CDXVIIAnno diCristoCDXVII. IndizioneXV.Zosimopapa 1.Onorioimperad. 25 e 23.TeodosioII imperad. 16 e 10.ConsoliOnorio Augustoper l'undecima volta, eFlavio Costanzoper la seconda.Aveva l'imperadore Onorio già conferito aCostanzoconte suo generale lo splendido titolo diPatrizio, e volendo maggiormente premiare in quest'anno il suo fedele servigio, oltre all'averlo creato console per la seconda volta, e presolo per collega nel consolato suo undecimo, gli avea destinata per moglieGalla Placidiasua sorella. A tali nozze non inchinava punto Placidia, per quanto scrive Olimpiodoro[Olympiod., apud Photium, pag. 191.], autore di questi tempi, e non si sa se per superbia, o per qual altro motivo. Onorio, o dubitando o sapendo che dai consigli dei familiari e servitori di questa principessa procedeva la di lei avversione e renitenza a questo matrimonio, se la prese contra loro. Ma finalmente la volle vincer egli, e nel dì primo di gennaio, in cui amendue faceano la solennità dell'ingresso nel consolato, presala per mano, la forzò a darla a Costanzo; ed ella, benchè di mala voglia, il prese per marito. Si celebrarono tali nozze con gran pompa e splendidezza. Partorì poi Placidia a Costanzo, probabilmente prima che terminasse l'anno, una figliuola ch'ebbe ilnome diGiusta Grata Onoria. D'essa è fatta menzione in un'iscrizione rapportata già dal Grutero[Gruter., Inscription., pag. 1048, n. 1.], e poscia da me più corretta nel mio Tesoro nuovo. Volle eziandio in quest'anno l'Augusto Onorio consolare colla sua presenza i Romani. La Cronica di Prospero[Prosper, in Chron. apud Labbeum.]rende testimonianza ch'egli trionfalmente entrò in quella città, e che davanti al suo cocchio fece marciare a piediAttalo, già immaginario imperadore. Filostorgio aggiugne che esso Augusto giunto colà, al mirare la città tornata così popolata, se ne rallegrò assaissimo, e colla mano e colla voce fece animo e plauso a chi riedificava le case e i palagi rovinati dai Barbari. Poscia essendo salito sul tribunale, volle che Attalo salisse anch'egli fino al secondo gradino, acciocchè tutto il popolo s'accertasse co' suoi occhi della di lui depressione. Dopo di che fattegli tagliar le due dita, con cui si scrive, il mandò in esilio nell'isola di Lipara, vicina alla Sicilia, con ordine di somministrargli tutto il bisognevole pel suo sostentamento. Se ciò fosse un atto di sua clemenza, o pure un concerto fatto coi Goti, allorchè gliel diedero in mano, è tuttavia oscuro. Poco si dovette fermare in Roma Onorio; perciocchè nel gennaio, maggio e dicembre, stando in Ravenna, dove certo egli si restituì dopo la visita fatta ai Romani, abbiamo leggi da lui pubblicate e inserite nel Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theod.]. Fra esse una provvede all'annona di Roma. Un'altra vieta sotto pena di morte il comperare per ischiavo un uomo libero, e il turbare nel possesso della libertà i manomessi. In un'altra vuole che le terre incolte sieno esenti dagli aggravii. A dì 12 del mese di marzo, siccome pruova il Pagi, mancò di vitaInnocenzo Ipapa, pontefice di gloriosa memoria per le sue virtù e pel suo zelo nella custodia della religione cattolica e della disciplina ecclesiastica. Ebbe persuccessoreZosimo, pontefice non assai avveduto, come il suo predecessore, perchè si lasciò sulle prime sorprendere dalle finte suppliche di Pelagio e Celestio eretici, ch'egli buonamente credette innocenti. Ma nel seguente anno, conosciute meglio queste volpi, proferì la sentenza condannatoria de' loro errori. Seguitava intanto nelle SpagneValliare de' Goti, dappoichè ebbe conclusa la pace con Onorio, a guerreggiare contra degli altri Barbari, occupatori di quelle provincie. Idacio[Idacius, in Chron. apud Sirmondum.]scrive, e dopo lui santo Isidoro[Isid., in Hist. Goth. apud Labbeum.], ch'egli fece di coloro grande strage. Tutti i Vandali, chiamati Silingi, che si aveano fabbricato un buon nido nella provincia della Betica, dove è Siviglia, dal filo delle sciable gotiche rimasero estinti. Gli Alani, dianzi sì potenti, furono anch'eglino disfatti dai Goti, ed ucciso il re loroAtaceQuei che restarono in vita, si sottoposero aGundericore de' Vandali, che regnava nella Galizia, con rimanere abolito il nome del regno loro. È testimonio ancora di queste vittorie Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 43.], il quale nell'anno presente diede fine alla sua storia, scritta da lui in Ispagna, e dedicata a sant'Agostino. Ma forse buona parte di queste prodezze fatte dai Goti si dee riferire al susseguente anno.
Consoli
Onorio Augustoper l'undecima volta, eFlavio Costanzoper la seconda.
Aveva l'imperadore Onorio già conferito aCostanzoconte suo generale lo splendido titolo diPatrizio, e volendo maggiormente premiare in quest'anno il suo fedele servigio, oltre all'averlo creato console per la seconda volta, e presolo per collega nel consolato suo undecimo, gli avea destinata per moglieGalla Placidiasua sorella. A tali nozze non inchinava punto Placidia, per quanto scrive Olimpiodoro[Olympiod., apud Photium, pag. 191.], autore di questi tempi, e non si sa se per superbia, o per qual altro motivo. Onorio, o dubitando o sapendo che dai consigli dei familiari e servitori di questa principessa procedeva la di lei avversione e renitenza a questo matrimonio, se la prese contra loro. Ma finalmente la volle vincer egli, e nel dì primo di gennaio, in cui amendue faceano la solennità dell'ingresso nel consolato, presala per mano, la forzò a darla a Costanzo; ed ella, benchè di mala voglia, il prese per marito. Si celebrarono tali nozze con gran pompa e splendidezza. Partorì poi Placidia a Costanzo, probabilmente prima che terminasse l'anno, una figliuola ch'ebbe ilnome diGiusta Grata Onoria. D'essa è fatta menzione in un'iscrizione rapportata già dal Grutero[Gruter., Inscription., pag. 1048, n. 1.], e poscia da me più corretta nel mio Tesoro nuovo. Volle eziandio in quest'anno l'Augusto Onorio consolare colla sua presenza i Romani. La Cronica di Prospero[Prosper, in Chron. apud Labbeum.]rende testimonianza ch'egli trionfalmente entrò in quella città, e che davanti al suo cocchio fece marciare a piediAttalo, già immaginario imperadore. Filostorgio aggiugne che esso Augusto giunto colà, al mirare la città tornata così popolata, se ne rallegrò assaissimo, e colla mano e colla voce fece animo e plauso a chi riedificava le case e i palagi rovinati dai Barbari. Poscia essendo salito sul tribunale, volle che Attalo salisse anch'egli fino al secondo gradino, acciocchè tutto il popolo s'accertasse co' suoi occhi della di lui depressione. Dopo di che fattegli tagliar le due dita, con cui si scrive, il mandò in esilio nell'isola di Lipara, vicina alla Sicilia, con ordine di somministrargli tutto il bisognevole pel suo sostentamento. Se ciò fosse un atto di sua clemenza, o pure un concerto fatto coi Goti, allorchè gliel diedero in mano, è tuttavia oscuro. Poco si dovette fermare in Roma Onorio; perciocchè nel gennaio, maggio e dicembre, stando in Ravenna, dove certo egli si restituì dopo la visita fatta ai Romani, abbiamo leggi da lui pubblicate e inserite nel Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theod.]. Fra esse una provvede all'annona di Roma. Un'altra vieta sotto pena di morte il comperare per ischiavo un uomo libero, e il turbare nel possesso della libertà i manomessi. In un'altra vuole che le terre incolte sieno esenti dagli aggravii. A dì 12 del mese di marzo, siccome pruova il Pagi, mancò di vitaInnocenzo Ipapa, pontefice di gloriosa memoria per le sue virtù e pel suo zelo nella custodia della religione cattolica e della disciplina ecclesiastica. Ebbe persuccessoreZosimo, pontefice non assai avveduto, come il suo predecessore, perchè si lasciò sulle prime sorprendere dalle finte suppliche di Pelagio e Celestio eretici, ch'egli buonamente credette innocenti. Ma nel seguente anno, conosciute meglio queste volpi, proferì la sentenza condannatoria de' loro errori. Seguitava intanto nelle SpagneValliare de' Goti, dappoichè ebbe conclusa la pace con Onorio, a guerreggiare contra degli altri Barbari, occupatori di quelle provincie. Idacio[Idacius, in Chron. apud Sirmondum.]scrive, e dopo lui santo Isidoro[Isid., in Hist. Goth. apud Labbeum.], ch'egli fece di coloro grande strage. Tutti i Vandali, chiamati Silingi, che si aveano fabbricato un buon nido nella provincia della Betica, dove è Siviglia, dal filo delle sciable gotiche rimasero estinti. Gli Alani, dianzi sì potenti, furono anch'eglino disfatti dai Goti, ed ucciso il re loroAtaceQuei che restarono in vita, si sottoposero aGundericore de' Vandali, che regnava nella Galizia, con rimanere abolito il nome del regno loro. È testimonio ancora di queste vittorie Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 43.], il quale nell'anno presente diede fine alla sua storia, scritta da lui in Ispagna, e dedicata a sant'Agostino. Ma forse buona parte di queste prodezze fatte dai Goti si dee riferire al susseguente anno.