CDXIV

CDXIVAnno diCristoCDXIV. Indiz.XII.Innocenzopapa 14.Onorioimperad. 22 e 20.Teodosio IIimper. 13 e 7.ConsoliFlavio CostanzoeFlavio Costante.Se non v'ha errore nelle leggi del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], la prefettura di Roma fu nell'anno presente esercitata daEutichiano, poscia daAlbino, poscia daEpifanio. Di Albino prefetto di Roma fa anche Olimpiodoro menzione.Costanzoconte, generale d'Onorio Augusto, entrò console quest'anno in Occidente; eCostante, generale di Teodosio Augusto in Oriente, fu l'altro. Secondo Olimpiodoro, sembra che Costanzo venuto a Ravenna, quivi nel primo dì dell'anno assumesse gli abiti consolari. Poscia, così richiedendo i bisogni dell'imperio, se ne tornò nella Gallia, dove fece nuove istanze ad Ataulfo re de' Goti, perchè restituisseGalla Placidia. Ma Ataulfo sfoderava ogni dì nuove scuse e pretesti per non renderla. Finalmente coll'interposizione di un buon sensale, appellato Candidiano, riuscì ad Ataulfo d'indurre quella principessa a riceverlo per consorte. A tal fine, per quanto scrive Filostorgio[Philost., lib. 7, cap. 4.], egli ripudiò la prima moglie, che era Sarmata di nazione. Racconta Giordano storico che seguirono le nozze in Forlì (quando non avesse cambiato Frejus di Provenza in Forlì d'Italia), oppure in Imola. Certamente è un errore, perchè Ataulfo non la sposò prima dell'anno presente, nè era per questi tempi in Italia. Quel che più importa, Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, p. 184.]più autentico storico, perchè contemporaneo, attesta celebrate quelle nozze nella Gallia nella città di Narbona, correndo il gennaio del presente anno. Altrettanto abbiamo da Idacio[Idacius, in Chronic. apud Sirmond.]. Seguìdunque con tutta magnificenza quel nobile sposalizio in casa di un certo Ingenio, primario cittadino di Narbona, e fu dato il primo luogo a Placidia che vi comparve in abito da reina. Ataulfo vestito anch'egli alla romana fece suntuosi doni alla principessa, e fra gli altri fu singolar quello di cinquanta paggi, ciascun dei quali portava nell'una mano un bacile pieno d'oro, e nell'altra un altro simile ripieno di pietre preziose d'inestimabile valore. Al ladro è facile pulire la sposa. Furono quei regali ricchezze tutte asportate dai Goti dal sacco di Roma. Cantossi in tal funzione secondo l'usanza l'epitalamio, ed il primo ad intonarlo fuAttalo, che d'imperadore de' Romani era divenuto cortigiano dei re goti. Terminò poi la solennità con giuochi, grande allegrezza e tripudio di quanti Romani e Barbari si trovarono allora in Narbona. Leggesi presso Jacopo Spon[Spon, Miscell. erudit. Antiq., p. 157.]una iscrizione di sant'Egidio nella Linguadoca, posta adAtaulfo Flavio potentissimo re, ec., ealla Cesarea Placidia anima sua, ec. Ma è da stupire che un uomo dotto come Spon, ed anche il celebre Du-Cange, ricevessero per monumento legittimo dell'antichità una iscrizione sì affettata e ridicola, e che combatte ancora contro la storia d'allora. Non c'è apparenza alcuna che Onorio imperadore acconsentisse a tali nozze; perciocchè in questo medesimo anno, secondo la Cronica di s. Prospero, per consiglio dei Goti e colle loro spalleAttaloripigliò nella Gallia la porpora, e la fece da imperadore al dispetto d'esso Onorio; ma con una assai trista figura, perchè non avea nè potere, nè danari, nè soldati, e con sì bell'aspetto di signoria non era che un servo dei Goti. Paolino penitente, di cui resta un poema eucaristico, ricco cittadino di Bordeaux, e nipote del famoso Ausonio, scrive che da questo immaginario imperadore ottenne la carica di conte della tesoreria segreta; tesoreria per confessione di lui fallita,e di nome solo. A quest'anno nel Codice di Giustiniano è riferita una legge di Onorio imperadore[L. 2, de his qui ad Eccl. confugiunt. Cod. Justinian.], in cui stabilisce l'immunità delle chiese, ordinando che non si possa levare dai sacri templi chi colà si rifugia, ed intimando la pena di lesa maestà a chi contravvenisse. Forse quella legge appartiene all'anno 409, in cui Giovio fu prefetto del pretorio in Italia. Altri editti del medesimo Augusto spettanti all'anno presente esistono nel Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.], specialmente per sollevare da tanti aggravii e dalle iniquità de' pubblici uffiziali i popoli dell'Africa. Perchè non era facile a quella gente il portar le loro doglianze alla corte, a cagione del mare, perciò i ministri della giustizia e del fisco a man salva vi faceano non poche estorsioni ed avanie: al che il buon Augusto andò provvedendo il meglio che potè. In Costantinopoli mancò di vita Antioco persiano, che fin allora con grande lode era stato curatore del giovine Teodosio Augusto a nome d'Isdegardere della Persia. Allora Teodosio dichiaròAugusta Pulcheriasua sorella, giovane piissima, e dotata d'insigni virtù, che saggiamente aiutò da lì innanzi il fratello nel governo dell'imperio, e dedicò a Dio la sua virginità. Delle sue mirabili qualità e virtù è da leggere Sozomeno[Sozom., lib. 9, cap. 1.].Nella Gallia mal sofferì Costanzo conte, generale d'Onorio, il maritaggio di Galla Placidia con Ataulfo, perchè a quelle nozze anch'egli da gran tempo aspirava. Ma non potendo di più, attese a liberare dal barbaro re e da' suoi Goti quanto paese egli potè. Impedì che non potessero aver navi nè commercio coi paesi forestieri, ed intanto con segreti trattati procurò di spignere Ataulfo in Ispagna, facendogli sperare colà a nome dell'imperadore la cession di qualche provincia per sua residenza. Nè mancavagià Galla Placidia di consigliar al marito la pace con suo fratello, di manierachè Ataulfo prese la risoluzione di passar in Ispagna, con pensiero di quivi combattere contro i Vandali, Alani e Svevi in favore d'Onorio Augusto. Scrive Paolo Orosio[Orosius, l. 7, c. 43.], autore che in questi tempi compilava la sua istoria ad istanza di sant'Agostino, che Costanzo dimorando in Arles, scacciò Ataulfo da Narbona, e il costrinse a ritirarsi in Ispagna: parole che sembrano indicare usata la forza dell'armi per isloggiarlo di là. Ma probabilmente il solo avergli difficultati i viveri e le speranze a lui date, furono le cagioni principali di mutar quartiere. Narra inoltre lo stesso Orosio di avere inteso da san Girolamo, che un cittadino di Narbona, persona riguardevole ed amicissimo dello stesso Ataulfo, raccontava che questo re sulle prime altro non meditava che di annientare l'imperio romano e di stabilire il gotico; ma che dipoi avendo conosciuto che la sfrenata barbarie della sua nazione non voleva nè briglia nè leggi, siccome personaggio d'animo e d'ingegno grande, determinò di acquistar più gloria con adoperar le forze della sua gente per rimettere in auge ed accrescere lo stesso romano imperio, e con divenire ristorator del medesimo, giacchè non avea potuto esserne distruttore. Per questo non volle più guerra co' Romani, e trattò coll'imperadore Onorio di pace; al che contribuivano non poco le esortazioni di Placidia, principessa provveduta d'ingegno, e creduta di pietà non volgare. Il perchè abbiamo abbastanza per intendere che Ataulfo spontaneamente, piuttostochè per forza d'armi, elesse di trasferirsi in Ispagna. Che poi Costanzo conte in altre maniere attendesse al bene dell'imperio, si può raccogliere da un'iscrizione d'Albenga da me data alla luce[Thesaur. Novus Inscript., pag. 697, n. 3.]. Si ricava da essa che Costanzo ristorò e fortificò di mura una città (verisimilmente Albengastessa) con porte, piazza e porto. Nè può questo applicarsi a Costanzo Augusto figliuolo di Costantino il Grande; ma sì bene a Costanzo conte di cui abbiam finora favellato, avendo egli ritolta parte della Gallia a vari tiranni.

Consoli

Flavio CostanzoeFlavio Costante.

Se non v'ha errore nelle leggi del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], la prefettura di Roma fu nell'anno presente esercitata daEutichiano, poscia daAlbino, poscia daEpifanio. Di Albino prefetto di Roma fa anche Olimpiodoro menzione.Costanzoconte, generale d'Onorio Augusto, entrò console quest'anno in Occidente; eCostante, generale di Teodosio Augusto in Oriente, fu l'altro. Secondo Olimpiodoro, sembra che Costanzo venuto a Ravenna, quivi nel primo dì dell'anno assumesse gli abiti consolari. Poscia, così richiedendo i bisogni dell'imperio, se ne tornò nella Gallia, dove fece nuove istanze ad Ataulfo re de' Goti, perchè restituisseGalla Placidia. Ma Ataulfo sfoderava ogni dì nuove scuse e pretesti per non renderla. Finalmente coll'interposizione di un buon sensale, appellato Candidiano, riuscì ad Ataulfo d'indurre quella principessa a riceverlo per consorte. A tal fine, per quanto scrive Filostorgio[Philost., lib. 7, cap. 4.], egli ripudiò la prima moglie, che era Sarmata di nazione. Racconta Giordano storico che seguirono le nozze in Forlì (quando non avesse cambiato Frejus di Provenza in Forlì d'Italia), oppure in Imola. Certamente è un errore, perchè Ataulfo non la sposò prima dell'anno presente, nè era per questi tempi in Italia. Quel che più importa, Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, p. 184.]più autentico storico, perchè contemporaneo, attesta celebrate quelle nozze nella Gallia nella città di Narbona, correndo il gennaio del presente anno. Altrettanto abbiamo da Idacio[Idacius, in Chronic. apud Sirmond.]. Seguìdunque con tutta magnificenza quel nobile sposalizio in casa di un certo Ingenio, primario cittadino di Narbona, e fu dato il primo luogo a Placidia che vi comparve in abito da reina. Ataulfo vestito anch'egli alla romana fece suntuosi doni alla principessa, e fra gli altri fu singolar quello di cinquanta paggi, ciascun dei quali portava nell'una mano un bacile pieno d'oro, e nell'altra un altro simile ripieno di pietre preziose d'inestimabile valore. Al ladro è facile pulire la sposa. Furono quei regali ricchezze tutte asportate dai Goti dal sacco di Roma. Cantossi in tal funzione secondo l'usanza l'epitalamio, ed il primo ad intonarlo fuAttalo, che d'imperadore de' Romani era divenuto cortigiano dei re goti. Terminò poi la solennità con giuochi, grande allegrezza e tripudio di quanti Romani e Barbari si trovarono allora in Narbona. Leggesi presso Jacopo Spon[Spon, Miscell. erudit. Antiq., p. 157.]una iscrizione di sant'Egidio nella Linguadoca, posta adAtaulfo Flavio potentissimo re, ec., ealla Cesarea Placidia anima sua, ec. Ma è da stupire che un uomo dotto come Spon, ed anche il celebre Du-Cange, ricevessero per monumento legittimo dell'antichità una iscrizione sì affettata e ridicola, e che combatte ancora contro la storia d'allora. Non c'è apparenza alcuna che Onorio imperadore acconsentisse a tali nozze; perciocchè in questo medesimo anno, secondo la Cronica di s. Prospero, per consiglio dei Goti e colle loro spalleAttaloripigliò nella Gallia la porpora, e la fece da imperadore al dispetto d'esso Onorio; ma con una assai trista figura, perchè non avea nè potere, nè danari, nè soldati, e con sì bell'aspetto di signoria non era che un servo dei Goti. Paolino penitente, di cui resta un poema eucaristico, ricco cittadino di Bordeaux, e nipote del famoso Ausonio, scrive che da questo immaginario imperadore ottenne la carica di conte della tesoreria segreta; tesoreria per confessione di lui fallita,e di nome solo. A quest'anno nel Codice di Giustiniano è riferita una legge di Onorio imperadore[L. 2, de his qui ad Eccl. confugiunt. Cod. Justinian.], in cui stabilisce l'immunità delle chiese, ordinando che non si possa levare dai sacri templi chi colà si rifugia, ed intimando la pena di lesa maestà a chi contravvenisse. Forse quella legge appartiene all'anno 409, in cui Giovio fu prefetto del pretorio in Italia. Altri editti del medesimo Augusto spettanti all'anno presente esistono nel Codice Teodosiano[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.], specialmente per sollevare da tanti aggravii e dalle iniquità de' pubblici uffiziali i popoli dell'Africa. Perchè non era facile a quella gente il portar le loro doglianze alla corte, a cagione del mare, perciò i ministri della giustizia e del fisco a man salva vi faceano non poche estorsioni ed avanie: al che il buon Augusto andò provvedendo il meglio che potè. In Costantinopoli mancò di vita Antioco persiano, che fin allora con grande lode era stato curatore del giovine Teodosio Augusto a nome d'Isdegardere della Persia. Allora Teodosio dichiaròAugusta Pulcheriasua sorella, giovane piissima, e dotata d'insigni virtù, che saggiamente aiutò da lì innanzi il fratello nel governo dell'imperio, e dedicò a Dio la sua virginità. Delle sue mirabili qualità e virtù è da leggere Sozomeno[Sozom., lib. 9, cap. 1.].

Nella Gallia mal sofferì Costanzo conte, generale d'Onorio, il maritaggio di Galla Placidia con Ataulfo, perchè a quelle nozze anch'egli da gran tempo aspirava. Ma non potendo di più, attese a liberare dal barbaro re e da' suoi Goti quanto paese egli potè. Impedì che non potessero aver navi nè commercio coi paesi forestieri, ed intanto con segreti trattati procurò di spignere Ataulfo in Ispagna, facendogli sperare colà a nome dell'imperadore la cession di qualche provincia per sua residenza. Nè mancavagià Galla Placidia di consigliar al marito la pace con suo fratello, di manierachè Ataulfo prese la risoluzione di passar in Ispagna, con pensiero di quivi combattere contro i Vandali, Alani e Svevi in favore d'Onorio Augusto. Scrive Paolo Orosio[Orosius, l. 7, c. 43.], autore che in questi tempi compilava la sua istoria ad istanza di sant'Agostino, che Costanzo dimorando in Arles, scacciò Ataulfo da Narbona, e il costrinse a ritirarsi in Ispagna: parole che sembrano indicare usata la forza dell'armi per isloggiarlo di là. Ma probabilmente il solo avergli difficultati i viveri e le speranze a lui date, furono le cagioni principali di mutar quartiere. Narra inoltre lo stesso Orosio di avere inteso da san Girolamo, che un cittadino di Narbona, persona riguardevole ed amicissimo dello stesso Ataulfo, raccontava che questo re sulle prime altro non meditava che di annientare l'imperio romano e di stabilire il gotico; ma che dipoi avendo conosciuto che la sfrenata barbarie della sua nazione non voleva nè briglia nè leggi, siccome personaggio d'animo e d'ingegno grande, determinò di acquistar più gloria con adoperar le forze della sua gente per rimettere in auge ed accrescere lo stesso romano imperio, e con divenire ristorator del medesimo, giacchè non avea potuto esserne distruttore. Per questo non volle più guerra co' Romani, e trattò coll'imperadore Onorio di pace; al che contribuivano non poco le esortazioni di Placidia, principessa provveduta d'ingegno, e creduta di pietà non volgare. Il perchè abbiamo abbastanza per intendere che Ataulfo spontaneamente, piuttostochè per forza d'armi, elesse di trasferirsi in Ispagna. Che poi Costanzo conte in altre maniere attendesse al bene dell'imperio, si può raccogliere da un'iscrizione d'Albenga da me data alla luce[Thesaur. Novus Inscript., pag. 697, n. 3.]. Si ricava da essa che Costanzo ristorò e fortificò di mura una città (verisimilmente Albengastessa) con porte, piazza e porto. Nè può questo applicarsi a Costanzo Augusto figliuolo di Costantino il Grande; ma sì bene a Costanzo conte di cui abbiam finora favellato, avendo egli ritolta parte della Gallia a vari tiranni.


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