appellataTeuticodo(da ProcopioTeudicusa, e dall'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.]Arevagnivien detta) unì in matrimonio conAlaricore dei Visigoti, che regnava allora nella Gallia meridionale e in buona parte della Spagna. L'altra chiamataOstrogota(ossiaTeodogota, come ha il suddetto Anonimo) fu presa in moglie daSigismondofigliuolo di Gundobado, ossia Gundibaldo, re de' Borgognoni. Una figliuola eziandio di Amalafreda sua sorella, e del suo primo marito, per nomeAmalberga, ebbe per maritoErmanfredore della Turingia. Ma questi matrimonii succederono in varii tempi, quantunque io gli abbia qui rapportati tutti in un fiato. Delle gloriose azioni di sanGelasiopapa in quest'anno per la conservazione della vera fede sì in Occidente come in Oriente, son da vedere gli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio. Riferisce ancora GregorioTuronense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 27.]al presente anno la guerra fatta daClodoveore dei Franchi ai Turingi, non già con soggiogarli affatto al suo dominio, come egli dice, ma con obbligarli a pagargli il tributo. Rammemora eziandio il di lui matrimonio conClotildenipote diGundobaldore dei Borgognoni, principessa gloriosa, perchè poi condusse il marito tuttavia pagano ad abbracciare la santissima religione di Cristo.

Consoli

Eusebioper la seconda volta edAlbino.

Eusebioconsole orientale di questo anno è quel medesimo che dianzi nel 489 era stato decorato della stessa dignità. Trovavasi in questi tempi nella corte imperiale di Costantinopoli per relazione della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]e di Teofane[Theoph., in Chronogr.], unEusebiochiamatomagister officiorum, ossia maggiordomo dell'imperadore. Probabilmente lo stesso fu che ora veggiamo per la seconda volta console.Albino, cioè l'altro console, verisimilmente spetta all'Occidente. Cassiodoro[Cassiod., lib. 1, epist. 20.]ed Ennodio[Ennod., lib. 3, epist. 221.]nelle loro epistole e l'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]fanno menzione diAlbinopatrizio, che fu poi accusato nell'anno 524, ed è chiamatovir consularisda Boezio[Boetius, lib. 1, de Consolat.]. Questi si può credere lo stesso che il presente. Notò sotto questi consoli Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], che in Costantinopoli insorse una guerra civile contra dello stesso imperadoreAnastasio, dimodochè le statue di lui e della imperadrice Arianna furono legate con funi e strascinate per la città; e cheGiulianogenerale dell'armi in una baruffa accaduta di notte nella Tracia, trafitto dalla spada di uno Scita, terminò di vivere. Nulla si raccoglie di questi avvenimenti dagli altri storici. Seguitava intanto la guerra contra gl'Isauri, e sappiamo da Teofane che avendoDiogene, uno de' capitani imperiali, presa la città di Claudiopoli, scesi gl'Isauri dal monte Tauro, l'assediarono sì strettamente là dentro, che fu in pericolo di perir di fame egli con il suo seguito. Ma finalmente arrivato all'improvvisoGiovanni Cirtogenerale dell'imperador con delle soldatesche dall'un canto, e facendo dall'altro una vigorosa sortita Diogene, rimasero sconfitti gli assedianti, e fra essi uccisoCononevescovo d'Apamea, il quale lasciata la sedia episcopale con disprezzo de' sacri canoni s'era messo a fare da general di battaglia. Era già durato circa tre anni l'assedio di Ravenna con incomodo gravissimo degli assedianti, ma più degli assediati. Agnello, che circa l'anno 830 scrisse le Vite degli arcivescovi di Ravenna[Agnell., part. 1, tom. 2 Rer. Ital.], ci fa intendere essere talmente venuti meno i viveri e cresciuta la fame nella città, che mangiavano le cuoja ed altri immondi ed orridi cibi, e che non pochi avanzati alle spade vi perirono di fame. Perciò Odoacre trattò di pace con Teoderico, e il trovò disposto ad accettarla. Imperocchè, siccome narra Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1.], riuscì ai Goti d'impadronirsi o per amore o per forza di tutte le città, fuorchè di Cesena e di Ravenna; ed avendo speso quasi tre anni nell'assedio dell'ultima, erano i soldati omai stanchi ed attediati per sì lunga dimora. Interpostosi adunque l'arcivescovo di Ravenna, si venne ad un accordo. Odoacre diede per ostaggio a Teoderico Telane suo figliuolo[Anonym. Vales.].Secondo l'attestato d'Agnello, nel dì 15 di febbraio, o pure, come ha il Cronologo del Cuspiniano[Chronolog. Cuspiniani.], nel dì 27 di esso mese si conchiuse la pace. Furono dipoi nel dì 5 di marzo aperte le porte di Ravenna, e l'arcivescovo con tutto il clero, colle croci, coi turiboli e coi santi Vangeli processionalmente cantando salmi, si portò a trovar Teoderico; e prostrati a terra, gli domandarono perdono e pace, ed ottennero quanto chiesero. In quello stesso giorno anche Teoderico prese il possesso della città e del porto di Classe. Con quali condizioni e patti seguisse l'accordo fra lui ed Odoacre, hanno dimenticato gli antichi di registrarlo. Poichè non è molto credibil quello che vien raccontato dal suddetto Procopio, cioè che tanto l'un come l'altro avessero ugualmente da signoreggiare da lì innanzi in Ravenna. L'Anonimo Valesiano non altro dice promesso ad Odoacre, se non che sarebbe in salvo la sua vita: il che è ben poco, perchè forse Odoacre avrebbe potuto tentar di fuggire per mare, e portar seco di che sostentare in luogo sicuro onorevolmente la vita. Altri hanno immaginato ch'egli solamente chiedesse un qualche angolo d'Italia da passarvi convenevolmente il resto de' suoi giorni.

Vero è che Teoderico potè liberalmente concedere quanto gli fu dimandato, perchè già covava il pensiero di non mantener la parola. In fatti dopo aver fatta buona ciera e carezze per alquanti giorni ad Odoacre, invitatolo un dì a pranzo co' suoi cortigiani nel palazzo di Lauro o Laureto, gli fece levar la vita: e, se vogliam credere all'Anonimo Valesiano, lo stesso Teoderico di sua mano l'uccise, con aggiugnere che nel medesimo giorno tutti quei che si poterono trovare del di lui seguito, furono d'ordine d'esso Teoderico tagliati a pezzi. Il medesimo scrittore, e Procopio e Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]attribuiscono questabarbarica risoluzione all'avere Teoderico scoperto che Odoacre gli tendeva delle insidie. Ma non mancano mai pretesti a chi può e vuol fare del male agli inferiori; e probabilmente non mancarono falsi consiglieri ed adulatori della gran fortuna di Teoderico. Odoacre ridotto in quello stato, con un potente esercito intorno, chi crederà mai che potesse fabbricar delle trame contra del suo vincitore? Più degno di fede a noi sembrerà Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.], allorchè scrive che Odoacreab eodem Theoderico perjuriis illectus, interfectusque est; e il dirsi dell'autore della Miscella:A Theoderico in fidem susceptus, ab eo trucullente interemtus est.Con tale iniquità diede principio al suo pieno dominio il re Teoderico; e in questa maniera terminò i suoi giorni il misero Odoacre, appellato dall'Anonimo Valesianohomo bonae voluntatis. Nè si dee omettere che durante questo grande sconvolgimento dell'Italia[Ennod., in Vita S. Epiph. Ticin. Episc.], essendo partiti, per attestato di Ennodio, da Pavia i Goti, fu consegnata quella città ai Rugi, i più barbari e crudeli di tutte le nazioni, i quali si credeano di aver perduta la giornata qualor non aveano potuto commettere qualche scellerata azione. Tuttavia a sant'Epifaniovescovo di quella città riuscì di ammollire i cuori di que' Barbari colle sue dolci maniere, talmente che piangeano allorchè dopo due anni ebbero da andarsene al lor paese. Crede il padre Sirmondo che costoro entrassero in Pavia nell'anno presente. L'autore della Miscella in fatti scrive che dopo tre anni, usciti i Goti da Pavia, vi entrarono i Rugi, e che costoro per due anni continui diedero il guasto a quella città e al suo territorio. Noi già vedemmo cheFederigore dei Rugi era venuto in Italia colle sue genti in aiuto di Teoderico. Sappiamo poi dal medesimo Ennodio[Ennod., Panegyr. Theoderici.]che costui mancò in progressodi tempo di fede a Teoderico, e si unì coi nimici di lui. Ma in fine nata discordia fra esso e i suoi collegati, restò disfatto e forse ucciso dai medesimi. Quando ciò succedesse, è scuro affatto. Probabilmente nondimeno egli si rivoltò durante l'assedio di Ravenna, e poi succedette la sua rovina, allorchè Teoderico ebbe a far guerra nella Pannonia, siccome diremo al suo luogo. È di parere il cardinal Baronio che dopo la morte di Odoacre e sul fine di quest'anno Teoderico inviasse ad Anastasio Augusto i suoi ambasciatori, per istabilir pace e lega con lui, e che a tal fine fosse scritta la lettera prima di Cassiodoro[Cassiod., lib. 1, ep. 1.]ad esso imperadore. Parimente crede cheFausto maestro degli uffiziifosse uno di questi ambasciatori. Ma in quella lettera si suppone intorbidata la buona armonia che dianzi passava fra Anastasio e Teoderico; e però negli anni susseguenti sembra essa scritta a nome di Teoderico. E tanto più perchè Teoderico confessa di essere stato più volte esortato dall'imperadore ad amare il senato romano, e ad osservare le leggi dei precedenti Augusti. Per altro abbiamo dall'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.]che nell'anno 490, vivente ancora Zenone imperadore, non tardò Teoderico ad inviare in CostantinopoliFesto capo del senato, per chiedergli la veste regale, ed è lo stesso che dire a pregarlo che volesse riconoscerlo per re d'Italia. Lo stesso autore dipoi chiama questo ambasciatore non piùFesto, maFausto il negro, ed aggiugne che prima del ritorno suo dalla medesima ambasciata, avendo Teoderico intesa la morte di Zenone (accaduta, come dicemmo, nell'anno 491), e dappoichè fu entrato in Ravenna ed ebbe tolto dal mondo Odoacre, i Goti il proclamarono e confermarono re, senza aspettar la licenza ed approvazione del nuovo imperadore Anastasio. Ma forse questo scrittore anticipò alquanto la spedizione del suddetto ambasciatore, e laassunzione del titolo regale: del che parleremo all'anno 495.

Abbiamo dall'autor della Miscella[Hist. Miscella, tom. 1 Rer. Italicar.]e da Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 58.]che Teoderico, per bene stabilirsi nel nuovo regno, conchiuse parentado con varii principi di questi tempi. Cioè prese egli per moglieAudelfreda, chiamata da Gregorio Turonensesorella, e da Giordano e dall'autore della Miscella (con errore, credo io, perchè Clodoveo era allora assai giovane)figliuola di Clodoveoil grande, re de' Franchi. DiedeAmalafredasua sorella adUnnericore de' Vandali. Ma l'autore della Miscella qui s'inganna. Il re Unnerico cessò di vivere nell'anno 484, ed ebbe per successoreGundamondo, la cui morte accadde nel 496. E dopo di lui regnòTrasamondo. Questi fu marito diAmalafreda, come s'ha chiaramente da Giordano e da Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 8.]. Avea Teoderico due figliuole nate a lui da una concubina, allorchè dimorava nelle sue contrade. La prima appellataTeuticodo(da ProcopioTeudicusa, e dall'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.]Arevagnivien detta) unì in matrimonio conAlaricore dei Visigoti, che regnava allora nella Gallia meridionale e in buona parte della Spagna. L'altra chiamataOstrogota(ossiaTeodogota, come ha il suddetto Anonimo) fu presa in moglie daSigismondofigliuolo di Gundobado, ossia Gundibaldo, re de' Borgognoni. Una figliuola eziandio di Amalafreda sua sorella, e del suo primo marito, per nomeAmalberga, ebbe per maritoErmanfredore della Turingia. Ma questi matrimonii succederono in varii tempi, quantunque io gli abbia qui rapportati tutti in un fiato. Delle gloriose azioni di sanGelasiopapa in quest'anno per la conservazione della vera fede sì in Occidente come in Oriente, son da vedere gli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio. Riferisce ancora GregorioTuronense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 27.]al presente anno la guerra fatta daClodoveore dei Franchi ai Turingi, non già con soggiogarli affatto al suo dominio, come egli dice, ma con obbligarli a pagargli il tributo. Rammemora eziandio il di lui matrimonio conClotildenipote diGundobaldore dei Borgognoni, principessa gloriosa, perchè poi condusse il marito tuttavia pagano ad abbracciare la santissima religione di Cristo.


Back to IndexNext