CDXLIII

CDXLIIIAnno diCristoCDXLIII. IndizioneXI.Leonepapa 4.TeodosioII imp. 42 e 36.ValentinianoIII imperad. 19.ConsoliPetronio Massimoper la seconda volta ePaterno, o piuttostoPaterio.Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.]pretende chePaterio, e non giàPaterno, sia il console di questo anno. Il Relando[Reland., in Fastis.]preferiscePaterno. Ma facile è che il nome non tanto usuale diPateriodagl'ignoranti copisti sia stato mutato inPaterno; e le ragioni del Pagi sembrano più gagliarde. In quest'anno abbiamo, per testimonianza di Marcellino[Marcell. Comes, in Chron.]conte, essere caduta tanta neve, che durò sei mesi sopra la terra, e per cagione dello smoderato freddo perirono migliaia d'animali. Egli aggiugne che Teodosio imperadore tornò dallaspedizione d'Asia a Costantinopoli. Altrettanto abbiamo dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]. Ma contra chi fosse tale spedizione, niuno lo scrive. Certo non fu contra gli Unni, perchè questi per allora non passarono in Asia. Nel presente anno, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chron.], riuscì alla vigilanza di san Leone papa di scoprire in Roma stessa una gran ciurma di Manichei nascosti, i quali furono da lui obbligati a rivelare tutta l'empietà delle loro dottrine, e i lor libri consegnati al fuoco. Giovò a tutto il cattolicismo questa scoperta, perchè si venne a sapere in quali provincie e città dimorassero segretamente i lor falsi vescovi e preti, di modo che sì in Occidente che in Oriente provvidero i vescovi all'infezione che andavano seminando. E san Leone sopra ciò scrisse delle istruzioni a tutti. In Ispagna, per relazione di Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.], gli Alani, re o capo de' quali eraSambida, partirono fra loro le ville abbandonate dai popoli della città di Valenza. E da Idacio[Idacius, in Chron.]sappiamo che, in luogo diAsturiogenerale dell'armata imperiale di Spagna, fu mandato dall'imperador ValentinianoMerobaude, persona nobile, e che per lo studio dell'eloquenza, e specialmente pel suo buon gusto nell'arte, poteasi paragonar con gli antichi, e per questi suoi meriti fu onorato di molte statue. Appena egli ebbe posto il piede in Ispagna, che mise freno all'insolenze de' Bacaudi, rustici ribelli, come di sopra accennai, che infestavano Aracillo città della Cantabria, oggidì Biscaia. Ma questo valentuomo poco durò in quell'impiego, perchè per invidia d'alcuni fu richiamato d'ordine di Valentiniano Augusto a Roma. Nel presente anno esso Augusto pubblicò una legge[Novell. 22, tom. 6 Cod. Theod.], con cui vieta il poter procedere contra dei poveri africani, che, spogliati di tutto, s'eranofuggiti in Italia, per obbligarli a pagare i debiti e le sigurtà da lor fatte. Altre leggi si sono emanate da lui in quest'anno, e due specialmente date in Roma nella piazza di Traiano: il che ci fa intendere ch'esso imperadore fu in quest'anno sul principio di marzo a consolare il popolo romano colla sua presenza. Nell'agosto poi susseguente egli si truova in Ravenna. Accadde in questi tempi, come osservano il cardinal Baronio ed il Pagi, che l'insigne scrittore e vescovo di Ciro,Teodoreto, creduto fautore degli errori di Nestorio, fu per ordine di Teodosio Augusto sequestrato nella sua diocesi.

Consoli

Petronio Massimoper la seconda volta ePaterno, o piuttostoPaterio.

Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.]pretende chePaterio, e non giàPaterno, sia il console di questo anno. Il Relando[Reland., in Fastis.]preferiscePaterno. Ma facile è che il nome non tanto usuale diPateriodagl'ignoranti copisti sia stato mutato inPaterno; e le ragioni del Pagi sembrano più gagliarde. In quest'anno abbiamo, per testimonianza di Marcellino[Marcell. Comes, in Chron.]conte, essere caduta tanta neve, che durò sei mesi sopra la terra, e per cagione dello smoderato freddo perirono migliaia d'animali. Egli aggiugne che Teodosio imperadore tornò dallaspedizione d'Asia a Costantinopoli. Altrettanto abbiamo dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]. Ma contra chi fosse tale spedizione, niuno lo scrive. Certo non fu contra gli Unni, perchè questi per allora non passarono in Asia. Nel presente anno, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chron.], riuscì alla vigilanza di san Leone papa di scoprire in Roma stessa una gran ciurma di Manichei nascosti, i quali furono da lui obbligati a rivelare tutta l'empietà delle loro dottrine, e i lor libri consegnati al fuoco. Giovò a tutto il cattolicismo questa scoperta, perchè si venne a sapere in quali provincie e città dimorassero segretamente i lor falsi vescovi e preti, di modo che sì in Occidente che in Oriente provvidero i vescovi all'infezione che andavano seminando. E san Leone sopra ciò scrisse delle istruzioni a tutti. In Ispagna, per relazione di Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.], gli Alani, re o capo de' quali eraSambida, partirono fra loro le ville abbandonate dai popoli della città di Valenza. E da Idacio[Idacius, in Chron.]sappiamo che, in luogo diAsturiogenerale dell'armata imperiale di Spagna, fu mandato dall'imperador ValentinianoMerobaude, persona nobile, e che per lo studio dell'eloquenza, e specialmente pel suo buon gusto nell'arte, poteasi paragonar con gli antichi, e per questi suoi meriti fu onorato di molte statue. Appena egli ebbe posto il piede in Ispagna, che mise freno all'insolenze de' Bacaudi, rustici ribelli, come di sopra accennai, che infestavano Aracillo città della Cantabria, oggidì Biscaia. Ma questo valentuomo poco durò in quell'impiego, perchè per invidia d'alcuni fu richiamato d'ordine di Valentiniano Augusto a Roma. Nel presente anno esso Augusto pubblicò una legge[Novell. 22, tom. 6 Cod. Theod.], con cui vieta il poter procedere contra dei poveri africani, che, spogliati di tutto, s'eranofuggiti in Italia, per obbligarli a pagare i debiti e le sigurtà da lor fatte. Altre leggi si sono emanate da lui in quest'anno, e due specialmente date in Roma nella piazza di Traiano: il che ci fa intendere ch'esso imperadore fu in quest'anno sul principio di marzo a consolare il popolo romano colla sua presenza. Nell'agosto poi susseguente egli si truova in Ravenna. Accadde in questi tempi, come osservano il cardinal Baronio ed il Pagi, che l'insigne scrittore e vescovo di Ciro,Teodoreto, creduto fautore degli errori di Nestorio, fu per ordine di Teodosio Augusto sequestrato nella sua diocesi.


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