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CDXXIAnno diCristoCDXXI. IndizioneIV.Bonifacio Ipapa 4.Onorioimperad. 29 e 27.Teodosio IIimp. 20 e 14.Costanzoimperadore 1.ConsoliEustazioeAgricola.Non si quietò mai Galla Placidia, finchè non gli riuscì d'indurre il fratello Onorio Augusto a prendere per suo collega nell'imperioCostanzodi lei marito. Però tali e tante furono le batterie ed istanze sue, che in quest'anno Onorio il dichiaròAugustoa dì 8 di febbraio, per quanto s'ha da Teofane[Theoph., in Chron.]. L'autore della Storia Miscella scrive[Histor. Miscell., lib. 14, tom. 1 Rer. Italic.]che Onorio conoscendo essere appoggiata la propria difesa tanto in guerra che in pace alvalore e all'ingegno di Costanzo suo cognato, incitato anche dall'approvazione di tutti, il prese per suo collega. Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, pag. 195.], all'incontro, scrittore di quei tempi, asserisce che Onorio contra sua voglia il creòAugusto. Ma avendo i Greci sentita male questa elezione, può sospettarsi che il greco scrittore parlasse del medesimo tenore. Con tal congiuntura anche Galla Placidia di lui moglie ebbe il titolo e gli onori d'Augusta. Certo è che l'imperadore d'Oriente Teodosio, il quale probabilmente venendo a mancare Onorio senza figliuoli, sperava un dì riunire al suo l'imperio d'Occidente, disapprovò questa promozione; e però non volle ammettere il messo che gliene portò la nuova. Parimente attesta Filostorgio[Philostorg., lib. 12. Hist. Eccl.]che essendo state mandate, secondo il rito d'allora le immagini di Costanzo Augusto a Costantinopoli, Teodosio non le volle ricevere, e che per questo affronto Costanzo si preparava per muovergli guerra, quando Iddio il chiamò a sè dopo sei mesi e venticinque giorni di imperio, cioè a dì 2 di settembre dell'anno presente. Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, pag. 195.]pretende che per l'afflizione di vedersi rifiutato in Oriente, e pentito d'essere stato alzato a grado sì sublime, perchè non poteva aver come prima i suoi divertimenti, egli cadesse malato. Ma Costanzo, uomo d'animo grande, non era sì meschino di senno e di cuore, da ammalarsi per questo. Una doglia di costa il portò all'altro mondo. Fama fu che in sogno udì dirsi:I sei son terminati, e il settimo incomincia: parole poscia interpretate dei mesi del suo imperio. Aggiugne il suddetto storico, che dopo la morte di Costanzo, molti vennero da tutte le parti a Ravenna a chiedere giustizia, pretendendosi spogliati indebitamente da lui de' loro beni, senza poterla nondimeno ottenere a cagione della troppa bontà, anzi della soverchia familiarità chepassava tra Onorio e Placidia Augusta sua sorella, motivi che affogarono e renderono inutili tutte le doglianze di costoro. Ma se non merita fede questo istorico pagano, allorchè dopo aver fatto sì bell'elogio di Costanzo, cel vuole dipignere per uomo di debolissimo cuore; molto men la merita allorchè soggiugne, che, rimasta vedova Placidia, le mostrò tanto affetto l'Augusto Onorio, con baciarla anche spesso in volto, che corse sospetto d'una scandalosa amicizia fra loro. Queste senza dubbio son ciarle di uno scrittore gentile, nemico de' regnanti cristiani, o ciarle dei Greci, sempre mal affetti ai Latini. La virtù che maggiormente risplendè in Onorio, fu la pietà; e non ne era priva la stessa Galla Placidia.Il Browero[Browerus, Annal. Trever., lib. 5, num. 34]rapporta un epitafio, che per attestato di lui si conserva in Treveri nella basilica di san Paolino, posto aFlavio Costanzo, uomo consolare, conte, e generale dell'una e dell'altra milizia, patrizio, e due volte console. Ma questa iscrizione, quando sia legittima, potè ben essere fatta vivente Costanzo, ma non già servire a lui di memoria sepolcrale. Costanzo tre volte era stato console, e, quel che è più,Augusto. Negli epitafii degl'imperadori non si soleano mettere le dignità sostenute prima di arrivare all'imperio. Nè Costanzo terminò la vita in Treveri. Racconta Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, pag. 194.]che mentre esso Costanzo regnava con Onorio, venne a Ravenna un certo Libanio, mago ed incantatore solenne, che professava di poter far cose grandi contro ai Barbari senza adoperar armi e soldati; e diede anche un saggio di queste promesse. Pervenutone l'avviso a Placidia Augusta, mossa ella o da zelo di religione da paura di costui, minacciò fino di separarsi dal marito Costanzo, se non levava questo mal uomo dal mondo: il che fu fatto. Dobbiamo al cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 420.]l'editto indirizzato in questoanno, e non già nel precedente, da esso Costanzo Augusto aVolusiano prefetto di Roma, con ordine di cacciar via da essa città Celestio, il pestifero collega di Pelagio, con tutti i suoi seguaci. Attesta eziandio s. Prospero[Prosper, lib. 3, cap. 38, de Praedict.], che ai tempi di Costanzo e dell'Augusta Placidia, per cura di Orso tribuno, fu atterrato in Cartagine il tempio della dea celeste, sotto il qual nome disputano tuttavia gli eruditi, qual falsa divinità fosse onorata dai Pagani, potendosi nondimeno credere con Apuleio che fosse Giunone. Era quell'idolo e tempio il più famoso dell'Africa. Aurelio vescovo di Cartagine lo avea mutato in una chiesa; ma i gentili spargevano dappertutto, che quivi infallibilmente avea da risorgere la loro superstizione; laonde, per togliere ad essi così vana speranza, il tempio fu interamente demolito. Salviano[Salvianus, lib. 8, de Gubern.]attesta che neppur molti de' Cristiani più riguardevoli dell'Africa sapeano trattenersi dall'adorare la celeste dea del loro paese. Leggesi ancora nel Codice Teodosiano una legge pubblicata in quest'anno da Onorio e Costanzo Augusti, in cui è ordinato che se un marito ripudia la moglie per qualche grave delitto, provato ne' pubblici tribunali, guadagni la di lei dote, e ripigli la donazione a lei fatta, e possa dipoi passare ad altre nozze. Lo stesso vien conceduto alle mogli provanti il delitto del marito, ma senza potersi rimaritare, se non dopo cinque anni. Fu stabilito con più ragione dalla Chiesa in vari tempi, e specialmente nel concilio di Trento, una diversa pratica: sopra di che si può vedere il trattato del Jueninde Sacramentis. In quest'annoClaudio Rutilio Numaziano, personaggio di gran merito e nobilità, ma pagano, ch'era stato prefetto di Roma, tornando nella Gallia sua patria, compose il suo Itinerario, opera degna di grande stima. Giunto a Piombino, narra che gli venne la nuova, come aVolusiano, suo singolare amico, era stataconferita la prefettura di Roma, la qual cade nel presente anno, secondochè si ricava dal soprammentovato editto contro dei Pelagiani.

Consoli

EustazioeAgricola.

Non si quietò mai Galla Placidia, finchè non gli riuscì d'indurre il fratello Onorio Augusto a prendere per suo collega nell'imperioCostanzodi lei marito. Però tali e tante furono le batterie ed istanze sue, che in quest'anno Onorio il dichiaròAugustoa dì 8 di febbraio, per quanto s'ha da Teofane[Theoph., in Chron.]. L'autore della Storia Miscella scrive[Histor. Miscell., lib. 14, tom. 1 Rer. Italic.]che Onorio conoscendo essere appoggiata la propria difesa tanto in guerra che in pace alvalore e all'ingegno di Costanzo suo cognato, incitato anche dall'approvazione di tutti, il prese per suo collega. Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, pag. 195.], all'incontro, scrittore di quei tempi, asserisce che Onorio contra sua voglia il creòAugusto. Ma avendo i Greci sentita male questa elezione, può sospettarsi che il greco scrittore parlasse del medesimo tenore. Con tal congiuntura anche Galla Placidia di lui moglie ebbe il titolo e gli onori d'Augusta. Certo è che l'imperadore d'Oriente Teodosio, il quale probabilmente venendo a mancare Onorio senza figliuoli, sperava un dì riunire al suo l'imperio d'Occidente, disapprovò questa promozione; e però non volle ammettere il messo che gliene portò la nuova. Parimente attesta Filostorgio[Philostorg., lib. 12. Hist. Eccl.]che essendo state mandate, secondo il rito d'allora le immagini di Costanzo Augusto a Costantinopoli, Teodosio non le volle ricevere, e che per questo affronto Costanzo si preparava per muovergli guerra, quando Iddio il chiamò a sè dopo sei mesi e venticinque giorni di imperio, cioè a dì 2 di settembre dell'anno presente. Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, pag. 195.]pretende che per l'afflizione di vedersi rifiutato in Oriente, e pentito d'essere stato alzato a grado sì sublime, perchè non poteva aver come prima i suoi divertimenti, egli cadesse malato. Ma Costanzo, uomo d'animo grande, non era sì meschino di senno e di cuore, da ammalarsi per questo. Una doglia di costa il portò all'altro mondo. Fama fu che in sogno udì dirsi:I sei son terminati, e il settimo incomincia: parole poscia interpretate dei mesi del suo imperio. Aggiugne il suddetto storico, che dopo la morte di Costanzo, molti vennero da tutte le parti a Ravenna a chiedere giustizia, pretendendosi spogliati indebitamente da lui de' loro beni, senza poterla nondimeno ottenere a cagione della troppa bontà, anzi della soverchia familiarità chepassava tra Onorio e Placidia Augusta sua sorella, motivi che affogarono e renderono inutili tutte le doglianze di costoro. Ma se non merita fede questo istorico pagano, allorchè dopo aver fatto sì bell'elogio di Costanzo, cel vuole dipignere per uomo di debolissimo cuore; molto men la merita allorchè soggiugne, che, rimasta vedova Placidia, le mostrò tanto affetto l'Augusto Onorio, con baciarla anche spesso in volto, che corse sospetto d'una scandalosa amicizia fra loro. Queste senza dubbio son ciarle di uno scrittore gentile, nemico de' regnanti cristiani, o ciarle dei Greci, sempre mal affetti ai Latini. La virtù che maggiormente risplendè in Onorio, fu la pietà; e non ne era priva la stessa Galla Placidia.

Il Browero[Browerus, Annal. Trever., lib. 5, num. 34]rapporta un epitafio, che per attestato di lui si conserva in Treveri nella basilica di san Paolino, posto aFlavio Costanzo, uomo consolare, conte, e generale dell'una e dell'altra milizia, patrizio, e due volte console. Ma questa iscrizione, quando sia legittima, potè ben essere fatta vivente Costanzo, ma non già servire a lui di memoria sepolcrale. Costanzo tre volte era stato console, e, quel che è più,Augusto. Negli epitafii degl'imperadori non si soleano mettere le dignità sostenute prima di arrivare all'imperio. Nè Costanzo terminò la vita in Treveri. Racconta Olimpiodoro[Olympiodorus, apud Photium, pag. 194.]che mentre esso Costanzo regnava con Onorio, venne a Ravenna un certo Libanio, mago ed incantatore solenne, che professava di poter far cose grandi contro ai Barbari senza adoperar armi e soldati; e diede anche un saggio di queste promesse. Pervenutone l'avviso a Placidia Augusta, mossa ella o da zelo di religione da paura di costui, minacciò fino di separarsi dal marito Costanzo, se non levava questo mal uomo dal mondo: il che fu fatto. Dobbiamo al cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 420.]l'editto indirizzato in questoanno, e non già nel precedente, da esso Costanzo Augusto aVolusiano prefetto di Roma, con ordine di cacciar via da essa città Celestio, il pestifero collega di Pelagio, con tutti i suoi seguaci. Attesta eziandio s. Prospero[Prosper, lib. 3, cap. 38, de Praedict.], che ai tempi di Costanzo e dell'Augusta Placidia, per cura di Orso tribuno, fu atterrato in Cartagine il tempio della dea celeste, sotto il qual nome disputano tuttavia gli eruditi, qual falsa divinità fosse onorata dai Pagani, potendosi nondimeno credere con Apuleio che fosse Giunone. Era quell'idolo e tempio il più famoso dell'Africa. Aurelio vescovo di Cartagine lo avea mutato in una chiesa; ma i gentili spargevano dappertutto, che quivi infallibilmente avea da risorgere la loro superstizione; laonde, per togliere ad essi così vana speranza, il tempio fu interamente demolito. Salviano[Salvianus, lib. 8, de Gubern.]attesta che neppur molti de' Cristiani più riguardevoli dell'Africa sapeano trattenersi dall'adorare la celeste dea del loro paese. Leggesi ancora nel Codice Teodosiano una legge pubblicata in quest'anno da Onorio e Costanzo Augusti, in cui è ordinato che se un marito ripudia la moglie per qualche grave delitto, provato ne' pubblici tribunali, guadagni la di lei dote, e ripigli la donazione a lei fatta, e possa dipoi passare ad altre nozze. Lo stesso vien conceduto alle mogli provanti il delitto del marito, ma senza potersi rimaritare, se non dopo cinque anni. Fu stabilito con più ragione dalla Chiesa in vari tempi, e specialmente nel concilio di Trento, una diversa pratica: sopra di che si può vedere il trattato del Jueninde Sacramentis. In quest'annoClaudio Rutilio Numaziano, personaggio di gran merito e nobilità, ma pagano, ch'era stato prefetto di Roma, tornando nella Gallia sua patria, compose il suo Itinerario, opera degna di grande stima. Giunto a Piombino, narra che gli venne la nuova, come aVolusiano, suo singolare amico, era stataconferita la prefettura di Roma, la qual cade nel presente anno, secondochè si ricava dal soprammentovato editto contro dei Pelagiani.


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