CDXXXIAnno diCristoCDXXXI. IndizioneXIV.Celestinopapa 10.Teodosio IIimper. 30 e 24.Valentiniano IIIimperad. 7.ConsoliBassoeFlavio Antioco.Quasi quattordici mesi durò l'assedio d'Ippona; e benchè il re Genserico avesse così ben chiuso il porto e il lido, che non vi poteano entrar soccorsi; e quantunque facesse ogni sforzo per ridurla o colla forza o con qualche capitolazione alla resa, i difensori tennero forte, e delusero la di lui bravura e speranza, talmente che stanchi e ridotti senza viveri que' Barbari, dopo esservi stati sotto per sì lungo tratto di mesi, nel maggio dell'anno presente, levato l'assedio, si ritirarono. Non così tosto fu alla larga Bonifacio conte, che si diede a ragunar quante milizie romane potè[Procop., de Bell. Vandal. lib. 1, cap. 5.]; e perchè era già sbarcato a Cartagine un gran rinforzo di soldatesche, inviato non meno da Valentiniano che da Teodosio Augusti, egli mise insieme un poderoso esercito, con cui credette di poter azzardare una nuova battaglia coi Vandali. Per generale delle sue truppe avea spedito TeodosioAsparefigliuolo di Ardaburio, nominato disopra. Si combattè coraggiosamente con ostinatezza dall'una e dall'altra parte; ma in fine toccò la peggio aBonifacio e ad Aspare. Grande strage fu fatta dei Romani, e i generali si salvarono colla fuga. Aspare se ne tornò a Costantinopoli, e Bonifacio fece vela verso l'Italia. Idacio vescovo[Idacius, in Chron.]pare che differisca il ritorno a Roma di Bonifacio sino all'anno susseguente. Racconta egli bensì sotto il presente, che avendo gli Svevi di nuovo rotta la pace coi popoli della Gallizia, e saccheggiando dovunque arrivavano, egli fu spedito per implorare soccorso da Aezio, il quale nella Gallia faceva guerra coi Franchi. In Africa i cittadini d'Ippona, dappoichè ebbero intesa la rotta data dai Vandali all'armata di Bonifacio, abbandonarono la lor città, non volendo esporsi a sostenere un nuovo assedio. Il perchè trovatala vota i Vandali, v'entrarono, ed attaccatovi il fuoco, la desertarono, con essersi nondimeno miracolosamente salvata la libreria di sant'Agostino[Possid., in Vit. S. August., cap. 28.]. Fu celebrato in quest'anno sul fine di giugno e nel susseguente luglio, il terzo concilio universale nella città d'Efeso, e v'intervennero circa dugento vescovi. Papa Celestino, per servire di scorta e lume ai Padri che colà si aveano a raunare, precedentemente tenne in questo anno un altro concilio in Roma, e poscia spedì ad Efeso sul principio di maggio per suoi legatiArcadioeProjettovescovi, eFilippoprete colle istruzioni necessarie. Nè contento di ciò, diede le sue veci aCirillovescovo di Alessandria, acciocchè presedesse in nome suo a quella sacra raunanza[Concil. Ephesio., Action. 1.]. In essa furono condannate le eresie di Nestorio, ed egli stesso deposto, e mandato in esilio, e in luogo suo fu eletto vescovo di CostantinopoliMassimiano. Diede fine in quest'anno a dì 22 di giugno alla sua santa vita Paolino vescovo di Nola, le cui virtù il fecero degno d'essere registrato fra i santi, e le cui opere sì di prosa che di verso si leggono stampate nella Biblioteca de' Padri, e più pienamente si veggonounite nell'edizione che ne fu fatta nell'anno 1756 in Verona. E in quest'anno racconta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chronico.], che mancò di vitaFlacilla figliuola di Teodosio Augusto. C'è luogo di sospettare, che in vece difigliuolaMarcellino scrivessesorella, sapendo noi che Arcadio imperadore padre di Teodosio II, fra le altre figliuole una ne lasciò dopo di sè appellataFlacilla, e non raccontando alcuno degli antichi storici che a Teodosio II nascesse altra figliuola se nonEudossia. Diede Valentiniano III imperadore nel presente anno un ordine aFlavianoprefetto del pretorio[L. 37, lib. 11, tit. 1 Cod. Theodos.], proibendo qualunque esenzione dai carichi ordinarii e straordinarii a qualsivoglia persona, con esentare solamente i beni suoi patrimoniali; perchè, come egli dice, le rendite di questi si impiegano spessissimo in sollievo delle pubbliche necessità; impiego sommamente lodevole in un principe che ama i suoi popoli. Quanto a Teodosio imperadore d'Oriente, ci fa sapere il suddetto Marcellino, che il popolo di Costantinopoli per carestia di pane gli tirò de' sassi nell'andar egli ai granai del pubblico. Diede fuori il medesimo Teodosio in quest'anno una legge[L. 4 et 5, de his, qui ad Eccl. Cod. cod.], in occasione che molti schiavi armati si erano rifugiati in chiesa, e n'era perciò nato un gran tumulto; proibendo da lì innanzi il poter levare per forza, pena la vita, alcuno dalle chiese e dai recinti di esse, compresi i cortili, portici e case dei religiosi, che ad esse servivano: con ordinare ancora che chi portasse armi in chiesa, perdesse la franchigia; ed egli stesso fu il primo a darne l'esempio. Trovasi intiera questa legge negli atti del concilio efesino.
Consoli
BassoeFlavio Antioco.
Quasi quattordici mesi durò l'assedio d'Ippona; e benchè il re Genserico avesse così ben chiuso il porto e il lido, che non vi poteano entrar soccorsi; e quantunque facesse ogni sforzo per ridurla o colla forza o con qualche capitolazione alla resa, i difensori tennero forte, e delusero la di lui bravura e speranza, talmente che stanchi e ridotti senza viveri que' Barbari, dopo esservi stati sotto per sì lungo tratto di mesi, nel maggio dell'anno presente, levato l'assedio, si ritirarono. Non così tosto fu alla larga Bonifacio conte, che si diede a ragunar quante milizie romane potè[Procop., de Bell. Vandal. lib. 1, cap. 5.]; e perchè era già sbarcato a Cartagine un gran rinforzo di soldatesche, inviato non meno da Valentiniano che da Teodosio Augusti, egli mise insieme un poderoso esercito, con cui credette di poter azzardare una nuova battaglia coi Vandali. Per generale delle sue truppe avea spedito TeodosioAsparefigliuolo di Ardaburio, nominato disopra. Si combattè coraggiosamente con ostinatezza dall'una e dall'altra parte; ma in fine toccò la peggio aBonifacio e ad Aspare. Grande strage fu fatta dei Romani, e i generali si salvarono colla fuga. Aspare se ne tornò a Costantinopoli, e Bonifacio fece vela verso l'Italia. Idacio vescovo[Idacius, in Chron.]pare che differisca il ritorno a Roma di Bonifacio sino all'anno susseguente. Racconta egli bensì sotto il presente, che avendo gli Svevi di nuovo rotta la pace coi popoli della Gallizia, e saccheggiando dovunque arrivavano, egli fu spedito per implorare soccorso da Aezio, il quale nella Gallia faceva guerra coi Franchi. In Africa i cittadini d'Ippona, dappoichè ebbero intesa la rotta data dai Vandali all'armata di Bonifacio, abbandonarono la lor città, non volendo esporsi a sostenere un nuovo assedio. Il perchè trovatala vota i Vandali, v'entrarono, ed attaccatovi il fuoco, la desertarono, con essersi nondimeno miracolosamente salvata la libreria di sant'Agostino[Possid., in Vit. S. August., cap. 28.]. Fu celebrato in quest'anno sul fine di giugno e nel susseguente luglio, il terzo concilio universale nella città d'Efeso, e v'intervennero circa dugento vescovi. Papa Celestino, per servire di scorta e lume ai Padri che colà si aveano a raunare, precedentemente tenne in questo anno un altro concilio in Roma, e poscia spedì ad Efeso sul principio di maggio per suoi legatiArcadioeProjettovescovi, eFilippoprete colle istruzioni necessarie. Nè contento di ciò, diede le sue veci aCirillovescovo di Alessandria, acciocchè presedesse in nome suo a quella sacra raunanza[Concil. Ephesio., Action. 1.]. In essa furono condannate le eresie di Nestorio, ed egli stesso deposto, e mandato in esilio, e in luogo suo fu eletto vescovo di CostantinopoliMassimiano. Diede fine in quest'anno a dì 22 di giugno alla sua santa vita Paolino vescovo di Nola, le cui virtù il fecero degno d'essere registrato fra i santi, e le cui opere sì di prosa che di verso si leggono stampate nella Biblioteca de' Padri, e più pienamente si veggonounite nell'edizione che ne fu fatta nell'anno 1756 in Verona. E in quest'anno racconta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chronico.], che mancò di vitaFlacilla figliuola di Teodosio Augusto. C'è luogo di sospettare, che in vece difigliuolaMarcellino scrivessesorella, sapendo noi che Arcadio imperadore padre di Teodosio II, fra le altre figliuole una ne lasciò dopo di sè appellataFlacilla, e non raccontando alcuno degli antichi storici che a Teodosio II nascesse altra figliuola se nonEudossia. Diede Valentiniano III imperadore nel presente anno un ordine aFlavianoprefetto del pretorio[L. 37, lib. 11, tit. 1 Cod. Theodos.], proibendo qualunque esenzione dai carichi ordinarii e straordinarii a qualsivoglia persona, con esentare solamente i beni suoi patrimoniali; perchè, come egli dice, le rendite di questi si impiegano spessissimo in sollievo delle pubbliche necessità; impiego sommamente lodevole in un principe che ama i suoi popoli. Quanto a Teodosio imperadore d'Oriente, ci fa sapere il suddetto Marcellino, che il popolo di Costantinopoli per carestia di pane gli tirò de' sassi nell'andar egli ai granai del pubblico. Diede fuori il medesimo Teodosio in quest'anno una legge[L. 4 et 5, de his, qui ad Eccl. Cod. cod.], in occasione che molti schiavi armati si erano rifugiati in chiesa, e n'era perciò nato un gran tumulto; proibendo da lì innanzi il poter levare per forza, pena la vita, alcuno dalle chiese e dai recinti di esse, compresi i cortili, portici e case dei religiosi, che ad esse servivano: con ordinare ancora che chi portasse armi in chiesa, perdesse la franchigia; ed egli stesso fu il primo a darne l'esempio. Trovasi intiera questa legge negli atti del concilio efesino.