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CDXLAnno diCristoCDXL. IndizioneVIII.Leonepapa 1.TeodosioII imperad. 39 e 33.ValentinianoIII imper. 16.ConsoliValentiniano Augustoper la quinta volta edAnatolio.Nel dì 11 d'agosto, per quanto pretende il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron. ad hunc ann.], diede fine ai suoi giorniSisto III, romano pontefice, il quale fabbricò in Roma la basilica di santa Maria Maggiore, ed arricchì d'altri ornamenti preziosi le chiese di Roma: sopra che è da vedere Anastasio bibliotecario[Anastasius, in Sixto III.], ossia l'autore antichissimo delle Vite de' papi. Stette la sede vacante, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chron.], quaranta giorni, perchèLeonediacono, personaggio di gran credito, era ito in Francia per amicare insiemeAezio, generale di Valentiniano Augusto, conAlbino, mandatonella Gallia colla dignità di prefetto del pretorio. Senza di lui il clero e popolo non volle passare ad elezione alcuna, e però gli spedirono con pregarlo di sollecitare il suo ritorno. Appena giunto, sopra di lui si unirono i voti de' sacri elettori, ed egli fu creato papa a dì 22 di settembre, secondo il padre Pagi. Questi è sanLeoneil grande, di patria romano, piuttosto che toscano: papa glorioso per le sue virtù e memorabili azioni. IntantoGensericore de' Vandali, dopo avere occupata quasi tutta l'Africa, più che mai seguitò a sfogare il suo odio, non solamente contro i vescovi e il clero cattolico di quelle contrade[Victor Vitensis, de persec. Vandal., lib. 1.], ma ancora contra de' nobili di Cartagine, per timore che non si sollevassero contra di lui. Però moltissimi ne spogliò de' beni, e cacciatili in esilio, li costrinse a mendicare il pane nelle provincie del romano imperio: pensione dura, che toccò parimente a non pochi vescovi e ad assaissimi ecclesiastici. Si possono leggere le crudeltà di costui presso Vittore Vitense. Anche Teodoreto ne fa menzione in varie sue lettere. Nè contento Genserico di aver occupato sì vasto e ricco paese, cominciò ancora a meditar voli più grandi. E perciocchè per mala ventura aveano imparato i Vandali il valersi delle navi, in quest'anno esso re loro passò con una flotta in Sicilia, dove, per testimonianza d'Idacio[Idacius, in Chron.], diede il sacco a non poche parti di quell'isola, ed assediò lungamente Palermo, ma nol potè avere. Cassiodoro[Cassiod., lib. 1, epist. 4.]in una delle sue lettere notò che l'avolo suo, nomato anch'esso Cassiodoro, personaggio di dignità illustre, difese la Sicilia e la Calabria dall'invasione dei Vandali. Il motivo per cui Genserico si ritirò dalla Sicilia, e tornò frettolosamente a Cartagine, fu, secondo san Prospero[Prosper, in Chron.], perch'egli ebbe nuova cheSebastianoconte, di cui parlammo di sopraall'anno 434 e 435, era passato dalla Spagna in Africa. Considerò il re barbaro che sarebbe stato troppo pericoloso per sè e per gli suoi, se durante la sua assenza dall'Africa, un uomo di tanto credito nell'arte della guerra, e già stato generale dell'armi romane, si fosse messo in testa di ricuperar Cartagine. Ma (soggiugne Prospero) Sebastiano andato in Africa, in vece di farla da nimico, si dichiarò amico de' Vandali, sperando fortuna e vantaggi presso di loro: cosa che non gli riuscì, anzi gli costò la vita.Qui con san Prospero non s'accorda Idacio[Idacius, in Chron.]nel tempo; perciocchè scrive all'anno 444, che essendo Sebastiano fuggito a Costantinopoli, scoperto che macchinava cose contra lo stato, gli fu detto all'orecchio che se ne andasse. Ed egli si rifugiò presso Teoderico re de' Goti, e da nemico entrò in Barcellona, cercando, per quanto potè, d'impadronirsene. Sembra che quella città ubbidisse allora al romano imperadore, e che Sebastiano, mal soddisfatto di Valentiniano, ostilmente v'entrasse. Noi abbiam già veduto disopra che, per attestato di Marcellino, nell'anno 435 egli scappò da Costantinopoli. Che andasse nelle Gallie, mettendosi sotto la protezion dei Goti, e passasse dipoi in Ispagna, cioè nella Catalogna, l'abbiamo da san Prospero e da Idacio. Nota questo ultimo storico all'anno 445 susseguente, che Sebastiano fu costretto a fuggire da Barcellona, con rifugiarsi in Africa presso i Vandali. Finalmente il medesimo Idacio all'anno 450 scrive che Sebastiano esiliato e ramingo essendosi ricoverato in Africa, e messosi sotto la proiezione di Genserico, poco tempo dopo il suo arrivo fu, per ordine di esso re, svenato. Notizie disordinate, perchè s'egli nel 445 passò in Africa, e poco dipoi gli fu levata la vita, come si può differir la sua morte fino al 450? Cagione di tutti questi brutti salti di Sebastiano, uomo di alto affare e di gran prodezza, fu la persecuzione che andò continuando controdi lui Aezio generale di Valentiniano Augusto, e suo implacabile nemico. Ma Genserico non si fidò punto di Sebastiano, sospettando fraudolenta la sua venuta; e però, preso pretesto ch'egli fosse cattolico, gli propose che per assicurar maggiormente l'alleanza e fedeltà giurata, abbracciasse la setta ariana. Ma egli, costantissimo nella vera religione, amò piuttosto di gloriosamente morire sostenendola, che di guadagnarsi l'amicizia del re barbaro con abbandonarla. Vittore Vitense[Victor Vitensis, de persecut. Vandal., lib. 1.]è quegli che a lungo narra questo fatto. Come poi san Prospero racconti sotto il presente anno il passaggio di Sebastiano in Africa, e s'egli o Idacio abbia fallato ne' tempi, non si può ben decidere; ma certo nel racconto d'Idacio si scuopre della contraddizione. In quest'anno Teodosio Augusto, per animar la gente alla coltivazion delle terre, ordinò che fossero esenti dai pubblici carichi tutte quelle persone industriose che guadagnassero nelle alluvioni, o nel diseccar le paludi[Novell. 19, in Append., tom. 6. Cod. Theod.]. Con altro editto[Novell. 20, ibidem.]del medesimo Augusto fu fatto sapere ai popoli, che essendosi inteso comeGenserico, nemico del romano imperio, era uscito con una riguardevol flotta fuori del porto di Cartagine, senza sapersi su qual paese egli dovesse piombare, contuttochè si sperasse che presto arriverebbe Aezio coll'esercito, e benchèSigismondo(forseSigisvoldo) generale delle milizie, avesse fatto le possibili disposizioni per la difesa delle coste: tuttavia si dava la licenza dell'armi a tutti, per potersi opporre al tiranno, dovunque egli comparisse. Andò poi il Barbaro contro la Sicilia, siccome abbiam veduto. In un'altra legge[Novell. 21, ibidem.]ordina che tutti i beni del cesareo fisco, passati in mano altrui, ancorchè ecclesiastici, sieno suggetti ai pubblici carichi e tributi. Tralascio altre sue leggi.In questi tempi fiorì sanPetroniovescovo di Bologna, registrato da Gennadio[Gennadius, cap. 41, de Scriptor. Eccles.]fra gli scrittori ecclesiastici. Adone[Ado, in Chron. Ætat. 6.]il chiama figliuolo diPetronioprefetto del pretorio; e certo si sa da una lettera di sant'Eucherio[Eucher., de contempt. mundi.], suo contemporaneo, ch'esso santodalla pienissima sede della potestà mondanaera passato alla cattedra episcopal di Bologna. Però non è improbabile che anch'egli avesse goduta la dignità medesima di prefetto del pretorio.

Consoli

Valentiniano Augustoper la quinta volta edAnatolio.

Nel dì 11 d'agosto, per quanto pretende il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron. ad hunc ann.], diede fine ai suoi giorniSisto III, romano pontefice, il quale fabbricò in Roma la basilica di santa Maria Maggiore, ed arricchì d'altri ornamenti preziosi le chiese di Roma: sopra che è da vedere Anastasio bibliotecario[Anastasius, in Sixto III.], ossia l'autore antichissimo delle Vite de' papi. Stette la sede vacante, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chron.], quaranta giorni, perchèLeonediacono, personaggio di gran credito, era ito in Francia per amicare insiemeAezio, generale di Valentiniano Augusto, conAlbino, mandatonella Gallia colla dignità di prefetto del pretorio. Senza di lui il clero e popolo non volle passare ad elezione alcuna, e però gli spedirono con pregarlo di sollecitare il suo ritorno. Appena giunto, sopra di lui si unirono i voti de' sacri elettori, ed egli fu creato papa a dì 22 di settembre, secondo il padre Pagi. Questi è sanLeoneil grande, di patria romano, piuttosto che toscano: papa glorioso per le sue virtù e memorabili azioni. IntantoGensericore de' Vandali, dopo avere occupata quasi tutta l'Africa, più che mai seguitò a sfogare il suo odio, non solamente contro i vescovi e il clero cattolico di quelle contrade[Victor Vitensis, de persec. Vandal., lib. 1.], ma ancora contra de' nobili di Cartagine, per timore che non si sollevassero contra di lui. Però moltissimi ne spogliò de' beni, e cacciatili in esilio, li costrinse a mendicare il pane nelle provincie del romano imperio: pensione dura, che toccò parimente a non pochi vescovi e ad assaissimi ecclesiastici. Si possono leggere le crudeltà di costui presso Vittore Vitense. Anche Teodoreto ne fa menzione in varie sue lettere. Nè contento Genserico di aver occupato sì vasto e ricco paese, cominciò ancora a meditar voli più grandi. E perciocchè per mala ventura aveano imparato i Vandali il valersi delle navi, in quest'anno esso re loro passò con una flotta in Sicilia, dove, per testimonianza d'Idacio[Idacius, in Chron.], diede il sacco a non poche parti di quell'isola, ed assediò lungamente Palermo, ma nol potè avere. Cassiodoro[Cassiod., lib. 1, epist. 4.]in una delle sue lettere notò che l'avolo suo, nomato anch'esso Cassiodoro, personaggio di dignità illustre, difese la Sicilia e la Calabria dall'invasione dei Vandali. Il motivo per cui Genserico si ritirò dalla Sicilia, e tornò frettolosamente a Cartagine, fu, secondo san Prospero[Prosper, in Chron.], perch'egli ebbe nuova cheSebastianoconte, di cui parlammo di sopraall'anno 434 e 435, era passato dalla Spagna in Africa. Considerò il re barbaro che sarebbe stato troppo pericoloso per sè e per gli suoi, se durante la sua assenza dall'Africa, un uomo di tanto credito nell'arte della guerra, e già stato generale dell'armi romane, si fosse messo in testa di ricuperar Cartagine. Ma (soggiugne Prospero) Sebastiano andato in Africa, in vece di farla da nimico, si dichiarò amico de' Vandali, sperando fortuna e vantaggi presso di loro: cosa che non gli riuscì, anzi gli costò la vita.

Qui con san Prospero non s'accorda Idacio[Idacius, in Chron.]nel tempo; perciocchè scrive all'anno 444, che essendo Sebastiano fuggito a Costantinopoli, scoperto che macchinava cose contra lo stato, gli fu detto all'orecchio che se ne andasse. Ed egli si rifugiò presso Teoderico re de' Goti, e da nemico entrò in Barcellona, cercando, per quanto potè, d'impadronirsene. Sembra che quella città ubbidisse allora al romano imperadore, e che Sebastiano, mal soddisfatto di Valentiniano, ostilmente v'entrasse. Noi abbiam già veduto disopra che, per attestato di Marcellino, nell'anno 435 egli scappò da Costantinopoli. Che andasse nelle Gallie, mettendosi sotto la protezion dei Goti, e passasse dipoi in Ispagna, cioè nella Catalogna, l'abbiamo da san Prospero e da Idacio. Nota questo ultimo storico all'anno 445 susseguente, che Sebastiano fu costretto a fuggire da Barcellona, con rifugiarsi in Africa presso i Vandali. Finalmente il medesimo Idacio all'anno 450 scrive che Sebastiano esiliato e ramingo essendosi ricoverato in Africa, e messosi sotto la proiezione di Genserico, poco tempo dopo il suo arrivo fu, per ordine di esso re, svenato. Notizie disordinate, perchè s'egli nel 445 passò in Africa, e poco dipoi gli fu levata la vita, come si può differir la sua morte fino al 450? Cagione di tutti questi brutti salti di Sebastiano, uomo di alto affare e di gran prodezza, fu la persecuzione che andò continuando controdi lui Aezio generale di Valentiniano Augusto, e suo implacabile nemico. Ma Genserico non si fidò punto di Sebastiano, sospettando fraudolenta la sua venuta; e però, preso pretesto ch'egli fosse cattolico, gli propose che per assicurar maggiormente l'alleanza e fedeltà giurata, abbracciasse la setta ariana. Ma egli, costantissimo nella vera religione, amò piuttosto di gloriosamente morire sostenendola, che di guadagnarsi l'amicizia del re barbaro con abbandonarla. Vittore Vitense[Victor Vitensis, de persecut. Vandal., lib. 1.]è quegli che a lungo narra questo fatto. Come poi san Prospero racconti sotto il presente anno il passaggio di Sebastiano in Africa, e s'egli o Idacio abbia fallato ne' tempi, non si può ben decidere; ma certo nel racconto d'Idacio si scuopre della contraddizione. In quest'anno Teodosio Augusto, per animar la gente alla coltivazion delle terre, ordinò che fossero esenti dai pubblici carichi tutte quelle persone industriose che guadagnassero nelle alluvioni, o nel diseccar le paludi[Novell. 19, in Append., tom. 6. Cod. Theod.]. Con altro editto[Novell. 20, ibidem.]del medesimo Augusto fu fatto sapere ai popoli, che essendosi inteso comeGenserico, nemico del romano imperio, era uscito con una riguardevol flotta fuori del porto di Cartagine, senza sapersi su qual paese egli dovesse piombare, contuttochè si sperasse che presto arriverebbe Aezio coll'esercito, e benchèSigismondo(forseSigisvoldo) generale delle milizie, avesse fatto le possibili disposizioni per la difesa delle coste: tuttavia si dava la licenza dell'armi a tutti, per potersi opporre al tiranno, dovunque egli comparisse. Andò poi il Barbaro contro la Sicilia, siccome abbiam veduto. In un'altra legge[Novell. 21, ibidem.]ordina che tutti i beni del cesareo fisco, passati in mano altrui, ancorchè ecclesiastici, sieno suggetti ai pubblici carichi e tributi. Tralascio altre sue leggi.In questi tempi fiorì sanPetroniovescovo di Bologna, registrato da Gennadio[Gennadius, cap. 41, de Scriptor. Eccles.]fra gli scrittori ecclesiastici. Adone[Ado, in Chron. Ætat. 6.]il chiama figliuolo diPetronioprefetto del pretorio; e certo si sa da una lettera di sant'Eucherio[Eucher., de contempt. mundi.], suo contemporaneo, ch'esso santodalla pienissima sede della potestà mondanaera passato alla cattedra episcopal di Bologna. Però non è improbabile che anch'egli avesse goduta la dignità medesima di prefetto del pretorio.


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