CDXCVII

CDXCVIIAnno diCristoCDXCVII. IndizioneV.Anastasio IIpapa 2.Anastasioimperadore 7.Teodericore 5.ConsoleFlavio Anastasio Augustoper la seconda volta, senza collega.Neppure in quest'anno si trova console alcuno in Occidente. Abbiamo da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che nell'anno presente ebbe fine la guerra per alcuni anni sostenuta dall'imperadore Anastasiocontro gl'Isauri. Il padre Pagi[Pagius, Critic. Baron.]la vuol finita nell'anno precedente, con seguitare in ciò il testo di Teofane[Theoph., in Chronogr.], il quale io non oserei anteporre all'autorità di Marcellino, scrittore più vicino a questi tempi. Scrive dunque Marcellino che in quest'anno si terminò la guerra isaurica, e che essendo stato presoAtenodoro, persona primaria fra gl'Isauri, gli fu spiccato il capo dal busto, e questo poi portato a Tarso, ed esposto sopra di una picca al pubblico. Teofane, benchè paia di diverso sentimento, pure all'anno quinto di Anastasio scrive cheGiovanni Scitagenerale dell'imperadore, dopo di un lungo assedio, fece prigioniLonginogià generale dell'armi cesaree, eAtenodoroe gli altri tiranni, e dopo avergli uccisi inviò le loro teste a Costantinopoli. Aggiugne che Anastasio premiòGiovanni Scita e Giovanni Cirto, cioèil gobbo, colla dignità del consolato, siccome appunto vedremo negli anni seguenti. Fu poco fa accennato la vittoria riportata daClodoveore dei Franchi sopra gli Alamanni. Ora è da sapere che il vittorioso suo popolo, o perchè barbaro e superbo nella fortuna, o perchè irritato da qualche azione dei vinti, entrato nel loro paese, troppo aspramente trattava chi v'era rimasto in vita. Però la maggior parte di quei che nella rotta si salvarono colla fuga, ed altri assaissimi della nazione alemanna, non potendosi accomodare a quel pesante giogo, sen vennero in Italia, e dimandarono di poter qui abitare e vivere sudditi del re Teoderico. Bisogna credere che fossero di moltissime migliaia, perchè Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.], testimonio di questo fatto, scrisse cheAlamanniae generalitas intra Italiae terminos sine detrimento romanae possessionis inclusa est. Teoderico ben volentieri accolse questi nuovi abitatori, siccome venuti a tempo per sovvenire a tanti paesi che, a cagion delle guerre passate, erano restati prividi chi coltivasse le campagne. Perciò senza aggravio del pubblico, cioè senza toglier ai Romani le loro terre per darle in proprietà ai vincitori, come avea fatto Odoacre coi suoi Eruli, e lo stesso Teoderico dovea anch'egli aver fatto per rimunerare i suoi Goti, divise i suddetti Alamanni per le campagne bisognose di coltivarsi; il che tornò in vantaggio del pubblico tutto.Inoltre, sia perchè gli Alamanni, restati al lor paese sotto il giogo dei Franchi, implorassero in lor pro gli autorevoli uffizii del re Teoderico, o perchè dalla fama della crudeltà de' Franchi sopra della soggiogata nazione fosse mosso l'animo di Teoderico, questi diede un buon consiglio aClodoveore dei medesimi Franchi, suo cognato, oppure suo suocero, per quanto di sopra fu detto. Leggesi dunque preso Cassiodoro[Cassiod., lib. 2, epist. 41.]una lettera scritta da Teoderico aLuduinre de' Franchi: che così egli nomina chi dagli antichi scrittori è appellatoClodoveoeClovisin volgare, ed altro in fine non è se nonLovis, cioèLuigi, oLodovico, come noi diciamo. In essa lettera egli si rallegra seco per la vittoria riportata, e poscia il consiglia e prega di trattare i vinti con più mansuetudine e clemenza, perchè ciò tornerà in gloria e profitto suo; confessando che gli Alamanni atterriti s'erano ritirati in Italia. Dice che gli manda ambasciatori per sapere di sua salute, ed ottenere quanto ha chiesto in favore degli Alamanni, con inviargli ancora un sonatore di cetra che accompagnava col canto il suono. Così Teoderico, principe che in que' tempi, era dotato di rara prudenza e destrezza, si conciliava l'affetto e la venerazione degli altri, coll'essere mediatore fra tutti, e sostenere ora l'uno ora l'altro, e coll'insegnare a ciascun d'essi quella pulizia e gentilezza di cui erano allora privi non meno i Franchi che i Visigoti, Borgognoni e Vandali, ma cheTeoderico avea portato seco da Costantinopoli in Italia. Spedì in quest'anno papa Anastasio due suoi legati ad Anastasio imperadore, cioèCresconiovescovo di Todi eGermanovescovo di Capoa, con sua premurosa lettera al medesimo Augusto, esortandolo di far levare dai sacri dittici il nome di Acacio già vescovo di Costantinopoli, e di voler provvedere ai bisogni della Chiesa alessandrina. Siccome osservò il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.], ed apparisce da un memoriale dato dagli apocrisarii, ossia dai nunzi eretici della Chiesa suddetta d'Alessandria,Festopatrizio fu spedito (senza fallo dal re Teoderico) a Costantinopoli, unitamente coi legati pontificii; perocchè quel memoriale è indirizzatogloriosissimo atque excellentissimo patricio Festo, et venerabilibus episcopis Cresconio et Germano, simul cum ejus potestate directis in legatione ab urbe Roma ad clementissimum et Christo amabilem imperatorem Anastasium. Parimente Teofane[Theoph., in Chronogr.]attesta che in quest'anno da Roma fu inviato Festo ad Anastasio Augusto per alcuni affari civili. Ora qui convien ripetere le parole dell'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.], il quale così scrive:Facta pace cum Anastasio imperatore per Festum de praesumtione regni, omnia ornamenta palatii, quae Odoacer Constantinopolim transmiserat, remittit. Eodem tempore contentio orta est in urbe Roma inter Symmachum et Laurentium, ec. Di qui presi io argomento di conghietturare disopra, che solamente in quest'anno, o nel susseguente, si conchiuse l'aggiustamento del re Teoderico coll'imperador d'Oriente, irritato per aver Teoderico preso il titolo di re senza sua licenza ed approvazione.Festoera nel presente anno in Costantinopoli: e quello storico scrive fatta la pace suddetta allorchè succedette lo scisma nella Chiesa romana, il che avvenne, come si vedrà, nell'annosusseguente. Da Teodoro lettore[Theod. Lector, lib. 2 Hist. Eccl.]vien detto cheFestosenatore romano fu inviato ad Anastasio Augusto per alcune occorrenze civili, e che essendo poi tornato a Roma, trovò essere mancato di vita papa Anastasio.

Console

Flavio Anastasio Augustoper la seconda volta, senza collega.

Neppure in quest'anno si trova console alcuno in Occidente. Abbiamo da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che nell'anno presente ebbe fine la guerra per alcuni anni sostenuta dall'imperadore Anastasiocontro gl'Isauri. Il padre Pagi[Pagius, Critic. Baron.]la vuol finita nell'anno precedente, con seguitare in ciò il testo di Teofane[Theoph., in Chronogr.], il quale io non oserei anteporre all'autorità di Marcellino, scrittore più vicino a questi tempi. Scrive dunque Marcellino che in quest'anno si terminò la guerra isaurica, e che essendo stato presoAtenodoro, persona primaria fra gl'Isauri, gli fu spiccato il capo dal busto, e questo poi portato a Tarso, ed esposto sopra di una picca al pubblico. Teofane, benchè paia di diverso sentimento, pure all'anno quinto di Anastasio scrive cheGiovanni Scitagenerale dell'imperadore, dopo di un lungo assedio, fece prigioniLonginogià generale dell'armi cesaree, eAtenodoroe gli altri tiranni, e dopo avergli uccisi inviò le loro teste a Costantinopoli. Aggiugne che Anastasio premiòGiovanni Scita e Giovanni Cirto, cioèil gobbo, colla dignità del consolato, siccome appunto vedremo negli anni seguenti. Fu poco fa accennato la vittoria riportata daClodoveore dei Franchi sopra gli Alamanni. Ora è da sapere che il vittorioso suo popolo, o perchè barbaro e superbo nella fortuna, o perchè irritato da qualche azione dei vinti, entrato nel loro paese, troppo aspramente trattava chi v'era rimasto in vita. Però la maggior parte di quei che nella rotta si salvarono colla fuga, ed altri assaissimi della nazione alemanna, non potendosi accomodare a quel pesante giogo, sen vennero in Italia, e dimandarono di poter qui abitare e vivere sudditi del re Teoderico. Bisogna credere che fossero di moltissime migliaia, perchè Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.], testimonio di questo fatto, scrisse cheAlamanniae generalitas intra Italiae terminos sine detrimento romanae possessionis inclusa est. Teoderico ben volentieri accolse questi nuovi abitatori, siccome venuti a tempo per sovvenire a tanti paesi che, a cagion delle guerre passate, erano restati prividi chi coltivasse le campagne. Perciò senza aggravio del pubblico, cioè senza toglier ai Romani le loro terre per darle in proprietà ai vincitori, come avea fatto Odoacre coi suoi Eruli, e lo stesso Teoderico dovea anch'egli aver fatto per rimunerare i suoi Goti, divise i suddetti Alamanni per le campagne bisognose di coltivarsi; il che tornò in vantaggio del pubblico tutto.

Inoltre, sia perchè gli Alamanni, restati al lor paese sotto il giogo dei Franchi, implorassero in lor pro gli autorevoli uffizii del re Teoderico, o perchè dalla fama della crudeltà de' Franchi sopra della soggiogata nazione fosse mosso l'animo di Teoderico, questi diede un buon consiglio aClodoveore dei medesimi Franchi, suo cognato, oppure suo suocero, per quanto di sopra fu detto. Leggesi dunque preso Cassiodoro[Cassiod., lib. 2, epist. 41.]una lettera scritta da Teoderico aLuduinre de' Franchi: che così egli nomina chi dagli antichi scrittori è appellatoClodoveoeClovisin volgare, ed altro in fine non è se nonLovis, cioèLuigi, oLodovico, come noi diciamo. In essa lettera egli si rallegra seco per la vittoria riportata, e poscia il consiglia e prega di trattare i vinti con più mansuetudine e clemenza, perchè ciò tornerà in gloria e profitto suo; confessando che gli Alamanni atterriti s'erano ritirati in Italia. Dice che gli manda ambasciatori per sapere di sua salute, ed ottenere quanto ha chiesto in favore degli Alamanni, con inviargli ancora un sonatore di cetra che accompagnava col canto il suono. Così Teoderico, principe che in que' tempi, era dotato di rara prudenza e destrezza, si conciliava l'affetto e la venerazione degli altri, coll'essere mediatore fra tutti, e sostenere ora l'uno ora l'altro, e coll'insegnare a ciascun d'essi quella pulizia e gentilezza di cui erano allora privi non meno i Franchi che i Visigoti, Borgognoni e Vandali, ma cheTeoderico avea portato seco da Costantinopoli in Italia. Spedì in quest'anno papa Anastasio due suoi legati ad Anastasio imperadore, cioèCresconiovescovo di Todi eGermanovescovo di Capoa, con sua premurosa lettera al medesimo Augusto, esortandolo di far levare dai sacri dittici il nome di Acacio già vescovo di Costantinopoli, e di voler provvedere ai bisogni della Chiesa alessandrina. Siccome osservò il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.], ed apparisce da un memoriale dato dagli apocrisarii, ossia dai nunzi eretici della Chiesa suddetta d'Alessandria,Festopatrizio fu spedito (senza fallo dal re Teoderico) a Costantinopoli, unitamente coi legati pontificii; perocchè quel memoriale è indirizzatogloriosissimo atque excellentissimo patricio Festo, et venerabilibus episcopis Cresconio et Germano, simul cum ejus potestate directis in legatione ab urbe Roma ad clementissimum et Christo amabilem imperatorem Anastasium. Parimente Teofane[Theoph., in Chronogr.]attesta che in quest'anno da Roma fu inviato Festo ad Anastasio Augusto per alcuni affari civili. Ora qui convien ripetere le parole dell'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.], il quale così scrive:Facta pace cum Anastasio imperatore per Festum de praesumtione regni, omnia ornamenta palatii, quae Odoacer Constantinopolim transmiserat, remittit. Eodem tempore contentio orta est in urbe Roma inter Symmachum et Laurentium, ec. Di qui presi io argomento di conghietturare disopra, che solamente in quest'anno, o nel susseguente, si conchiuse l'aggiustamento del re Teoderico coll'imperador d'Oriente, irritato per aver Teoderico preso il titolo di re senza sua licenza ed approvazione.Festoera nel presente anno in Costantinopoli: e quello storico scrive fatta la pace suddetta allorchè succedette lo scisma nella Chiesa romana, il che avvenne, come si vedrà, nell'annosusseguente. Da Teodoro lettore[Theod. Lector, lib. 2 Hist. Eccl.]vien detto cheFestosenatore romano fu inviato ad Anastasio Augusto per alcune occorrenze civili, e che essendo poi tornato a Roma, trovò essere mancato di vita papa Anastasio.


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