CDXXIXAnno diCristoCDXXIX. Indiz.XII.Celestinopapa 8.Teodosio IIimper. 28 e 22.Valentiniano IIIimperad. 5.ConsoliFiorenzoeDionisio.O sia che i Vandali passassero solamente nel maggio del presente anno in Africa, come con buone ragioni pretende il padre Pagi, oppure nel precedente, certo è che crebbero le calamità in quelle parti, e massimamente nelle due Mauritanie, sopra le quali si caricò sulle prime il loro furore. Possidio[Possid., in Vita S. Augustini.]è un buon testimonio delle immense crudeltà da loro commesse. Saccheggi, incendii, stragi dappertutto, senza perdonare nè a sesso, nè ad età, nè a persone religiose, nè ai sacri templi. Fa parimente Vittor Vitense[Vict. Vitensis, Praet. lib. 1, de Persec. Vandal.]una lagrimevol menzione de' tanti mali prodotti dalla barbarie di que' tempi in quelle floride provincie. Salviano[Salvian., de Gubern., lib. 7.]anch'egli, non già vescovo, ma prete di Marsilia, raccontando la terribile scena dell'irruzione de Vandali nell'Africa, riconosce in ciò i giusti giudizii di Dio per punire gli enormi peccati dei popoliafricani, inumani, impudici, dati all'ubbriachezza, alle frodi, alla perfidia, alla idolatria e ad ogni altro vizio, di maniera che meno malvagi erano i Barbari di que' tempi in lor paragone.La nazione gotica(dic'egli)è perfida, ma pudica. Gli Alani sono impudichi, ma men perfidi. I Franchi son bugiardi, ma amanti dell'ospitalità. I Sassoni fieri per la lor crudeltà, ma per la lor castità venerandi; perciocchè tutte queste nazioni hanno qualche male particolare, ma hanno eziandio qualche cosa di bene. Negli Africani non si sa trovar se non del male.Ora qui è da ascoltare Procopio, il quale vien dicendo[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 3.]che molti amici di Bonifacio in Roma, considerati i costumi di lui per l'addietro incorrotti, non sapeano nè capire nè credere ch'egli per cupidigia di regnare si fosse ribellato al suo sovrano. Ne parlarono a Placidia Augusta, e per ordine di lei passarono a Cartagine per discoprire il netto della cosa. Bonifacio fece lor vedere le lettere d'Aezio, persuaso dalle quali aveva pensato non a venire in Italia, ma a cercar di salvarsi comunque avesse potuto. Con queste notizie se ne tornarono i suoi amici a Ravenna, e il riferirono a Placidia, la quale rimase stupefatta a così impensato avviso; ma non pensò di farne risentimento nè vendetta contra di Aezio, perchè egli avea le armi in mano, era vittorioso, e l'imperio romano indebolito non potea far senza di un sì valoroso capitano. Altro dunque non fece, se non rivelare anch'essa agli amici suddetti di Bonifacio la trama ordita da Aezio, e pregarli che inducessero Bonifacio a ritornarsene sul buon cammino, e a non permettere che l'imperio romano fosse maltrattato e lacerato dai Barbari, impegnando con giuramento la sua parola di rimetterlo in sua grazia. Andarono essi, e tanto dissero e fecero, che Bonifacio si pentì delle risoluzioni già prese e ripigliò la fedeltà verso il suo legittimosignore, ma troppo tardi, siccome vedremo. Se queste cose succedessero nel presente o nel susseguente anno non è ben chiaro. Due belle leggi fra l'altre di Valentiniano Augusto appartengono a quest'anno. Nella prima[L. digna vox, Cod. Justinian. de Legib.], indirizzata aVolusianoprefetto del pretorio dice:Essere un parlare conveniente alla maestà del regnante, allorchè professa d'essere anch'egli legato dalle leggi, e che dall'autorità del diritto dipende l'autorità principesca. Essere in fatti cosa più grande dell'imperio, il sottomettere il principato alle leggi. E perciò egli notifica a tutti col presente editto quel tanto che non vuole sia lecito neppure a sè stesso.Nell'altra legge[L. 68, lib. II, tit. 30 Cod. Theodos.], indirizzata aCelereproconsole dell'Africa, protesta che, salva la riverenza dovuta alla sua maestà, egli non isdegna di litigar coi privati nel medesimo foro, e di essere giudicato colle stesse leggi. Tali editti fecero e fan tuttavia sommo onore a Valentiniano; ma egli col tempo se ne dimenticò, e gli costò la vita. Sebbene tai leggi son da attribuire a qualche suo saggio ministro, e non già a lui, che era tuttavia di tenera età.
Consoli
FiorenzoeDionisio.
O sia che i Vandali passassero solamente nel maggio del presente anno in Africa, come con buone ragioni pretende il padre Pagi, oppure nel precedente, certo è che crebbero le calamità in quelle parti, e massimamente nelle due Mauritanie, sopra le quali si caricò sulle prime il loro furore. Possidio[Possid., in Vita S. Augustini.]è un buon testimonio delle immense crudeltà da loro commesse. Saccheggi, incendii, stragi dappertutto, senza perdonare nè a sesso, nè ad età, nè a persone religiose, nè ai sacri templi. Fa parimente Vittor Vitense[Vict. Vitensis, Praet. lib. 1, de Persec. Vandal.]una lagrimevol menzione de' tanti mali prodotti dalla barbarie di que' tempi in quelle floride provincie. Salviano[Salvian., de Gubern., lib. 7.]anch'egli, non già vescovo, ma prete di Marsilia, raccontando la terribile scena dell'irruzione de Vandali nell'Africa, riconosce in ciò i giusti giudizii di Dio per punire gli enormi peccati dei popoliafricani, inumani, impudici, dati all'ubbriachezza, alle frodi, alla perfidia, alla idolatria e ad ogni altro vizio, di maniera che meno malvagi erano i Barbari di que' tempi in lor paragone.La nazione gotica(dic'egli)è perfida, ma pudica. Gli Alani sono impudichi, ma men perfidi. I Franchi son bugiardi, ma amanti dell'ospitalità. I Sassoni fieri per la lor crudeltà, ma per la lor castità venerandi; perciocchè tutte queste nazioni hanno qualche male particolare, ma hanno eziandio qualche cosa di bene. Negli Africani non si sa trovar se non del male.Ora qui è da ascoltare Procopio, il quale vien dicendo[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 3.]che molti amici di Bonifacio in Roma, considerati i costumi di lui per l'addietro incorrotti, non sapeano nè capire nè credere ch'egli per cupidigia di regnare si fosse ribellato al suo sovrano. Ne parlarono a Placidia Augusta, e per ordine di lei passarono a Cartagine per discoprire il netto della cosa. Bonifacio fece lor vedere le lettere d'Aezio, persuaso dalle quali aveva pensato non a venire in Italia, ma a cercar di salvarsi comunque avesse potuto. Con queste notizie se ne tornarono i suoi amici a Ravenna, e il riferirono a Placidia, la quale rimase stupefatta a così impensato avviso; ma non pensò di farne risentimento nè vendetta contra di Aezio, perchè egli avea le armi in mano, era vittorioso, e l'imperio romano indebolito non potea far senza di un sì valoroso capitano. Altro dunque non fece, se non rivelare anch'essa agli amici suddetti di Bonifacio la trama ordita da Aezio, e pregarli che inducessero Bonifacio a ritornarsene sul buon cammino, e a non permettere che l'imperio romano fosse maltrattato e lacerato dai Barbari, impegnando con giuramento la sua parola di rimetterlo in sua grazia. Andarono essi, e tanto dissero e fecero, che Bonifacio si pentì delle risoluzioni già prese e ripigliò la fedeltà verso il suo legittimosignore, ma troppo tardi, siccome vedremo. Se queste cose succedessero nel presente o nel susseguente anno non è ben chiaro. Due belle leggi fra l'altre di Valentiniano Augusto appartengono a quest'anno. Nella prima[L. digna vox, Cod. Justinian. de Legib.], indirizzata aVolusianoprefetto del pretorio dice:Essere un parlare conveniente alla maestà del regnante, allorchè professa d'essere anch'egli legato dalle leggi, e che dall'autorità del diritto dipende l'autorità principesca. Essere in fatti cosa più grande dell'imperio, il sottomettere il principato alle leggi. E perciò egli notifica a tutti col presente editto quel tanto che non vuole sia lecito neppure a sè stesso.Nell'altra legge[L. 68, lib. II, tit. 30 Cod. Theodos.], indirizzata aCelereproconsole dell'Africa, protesta che, salva la riverenza dovuta alla sua maestà, egli non isdegna di litigar coi privati nel medesimo foro, e di essere giudicato colle stesse leggi. Tali editti fecero e fan tuttavia sommo onore a Valentiniano; ma egli col tempo se ne dimenticò, e gli costò la vita. Sebbene tai leggi son da attribuire a qualche suo saggio ministro, e non già a lui, che era tuttavia di tenera età.