CDXXXIIIAnno diCristoCDXXXIII. IndizioneI.Sisto IIIpapa 2.TeodosioII imp. 32 e 26.ValentinianoIII imperad. 9.ConsoliTeodosio Augustoper la quattordicesima volta ePetronio Massimo.Massimo, che fu console in quest'anno, era uno de' senatori romani più ricchi e potenti. Gran confidenza passava tra Valentiniano Augusto e lui. Egli dipoi tirannicamente occupò l'imperio, siccome vedremo. Il padre Sirmondo[Sirmondus, in Not. ad Sidon. epist. 11 et 13; et Append. Du-Cange in Dissert. de Numism.]rapportauna medaglia, in cui da una parte si legge VALENTINIANVS P. F. AVG., e dall'altra PETRONIVS MAXIMVS V. C. CONS. In quest'annoGiovannivescovo d'Antiochia che fin qui avea sostenuto il partito di Nestorio eretico, rinunziò al medesimo, per opera specialmente di Sisto romano pontefice. Ma non perciò s'ebbe una pace intera nelle chiese d'Oriente, restando tuttavia alcuni vescovi contrarii a Cirillo vescovo d'Alessandria, i quali eziandio appellarono alla santa sede romana, riconoscendo quel privilegio di cui era fin dai primi tempi in possesso la Chiesa romana. Fioriva in questi giorni nella GalliaGiovanni Cassiano, celebre autore delle Collazioni, ossia delle Conferenze de' padri, ma creduto infetto di opinioni semipelagiane: contra del quale prese la penna san Prospero d'Aquitania. Fioriva ancora in Egittosant'Isidoromonaco ed abate di Pelusio. Abbiamo da Socrate[Socrat., Hist. Eccl., lib. 7, cap. 39.], dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr. ad hunc ann.]e da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], che nel presente anno seguì in Costantinopoli un fierissimo incendio, con restar divorata dalle fiamme una gran parte della città settentrionale colle terre appellate Achillee, e che durò quel fuoco per tre dì. Il cardinale Baronio attribuisce questo incendio, e la rotta data in Africa, all'aver Teodosio Augusto proceduto troppo mansuetamente contra di Nestorio, e all'averlo favorito molti nobili di Costantinopoli. Ma si fa torto a quel pio imperadore e al popolo di Costantinopoli che fu contra Nestorio, per nulla dire del concilio che lo condannò. Noi facciam troppo facilmente gl'interpreti della mente di Dio, il quale non ha bisogno di consigliarsi colle nostre povere teste, se vuol permettere le prosperità ai cattivi, nemici suoi, e mandar tribolazioni ai buoni, suoi amici. Già vedemmo che Aezio aveva speditoCastorioambasciatore insieme conIdaciovescovo, autore della Cronica, agli Svevi che infestavanola parte della Gallizia sottoposta al romano imperio. Narra il medesimo Idacio[Idacius, in Chron.]che Castorio portò le risposte alla corte imperiale di Ravenna; e cheErmericore di essi Svevi finalmente rinnovò la pace co' popoli della Gallizia, mediante l'interposizione de' vescovi, con essergli stati dati perciò ostaggi: ma cheSinfosiovescovo mandato da lui per affari a Ravenna, se ne tornò indietro colle mani vote. Erasi, per quanto abbiam detto, rifugiatoAezionella Pannonia presso gli Unni, che quivi signoreggiavano; e pel credito che avea con que' Barbari, cominciò un gran trattato, per muoverli contro l'Italia.Rugilaera allora il re di quella nazione. Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronico.]chiaramente attesta che Aezio, ottenuto da esso re un poderoso esercito, s'incamminava verso queste contrade: il che udito da Valentiniano Augusto, che si trovava senza sufficienti forze da opporgli, chiamò in suo aiuto i Goti, a mio credere, quelli che dominavano nell'Aquitania. Ma l'intenzione dell'astuto Aezio era, non già di portar la guerra in Italia, ma di far paura a Valentiniano, affine di obbligarlo a rimetterlo in sua grazia, e nelle dignità che gli erano state levate. Ed in fatti, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chron.], valendosi dell'amicizia e del soccorso di costoro, ottenne quanto volle da Valentiniano e da Placidia, i quali giudicarono meglio di cedere, benchè poco onorevolmente, all'impertinenza di costui, che di tirarsi addosso una guerra pericolosa. Ed ecco dove era giunta la maestà del nome romano. Anche Idacio scrive sotto quest'anno, che Aezio fu dichiarato generale dell'una e dell'altra milizia, e poco dopo ottenne anche la dignità di patrizio, come parimente attesta l'autore della Miscella[Histor. Miscell. lib. 14.]. Circa questi tempi, come credette il Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn, lib. 2.], ma forsemolto prima, Galla Placidia Augusta terminò in Ravenna l'insigne e nobilissima basilica di san Giovanni evangelista, fabbricata vicino alla porta che si chiamavaArx Meduli. Allorchè essa venne col figliuolo Valentiniano da Salonichi verso Salona, o verso Aquileia, nell'anno 424, corse un gran pericolo per una fiera burrasca di mare; ed essendosi votata a san Giovanni evangelista, attribuì all'intercessione di lui presso Dio l'aver salvata la vita. Però, giunta a Ravenna, si diede a fabbricare in onore di Dio sotto il nome di questo santo Apostolo un tempio magnifico, che tuttavia esiste. Se ne può veder la descrizione nello Spicilegio della chiesa di Ravenna da me dato alla luce[Rer. Italicar. Scriptor. tom. I, part. 2.], ma non esente da qualche favola nata nel progresso de' tempi. Quivi si leggeva la seguente iscrizione, di cui anche fa menzione Agnello storico di Ravenna[Agnellus, in Vitis Episcopor. Ravenn. tom. 2, p. 1, Rer. Italic.], che fiorì circa l'anno 830.SANCTO AC BEATISSIMO APOSTOLOIOHANNI EVANGELISTAEGALLA PLACIDIA AVGVSTACVM FILIO SVOPLACIDO VALENTINIANO AVGVSTO ET FILIASVA IVSTA GRATA HONORIAAVGVSTA LIBERATIONIS PERICVL.MARIS VOTVM SOLVIT.Di qui abbiamo che ancheGiusta Grata Honoria, sorella di Valentiniano, ebbe il titolo diAugusta; e questo ancora apparisce da una medaglia rapportata dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], dal Du-Cange[Du-Cange, Hist. Byzantin.]e dal Mezzabarba[Mediobarb., Numism. Imperator.], in cui si legge: D. N. IVST. GRAT. HONORIA. P. F. AVG. E nel rovescio: SALVS REIPVBLICAE COM. OB. Tornerà occasion di parlare in breve di questa principessa che lasciò dopo di sè un brutto nome. Il Rossi aggiugneche in esso tempio alla destra nell'arco del volto erano formate col musaico le immagini diCostantino, Teodosio I, Arcadio, ed Onorio Augusti;e alla sinistra, diValentiniano III, Graziano e Costanzo Augusti, e diGraziano nipotee diGiovanni nipote: i quali due ultimi sono a noi ignoti nella famiglia di Teodosio il Grande. Eranvi ancora più basso le immagini diTeodosio IIimperadore, e diEudociasua moglie, siccome ancor quelle diArcadioimperadore, e diEudossiasua moglie. Ma presso l'antichissimo Agnello, e nello Spicilegio suddetto, non troviamo questa sì precisa descrizione, a noi conservata dal suddetto Girolamo Rossi.
Consoli
Teodosio Augustoper la quattordicesima volta ePetronio Massimo.
Massimo, che fu console in quest'anno, era uno de' senatori romani più ricchi e potenti. Gran confidenza passava tra Valentiniano Augusto e lui. Egli dipoi tirannicamente occupò l'imperio, siccome vedremo. Il padre Sirmondo[Sirmondus, in Not. ad Sidon. epist. 11 et 13; et Append. Du-Cange in Dissert. de Numism.]rapportauna medaglia, in cui da una parte si legge VALENTINIANVS P. F. AVG., e dall'altra PETRONIVS MAXIMVS V. C. CONS. In quest'annoGiovannivescovo d'Antiochia che fin qui avea sostenuto il partito di Nestorio eretico, rinunziò al medesimo, per opera specialmente di Sisto romano pontefice. Ma non perciò s'ebbe una pace intera nelle chiese d'Oriente, restando tuttavia alcuni vescovi contrarii a Cirillo vescovo d'Alessandria, i quali eziandio appellarono alla santa sede romana, riconoscendo quel privilegio di cui era fin dai primi tempi in possesso la Chiesa romana. Fioriva in questi giorni nella GalliaGiovanni Cassiano, celebre autore delle Collazioni, ossia delle Conferenze de' padri, ma creduto infetto di opinioni semipelagiane: contra del quale prese la penna san Prospero d'Aquitania. Fioriva ancora in Egittosant'Isidoromonaco ed abate di Pelusio. Abbiamo da Socrate[Socrat., Hist. Eccl., lib. 7, cap. 39.], dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr. ad hunc ann.]e da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], che nel presente anno seguì in Costantinopoli un fierissimo incendio, con restar divorata dalle fiamme una gran parte della città settentrionale colle terre appellate Achillee, e che durò quel fuoco per tre dì. Il cardinale Baronio attribuisce questo incendio, e la rotta data in Africa, all'aver Teodosio Augusto proceduto troppo mansuetamente contra di Nestorio, e all'averlo favorito molti nobili di Costantinopoli. Ma si fa torto a quel pio imperadore e al popolo di Costantinopoli che fu contra Nestorio, per nulla dire del concilio che lo condannò. Noi facciam troppo facilmente gl'interpreti della mente di Dio, il quale non ha bisogno di consigliarsi colle nostre povere teste, se vuol permettere le prosperità ai cattivi, nemici suoi, e mandar tribolazioni ai buoni, suoi amici. Già vedemmo che Aezio aveva speditoCastorioambasciatore insieme conIdaciovescovo, autore della Cronica, agli Svevi che infestavanola parte della Gallizia sottoposta al romano imperio. Narra il medesimo Idacio[Idacius, in Chron.]che Castorio portò le risposte alla corte imperiale di Ravenna; e cheErmericore di essi Svevi finalmente rinnovò la pace co' popoli della Gallizia, mediante l'interposizione de' vescovi, con essergli stati dati perciò ostaggi: ma cheSinfosiovescovo mandato da lui per affari a Ravenna, se ne tornò indietro colle mani vote. Erasi, per quanto abbiam detto, rifugiatoAezionella Pannonia presso gli Unni, che quivi signoreggiavano; e pel credito che avea con que' Barbari, cominciò un gran trattato, per muoverli contro l'Italia.Rugilaera allora il re di quella nazione. Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronico.]chiaramente attesta che Aezio, ottenuto da esso re un poderoso esercito, s'incamminava verso queste contrade: il che udito da Valentiniano Augusto, che si trovava senza sufficienti forze da opporgli, chiamò in suo aiuto i Goti, a mio credere, quelli che dominavano nell'Aquitania. Ma l'intenzione dell'astuto Aezio era, non già di portar la guerra in Italia, ma di far paura a Valentiniano, affine di obbligarlo a rimetterlo in sua grazia, e nelle dignità che gli erano state levate. Ed in fatti, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chron.], valendosi dell'amicizia e del soccorso di costoro, ottenne quanto volle da Valentiniano e da Placidia, i quali giudicarono meglio di cedere, benchè poco onorevolmente, all'impertinenza di costui, che di tirarsi addosso una guerra pericolosa. Ed ecco dove era giunta la maestà del nome romano. Anche Idacio scrive sotto quest'anno, che Aezio fu dichiarato generale dell'una e dell'altra milizia, e poco dopo ottenne anche la dignità di patrizio, come parimente attesta l'autore della Miscella[Histor. Miscell. lib. 14.]. Circa questi tempi, come credette il Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn, lib. 2.], ma forsemolto prima, Galla Placidia Augusta terminò in Ravenna l'insigne e nobilissima basilica di san Giovanni evangelista, fabbricata vicino alla porta che si chiamavaArx Meduli. Allorchè essa venne col figliuolo Valentiniano da Salonichi verso Salona, o verso Aquileia, nell'anno 424, corse un gran pericolo per una fiera burrasca di mare; ed essendosi votata a san Giovanni evangelista, attribuì all'intercessione di lui presso Dio l'aver salvata la vita. Però, giunta a Ravenna, si diede a fabbricare in onore di Dio sotto il nome di questo santo Apostolo un tempio magnifico, che tuttavia esiste. Se ne può veder la descrizione nello Spicilegio della chiesa di Ravenna da me dato alla luce[Rer. Italicar. Scriptor. tom. I, part. 2.], ma non esente da qualche favola nata nel progresso de' tempi. Quivi si leggeva la seguente iscrizione, di cui anche fa menzione Agnello storico di Ravenna[Agnellus, in Vitis Episcopor. Ravenn. tom. 2, p. 1, Rer. Italic.], che fiorì circa l'anno 830.
SANCTO AC BEATISSIMO APOSTOLOIOHANNI EVANGELISTAEGALLA PLACIDIA AVGVSTACVM FILIO SVOPLACIDO VALENTINIANO AVGVSTO ET FILIASVA IVSTA GRATA HONORIAAVGVSTA LIBERATIONIS PERICVL.MARIS VOTVM SOLVIT.
Di qui abbiamo che ancheGiusta Grata Honoria, sorella di Valentiniano, ebbe il titolo diAugusta; e questo ancora apparisce da una medaglia rapportata dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], dal Du-Cange[Du-Cange, Hist. Byzantin.]e dal Mezzabarba[Mediobarb., Numism. Imperator.], in cui si legge: D. N. IVST. GRAT. HONORIA. P. F. AVG. E nel rovescio: SALVS REIPVBLICAE COM. OB. Tornerà occasion di parlare in breve di questa principessa che lasciò dopo di sè un brutto nome. Il Rossi aggiugneche in esso tempio alla destra nell'arco del volto erano formate col musaico le immagini diCostantino, Teodosio I, Arcadio, ed Onorio Augusti;e alla sinistra, diValentiniano III, Graziano e Costanzo Augusti, e diGraziano nipotee diGiovanni nipote: i quali due ultimi sono a noi ignoti nella famiglia di Teodosio il Grande. Eranvi ancora più basso le immagini diTeodosio IIimperadore, e diEudociasua moglie, siccome ancor quelle diArcadioimperadore, e diEudossiasua moglie. Ma presso l'antichissimo Agnello, e nello Spicilegio suddetto, non troviamo questa sì precisa descrizione, a noi conservata dal suddetto Girolamo Rossi.