CDXXVII

CDXXVIIAnno diCristoCDXXVII. IndizioneX.Celestinopapa 6.Teodosio IIimperad. 26 e 20.Valentiniano IIIimperad. 3.ConsoliJerioedArdaburio.Insolentivano ogni dì più i Vandali nella Spagna, perchè non v'era armata di Romani, che li tenesse in freno. Abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron. apud. Sirmondum.], che in quest'annoGundericore loro, avendo presa Siviglia, e gonfiatosi per così prosperi avvenimenti, stese le mani contro la chiesa cattedrale di quella città, volendola verisimilmente spogliare de' suoi tesori, ma per giusto giudizio di Dio terminò la vita indemoniato. Gli succedetteGaiserico, ossiaGisericooGenserico, suo fratello, il quale, per quanto alcuni assicurano, era dianzi cattolico, e passò poi all'eresia degli ariani. All'incontroTeodericore de' Goti, dappoichè fu ributtato dall'assedio sopra narrato di Arles, veggendo che l'esercito romano era poderoso, e di aver che fare con Aezio valentissimo generale di Valentiniano, diede mano ad un trattato di pace coi Romani, di cui fa menzione Apollinare Sidonio[Sidon., in Panegyr. Aviti.], e che forse fu conchiusa nell'anno presente. Fra le capitolazioni d'essa pace abbiam motivo da credere che Teoderico s'impegnasse di muovere le armi contra de' Vandali che malmenavano la Spagna. Perciocchè Giordano storico[Jordan., de Reb. Getic, cap. 32.]scrive cheValliare de' Goti (doveva scrivereTeoderico) intendendo come i Vandali, usciti dai confini della Gallizia, mettevano a sacco le Provincie della Spagna, allorchè Jerio ed Ardaburio erano consoli, cioè in questo anno, contra dei medesimi mosse l'esercitosuo. Racconta ancora Marcellino conte[Marcell., in Chron. apud Sirmond.]che in questi tempi la Pannonia, occupata per cinquanta anni addietro dagli Unni, fu ricuperata dai Romani. Giordano[Jordan., de Reb. Getic., cap. 32.]anch'egli attesta che sotto il medesimo consolato furono gli Unni cacciati fuori della Pannonia dai Romani e dai Goti. Col nome di Goti intende egli i Goti che fra poco vedremo chiamati Ostrogoti, ossia Goti orientali, a differenza degli altri che in questi tempi sotto il re Teoderico regnavano nella Aquitania, e son riconosciuti dagli antichi col nome di Visigoti, ossia di Goti occidentali. Ma niuno di questi autori accenna dove passassero gli Unni, dappoichè ebbero abbandonata la Pannonia, se non che li vedremo fra poco comparire ai danni dell'imperio d'Occidente. Due dei più valenti generali d'armate dell'imperio suddetto, che non aveano pari, erano in questi tempiAezioeBonifacioconte. Di Aezio s'è parlato di sopra, ed ora solamente convien aggiugnere che egli talmente s'acquistò non tanto il perdono, quanto anche la grazia di Placidia Augusta, ch'essa cominciò tosto a servirsi del di lui braccio e consiglio, con averlo inviato nella Gallia contra dei Goti. Egli, fatta la pace con quei Barbari, se ne dovette tornare alla corte dimorante in Ravenna, dove ordì un tradimento che fece perdere l'Africa all'imperador Valentiniano. Bonifacio conte, per quanto scrive Olimpiodoro[Olympiod. apud Photium.], era un eroe che talora con poche e talora con molte truppe avea combattuto coi Barbari nell'Africa con aver anche cacciato da quelle provincie varie loro nazioni. Fra suoi bei pregi si contava l'amore della giustizia, ed era uomo temperante, e sprezzator del danaro. Ma specialmente sant'Agostino, tra cui ed esso Bonifacio passava una singolar domestichezza, ne parla con vari elogi nelle sue lettere. Egli era stato, siccome vedemmo, sempre fedele a GallaPlacidia e al figliuolo Valentiniano; loro anche avea prestato soccorso di danaro, dappoichè dovettero ritirarsi in Oriente; e finalmente avea sostenuta l'Africa nella lor divozione contra gli sforzi di Giovanni tiranno. Morto costui, e dichiarato Augusto Valentiniano, abbiamo da una lettera del suddetto santo[August., Epist. CCXX, n. 4.]ch'egli fu chiamato alla corte, e da Placidia, che gli si protestava tanto obbligata, non solamente gli fu o dato o confermato il governo dell'Africa, ma conferite ancora altre dignità. Tuttavia, per quanto scrive Procopio[Procop., de Bell. Vand., lib. 1, cap. 3.], vennero accolte le prosperità di Bonifacio conte con assai invidia da Aezio, il quale andò celando il suo mal talento sotto l'apparente velo d'una stretta amicizia.Ma dacchè Bonifacio fu passato in Africa, Aezio, che stava agli orecchi dell'imperadrice, cominciò a sparlare di lui, e a far credere alla stessa Augusta che l'ambizioso Bonifacio meditava di farsi signore dell'Africa, e di sottrarla all'imperio di Valentiniano.E la maniera facile di chiarirsene(diss'egli)l'abbiamo in pronto. Basta scrivergli che venga in Italia: che egli non ubbidirà nè verrà. Cadde nel laccio l'incauta principessa, e si appigliò al suo parere. Aezio intanto avea scritto confidentemente a Bonifacio, che la madre dell'imperatore tramava delle insidie contra di lui, e manipolava la di lui rovina: del che si sarebbe accorto, se senza motivo alcuno egli fosse richiamato in Italia. Altro non ci volle che questo, perchè Bonifazio troppo credulo, allorchè giunsero gli ordini imperiali di venire in Italia, rispondesse a chi li portò, di non poter ubbidire, senza dir parola di quanto gli aveva significato Aezio. Allora Placidia tenne Aezio per ministro fedelissimo, e sospettò dei tradimenti nell'altro. Intanto Bonifacio, nè osando di andare a Roma, nè sperando dopo questa disubbidienza di salvarsi, chiamòa consulta i suoi pensieri per trovar qualche scampo in sì brutto frangente; e non vedendo altro ripiego, precipitò in una risoluzione che riuscì poi funestissima a lui e all'imperio romano. Cioè spedì in Ispagna i suoi migliori amici, acciocchè trattassero con Genserico re de' Vandali una lega, e lo impegnassero a passar colle sue forze in Africa per difesa d'esso Bonifacio, con partire fra loro quelle provincie. Così fu fatto, e i Vandali a man baciate accettarono la proposizion della lega, e la giurarono. Sotto quest'anno Teofane[Theoph., in Chronogr.]riferisce due insigni vittorie riportate contro de' Persiani, i quali dopo la morte d'Isdegardere loro, essendogli succedutoVararanedi lui figliuolo, aveano mossa la guerra all'imperio romano d'Oriente.Ardaburiofu generale di Teodosio, e segnalossi in varie imprese. Ma il padre Pagi pretende che tali vittorie appartengano all'anno di Cristo 420. La Cronica Alessandrina ne parla all'anno 421. E Marcellino conte aggiugne che nel 422 seguì la pace coi Persiani. Socrate[Socrat., lib. 7, cap. 18.], autore contemporaneo, quegli è che più diffusamente narra una tal guerra, senza specificarne il tempo. Ma allorchè scrive che centomila Saraceni per timor de' Romani si affogarono nell'Eufrate, ha più del romanzo che della storia. Per queste fortunate prodezze furono recitati vari panegirici in onore dì Teodosio Augusto, e la stessaAtenaide, ossiaEudocia, sua moglie, compose in lode di lui un poema. Intanto Galla Placidia Augusta, persuasa che Bonifacio conte governatore dell'Africa non si potesse se non colla forza mettere in dovere, per testimonianza di san Prospero[Prosper, in Chron. apud Labb.], dichiaratolo nemico pubblico, spedì colà un'armata per mare, di cui erano capitaniMavorzio, Gallione(ossiaGalbione) eSinoce. Fu assediato Bonifacio, non si sa in qual città; ma non durò molto lo assedio: perchè i due primi capitani furonouccisi da Sinoce a tradimento, e costui poscia accordatosi con Bonifacio, essendosi scoperta da lì a poco la sua perfidia, d'ordine di esso Bonifacio fu anch'egli levato dal mondo. Abbiamo da una lettera scritta in questi tempi da santo Agostino[August., Epist. CCXX.]al medesimo Bonifacio, che i Barbari africani, animati da questo sconvolgimento di cose, fecero guerra alle provincie romane dell'Africa stessa, uccidendo, saccheggiando, devastando dovunque arrivavano, senza che Bonifacio, che pur avrebbe potuto reprimerli colle forze che avea, se ne mettesse pensiero, perchè pensava più alla difesa propria che all'offesa altrui. Se ne lagna il santo vescovo, e da lui sappiamo ancora che Bonifacio era passato alle seconde nozze con una ricchissima donna, ariana di professione, ma che per isposarlo aveva abbracciata la religion cattolica: e che, ciò non ostante, gli ariani aveano una gran possanza in casa d'esso Bonifacio. Anzi correa voce ch'egli, non contento della moglie, tenesse presso di sè alcune concubine.

Consoli

JerioedArdaburio.

Insolentivano ogni dì più i Vandali nella Spagna, perchè non v'era armata di Romani, che li tenesse in freno. Abbiamo da Idacio[Idacius, in Chron. apud. Sirmondum.], che in quest'annoGundericore loro, avendo presa Siviglia, e gonfiatosi per così prosperi avvenimenti, stese le mani contro la chiesa cattedrale di quella città, volendola verisimilmente spogliare de' suoi tesori, ma per giusto giudizio di Dio terminò la vita indemoniato. Gli succedetteGaiserico, ossiaGisericooGenserico, suo fratello, il quale, per quanto alcuni assicurano, era dianzi cattolico, e passò poi all'eresia degli ariani. All'incontroTeodericore de' Goti, dappoichè fu ributtato dall'assedio sopra narrato di Arles, veggendo che l'esercito romano era poderoso, e di aver che fare con Aezio valentissimo generale di Valentiniano, diede mano ad un trattato di pace coi Romani, di cui fa menzione Apollinare Sidonio[Sidon., in Panegyr. Aviti.], e che forse fu conchiusa nell'anno presente. Fra le capitolazioni d'essa pace abbiam motivo da credere che Teoderico s'impegnasse di muovere le armi contra de' Vandali che malmenavano la Spagna. Perciocchè Giordano storico[Jordan., de Reb. Getic, cap. 32.]scrive cheValliare de' Goti (doveva scrivereTeoderico) intendendo come i Vandali, usciti dai confini della Gallizia, mettevano a sacco le Provincie della Spagna, allorchè Jerio ed Ardaburio erano consoli, cioè in questo anno, contra dei medesimi mosse l'esercitosuo. Racconta ancora Marcellino conte[Marcell., in Chron. apud Sirmond.]che in questi tempi la Pannonia, occupata per cinquanta anni addietro dagli Unni, fu ricuperata dai Romani. Giordano[Jordan., de Reb. Getic., cap. 32.]anch'egli attesta che sotto il medesimo consolato furono gli Unni cacciati fuori della Pannonia dai Romani e dai Goti. Col nome di Goti intende egli i Goti che fra poco vedremo chiamati Ostrogoti, ossia Goti orientali, a differenza degli altri che in questi tempi sotto il re Teoderico regnavano nella Aquitania, e son riconosciuti dagli antichi col nome di Visigoti, ossia di Goti occidentali. Ma niuno di questi autori accenna dove passassero gli Unni, dappoichè ebbero abbandonata la Pannonia, se non che li vedremo fra poco comparire ai danni dell'imperio d'Occidente. Due dei più valenti generali d'armate dell'imperio suddetto, che non aveano pari, erano in questi tempiAezioeBonifacioconte. Di Aezio s'è parlato di sopra, ed ora solamente convien aggiugnere che egli talmente s'acquistò non tanto il perdono, quanto anche la grazia di Placidia Augusta, ch'essa cominciò tosto a servirsi del di lui braccio e consiglio, con averlo inviato nella Gallia contra dei Goti. Egli, fatta la pace con quei Barbari, se ne dovette tornare alla corte dimorante in Ravenna, dove ordì un tradimento che fece perdere l'Africa all'imperador Valentiniano. Bonifacio conte, per quanto scrive Olimpiodoro[Olympiod. apud Photium.], era un eroe che talora con poche e talora con molte truppe avea combattuto coi Barbari nell'Africa con aver anche cacciato da quelle provincie varie loro nazioni. Fra suoi bei pregi si contava l'amore della giustizia, ed era uomo temperante, e sprezzator del danaro. Ma specialmente sant'Agostino, tra cui ed esso Bonifacio passava una singolar domestichezza, ne parla con vari elogi nelle sue lettere. Egli era stato, siccome vedemmo, sempre fedele a GallaPlacidia e al figliuolo Valentiniano; loro anche avea prestato soccorso di danaro, dappoichè dovettero ritirarsi in Oriente; e finalmente avea sostenuta l'Africa nella lor divozione contra gli sforzi di Giovanni tiranno. Morto costui, e dichiarato Augusto Valentiniano, abbiamo da una lettera del suddetto santo[August., Epist. CCXX, n. 4.]ch'egli fu chiamato alla corte, e da Placidia, che gli si protestava tanto obbligata, non solamente gli fu o dato o confermato il governo dell'Africa, ma conferite ancora altre dignità. Tuttavia, per quanto scrive Procopio[Procop., de Bell. Vand., lib. 1, cap. 3.], vennero accolte le prosperità di Bonifacio conte con assai invidia da Aezio, il quale andò celando il suo mal talento sotto l'apparente velo d'una stretta amicizia.

Ma dacchè Bonifacio fu passato in Africa, Aezio, che stava agli orecchi dell'imperadrice, cominciò a sparlare di lui, e a far credere alla stessa Augusta che l'ambizioso Bonifacio meditava di farsi signore dell'Africa, e di sottrarla all'imperio di Valentiniano.E la maniera facile di chiarirsene(diss'egli)l'abbiamo in pronto. Basta scrivergli che venga in Italia: che egli non ubbidirà nè verrà. Cadde nel laccio l'incauta principessa, e si appigliò al suo parere. Aezio intanto avea scritto confidentemente a Bonifacio, che la madre dell'imperatore tramava delle insidie contra di lui, e manipolava la di lui rovina: del che si sarebbe accorto, se senza motivo alcuno egli fosse richiamato in Italia. Altro non ci volle che questo, perchè Bonifazio troppo credulo, allorchè giunsero gli ordini imperiali di venire in Italia, rispondesse a chi li portò, di non poter ubbidire, senza dir parola di quanto gli aveva significato Aezio. Allora Placidia tenne Aezio per ministro fedelissimo, e sospettò dei tradimenti nell'altro. Intanto Bonifacio, nè osando di andare a Roma, nè sperando dopo questa disubbidienza di salvarsi, chiamòa consulta i suoi pensieri per trovar qualche scampo in sì brutto frangente; e non vedendo altro ripiego, precipitò in una risoluzione che riuscì poi funestissima a lui e all'imperio romano. Cioè spedì in Ispagna i suoi migliori amici, acciocchè trattassero con Genserico re de' Vandali una lega, e lo impegnassero a passar colle sue forze in Africa per difesa d'esso Bonifacio, con partire fra loro quelle provincie. Così fu fatto, e i Vandali a man baciate accettarono la proposizion della lega, e la giurarono. Sotto quest'anno Teofane[Theoph., in Chronogr.]riferisce due insigni vittorie riportate contro de' Persiani, i quali dopo la morte d'Isdegardere loro, essendogli succedutoVararanedi lui figliuolo, aveano mossa la guerra all'imperio romano d'Oriente.Ardaburiofu generale di Teodosio, e segnalossi in varie imprese. Ma il padre Pagi pretende che tali vittorie appartengano all'anno di Cristo 420. La Cronica Alessandrina ne parla all'anno 421. E Marcellino conte aggiugne che nel 422 seguì la pace coi Persiani. Socrate[Socrat., lib. 7, cap. 18.], autore contemporaneo, quegli è che più diffusamente narra una tal guerra, senza specificarne il tempo. Ma allorchè scrive che centomila Saraceni per timor de' Romani si affogarono nell'Eufrate, ha più del romanzo che della storia. Per queste fortunate prodezze furono recitati vari panegirici in onore dì Teodosio Augusto, e la stessaAtenaide, ossiaEudocia, sua moglie, compose in lode di lui un poema. Intanto Galla Placidia Augusta, persuasa che Bonifacio conte governatore dell'Africa non si potesse se non colla forza mettere in dovere, per testimonianza di san Prospero[Prosper, in Chron. apud Labb.], dichiaratolo nemico pubblico, spedì colà un'armata per mare, di cui erano capitaniMavorzio, Gallione(ossiaGalbione) eSinoce. Fu assediato Bonifacio, non si sa in qual città; ma non durò molto lo assedio: perchè i due primi capitani furonouccisi da Sinoce a tradimento, e costui poscia accordatosi con Bonifacio, essendosi scoperta da lì a poco la sua perfidia, d'ordine di esso Bonifacio fu anch'egli levato dal mondo. Abbiamo da una lettera scritta in questi tempi da santo Agostino[August., Epist. CCXX.]al medesimo Bonifacio, che i Barbari africani, animati da questo sconvolgimento di cose, fecero guerra alle provincie romane dell'Africa stessa, uccidendo, saccheggiando, devastando dovunque arrivavano, senza che Bonifacio, che pur avrebbe potuto reprimerli colle forze che avea, se ne mettesse pensiero, perchè pensava più alla difesa propria che all'offesa altrui. Se ne lagna il santo vescovo, e da lui sappiamo ancora che Bonifacio era passato alle seconde nozze con una ricchissima donna, ariana di professione, ma che per isposarlo aveva abbracciata la religion cattolica: e che, ciò non ostante, gli ariani aveano una gran possanza in casa d'esso Bonifacio. Anzi correa voce ch'egli, non contento della moglie, tenesse presso di sè alcune concubine.


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