CDXVIAnno diCristoCDXVI. IndizioneXIV.Innocenzopapa 16.Onorioimperad. 24 e 22.Teodosio IIimperad. 15 e 9.ConsoliTeodosio Augustoper la settima volta, eGiunio Quarto Palladio.Probianoprefetto di Roma nel presente anno si mira nelle leggi del Codice Teodosiano. Aveano i Goti nella Spagna elettoValliaper loro re, con intenzione ch'egli facesse la guerra contro ai Romani. Ed egli in fatti s'accinse all'impresa, e meditando di far delle conquiste ne' paesi dell'Africa[Orosius, lib. 7, cap. 43.], fece imbarcare un numeroso corpo de' suoi Goti, bene armati, per farli passare colà. Ma Iddio permise che costoro assaliti da fiera burrasca con tutte le navi perissero dodici miglia lungi dallo stretto di Gibilterra. Questo sinistro avvenimento, e il ricordarsi Vallia come miseramente fosse terminata un'altra simile spedizione, allorchè Alarico volea passare in Sicilia, gli mise il cervello a partito, e determinò di cercar piuttosto la pace dall'imperadore Onorio, con promettergli la restituzione di Galla Placidia, ed obbligar la nazione de' Gotia far guerra in favore dell'imperio romano agli altri Barbari che aveano fissato il piede in Ispagna, cioè ai Vandali, Alani e Svevi. Cosa curiosa, e, per quanto osservò Paolo Orosio, quasi incredibile avvenne, cioè che anche gli altri re barbari, che non erano d'accordo coi Goti, esibirono lo stesso ad Onorio, con fargli sapere:Strignete pure, o Augusto, la pace con tutti, e da tutti ricevete gli ostaggi; che noi, senza che vi moviate, combatteremo insieme. Nostre saranno le morti, per voi sarà la vittoria; e un immortal guadagno verrà alla romana repubblica, se noi pugnando l'un contra l'altro tutti periremo.Onorio accettò l'esibizione di Vallia, e, secondochè scrive Filostorgio[Philost., lib. 12, cap. 4.], concedette ai Goti una parte della Gallia, cioè la seconda Aquitania, o sia la Guascogna, con terreni da coltivare. Ma questa concessione più fondatamente si dee riferire all'anno 418. Giordano storico[Jordan., cap. 32, de Reb. Getic.]non so qual fede meriti qui, perchè confonde molti punti di storia; tuttavia ascoltiamolo, allorchè narra cheCostanteconte, generale dell'imperadore, con un fiorito esercito si mosse contra di esso re Vallia, con disegno di ricuperar Placidia o colle buone o colle brusche; ma che essendogli venuto incontro il re Goto con un'armata non inferiore, seguirono varie ambascerie, per le quali finalmente si conchiuse la pace. Onorio mandò a Vallia una gran quantità di frumento già promesso, e non mai dato ad Ataulfo, cioè, per attestato di Olimpiodoro[Olimpiodorus, apud Photium, pag. 190.], seicentomila misure. Ed allora il Goto rimiseGalla Placidiacon tutta onorevolezza in mano di Eupiuzio Magistriano, uffiziale cesareo, spedito a lui per la pace, il quale la ricondusse o la rimandò al fratello Augusto. Poscia esso ne attese a mantener la parola data ad Onorio, con far la guerra valorosamente agli altri Barbari usurpatori della Spagna. Bisogna che fra i pattidella pace tra l'imperadore e i Goti, uno ancora se ne contasse, cioè che i Goti abbandonasseroAttaloimperador da commedia di que' tempi, oppure che il consegnassero nelle mani d'esso Onorio. Da Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 42.]sappiamo che costui passò coi Goti in Ispagna, e di là si partì, probabilmente perchè scorgendo i maneggi di pace coll'imperadore, sospettò di restar vittima dell'accordo. Si pose dunque in nave, ma nel mare fu preso, e condotto a Costanzo generale cesareo, al quale era stato conferito il titolo di patrizio; e questi ordinò che fosse condotto a Ravenna. Gli fece Onorio solamente tagliar la mano destra, oppure, come vuol Filostorgio[Philost., lib. 12, cap. 5.], non altro che il pollice e l'indice della destra, acciocchè non potesse più scrivere. Anzi questo autore attesta essere stato costui consegnato dai Goti stessi all'imperadore; ed è verisimile, con patto segreto di salvargli la vita. Secondo lui, solamente nell'anno seguente gli furono tagliate le dita. Prospero[Prosper, in Chron.]riferisce all'anno precedente la presa d'Attalo; ma nella Cronica Alessandrina abbiamo che nel dì 28 di giugno e nel dì 6 di luglio del presente anno furono fatte feste e giuochi pubblici in Costantinopoli per la presa d'Attalo. Potrebbe essere che l'arrivo di costui a Ravenna accadesse nel fine di questo o nel principio del susseguente anno. Erano poi succeduti, duranti le guerre e i passaggi de' Barbari, nel romano imperio dei disordini incredibili contra le leggi; ed è probabile che i giudici ed uffiziali imperiali ne profittassero con formare de' fieri processi contro chiunque vi avea contravvenuto. Ma l'imperadore Onorio con una legge[L. 14, tit. 14, lib. 15. Cod. Theodos.], indirizzata a Costanzo conte e patrizio, abolì tutti i reati di chiunque avesse in quei tempi sì sconcertati rapito ed occupato l'altrui, riserbando solamente ai padronidi ricuperare il suo, se tale poteano provarlo. Bolliva intanto l'eresia di Pelagio e Celestio, specialmente in Africa, dove s'erano raunati i vescovi ne' concilii di Cartagine e di Milevi, oggidì Mela, in occasion di costoro che si studiavano di seminar dappertutto il loro veleno. Innocenzo papa, scrivendo in quest'anno ai padri d'essi concilii, condannò le opinioni di costoro, e ne scomunicò gli autori: il che gli accrebbe gloria in tutta la Chiesa di Dio.
Consoli
Teodosio Augustoper la settima volta, eGiunio Quarto Palladio.
Probianoprefetto di Roma nel presente anno si mira nelle leggi del Codice Teodosiano. Aveano i Goti nella Spagna elettoValliaper loro re, con intenzione ch'egli facesse la guerra contro ai Romani. Ed egli in fatti s'accinse all'impresa, e meditando di far delle conquiste ne' paesi dell'Africa[Orosius, lib. 7, cap. 43.], fece imbarcare un numeroso corpo de' suoi Goti, bene armati, per farli passare colà. Ma Iddio permise che costoro assaliti da fiera burrasca con tutte le navi perissero dodici miglia lungi dallo stretto di Gibilterra. Questo sinistro avvenimento, e il ricordarsi Vallia come miseramente fosse terminata un'altra simile spedizione, allorchè Alarico volea passare in Sicilia, gli mise il cervello a partito, e determinò di cercar piuttosto la pace dall'imperadore Onorio, con promettergli la restituzione di Galla Placidia, ed obbligar la nazione de' Gotia far guerra in favore dell'imperio romano agli altri Barbari che aveano fissato il piede in Ispagna, cioè ai Vandali, Alani e Svevi. Cosa curiosa, e, per quanto osservò Paolo Orosio, quasi incredibile avvenne, cioè che anche gli altri re barbari, che non erano d'accordo coi Goti, esibirono lo stesso ad Onorio, con fargli sapere:Strignete pure, o Augusto, la pace con tutti, e da tutti ricevete gli ostaggi; che noi, senza che vi moviate, combatteremo insieme. Nostre saranno le morti, per voi sarà la vittoria; e un immortal guadagno verrà alla romana repubblica, se noi pugnando l'un contra l'altro tutti periremo.Onorio accettò l'esibizione di Vallia, e, secondochè scrive Filostorgio[Philost., lib. 12, cap. 4.], concedette ai Goti una parte della Gallia, cioè la seconda Aquitania, o sia la Guascogna, con terreni da coltivare. Ma questa concessione più fondatamente si dee riferire all'anno 418. Giordano storico[Jordan., cap. 32, de Reb. Getic.]non so qual fede meriti qui, perchè confonde molti punti di storia; tuttavia ascoltiamolo, allorchè narra cheCostanteconte, generale dell'imperadore, con un fiorito esercito si mosse contra di esso re Vallia, con disegno di ricuperar Placidia o colle buone o colle brusche; ma che essendogli venuto incontro il re Goto con un'armata non inferiore, seguirono varie ambascerie, per le quali finalmente si conchiuse la pace. Onorio mandò a Vallia una gran quantità di frumento già promesso, e non mai dato ad Ataulfo, cioè, per attestato di Olimpiodoro[Olimpiodorus, apud Photium, pag. 190.], seicentomila misure. Ed allora il Goto rimiseGalla Placidiacon tutta onorevolezza in mano di Eupiuzio Magistriano, uffiziale cesareo, spedito a lui per la pace, il quale la ricondusse o la rimandò al fratello Augusto. Poscia esso ne attese a mantener la parola data ad Onorio, con far la guerra valorosamente agli altri Barbari usurpatori della Spagna. Bisogna che fra i pattidella pace tra l'imperadore e i Goti, uno ancora se ne contasse, cioè che i Goti abbandonasseroAttaloimperador da commedia di que' tempi, oppure che il consegnassero nelle mani d'esso Onorio. Da Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 42.]sappiamo che costui passò coi Goti in Ispagna, e di là si partì, probabilmente perchè scorgendo i maneggi di pace coll'imperadore, sospettò di restar vittima dell'accordo. Si pose dunque in nave, ma nel mare fu preso, e condotto a Costanzo generale cesareo, al quale era stato conferito il titolo di patrizio; e questi ordinò che fosse condotto a Ravenna. Gli fece Onorio solamente tagliar la mano destra, oppure, come vuol Filostorgio[Philost., lib. 12, cap. 5.], non altro che il pollice e l'indice della destra, acciocchè non potesse più scrivere. Anzi questo autore attesta essere stato costui consegnato dai Goti stessi all'imperadore; ed è verisimile, con patto segreto di salvargli la vita. Secondo lui, solamente nell'anno seguente gli furono tagliate le dita. Prospero[Prosper, in Chron.]riferisce all'anno precedente la presa d'Attalo; ma nella Cronica Alessandrina abbiamo che nel dì 28 di giugno e nel dì 6 di luglio del presente anno furono fatte feste e giuochi pubblici in Costantinopoli per la presa d'Attalo. Potrebbe essere che l'arrivo di costui a Ravenna accadesse nel fine di questo o nel principio del susseguente anno. Erano poi succeduti, duranti le guerre e i passaggi de' Barbari, nel romano imperio dei disordini incredibili contra le leggi; ed è probabile che i giudici ed uffiziali imperiali ne profittassero con formare de' fieri processi contro chiunque vi avea contravvenuto. Ma l'imperadore Onorio con una legge[L. 14, tit. 14, lib. 15. Cod. Theodos.], indirizzata a Costanzo conte e patrizio, abolì tutti i reati di chiunque avesse in quei tempi sì sconcertati rapito ed occupato l'altrui, riserbando solamente ai padronidi ricuperare il suo, se tale poteano provarlo. Bolliva intanto l'eresia di Pelagio e Celestio, specialmente in Africa, dove s'erano raunati i vescovi ne' concilii di Cartagine e di Milevi, oggidì Mela, in occasion di costoro che si studiavano di seminar dappertutto il loro veleno. Innocenzo papa, scrivendo in quest'anno ai padri d'essi concilii, condannò le opinioni di costoro, e ne scomunicò gli autori: il che gli accrebbe gloria in tutta la Chiesa di Dio.