CDXLIX

CDXLIXAnno diCristoCDXLIX. IndizioneII.Leonepapa 10.TeodosioII imper. 48 e 42.ValentinianoIII imper. 25.ConsoliFlavio AsturioeFlavio Protogene.Il primo fu console occidentale. Dal Relando[Reland., in Fastis.]è chiamatoAsterio; ma verisimilmente s'ingannò. Il cognome assai noto d'Asteriofu cagione, per quanto mi figuro, che gl'ignoranti copisti scrivesseroAsterioinvece diAsturio. Venne fatto in quest'anno al soprammentovatoCrisafioeunuco, mercè la sua onnipotenza in corte di Teodosio Augusto, di abbattere sanFlavianopatriarca di Costantinopoli. Unissi costui con Dioscoro patriarca d'Alessandria, uomo violento ed empio, che proteggeva a spada tratta l'eretico archimandrita Eutichete; ed avendo persuasa all'imperadore la necessità di un concilio, Efeso fu la città destinata per tenerlo quivi. Si tenne, e il sommo pontefice Leone vi mandò i suoi legati, i quali indarno strepitarono e protestarono di nullità al vedere che in essa adunanza fu assoluto Eutichete, scomunicato, deposto e cacciato in esilio san Flaviano, dove finì i suoi giorni dopo pochi mesi, non si sa se per morte naturale, o pure violenta. Non so come Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chronico.]attribuisce tali disordini alla violenza di Dioscoro e di Saturnino eunuco. Se Crisafio non avea anche il nome di Saturnino, questo è un errore. Era ben Crisafio soprannominato Zamma; manon c'è apparenza che portasse il nome di Saturnino. Di questo avvenimento tratta a lungo il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], e dopo di lui il Pagi[Pagius, Crit. Baron.]. Non così tosto udì san Leone tante iniquità, che, raunato un concilio in Roma, riprovò il falso concilio d'Efeso, e dichiarò nulli tutti i suoi atti. Mancò di vita in quest'annoMarinasorella di Teodosio imperadore, secondochè s'ha da Marcellino conte. Essa è spropositatamente chiamata nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandrinum.]moglie di Valentiniano Augusto. Era nata nell'anno 403; non ebbe mai, nè volle avere marito, avendo consacrata a Dio la sua verginità. Aggiugne esso Marcellino che parimente in quest'anno finirono di vivereAriovindo, ch'era stato generale d'armi di Teodosio, console nell'anno 434, e patrizio; e similmenteTauro, che fu console nell'anno 428, ed era salito anch'egli alla dignità di patrizio. Abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron.]che nel presente annoRechiariore degli Svevi in Ispagna avendo incominciato il suo regno col prendere in moglie una figliuola diTeodoro, ossia diTeoderico, re de' Visigoti nella Gallia, nel mese di febbraio andò a saccheggiar la Guascogna. Aggiugne che un certo Basilio, avendo adunati molti Bacaudi, che noi possiamo chiamare assassini, mise a filo di spada i cristiani nella chiesa di Triassone, città della provincia tarraconense, oggidì Tarazzona nell'Aragona; e che vi restò morto ancheLeonevescovo di essa città. Portossi nel mese di luglio il re suddetto Rechiario a visitare il re Teoderico suo suocero; e nel ritorno insieme col poco fa mentovato Basilio diede il saccheggio al territorio di Cesaraugusta, oggidì Saragozza. Impadronissi ancora con inganno della città d'Ilerda, oggidì Lerida, e menò di gran gente in ischiavitù. Per attestato di sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Svevor.], i Visigoti dellaGallia prestarono aiuto a costui a commettere sì fatte iniquità, tuttochè non vi fosse guerra dichiarata coi Romani. Chi badasse a Teofane[Theoph. in Chronogr.], circa questi tempi Attila re degli Unni spinse le sue armi nella Tracia, prese e spianò varie città, e stese il suo dominio sino all'uno e all'altro mare, cioè al Pontico, e a quel di Gallipoli e Sesto. Fu spedito un esercito contra di lui; ma conosciuto quello del re barbaro troppo superiore di forze, fu costretto l'imperador Teodosio a promettergli ogni anno un tributo di danari, purchè egli si ritirasse dal paese romano: il che seguì. Aggiugne che poco dopo accadde la morte di esso imperadore. Sappiam di certo che solamente nell'anno susseguente Teodosio Augusto compiè la carriera de' suoi giorni. Ma certo la cronologia di Teofane è qui, come in altri siti ancora, zoppicante; ed alcuni anni prima si dee ammettere l'irruzione degli Unni, ossia de' Tartari, e di Attila re d'essi, nell'imperio d'Oriente. Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 442, num. 2.], siccome dicemmo di sopra, fondato sulla autorità di Marcellino conte, crede che nell'anno 441 cotesti Barbari cominciassero quel brutto giuoco contro le provincie romane orientali, e che nel seguente si conchiudesse la pace; narrandoPriscoistorico che si venne dopo la battaglia del Chersoneso, svantaggiosa ai Romani, ad un aggiustamento. Ma forse questa battaglia non è se non quella dell'anno 447, in cui restò morto Arnegisco generale di Teodosio Augusto.Comunque sia, non increscerà ai lettori l'intendere qui in poche parole ciò che con molte lo stessoPriscoretorico[Priscus, inter Excerpta Legat., tom. 1 Hist. Byz.], autore di que' tempi, lasciò scritto intorno agli Unni, ma senza aver egli distinti gli anni delle loro imprese. Con sue lettere richiese Attila all'imperadore Teodosio i disertori e i tributi, perciocchè v'era un'antecedente convenzion di pagarea que' Barbari annualmente secento libbre d'oro. Tutto ricusò l'imperadore; ed Attila allora entrò nelle provincie romane, con venir devastando tutto fino a Raziaria, città grande della Mesia di qua dal Danubio. Verso il Chersoneso della Tracia si fece un fatto d'armi con isvantaggio de' Greci, dopo il quale, per paura di peggio, Teodosio stabilì la pace con obbligarsi di rendere gli Unni disertori, di pagare sei mila libbre d'oro per gli stipendii decorsi, e due mila e cento annualmente in avvenire a titolo di tributo. Per mettere insieme la somma di tanto oro si fecero avanie incredibili ai popoli. E qui nota Prisco che i tesori dell'imperador e dei privati si consumavano in ispettacoli, giuochi e piaceri; nè si mantenevano più, come in addietro si faceva, i corpi d'armata in difesa dell'imperio, nè v'era più disciplina militare, e però ogni nazion barbara insultava e faceva tremare in que' tempi la romana. I soli abitanti di Asimo, città della Tracia, tennero forte un pezzo, senza voler rendere i disertori, e con far grande strage di que' Barbari. Fatta la pace, Attila per suoi ambasciatori domandò gli Unni fuggiti nelle terre dell'imperio; e poi ne spedì degli altri, trovando pretesti di nuove ambascerie, per arricchire i suoi cari, giacchè tutti sempre se ne tornavano indietro carichi di doni, che la paura facea loro offerire. Uno di questi ambasciatori per nome Edicone, guadagnato con grandi promesse da Crisafio eunuco, assunse il carico di uccidere Attila; ma scoperta la trama, Attila inviò a farne un gran risentimento con Teodosio Augusto, trattandolo da suo servo, giacchè gli pagava tributo, e da traditore, perchè gli aveva insidiata la vita. Nè Prisco racconta che sotto d'esso Teodosio altra guerra fosse fatta da Attila all'imperio d'Oriente. Il perchè vo io sospettando che solamente nel 446, dopo la morte di Bleda suo fratello, Attila desse principio all'invasion delle provincie romane, certo essendo, per testimonianza di Beda, ch'egli alloraportava la desolazione per la Mesia, Tracia e Ponto; e che nel seguente anno 447 seguisse la battaglia, in cui restò ucciso Arnegisco generale di Teodosio, nelle vicinanze del Chersoneso della Tracia. Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 2, cap. 4.]racconta in un fiato varie loro scorrerie, nella prima delle quali saccheggiarono molte città, e condussero via cento e venti mila cristiani in ischiavitù. Probabilmente in quest'anno, piuttostochè nel seguente, Teodosio Augusto inviò Massimino, uno de' suoi primi uffiziali, per ambasciatore ad Attila, tuttavia minaccioso, perchè non gli erano restituiti i disertori. Seco andò per compagno il suddetto Prisco retorico, il quale dipoi descrisse quel viaggio con altri avvenimenti del tempo suo. È da dolersi che siasi perduta la sua storia, citata anche da Giordano storico, non essendone a noi pervenuti che pochi estratti, che nel Trattato delle legazioni, stampato nel primo tomo della Bizantina, si leggono. Ora scrive egli che, andando a trovar Attila, passarono per Serdica e Naisso città della Mesia, e di là passarono il Danubio: il che ci fa intendere che quel re barbaro possedeva allora almeno una parte dell'antica Dacia, ossia Transilvania, e signoreggiava in quelle provincie che oggidì chiamiamo Vallachia e Moldavia. Il trovarono in una villa, in tempo che egli, benchè avesse molte mogli, pure prese ancora per moglie una sua stessa figliuola, appellata Esca, permettendo ciò le leggi di quella barbara nazione, costume che non può comparire se non bestiale a chi è allevato nella legge santa e pura di Cristo. Trovarono che nel medesimo tempo erano giunti alla corte d'Attila tre ambasciatori di Valentiniano Augusto, cioèRomoloconte,Promotogenerale del Norico, eRomanocolonnello nella milizia romana. Erano costoro spediti per placare Attila, che pretendeva di avere in sua mano Silvano, scalco maggiore di questo imperadore, o pure alcuni vasi d'oro asportati dopo la presache Attila aveva fatta di Sirmio, e dati in pegno per denari ricevuti da esso Silvano. Insomma scorgiamo che Attila faceva palpitare il cuore ad amendue gl'imperadori d'Oriente e d'Occidente, e trattava come da superiore con loro. Nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]è scritto sotto il seguente anno, che quando costui era in procinto di muovere loro guerra, spediva messi che intonavano all'uno e all'altro queste parole:L'imperadore, signor mio e signor vostro, per mezzo mio vi fa sapere che gli prepariate un palagio, o in Costantinopoli, o in Roma. Aggiugne Prisco che Attila era solito ad uscir di casa per ascoltar le liti dei popoli, e le decideva tosto, senza valersi de' nostri eterni processi. Furono invitati gli ambasciatori a desinar con Attila. Si trovò la tavola imbandita d'ogni sorta di cibi e vini. Erano d'argento i piatti per gli convitati, ma Attila si serviva di una tagliere di legno. Beveano i commensali in tazze d'oro e d'argento; Attila in un bicchiere di legno. Gli altri mangiavano di ogni sorta di vivande; egli solamente del lesso. Così il suo vestire era triviale, e laddove gli altri nobili sciti portavano oro, gemme e pietre preziose nelle loro spade, nelle briglie de' cavalli, nelle scarpe, egli nulla di questo voleva, ed amava di comparir simile a' soldati ordinarii. Si fecero di molti brindisi; vi furono canti e buffonerie, che diedero agli ascoltatori motivo di smascellarsi per le risa gran pezzo; ma Attila sempre col medesimo volto e con una eguale serietà vedeva, ascoltava tutto. Furono a cena con Reccam, una delle mogli più care del tiranno; e questa usò loro di molte finezze. Esibirono poscia i doni mandati al Barbaro da Teodosio Augusto; ne riceverono degli altri da portare a Costantinopoli, massimamente delle pelli rare; ed in fine, dopo aver trattato degli affari, se ne tornarono alla corte augusta. È curiosa tutta quella descrizione, e non se ne maraviglierà chi ha veduto ai nostrigiorni prendere la barbara Russia costumi civili. E perciocchè ivi è detto che già Eudocia Augusta avea fatto ammazzareSaturnillo, che vedemmo di sopra appellatoSaturninoconte, e succeduto quel fatto, dappoichè essa imperadrice, disgustata col marito, s'era ritirata a Gerusalemme: intendiamo di qui che questa ambasciata appartiene all'anno presente, oppure al susseguente. Era in Ravenna Valentiniano Augusto nel dì 17 di giugno, ed allora pubblicò una legge indirizzata aFirminoprefetto del pretorio d'Italia[Cod. Theodos. in Append. tom. 7, tit. 8.], in cui stabilì che, da lì innanzi, avesse da valere la prescrizione di trent'anni in qualunque causa e lite, credendo ciò utile e necessario alla quiete de' popoli. Tuttavia si tratteneva in quella città Valentiniano nel dì 11 di settembre, come consta da un'altra sua legge[Ibidem, tit. 14.], data adOpilionemaestro degli uffizii ossia maggiordomo della corte imperiale.

Consoli

Flavio AsturioeFlavio Protogene.

Il primo fu console occidentale. Dal Relando[Reland., in Fastis.]è chiamatoAsterio; ma verisimilmente s'ingannò. Il cognome assai noto d'Asteriofu cagione, per quanto mi figuro, che gl'ignoranti copisti scrivesseroAsterioinvece diAsturio. Venne fatto in quest'anno al soprammentovatoCrisafioeunuco, mercè la sua onnipotenza in corte di Teodosio Augusto, di abbattere sanFlavianopatriarca di Costantinopoli. Unissi costui con Dioscoro patriarca d'Alessandria, uomo violento ed empio, che proteggeva a spada tratta l'eretico archimandrita Eutichete; ed avendo persuasa all'imperadore la necessità di un concilio, Efeso fu la città destinata per tenerlo quivi. Si tenne, e il sommo pontefice Leone vi mandò i suoi legati, i quali indarno strepitarono e protestarono di nullità al vedere che in essa adunanza fu assoluto Eutichete, scomunicato, deposto e cacciato in esilio san Flaviano, dove finì i suoi giorni dopo pochi mesi, non si sa se per morte naturale, o pure violenta. Non so come Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chronico.]attribuisce tali disordini alla violenza di Dioscoro e di Saturnino eunuco. Se Crisafio non avea anche il nome di Saturnino, questo è un errore. Era ben Crisafio soprannominato Zamma; manon c'è apparenza che portasse il nome di Saturnino. Di questo avvenimento tratta a lungo il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], e dopo di lui il Pagi[Pagius, Crit. Baron.]. Non così tosto udì san Leone tante iniquità, che, raunato un concilio in Roma, riprovò il falso concilio d'Efeso, e dichiarò nulli tutti i suoi atti. Mancò di vita in quest'annoMarinasorella di Teodosio imperadore, secondochè s'ha da Marcellino conte. Essa è spropositatamente chiamata nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandrinum.]moglie di Valentiniano Augusto. Era nata nell'anno 403; non ebbe mai, nè volle avere marito, avendo consacrata a Dio la sua verginità. Aggiugne esso Marcellino che parimente in quest'anno finirono di vivereAriovindo, ch'era stato generale d'armi di Teodosio, console nell'anno 434, e patrizio; e similmenteTauro, che fu console nell'anno 428, ed era salito anch'egli alla dignità di patrizio. Abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron.]che nel presente annoRechiariore degli Svevi in Ispagna avendo incominciato il suo regno col prendere in moglie una figliuola diTeodoro, ossia diTeoderico, re de' Visigoti nella Gallia, nel mese di febbraio andò a saccheggiar la Guascogna. Aggiugne che un certo Basilio, avendo adunati molti Bacaudi, che noi possiamo chiamare assassini, mise a filo di spada i cristiani nella chiesa di Triassone, città della provincia tarraconense, oggidì Tarazzona nell'Aragona; e che vi restò morto ancheLeonevescovo di essa città. Portossi nel mese di luglio il re suddetto Rechiario a visitare il re Teoderico suo suocero; e nel ritorno insieme col poco fa mentovato Basilio diede il saccheggio al territorio di Cesaraugusta, oggidì Saragozza. Impadronissi ancora con inganno della città d'Ilerda, oggidì Lerida, e menò di gran gente in ischiavitù. Per attestato di sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Svevor.], i Visigoti dellaGallia prestarono aiuto a costui a commettere sì fatte iniquità, tuttochè non vi fosse guerra dichiarata coi Romani. Chi badasse a Teofane[Theoph. in Chronogr.], circa questi tempi Attila re degli Unni spinse le sue armi nella Tracia, prese e spianò varie città, e stese il suo dominio sino all'uno e all'altro mare, cioè al Pontico, e a quel di Gallipoli e Sesto. Fu spedito un esercito contra di lui; ma conosciuto quello del re barbaro troppo superiore di forze, fu costretto l'imperador Teodosio a promettergli ogni anno un tributo di danari, purchè egli si ritirasse dal paese romano: il che seguì. Aggiugne che poco dopo accadde la morte di esso imperadore. Sappiam di certo che solamente nell'anno susseguente Teodosio Augusto compiè la carriera de' suoi giorni. Ma certo la cronologia di Teofane è qui, come in altri siti ancora, zoppicante; ed alcuni anni prima si dee ammettere l'irruzione degli Unni, ossia de' Tartari, e di Attila re d'essi, nell'imperio d'Oriente. Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 442, num. 2.], siccome dicemmo di sopra, fondato sulla autorità di Marcellino conte, crede che nell'anno 441 cotesti Barbari cominciassero quel brutto giuoco contro le provincie romane orientali, e che nel seguente si conchiudesse la pace; narrandoPriscoistorico che si venne dopo la battaglia del Chersoneso, svantaggiosa ai Romani, ad un aggiustamento. Ma forse questa battaglia non è se non quella dell'anno 447, in cui restò morto Arnegisco generale di Teodosio Augusto.

Comunque sia, non increscerà ai lettori l'intendere qui in poche parole ciò che con molte lo stessoPriscoretorico[Priscus, inter Excerpta Legat., tom. 1 Hist. Byz.], autore di que' tempi, lasciò scritto intorno agli Unni, ma senza aver egli distinti gli anni delle loro imprese. Con sue lettere richiese Attila all'imperadore Teodosio i disertori e i tributi, perciocchè v'era un'antecedente convenzion di pagarea que' Barbari annualmente secento libbre d'oro. Tutto ricusò l'imperadore; ed Attila allora entrò nelle provincie romane, con venir devastando tutto fino a Raziaria, città grande della Mesia di qua dal Danubio. Verso il Chersoneso della Tracia si fece un fatto d'armi con isvantaggio de' Greci, dopo il quale, per paura di peggio, Teodosio stabilì la pace con obbligarsi di rendere gli Unni disertori, di pagare sei mila libbre d'oro per gli stipendii decorsi, e due mila e cento annualmente in avvenire a titolo di tributo. Per mettere insieme la somma di tanto oro si fecero avanie incredibili ai popoli. E qui nota Prisco che i tesori dell'imperador e dei privati si consumavano in ispettacoli, giuochi e piaceri; nè si mantenevano più, come in addietro si faceva, i corpi d'armata in difesa dell'imperio, nè v'era più disciplina militare, e però ogni nazion barbara insultava e faceva tremare in que' tempi la romana. I soli abitanti di Asimo, città della Tracia, tennero forte un pezzo, senza voler rendere i disertori, e con far grande strage di que' Barbari. Fatta la pace, Attila per suoi ambasciatori domandò gli Unni fuggiti nelle terre dell'imperio; e poi ne spedì degli altri, trovando pretesti di nuove ambascerie, per arricchire i suoi cari, giacchè tutti sempre se ne tornavano indietro carichi di doni, che la paura facea loro offerire. Uno di questi ambasciatori per nome Edicone, guadagnato con grandi promesse da Crisafio eunuco, assunse il carico di uccidere Attila; ma scoperta la trama, Attila inviò a farne un gran risentimento con Teodosio Augusto, trattandolo da suo servo, giacchè gli pagava tributo, e da traditore, perchè gli aveva insidiata la vita. Nè Prisco racconta che sotto d'esso Teodosio altra guerra fosse fatta da Attila all'imperio d'Oriente. Il perchè vo io sospettando che solamente nel 446, dopo la morte di Bleda suo fratello, Attila desse principio all'invasion delle provincie romane, certo essendo, per testimonianza di Beda, ch'egli alloraportava la desolazione per la Mesia, Tracia e Ponto; e che nel seguente anno 447 seguisse la battaglia, in cui restò ucciso Arnegisco generale di Teodosio, nelle vicinanze del Chersoneso della Tracia. Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 2, cap. 4.]racconta in un fiato varie loro scorrerie, nella prima delle quali saccheggiarono molte città, e condussero via cento e venti mila cristiani in ischiavitù. Probabilmente in quest'anno, piuttostochè nel seguente, Teodosio Augusto inviò Massimino, uno de' suoi primi uffiziali, per ambasciatore ad Attila, tuttavia minaccioso, perchè non gli erano restituiti i disertori. Seco andò per compagno il suddetto Prisco retorico, il quale dipoi descrisse quel viaggio con altri avvenimenti del tempo suo. È da dolersi che siasi perduta la sua storia, citata anche da Giordano storico, non essendone a noi pervenuti che pochi estratti, che nel Trattato delle legazioni, stampato nel primo tomo della Bizantina, si leggono. Ora scrive egli che, andando a trovar Attila, passarono per Serdica e Naisso città della Mesia, e di là passarono il Danubio: il che ci fa intendere che quel re barbaro possedeva allora almeno una parte dell'antica Dacia, ossia Transilvania, e signoreggiava in quelle provincie che oggidì chiamiamo Vallachia e Moldavia. Il trovarono in una villa, in tempo che egli, benchè avesse molte mogli, pure prese ancora per moglie una sua stessa figliuola, appellata Esca, permettendo ciò le leggi di quella barbara nazione, costume che non può comparire se non bestiale a chi è allevato nella legge santa e pura di Cristo. Trovarono che nel medesimo tempo erano giunti alla corte d'Attila tre ambasciatori di Valentiniano Augusto, cioèRomoloconte,Promotogenerale del Norico, eRomanocolonnello nella milizia romana. Erano costoro spediti per placare Attila, che pretendeva di avere in sua mano Silvano, scalco maggiore di questo imperadore, o pure alcuni vasi d'oro asportati dopo la presache Attila aveva fatta di Sirmio, e dati in pegno per denari ricevuti da esso Silvano. Insomma scorgiamo che Attila faceva palpitare il cuore ad amendue gl'imperadori d'Oriente e d'Occidente, e trattava come da superiore con loro. Nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]è scritto sotto il seguente anno, che quando costui era in procinto di muovere loro guerra, spediva messi che intonavano all'uno e all'altro queste parole:L'imperadore, signor mio e signor vostro, per mezzo mio vi fa sapere che gli prepariate un palagio, o in Costantinopoli, o in Roma. Aggiugne Prisco che Attila era solito ad uscir di casa per ascoltar le liti dei popoli, e le decideva tosto, senza valersi de' nostri eterni processi. Furono invitati gli ambasciatori a desinar con Attila. Si trovò la tavola imbandita d'ogni sorta di cibi e vini. Erano d'argento i piatti per gli convitati, ma Attila si serviva di una tagliere di legno. Beveano i commensali in tazze d'oro e d'argento; Attila in un bicchiere di legno. Gli altri mangiavano di ogni sorta di vivande; egli solamente del lesso. Così il suo vestire era triviale, e laddove gli altri nobili sciti portavano oro, gemme e pietre preziose nelle loro spade, nelle briglie de' cavalli, nelle scarpe, egli nulla di questo voleva, ed amava di comparir simile a' soldati ordinarii. Si fecero di molti brindisi; vi furono canti e buffonerie, che diedero agli ascoltatori motivo di smascellarsi per le risa gran pezzo; ma Attila sempre col medesimo volto e con una eguale serietà vedeva, ascoltava tutto. Furono a cena con Reccam, una delle mogli più care del tiranno; e questa usò loro di molte finezze. Esibirono poscia i doni mandati al Barbaro da Teodosio Augusto; ne riceverono degli altri da portare a Costantinopoli, massimamente delle pelli rare; ed in fine, dopo aver trattato degli affari, se ne tornarono alla corte augusta. È curiosa tutta quella descrizione, e non se ne maraviglierà chi ha veduto ai nostrigiorni prendere la barbara Russia costumi civili. E perciocchè ivi è detto che già Eudocia Augusta avea fatto ammazzareSaturnillo, che vedemmo di sopra appellatoSaturninoconte, e succeduto quel fatto, dappoichè essa imperadrice, disgustata col marito, s'era ritirata a Gerusalemme: intendiamo di qui che questa ambasciata appartiene all'anno presente, oppure al susseguente. Era in Ravenna Valentiniano Augusto nel dì 17 di giugno, ed allora pubblicò una legge indirizzata aFirminoprefetto del pretorio d'Italia[Cod. Theodos. in Append. tom. 7, tit. 8.], in cui stabilì che, da lì innanzi, avesse da valere la prescrizione di trent'anni in qualunque causa e lite, credendo ciò utile e necessario alla quiete de' popoli. Tuttavia si tratteneva in quella città Valentiniano nel dì 11 di settembre, come consta da un'altra sua legge[Ibidem, tit. 14.], data adOpilionemaestro degli uffizii ossia maggiordomo della corte imperiale.


Back to IndexNext