CDXLII

CDXLIIAnno diCristoCDXLII. IndizioneX.Leonepapa 3.TeodosioII imper. 41 e 35.ValentinianoIII imper. 18.ConsoliDioscoroedEudossio.Il primo console si truova chiamatoFlavio Dioscoroin un'iscrizione riferita da me altrove[Thesaur. Novus Inscript., pag. 406.]. Più volte finora si è parlato degli Unni, barbari settentrionali, che abitavano nella Scitia, che oggidì appelliamo Tartaria. Un grosso corpo di essi era entrato nelle Gallie, collegati coi Romani. Ma il nerbo di quella nazione barbarica tuttavia si fermava nelle sue fredde contrade, e costoro avevano già cominciato a maltrattare i paesi dell'imperio orientale. Secondo il padre Pagi, in quest'anno fecero di peggio, se pure si ha da mettere sotto l'anno presente, e non piuttosto nell'antecedente, questa loro irruzione. Per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], nel precedente annoBledaedAttila, re d'essi Unni e d'altri popoli della Tartaria, saccheggiarono l'Illirico e la Tracia. Ma più chiaramente parla diquesta turbolenza l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib 14.], con dire che Attila re degli Unni, uomo forte e superbo, mentre signoreggiava insieme con Bleda suo fratello, entrò nell'Illirico e nella Tracia, con dare crudelmente il guasto a que' paesi, ed impadronirsi di tutte quelle città e castella, a riserva di Adrianopoli e di Eraclea. Perciò fu richiamato indietro l'esercito che era ito in Sicilia con intenzioni di far la guerra in Africa contra di Genserico. Non ci è disdetto il sospettare che lo stesso Genserico stuzzicasse gli Unni a muoversi contra dell'imperadore greco, per liberare sè stesso dai pericoli che gli soprastavano. Vedremo in breve i maneggi segreti che passavano fra questi Barbari, benchè divisi fra loro da tanto paese. Giordano storico[Jordan., de Regnor. success.], seguitato qui dal Sigonio, lasciò scritto anche egli che Attila unito coi Gepidi, dei quali era in que' tempi reArderico, e coi Goti e Valani, e con altre diverse nazioni, e coi re loro, diede il sacco a tutto l'Illirico, alla Tracia, all'una e altra Mesia, e alla Scitia, cioè alla Tartaria minore; e che avendo Teodosio spinto con quante forze potèArnegistio, ossiaArnegisco, suo generale, per arrestar questo torrente, si venne ad un fatto d'armi con gli Unni presso Marcianopoli, principale città della Mesia, così appellata da Marciana sorella di Traiano imperadore, ed in esso il generale cesareo lasciò la vita. Ma questa battaglia e la morte di Arnegisco succedette alcuni anni dopo, cioè nel 447, per quanto scrive Marcellino conte. Di questa irruzione degli Unni parlano ancora Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]e la Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr., ad hunc ann.]. Il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]crede che nell'anno precedente seguisse una battaglia fra l'armata di Teodosio ed Attila re degli Unni, presso la Chersoneso, ossia penisola della Tracia,e che nel presente seguisse la pace fra loro. Rapporta egli le parole di Prisco retorico[Priscus, in Excerpt. Legation.], prese dagli estratti delle legazioni, stampati nel primo tomo della Bizantina. Ma non si raccoglie sicuramente da Prisco, autore per altro di quei tempi, e che ebbe mano in que' medesimi scabrosi affari, l'anno di quella pace, potendo essere che la medesima fosse trattata e conchiusa solamente dopo la battaglia che dicemmo data da Arnegisclo nell'anno 447, perchè di questa sola parlano gli antichi storici. Però d'essa mi serbo il farne menzione allora. Sotto il presente anno sì Idacio[Idacius, in Chronic.]che Marcellino[Marcell. Comes, in Chronico.]scrivono che si vide in cielo un'insigne cometa, e che le tenne dietro la peste, la qual si diffuse per tutto il mondo. Intanto Genserico re de' Vandali in Africa, non contento di esercitare la sua crudeltà contra di que' popoli, e soprattutto contra dei cattolici, colla sua intollerabil superbia, originata dai fortunati successi dell'armi sue, venne anche in odio ai primarii uffiziali della sua corte ed armata. San Prospero[Prosper, in Chron.]è quegli che racconta il fatto. Però alcuni di essi macchinarono una congiura contra di lui; ma scoperti, pagarono dopo gravi tormenti colla vita il fio della mal condotta impresa. E perciocchè il re crudele sospettò di moltissimi altri, anch'essi li levò dal mondo, di maniera che venne ad indebolirsi più per questo domestico accidente, che se fosse stato sconfitto in guerra. Probabilmente di qui avvenne che Genserico diede orecchio ai trattati di pace, alla quale era portato anche Valentiniano Augusto, il quale non poteva di meno, al mirare addosso all'imperio d'Oriente quel gran diluvio di barbari Unni, d'esserne soperchiato anch'egli nelle parti sue. Fu conchiusa essa pace, e restò, in vigor d'essa, all'imperador d'Occidente qualche provincia in Africa; ma qual fosse, nol so iodire. Cominciò in questi tempi, siccome osservò il padre Pagi, l'eresia d'Eutiche, ossia Eutichete, in Oriente. E Teodosio Augusto pubblicò un editto[Novell. II, 2, tom. 6 Append. Cod. Theod.]per mettere freno alle frodi e concussioni che facevano i suoi ministri nel prendere la quarta de' beni che i curiali lasciavano dopo di sè, da applicarsi al fisco, ordinando che tutta l'eredità passasse ne' figliuoli, nipoti, pronipoti, e nel padre, avolo e bisavolo maschi, con altre riserve e provvisioni. E Valentiniano Augusto con sua legge[Novell. 34, ibid.]data in Ravenna ampliò i privilegi de' causidici; e con un'altra restituì ai conti del sacro e privato erario la facoltà di condannare i giudici, che dianzi era stata loro levata, per mettere briglia all'avarizia de' palatini. È noto che questa legge è data inSpoletia dì 27 di settembre: il che ci può far conghietturare che Valentiniano nel presente anno andasse a Roma.

Consoli

DioscoroedEudossio.

Il primo console si truova chiamatoFlavio Dioscoroin un'iscrizione riferita da me altrove[Thesaur. Novus Inscript., pag. 406.]. Più volte finora si è parlato degli Unni, barbari settentrionali, che abitavano nella Scitia, che oggidì appelliamo Tartaria. Un grosso corpo di essi era entrato nelle Gallie, collegati coi Romani. Ma il nerbo di quella nazione barbarica tuttavia si fermava nelle sue fredde contrade, e costoro avevano già cominciato a maltrattare i paesi dell'imperio orientale. Secondo il padre Pagi, in quest'anno fecero di peggio, se pure si ha da mettere sotto l'anno presente, e non piuttosto nell'antecedente, questa loro irruzione. Per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], nel precedente annoBledaedAttila, re d'essi Unni e d'altri popoli della Tartaria, saccheggiarono l'Illirico e la Tracia. Ma più chiaramente parla diquesta turbolenza l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib 14.], con dire che Attila re degli Unni, uomo forte e superbo, mentre signoreggiava insieme con Bleda suo fratello, entrò nell'Illirico e nella Tracia, con dare crudelmente il guasto a que' paesi, ed impadronirsi di tutte quelle città e castella, a riserva di Adrianopoli e di Eraclea. Perciò fu richiamato indietro l'esercito che era ito in Sicilia con intenzioni di far la guerra in Africa contra di Genserico. Non ci è disdetto il sospettare che lo stesso Genserico stuzzicasse gli Unni a muoversi contra dell'imperadore greco, per liberare sè stesso dai pericoli che gli soprastavano. Vedremo in breve i maneggi segreti che passavano fra questi Barbari, benchè divisi fra loro da tanto paese. Giordano storico[Jordan., de Regnor. success.], seguitato qui dal Sigonio, lasciò scritto anche egli che Attila unito coi Gepidi, dei quali era in que' tempi reArderico, e coi Goti e Valani, e con altre diverse nazioni, e coi re loro, diede il sacco a tutto l'Illirico, alla Tracia, all'una e altra Mesia, e alla Scitia, cioè alla Tartaria minore; e che avendo Teodosio spinto con quante forze potèArnegistio, ossiaArnegisco, suo generale, per arrestar questo torrente, si venne ad un fatto d'armi con gli Unni presso Marcianopoli, principale città della Mesia, così appellata da Marciana sorella di Traiano imperadore, ed in esso il generale cesareo lasciò la vita. Ma questa battaglia e la morte di Arnegisco succedette alcuni anni dopo, cioè nel 447, per quanto scrive Marcellino conte. Di questa irruzione degli Unni parlano ancora Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]e la Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr., ad hunc ann.]. Il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]crede che nell'anno precedente seguisse una battaglia fra l'armata di Teodosio ed Attila re degli Unni, presso la Chersoneso, ossia penisola della Tracia,e che nel presente seguisse la pace fra loro. Rapporta egli le parole di Prisco retorico[Priscus, in Excerpt. Legation.], prese dagli estratti delle legazioni, stampati nel primo tomo della Bizantina. Ma non si raccoglie sicuramente da Prisco, autore per altro di quei tempi, e che ebbe mano in que' medesimi scabrosi affari, l'anno di quella pace, potendo essere che la medesima fosse trattata e conchiusa solamente dopo la battaglia che dicemmo data da Arnegisclo nell'anno 447, perchè di questa sola parlano gli antichi storici. Però d'essa mi serbo il farne menzione allora. Sotto il presente anno sì Idacio[Idacius, in Chronic.]che Marcellino[Marcell. Comes, in Chronico.]scrivono che si vide in cielo un'insigne cometa, e che le tenne dietro la peste, la qual si diffuse per tutto il mondo. Intanto Genserico re de' Vandali in Africa, non contento di esercitare la sua crudeltà contra di que' popoli, e soprattutto contra dei cattolici, colla sua intollerabil superbia, originata dai fortunati successi dell'armi sue, venne anche in odio ai primarii uffiziali della sua corte ed armata. San Prospero[Prosper, in Chron.]è quegli che racconta il fatto. Però alcuni di essi macchinarono una congiura contra di lui; ma scoperti, pagarono dopo gravi tormenti colla vita il fio della mal condotta impresa. E perciocchè il re crudele sospettò di moltissimi altri, anch'essi li levò dal mondo, di maniera che venne ad indebolirsi più per questo domestico accidente, che se fosse stato sconfitto in guerra. Probabilmente di qui avvenne che Genserico diede orecchio ai trattati di pace, alla quale era portato anche Valentiniano Augusto, il quale non poteva di meno, al mirare addosso all'imperio d'Oriente quel gran diluvio di barbari Unni, d'esserne soperchiato anch'egli nelle parti sue. Fu conchiusa essa pace, e restò, in vigor d'essa, all'imperador d'Occidente qualche provincia in Africa; ma qual fosse, nol so iodire. Cominciò in questi tempi, siccome osservò il padre Pagi, l'eresia d'Eutiche, ossia Eutichete, in Oriente. E Teodosio Augusto pubblicò un editto[Novell. II, 2, tom. 6 Append. Cod. Theod.]per mettere freno alle frodi e concussioni che facevano i suoi ministri nel prendere la quarta de' beni che i curiali lasciavano dopo di sè, da applicarsi al fisco, ordinando che tutta l'eredità passasse ne' figliuoli, nipoti, pronipoti, e nel padre, avolo e bisavolo maschi, con altre riserve e provvisioni. E Valentiniano Augusto con sua legge[Novell. 34, ibid.]data in Ravenna ampliò i privilegi de' causidici; e con un'altra restituì ai conti del sacro e privato erario la facoltà di condannare i giudici, che dianzi era stata loro levata, per mettere briglia all'avarizia de' palatini. È noto che questa legge è data inSpoletia dì 27 di settembre: il che ci può far conghietturare che Valentiniano nel presente anno andasse a Roma.


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