CDXLVIIAnno diCristoCDXLVII. IndizioneXV.Leonepapa 8.TeodosioII imper. 46 e 40.ValentinianoIII imper. 23.ConsoliGallipio, ossiaAlipio, edArdaburio.Fu quest'anno funesto per la città di Costantinopoli, perchè, secondochè attesta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], con cui si accorda la Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], sì terribili tremuoti si fecero in essa sentire, che caddero in gran parte le mura di quell'augusta città con cinquantasette torri. Si stese sopra altre città lo stesso flagello, a cui tenne dietro la carestia e un pestilente odore dell'aria colla morte di molte migliaia d'uomini e di giumenti. Nicefero[Nicephorus, lib. 14, cap. 46.]più diffusamente racconta i lagrimevoli effetti di questi tremuoti, che durarono, sentendosi di tanto in tanto le loro scosse, per sei mesi, e fecero poi gran rovina nella Bitinia, nelle due Frigie, nell'Ellesponto, in Antiochiae in altre contrade d'Oriente, di modo che il popolo di Costantinopoli coll'imperadore, temendo sempre d'essere seppelliti sotto le case traballanti, uscirono alla campagna. A questa domestica calamità s'aggiunse l'esterna, perchè, segue a dire il suddetto Marcellino, che il reAttilacon passi nimici venne fino alle Termopile, passata la Tessaglia; e che Arnegisco generale d'armata nella Dacia Ripense per l'imperador Teodosio, combattendo bravamente contra l'esercito d'Attila, dopo aver fatta grande strage de' nemici, rimase anch'egli ucciso sul campo. Nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]si vede registrato il fatto medesimo, se non che Arnegisco vien chiamato generale di armata nella Tracia, ed egli probabilmente difendeva l'una e l'altra provincia. Ivi è scritto di più, che in quest'anno fu ricuperata Marcianopoli città della Mesia presso il Ponto Eusino, ossia mar Nero. Sotto quest'anno narra Idacio[Idacius, in Chron.]che furono portati in Ispagna gli scritti disan Leonepapa contra dei Priscillianisti eretici, e sopra ciò esiste una sua lettera aTuribiovescovo d'Astorga. Scrisse eziandio il santo pontefice aGennaro, vescovo d'Aquileia, e aSettimio, vescovo d'Altino, contro i Pelagiani, che in quella provincia alzavano la testa. Ma intorno a ciò son da vedere gli Annali del cardinal Baronio, la Storia pelagiana del cardinal Noris, e il Pagi sopra gli Annali di esso Baronio. Per testimonianza di Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.], cominciò a regnare in quest'anno sopra i Franchi, popoli della Germania,Meroveo, essendo mancato di vitaClodione, il quale, per attestato di Prisco[In Excerpt. Legation., tom. 1 Histor. Byzantin.]retorico, fu veramente padre di esso Meroveo. E da questo principe discese la linea merovingia dei re di Francia, ch'ebbe poi fine a' tempi del re Pippino.In quest'anno ancora, secondo l'opinione del padre Pagi[Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.], terminò i suoi giornisan Procolopatriarca di Costantinopoli, ed ebbe per successore san Flaviano. Narra Niceforo Callisto[Nicephorus, lib. 14, cap. 47 Histor. Eccl.]che Crisafio eunuco, dai cui cenni era allora aggirata la corte di Teodosio imperadore, pretendeva che Flaviano mandasse un regalo ad esso Augusto per l'elezione e consecrazione fatta di lui. Flaviano gl'inviò dei pani benedetti, ma non già oro, come sperava l'eunuco. E quindi nacque l'odio di esso Crisafio contra di Flaviano, e il desiderio di farlo deporre. Ma perciocchè non gli sarebbe mai venuto fatto, finchèPulcheria Augusta, sorella di Teodosio imperadore, continuava nell'autorità grande che ella godeva in corte e presso il fratello, pensò prima a levar di mezzo questo ostacolo, e perciò si unì conEudociamoglie dell'imperadore, e la indusse a fare il possibile per iscavalcar la cognata. S'era già allignata l'invidia in cuor d'Eudocia al mirar essa Pulcheria, che stava così innanzi nella grazia dell'imperadore, e il governava, per così dire, coi suoi consigli. Maggiormente ancora si alterò l'animo suo per una burla fatta da essa Pulcheria, donna savissima, al fratello Augusto. La racconta Cedreno[Cedien., in Histor.]. Era solito Teodosio a sottoscrivere le carte e i memoriali che gli erano presentati dai ministri, troppo buonamente, senza leggerli. Volendo la saggia principessa farlo ravvedere di questa negligenza, lasciò correre un memoriale, in cui, sotto certo pretesto, il pregava di venderle per serva l'imperadriceEudociasua moglie. Secondo il costume, lo sottoscrisse Teodosio senza leggerlo. Eudocia dipoi, venuta in camera di Pulcheria, fu ritenuta da essa; e benchè l'imperador la chiamasse, per alcun poco ricusò di liberarla, adducendo d'averla comperata. Fu una burla fatta a buon fine; ma i principi nonson gente che facilmente soffra d'essere beffata. Però Eudocia, probabilmente valendosi di questa congiuntura, e certo delle spinte che le dava Crisafio, tanto fece, tanto disse, che smosse contra della cognata il marito Augusto, con persuadergli di farla diaconessa. Egli ne dimandò il parere al patriarca Flaviano, e questi segretamente ne avvisò Pulcheria; nè di più ci volle, perchè la buona principessa da sè stessa si ritirasse dalla città, e si mettesse a far vita privata e tranquilla. Allora Eudocia, con prendere le redini, si mise a governar l'imperio ed anche l'imperadore; ed oltre a ciò, irritò il di lui animo contra di Flaviano, perchè avesse rivelato il segreto. Di qui poi venne un fiero insulto alla religione cattolica, e una frotta di gravissimi malanni contra dello stesso Teodosio, per esser egli rimasto privo dei consigli della saggia e piissima Pulcheria. Valentiniano Augusto nell'anno presente pubblicò un editto[Cod. Theod. in Append. tom. 6.], indirizzato adAlbinoprefetto del pretorio e patrizio, contro i rompitori de' sepolcri: del qual delitto apertamente dicono che erano allora accusati gli ecclesiastici, i quali, condotti da uno sregolato zelo contra le memorie de' pagani, si prendevano la libertà, senza che ne fosse inteso il sovrano, di atterrare i loro sepolcri. Contra di essi, ancorchè fossero vescovi, è intimata la pena dell'esilio. Con altra legge esso imperadore si mostrò favorevole ai liberti, de' quali era ben grande il numero, con ordinare che da' figliuoli od eredi di chi gli avea manomessi non potessero essere richiamati alla schiavitù; e che avendo essi liberti dei figliuoli, ad essi pervenisse l'intera eredità del padre. E morendo senza figliuoli, un terzo di beni si avesse da consegnare ai figliuoli o pure ai nipoti di chi loro avea data la libertà. E perciocchè molti mercatanti faceano i lor traffichi senza entrar nelle città per ischivar le dogane, con altra legge proibì questa loro usanza.
Consoli
Gallipio, ossiaAlipio, edArdaburio.
Fu quest'anno funesto per la città di Costantinopoli, perchè, secondochè attesta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], con cui si accorda la Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], sì terribili tremuoti si fecero in essa sentire, che caddero in gran parte le mura di quell'augusta città con cinquantasette torri. Si stese sopra altre città lo stesso flagello, a cui tenne dietro la carestia e un pestilente odore dell'aria colla morte di molte migliaia d'uomini e di giumenti. Nicefero[Nicephorus, lib. 14, cap. 46.]più diffusamente racconta i lagrimevoli effetti di questi tremuoti, che durarono, sentendosi di tanto in tanto le loro scosse, per sei mesi, e fecero poi gran rovina nella Bitinia, nelle due Frigie, nell'Ellesponto, in Antiochiae in altre contrade d'Oriente, di modo che il popolo di Costantinopoli coll'imperadore, temendo sempre d'essere seppelliti sotto le case traballanti, uscirono alla campagna. A questa domestica calamità s'aggiunse l'esterna, perchè, segue a dire il suddetto Marcellino, che il reAttilacon passi nimici venne fino alle Termopile, passata la Tessaglia; e che Arnegisco generale d'armata nella Dacia Ripense per l'imperador Teodosio, combattendo bravamente contra l'esercito d'Attila, dopo aver fatta grande strage de' nemici, rimase anch'egli ucciso sul campo. Nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]si vede registrato il fatto medesimo, se non che Arnegisco vien chiamato generale di armata nella Tracia, ed egli probabilmente difendeva l'una e l'altra provincia. Ivi è scritto di più, che in quest'anno fu ricuperata Marcianopoli città della Mesia presso il Ponto Eusino, ossia mar Nero. Sotto quest'anno narra Idacio[Idacius, in Chron.]che furono portati in Ispagna gli scritti disan Leonepapa contra dei Priscillianisti eretici, e sopra ciò esiste una sua lettera aTuribiovescovo d'Astorga. Scrisse eziandio il santo pontefice aGennaro, vescovo d'Aquileia, e aSettimio, vescovo d'Altino, contro i Pelagiani, che in quella provincia alzavano la testa. Ma intorno a ciò son da vedere gli Annali del cardinal Baronio, la Storia pelagiana del cardinal Noris, e il Pagi sopra gli Annali di esso Baronio. Per testimonianza di Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.], cominciò a regnare in quest'anno sopra i Franchi, popoli della Germania,Meroveo, essendo mancato di vitaClodione, il quale, per attestato di Prisco[In Excerpt. Legation., tom. 1 Histor. Byzantin.]retorico, fu veramente padre di esso Meroveo. E da questo principe discese la linea merovingia dei re di Francia, ch'ebbe poi fine a' tempi del re Pippino.In quest'anno ancora, secondo l'opinione del padre Pagi[Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.], terminò i suoi giornisan Procolopatriarca di Costantinopoli, ed ebbe per successore san Flaviano. Narra Niceforo Callisto[Nicephorus, lib. 14, cap. 47 Histor. Eccl.]che Crisafio eunuco, dai cui cenni era allora aggirata la corte di Teodosio imperadore, pretendeva che Flaviano mandasse un regalo ad esso Augusto per l'elezione e consecrazione fatta di lui. Flaviano gl'inviò dei pani benedetti, ma non già oro, come sperava l'eunuco. E quindi nacque l'odio di esso Crisafio contra di Flaviano, e il desiderio di farlo deporre. Ma perciocchè non gli sarebbe mai venuto fatto, finchèPulcheria Augusta, sorella di Teodosio imperadore, continuava nell'autorità grande che ella godeva in corte e presso il fratello, pensò prima a levar di mezzo questo ostacolo, e perciò si unì conEudociamoglie dell'imperadore, e la indusse a fare il possibile per iscavalcar la cognata. S'era già allignata l'invidia in cuor d'Eudocia al mirar essa Pulcheria, che stava così innanzi nella grazia dell'imperadore, e il governava, per così dire, coi suoi consigli. Maggiormente ancora si alterò l'animo suo per una burla fatta da essa Pulcheria, donna savissima, al fratello Augusto. La racconta Cedreno[Cedien., in Histor.]. Era solito Teodosio a sottoscrivere le carte e i memoriali che gli erano presentati dai ministri, troppo buonamente, senza leggerli. Volendo la saggia principessa farlo ravvedere di questa negligenza, lasciò correre un memoriale, in cui, sotto certo pretesto, il pregava di venderle per serva l'imperadriceEudociasua moglie. Secondo il costume, lo sottoscrisse Teodosio senza leggerlo. Eudocia dipoi, venuta in camera di Pulcheria, fu ritenuta da essa; e benchè l'imperador la chiamasse, per alcun poco ricusò di liberarla, adducendo d'averla comperata. Fu una burla fatta a buon fine; ma i principi nonson gente che facilmente soffra d'essere beffata. Però Eudocia, probabilmente valendosi di questa congiuntura, e certo delle spinte che le dava Crisafio, tanto fece, tanto disse, che smosse contra della cognata il marito Augusto, con persuadergli di farla diaconessa. Egli ne dimandò il parere al patriarca Flaviano, e questi segretamente ne avvisò Pulcheria; nè di più ci volle, perchè la buona principessa da sè stessa si ritirasse dalla città, e si mettesse a far vita privata e tranquilla. Allora Eudocia, con prendere le redini, si mise a governar l'imperio ed anche l'imperadore; ed oltre a ciò, irritò il di lui animo contra di Flaviano, perchè avesse rivelato il segreto. Di qui poi venne un fiero insulto alla religione cattolica, e una frotta di gravissimi malanni contra dello stesso Teodosio, per esser egli rimasto privo dei consigli della saggia e piissima Pulcheria. Valentiniano Augusto nell'anno presente pubblicò un editto[Cod. Theod. in Append. tom. 6.], indirizzato adAlbinoprefetto del pretorio e patrizio, contro i rompitori de' sepolcri: del qual delitto apertamente dicono che erano allora accusati gli ecclesiastici, i quali, condotti da uno sregolato zelo contra le memorie de' pagani, si prendevano la libertà, senza che ne fosse inteso il sovrano, di atterrare i loro sepolcri. Contra di essi, ancorchè fossero vescovi, è intimata la pena dell'esilio. Con altra legge esso imperadore si mostrò favorevole ai liberti, de' quali era ben grande il numero, con ordinare che da' figliuoli od eredi di chi gli avea manomessi non potessero essere richiamati alla schiavitù; e che avendo essi liberti dei figliuoli, ad essi pervenisse l'intera eredità del padre. E morendo senza figliuoli, un terzo di beni si avesse da consegnare ai figliuoli o pure ai nipoti di chi loro avea data la libertà. E perciocchè molti mercatanti faceano i lor traffichi senza entrar nelle città per ischivar le dogane, con altra legge proibì questa loro usanza.