CDXCIVAnno diCristoCDXCIV. IndizioneII.Gelasiopapa 3.Anastasioimperadore 4.Teodericore 2.ConsoliTurcio Rufio Aproniano AsterioePresidio.È fuor di dubbio che il primo di questi consoli, cioèAsterio, fu console creato in Occidente, ed è quel medesimo che si legge sottoscritto nel famoso antichissimo Virgilio scritto a penna della biblioteca medicea; sopra che son da vedere il cardinal Noris[Noris, Coenotaph. Pisan., Dissertat. 4.]e il canonico Gori[Gorius, Inscript. Etrur.]. I padri Sirmondo e Pagi, che il credono appellato Asturio, e nonAsterio, non son qui da ascoltare.Asterioera cognome della casaTurcia, come ancor lo provai[Anecdot. tom. 1, dissert. 2.]in illustrando un poema di san Paolino vescovo di Nola. Quanto all'altro console, cioè aPresidio, il suddetto cardinal Noris ed Onofrio Panvinio[Panvin., in Fast. Consul.]il giudicarono console orientale; all'incontro dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]è tenuto anch'esso occidentale. Ma ognun di essi giuoca ad indovinare, nè si può stabilire chi s'abbia ragione. Tuttavia essendo il nome latino, e trovandosi posposto esso anche ne' Fasti greci, più probabile sembra l'opinione del Pagi. Dopo avere il re Teoderico ridotta allasua ubbidienza l'Italia tutta, senza curarsi del titolo d'imperadore, assunse quello di re, usato (dice Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1.]) dai Barbari, per significare i lor principi, da' quali son retti e governati. E da saggio politico non solamente ritenne ed onorò tutti i magistrati soliti della repubblica e dell'imperio romano, ma ancora prese a vestirsi alla romana; il che piacque non poco ai popoli, come segno d'amore e di stima verso della nazione italiana. Poscia in questa felice calma s'applicò egli tutto a mettere in buon sistema l'Italia, che per tante passate rivoluzioni e turbolenze era ridotta in un miserabile stato. Ma specialmente, per attestato d'Ennodio[Ennod., in Vita s. Epiphan. Ticinens. episc.], a lui fece pietà la desolata Liguria, che in questi tempi abbracciava anche il Piemonte, il Monferrato e Milano. S'è toccata disopra la terribil incursione de' Borgognoni in quelle parti, allorchè Teoderico era impegnato nell'assedio di Ravenna, e s'è raccontato che in quella occasione fu condotta in ischiavitù nelle Gallie un'immensa quantità di popolo da quella barbara ed ariana nazione. Basterà sapere che le campagne erano rimaste quasi tutte senza abitatori e senza chi le coltivasse. Pensò dunque Teoderico al rimedio, quand'ecco giugnere a RavennaEpifaniovescovo di Pavia in compagnia diLorenzoarcivescovo di Milano, per implorare la di lui clemenza. Avea Teoderico pubblicata una legge, in cui concedeva a tutti i popoli, che erano stati in addietro del suo partito, i privilegii de' cittadini romani, col negarli, e con levare nominatamente la facoltà di testare agli altri che aveano tenuto per la parte di Odoacre. Era grande il lamento per questo in tutta l'Italia. I due santi vescovi con tanta efficacia il supplicarono d'abolir questa legge, che Teoderico non potè far resistenza, e chiamato tostoUrbicoquestore del sacro palazzo, gli ordinò di fare un editto ritrattatoriodel precedente. Rivoltosi dipoi ad Epifanio, gli disse di aver posti gli occhi sopra di lui, per inviarlo suo ambasciatore aGundobado, ossiaGundobaldo, re de' Borgognoni, per trattar seco del riscatto degli schiavi fatti nella Liguria: al qual fine l'erario regio gli avrebbe somministrato il danaro occorrente. Accettò il santo prelato questa pia incombenza, e solamente il pregò di volergli dar per compagnoVittorevescovo di Torino, personaggio di rare virtù. Pertanto nel marzo del presente anno si mossero i due vescovi alla volta di Lione, dove allora abitava il re Gundobado, siccome padrone ancora di quella provincia. Era già promessa in isposa aSigismondofigliuolo di quel re una figliuola di Teoderico. La venerabil presenza e le sagge e pie parole di Epifanio indussero Gundobado a rilasciar gratuitamente tutti quegli Italiani che non aveano prese l'armi contra de' Borgognoni, richiedendo solamente che si pagasse il riscatto per gli altri. Allora si videro le schiere di quella povera gente tutte in moto ed allegre verso la lor patria. In un giorno solo dalla sola città di Lione ne partirono quattrocento; e lo stesso si praticò per tutte le città della Savoia e dell'altre provincie sottoposte ai Borgognoni. Ben seimila persone furono le donate alle preghiere del santo vescovo; Ennodio allora diacono, che tali notizie tramandò ai posteri, era presente alle lor liete processioni. Per riscattar gli altri impiegò Epifanio il danaro datogli dal re Teoderico, ma non bastò.Siagriapiissima e ricca donna, edAlcimo Ecdicio Avito, celebre vescovo di Vienna, contribuirono di molto oro per la liberazion degli altri. Passò ancora Epifanio a Geneva, dove comandava Godigiselo fratello del re Gundobado, ed ivi ancora ottenne la liberazion degli schiavi, attorniato dai quali anch'egli se ne ritornò in Italia con uno spettacolo che trasse dagli occhi di tutti le lagrime, e tornò in gloria grande della religion cristianae di Teoderico, che da buon principe procurò sì gran bene ai sudditi suoi.Seguitava intanto in Oriente la guerra mossa agl'Isauri;[Marcell. Comes, in Chron.]ed Anastasio imperadore cominciò in quest'anno a scoprire il suo mal animo contra diEufemiopatriarca di Costantinopoli, perchè egli stava saldo nella difesa della dottrina e chiesa cattolica, e si opponeva alle mire d'esso imperadore, fautor degli eretici. Teofane[Theoph., in Chronogr.]aggiugne che Anastasio concepì ancora de' sospetti contra di Eufemio, quasichè egli fomentasse la ribellion degl'Isauri; e perciò ben per due volte tentò di fargli levar la vita; ma non gli riuscì il disegno. Finalmente astrinse il piissimo patriarca a restituirgli la obbligazione da lui fatta con iscrittura privata di non far novità in pregiudizio della religion cattolica. Circa questi tempiGelasio papapubblicò il celebre suo decreto intorno ai libri della sacra Scrittura, e agli altri che trattano delle cose sacre, determinando quali s'abbiano o non s'abbiano da ricevere come autentici e di sana dottrina. Scrisse ancora un sensatissimo apologetico all'imperadore Anastasio, che intero vien rapportato dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]. Forse ancora appartiene a questi tempi l'essere entrato ai servigi del re TeodericoMagno Aurelio Cassiodoro, oCassiodorio, insigne scrittore e letterato del presente e del prossimo secolo, nato di nobil famiglia nella città di Squillaci in Calabria, e parente diSimmacopatrizio. Aveva egli sotto il re Odoacre sostenute due riguardevoli cariche; dopo la cui morte ritiratosi alla patria, si acquistò gran merito anche presso il nuovo re Teoderico coll'aver portati i Siciliani, benchè non senza gran fatica, a riconoscerlo per sovrano. Perciò chiamato alla corte, ebbe per ricompensa il governo della Calabria per un anno; e, terminato questo, passò adessere segretario delle lettere di Teoderico con tal fortuna e lode, che quel re, quantunque avvezzo solamente fra l'armi, e neppur tinto delle prime lettere, pure si dilettava assaissimo di udirlo parlare di fisica, astronomia e geografia. Salì dipoi Cassiodoro alle prime dignità, cioè a quella di senatore, di prefetto del pretorio e del consolato; del che son testimonio le fioritissime epistole sue. Fu eziandio in gran pregio presso il medesimo reSeverino Boezio, uomo letteratissimo, che arrivò poi anch'egli ad essere console nell'anno 522. E da due lettere di Cassiodoro[Cassiodorus, lib. 4, ep. 45 et 46.]abbiamo che avendo il sopra mentovato re de' BorgognoniGundobadorichiesti al re Teoderico degli orologi da acqua e da sole, ch'egli avea una volta veduti in Roma, Teoderico per averli, ricorse aBoezio patrizio, con lodarlo per le traslazioni da lui fatte di diversi autori greci, e per la sua rara perizia nelle matematiche. Sono senza data queste due lettere di Cassiodoro, e potrebbe darsi che questo Boezio fosse il padre del filosofo. Tuttavia più verisimilmente ad esso filosofo è indirizzata quella lettera di Teoderico, scritta da Cassiodoro suo segretario. E si vuol ben ricordare per tempo, che esso Teoderico, tuttochè nato Barbaro, pure siccome allevato nella corte imperiale di Costantinopoli, e persona di gran mente, nulla tralasciava di quello che serve a farsi amare ed ammirare dai sudditi, sì pel buon governo, come per la pulizia, per la magnificenza, per la stima delle lettere e de' letterati, ancorchè egli neppur sapesse scrivere il suo nome; di manierachè salì in tal riputazione da essere paragonato ai più riguardevoli imperatori che mai s'abbia avuto Roma. Non è il paese, ma il cuore che fa gli eroi.
Consoli
Turcio Rufio Aproniano AsterioePresidio.
È fuor di dubbio che il primo di questi consoli, cioèAsterio, fu console creato in Occidente, ed è quel medesimo che si legge sottoscritto nel famoso antichissimo Virgilio scritto a penna della biblioteca medicea; sopra che son da vedere il cardinal Noris[Noris, Coenotaph. Pisan., Dissertat. 4.]e il canonico Gori[Gorius, Inscript. Etrur.]. I padri Sirmondo e Pagi, che il credono appellato Asturio, e nonAsterio, non son qui da ascoltare.Asterioera cognome della casaTurcia, come ancor lo provai[Anecdot. tom. 1, dissert. 2.]in illustrando un poema di san Paolino vescovo di Nola. Quanto all'altro console, cioè aPresidio, il suddetto cardinal Noris ed Onofrio Panvinio[Panvin., in Fast. Consul.]il giudicarono console orientale; all'incontro dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]è tenuto anch'esso occidentale. Ma ognun di essi giuoca ad indovinare, nè si può stabilire chi s'abbia ragione. Tuttavia essendo il nome latino, e trovandosi posposto esso anche ne' Fasti greci, più probabile sembra l'opinione del Pagi. Dopo avere il re Teoderico ridotta allasua ubbidienza l'Italia tutta, senza curarsi del titolo d'imperadore, assunse quello di re, usato (dice Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1.]) dai Barbari, per significare i lor principi, da' quali son retti e governati. E da saggio politico non solamente ritenne ed onorò tutti i magistrati soliti della repubblica e dell'imperio romano, ma ancora prese a vestirsi alla romana; il che piacque non poco ai popoli, come segno d'amore e di stima verso della nazione italiana. Poscia in questa felice calma s'applicò egli tutto a mettere in buon sistema l'Italia, che per tante passate rivoluzioni e turbolenze era ridotta in un miserabile stato. Ma specialmente, per attestato d'Ennodio[Ennod., in Vita s. Epiphan. Ticinens. episc.], a lui fece pietà la desolata Liguria, che in questi tempi abbracciava anche il Piemonte, il Monferrato e Milano. S'è toccata disopra la terribil incursione de' Borgognoni in quelle parti, allorchè Teoderico era impegnato nell'assedio di Ravenna, e s'è raccontato che in quella occasione fu condotta in ischiavitù nelle Gallie un'immensa quantità di popolo da quella barbara ed ariana nazione. Basterà sapere che le campagne erano rimaste quasi tutte senza abitatori e senza chi le coltivasse. Pensò dunque Teoderico al rimedio, quand'ecco giugnere a RavennaEpifaniovescovo di Pavia in compagnia diLorenzoarcivescovo di Milano, per implorare la di lui clemenza. Avea Teoderico pubblicata una legge, in cui concedeva a tutti i popoli, che erano stati in addietro del suo partito, i privilegii de' cittadini romani, col negarli, e con levare nominatamente la facoltà di testare agli altri che aveano tenuto per la parte di Odoacre. Era grande il lamento per questo in tutta l'Italia. I due santi vescovi con tanta efficacia il supplicarono d'abolir questa legge, che Teoderico non potè far resistenza, e chiamato tostoUrbicoquestore del sacro palazzo, gli ordinò di fare un editto ritrattatoriodel precedente. Rivoltosi dipoi ad Epifanio, gli disse di aver posti gli occhi sopra di lui, per inviarlo suo ambasciatore aGundobado, ossiaGundobaldo, re de' Borgognoni, per trattar seco del riscatto degli schiavi fatti nella Liguria: al qual fine l'erario regio gli avrebbe somministrato il danaro occorrente. Accettò il santo prelato questa pia incombenza, e solamente il pregò di volergli dar per compagnoVittorevescovo di Torino, personaggio di rare virtù. Pertanto nel marzo del presente anno si mossero i due vescovi alla volta di Lione, dove allora abitava il re Gundobado, siccome padrone ancora di quella provincia. Era già promessa in isposa aSigismondofigliuolo di quel re una figliuola di Teoderico. La venerabil presenza e le sagge e pie parole di Epifanio indussero Gundobado a rilasciar gratuitamente tutti quegli Italiani che non aveano prese l'armi contra de' Borgognoni, richiedendo solamente che si pagasse il riscatto per gli altri. Allora si videro le schiere di quella povera gente tutte in moto ed allegre verso la lor patria. In un giorno solo dalla sola città di Lione ne partirono quattrocento; e lo stesso si praticò per tutte le città della Savoia e dell'altre provincie sottoposte ai Borgognoni. Ben seimila persone furono le donate alle preghiere del santo vescovo; Ennodio allora diacono, che tali notizie tramandò ai posteri, era presente alle lor liete processioni. Per riscattar gli altri impiegò Epifanio il danaro datogli dal re Teoderico, ma non bastò.Siagriapiissima e ricca donna, edAlcimo Ecdicio Avito, celebre vescovo di Vienna, contribuirono di molto oro per la liberazion degli altri. Passò ancora Epifanio a Geneva, dove comandava Godigiselo fratello del re Gundobado, ed ivi ancora ottenne la liberazion degli schiavi, attorniato dai quali anch'egli se ne ritornò in Italia con uno spettacolo che trasse dagli occhi di tutti le lagrime, e tornò in gloria grande della religion cristianae di Teoderico, che da buon principe procurò sì gran bene ai sudditi suoi.
Seguitava intanto in Oriente la guerra mossa agl'Isauri;[Marcell. Comes, in Chron.]ed Anastasio imperadore cominciò in quest'anno a scoprire il suo mal animo contra diEufemiopatriarca di Costantinopoli, perchè egli stava saldo nella difesa della dottrina e chiesa cattolica, e si opponeva alle mire d'esso imperadore, fautor degli eretici. Teofane[Theoph., in Chronogr.]aggiugne che Anastasio concepì ancora de' sospetti contra di Eufemio, quasichè egli fomentasse la ribellion degl'Isauri; e perciò ben per due volte tentò di fargli levar la vita; ma non gli riuscì il disegno. Finalmente astrinse il piissimo patriarca a restituirgli la obbligazione da lui fatta con iscrittura privata di non far novità in pregiudizio della religion cattolica. Circa questi tempiGelasio papapubblicò il celebre suo decreto intorno ai libri della sacra Scrittura, e agli altri che trattano delle cose sacre, determinando quali s'abbiano o non s'abbiano da ricevere come autentici e di sana dottrina. Scrisse ancora un sensatissimo apologetico all'imperadore Anastasio, che intero vien rapportato dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]. Forse ancora appartiene a questi tempi l'essere entrato ai servigi del re TeodericoMagno Aurelio Cassiodoro, oCassiodorio, insigne scrittore e letterato del presente e del prossimo secolo, nato di nobil famiglia nella città di Squillaci in Calabria, e parente diSimmacopatrizio. Aveva egli sotto il re Odoacre sostenute due riguardevoli cariche; dopo la cui morte ritiratosi alla patria, si acquistò gran merito anche presso il nuovo re Teoderico coll'aver portati i Siciliani, benchè non senza gran fatica, a riconoscerlo per sovrano. Perciò chiamato alla corte, ebbe per ricompensa il governo della Calabria per un anno; e, terminato questo, passò adessere segretario delle lettere di Teoderico con tal fortuna e lode, che quel re, quantunque avvezzo solamente fra l'armi, e neppur tinto delle prime lettere, pure si dilettava assaissimo di udirlo parlare di fisica, astronomia e geografia. Salì dipoi Cassiodoro alle prime dignità, cioè a quella di senatore, di prefetto del pretorio e del consolato; del che son testimonio le fioritissime epistole sue. Fu eziandio in gran pregio presso il medesimo reSeverino Boezio, uomo letteratissimo, che arrivò poi anch'egli ad essere console nell'anno 522. E da due lettere di Cassiodoro[Cassiodorus, lib. 4, ep. 45 et 46.]abbiamo che avendo il sopra mentovato re de' BorgognoniGundobadorichiesti al re Teoderico degli orologi da acqua e da sole, ch'egli avea una volta veduti in Roma, Teoderico per averli, ricorse aBoezio patrizio, con lodarlo per le traslazioni da lui fatte di diversi autori greci, e per la sua rara perizia nelle matematiche. Sono senza data queste due lettere di Cassiodoro, e potrebbe darsi che questo Boezio fosse il padre del filosofo. Tuttavia più verisimilmente ad esso filosofo è indirizzata quella lettera di Teoderico, scritta da Cassiodoro suo segretario. E si vuol ben ricordare per tempo, che esso Teoderico, tuttochè nato Barbaro, pure siccome allevato nella corte imperiale di Costantinopoli, e persona di gran mente, nulla tralasciava di quello che serve a farsi amare ed ammirare dai sudditi, sì pel buon governo, come per la pulizia, per la magnificenza, per la stima delle lettere e de' letterati, ancorchè egli neppur sapesse scrivere il suo nome; di manierachè salì in tal riputazione da essere paragonato ai più riguardevoli imperatori che mai s'abbia avuto Roma. Non è il paese, ma il cuore che fa gli eroi.