CDXXXIIAnno diCristoCDXXXII. IndizioneXV.Sisto IIIpapa 1.TeodosioII imperad. 31 e 25.ValentinianoIII imperad. 8.ConsoliFlavio AezioeValerio.Aezio, che fu console nel presente anno, era quel medesimo che abbiam veduto di sopra esercitare la carica di generale delle armate cesaree in Occidente. L'altro consoleValeriogodea varie dignità nella corte dell'imperadore d'Oriente. A dì 19 di luglio di questo anno diede compimento ai suoi giorniCelestinopapa, come pretende il Pagi[Pagius, Crit. Baron.], pontefice santo, pontefice glorioso per molte sue azioni, e spezialmente pel suo zelo contra de' pelagiani, semipelagiani e nestoriani, e per avere mandato in Iscozia oppure in IrlandaPalladio, che fu apostolo e primo vescovo di que' popoli barbari. Ebbe per successore nella cattedra di san PietroSisto III, di patria romano, il quale non tardò a procurare, per quanto gli fu possibile, la pace nelle chiese d'Oriente, divise a cagion di Nestorio. Nel che parimente si adoperò con vigore il piissimo imperadore Teodosio, tanto che ne riuscì una tollerabil concordia. Avea ben Galla Placidia Augusta, per non poter di meno, appagata l'ambizione d'Aezio suo generale, con dichiararlo console nell'anno presente; ma non per questo cessava in cuore di lei l'odio conceputo pel tradimento fatto a Bonifacio conte, e per l'uccisione di Felice patrizio, e probabilmente per altre di lui insolenze ed iniquità. Noi già vedemmo, seguendo l'autorità di Procopio, che Bonifacio, poco dopo la rotta datagli dai Vandali, se ne era ritornato in Italia. Ma ossia che quella giornata campale succedesse nel presente anno, oppure che Procopio affrettasse di troppo il di lui ritorno, tanto san Prospero[Prosper, in Chronico.]quantoMarcellino[Marcell. Comes, in Chron.]scrivono ch'egli solamente in quest'anno dall'Africa venne a Roma, e di là alla corte che dimorava in Ravenna. Secondo Marcellino, egli fu chiamato dalla stessa Placidia Augusta per contrapporlo all'arrogante Aezio, il quale in questi medesimi tempi, per quanto abbiamo da Idacio[Idacius, in Chronico.], guerreggiava nella Gallia; e dopo aver data una rotta ai Franchi, i quali erano venuti di qua dal Reno, fece pace con loro. Era in questi tempiClodionere de' Franchi, ed avea per figliuoloMeroveo, il quale amicatosi molto con Aezio, coll'aiuto di lui succedette col tempo al padre. Lo stesso vescovo Idacio, ch'era venuto a trovare Aezio per aver dei soccorsi contro gli Svevi, altro non impetrò, se non che fu spedito con lui Censorio per legato ad essi Svevi, che infestavano la Gallizia, per farli desistere da quelle violenze. Tornato adunque Bonifacio a Ravenna, non solamente fu rimesso in grazia di Valentiniano Augusto e di Placidia, ma dichiarato ancora generale dell'una e dell'altra milizia. Presso il Mezzabarba[Mediob., Numismat. Imper.]si vede in una medaglia di Valentiniano Augusto nominatoBonifacio. Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.]ci ha conservata la notizia che Aezio all'udire richiamato alla corte Bonifacio e conferito a lui il generalato, con restarne egli privato, per precauzione si ritirò in siti fortificati, immaginandosi che Bonifacio suo nemico cercherebbe di far vendetta contra di lui. Nè s'ingannò. Dopo pochi mesi Bonifacio con molte forze fu a cercarlo, e trovatolo (non dicono gli storici in qual luogo) gli diede battaglia, e lo sconfisse bensì, ma perchè erano venuti questi emuli stessi nel conflitto alle mani insieme, Aezio che, secondo Marcellino[Marcell., in Chronico.], avea preparato il dì innanzi un dardo ossia un'asta più lunga, il ferì gravemente con restar egliilleso. Fra pochi giorni, come vuole san Prospero, oppur dopo tre mesi, come lasciò scritto il suddetto Marcellino, Bonifacio di quella ferita si morì, lasciando Pelagia sua moglie molto ricca, e con indizio ch'egli cristianamente perdonasse ad Aezio, perchè esortò la stessa moglie a non maritarsi con altro uomo che con esso Aezio.Sebastianoconte, genero di Bonifacio, persona di gran credito, in suo luogo fu creato generale. Ora Aezio, trovandosi spennato e privo d'ogni autorità, si ritirò nelle sue terre, non so se nella Gallia, o nell'Italia; e quivi se ne stava ben in guardia. Ma avendo tentato un dì i suoi nemici con una improvvisa scorreria di sorprenderlo, egli non veggendosi quivi sicuro, se ne fuggì in Dalmazia, e di là nelle Pannonie, dove trovò il suo scampo presso gli Unni suoi antichi amici. In quest'anno Valentiniano Augusto con una sua costituzione[L. 3, lib. 4, tit. 23 Cod. Theodos.], indirizzata aFlavianoprefetto del pretorio, confermò i privilegi ai decurioni e silenziarii del palazzo, ch'erano guardie del corpo suo, per quanto crede il Gotofredo, ma che fors'anche son da dire una specie di milizia che stava nelle provincie, perchè dopo aver militato il dovuto tempo, loro è conceduto di venire alla corte, ancorchè non chiamati dal principe.
Consoli
Flavio AezioeValerio.
Aezio, che fu console nel presente anno, era quel medesimo che abbiam veduto di sopra esercitare la carica di generale delle armate cesaree in Occidente. L'altro consoleValeriogodea varie dignità nella corte dell'imperadore d'Oriente. A dì 19 di luglio di questo anno diede compimento ai suoi giorniCelestinopapa, come pretende il Pagi[Pagius, Crit. Baron.], pontefice santo, pontefice glorioso per molte sue azioni, e spezialmente pel suo zelo contra de' pelagiani, semipelagiani e nestoriani, e per avere mandato in Iscozia oppure in IrlandaPalladio, che fu apostolo e primo vescovo di que' popoli barbari. Ebbe per successore nella cattedra di san PietroSisto III, di patria romano, il quale non tardò a procurare, per quanto gli fu possibile, la pace nelle chiese d'Oriente, divise a cagion di Nestorio. Nel che parimente si adoperò con vigore il piissimo imperadore Teodosio, tanto che ne riuscì una tollerabil concordia. Avea ben Galla Placidia Augusta, per non poter di meno, appagata l'ambizione d'Aezio suo generale, con dichiararlo console nell'anno presente; ma non per questo cessava in cuore di lei l'odio conceputo pel tradimento fatto a Bonifacio conte, e per l'uccisione di Felice patrizio, e probabilmente per altre di lui insolenze ed iniquità. Noi già vedemmo, seguendo l'autorità di Procopio, che Bonifacio, poco dopo la rotta datagli dai Vandali, se ne era ritornato in Italia. Ma ossia che quella giornata campale succedesse nel presente anno, oppure che Procopio affrettasse di troppo il di lui ritorno, tanto san Prospero[Prosper, in Chronico.]quantoMarcellino[Marcell. Comes, in Chron.]scrivono ch'egli solamente in quest'anno dall'Africa venne a Roma, e di là alla corte che dimorava in Ravenna. Secondo Marcellino, egli fu chiamato dalla stessa Placidia Augusta per contrapporlo all'arrogante Aezio, il quale in questi medesimi tempi, per quanto abbiamo da Idacio[Idacius, in Chronico.], guerreggiava nella Gallia; e dopo aver data una rotta ai Franchi, i quali erano venuti di qua dal Reno, fece pace con loro. Era in questi tempiClodionere de' Franchi, ed avea per figliuoloMeroveo, il quale amicatosi molto con Aezio, coll'aiuto di lui succedette col tempo al padre. Lo stesso vescovo Idacio, ch'era venuto a trovare Aezio per aver dei soccorsi contro gli Svevi, altro non impetrò, se non che fu spedito con lui Censorio per legato ad essi Svevi, che infestavano la Gallizia, per farli desistere da quelle violenze. Tornato adunque Bonifacio a Ravenna, non solamente fu rimesso in grazia di Valentiniano Augusto e di Placidia, ma dichiarato ancora generale dell'una e dell'altra milizia. Presso il Mezzabarba[Mediob., Numismat. Imper.]si vede in una medaglia di Valentiniano Augusto nominatoBonifacio. Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.]ci ha conservata la notizia che Aezio all'udire richiamato alla corte Bonifacio e conferito a lui il generalato, con restarne egli privato, per precauzione si ritirò in siti fortificati, immaginandosi che Bonifacio suo nemico cercherebbe di far vendetta contra di lui. Nè s'ingannò. Dopo pochi mesi Bonifacio con molte forze fu a cercarlo, e trovatolo (non dicono gli storici in qual luogo) gli diede battaglia, e lo sconfisse bensì, ma perchè erano venuti questi emuli stessi nel conflitto alle mani insieme, Aezio che, secondo Marcellino[Marcell., in Chronico.], avea preparato il dì innanzi un dardo ossia un'asta più lunga, il ferì gravemente con restar egliilleso. Fra pochi giorni, come vuole san Prospero, oppur dopo tre mesi, come lasciò scritto il suddetto Marcellino, Bonifacio di quella ferita si morì, lasciando Pelagia sua moglie molto ricca, e con indizio ch'egli cristianamente perdonasse ad Aezio, perchè esortò la stessa moglie a non maritarsi con altro uomo che con esso Aezio.Sebastianoconte, genero di Bonifacio, persona di gran credito, in suo luogo fu creato generale. Ora Aezio, trovandosi spennato e privo d'ogni autorità, si ritirò nelle sue terre, non so se nella Gallia, o nell'Italia; e quivi se ne stava ben in guardia. Ma avendo tentato un dì i suoi nemici con una improvvisa scorreria di sorprenderlo, egli non veggendosi quivi sicuro, se ne fuggì in Dalmazia, e di là nelle Pannonie, dove trovò il suo scampo presso gli Unni suoi antichi amici. In quest'anno Valentiniano Augusto con una sua costituzione[L. 3, lib. 4, tit. 23 Cod. Theodos.], indirizzata aFlavianoprefetto del pretorio, confermò i privilegi ai decurioni e silenziarii del palazzo, ch'erano guardie del corpo suo, per quanto crede il Gotofredo, ma che fors'anche son da dire una specie di milizia che stava nelle provincie, perchè dopo aver militato il dovuto tempo, loro è conceduto di venire alla corte, ancorchè non chiamati dal principe.