CDXXXIVAnno diCristoCDXXXIV. IndizioneII.Sisto IIIpapa 3.TeodosioII imperad. 33 e 27.ValentinianoIII imperad. 10.ConsoliAriovindoedAspare.Dacchè Aezio si vide forte per la ricuperata dignità di generale, colla giunta ancora dell'altra più riguardevole di patrizio, non tardò a vendicarsi come potè contro i parenti del defunto Bonifacio conte. Però in quest'anno, secondo la testimonianza d'Idacio[Idacius, in Chronic.],Sebastianogenero di esso Bonifacio, e succeduto a lui nel generalato, per opera d'Aezio fu mandato in esilio, o pure per timore di lui elesse l'esilio, e fuggitivo si ricoverò alla corte di Costantinopoli. Sappiamo ancora da san Prospero[S. Prosper, de promiss., cap. 6.]cheAspareconsole occidentale, per quanto crede il padre Pagi (ma fors'anche orientale, non apparendo ch'egli passasse dal servigio di Teodosio Augusto a quello di Valentiniano imperadore), Aspare, dico, fu inviato a Cartagine, senza che se ne sappia il motivo, se non che durava in quelle parti tuttavia la guerra coi Vandali.Secondo Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronic.], in quest'anno finì di vivereRugilare degli Unni, con cui i Romani aveano confermata la pace, ed ebbe per successoreBledaedAttilafratelli. Questo Rugila è chiamato Roa da Giordano storico, e Roila da Teodoreto[Theod., Hist. Eccl., lib. 5, cap. 37.], il quale aggiugne che costui avea saccheggiata la Tracia, e minacciato l'assedio alla stessa città di Costantinopoli, e di volerla schiantare da' fondamenti. Non tarderà molto a venire in iscena Attila suo successore. Teodosio Augusto in quest'anno, per quanto potè, sovvenne al bisogno dei poveri di Costantinopoli in tempo di carestia, con applicare secento undici libbre d'oro del suo erario per comperar grani in loro sovvenimento[L. 3, da frument. Urb. Constantinop. Cod. Theod.], ordinando che fossero condannati gli uffiziali nel doppio di tutto quello che avessero ritenuto di questa somma. Comandò eziandio con altra legge[L. unica de bonis Cleric. Cod. Theod.]che i beni dei chierici e monaci, che mancassero di vita senza testamento, fossero applicati alle chiese, alle quali erano ascritti; e non già ai parenti o al fisco, siccome dianzi si facea. Accadde ancora cheMelaniagiovane, donna di santa vita, e monaca non claustrale, abitante allora in Gerusalemme, fu chiamata a Costantinopoli daVolusianosuo zio paterno, prefetto di Roma, che per affari era stato inviato alla corte d'Oriente. Venne la piissima donna, e tanto seppe dire insieme conProcleinsigne vescovo di Costantinopoli, che Volusiano stato fin allora gentile, si convertì alla religione di Cristo: e fu cosa maravigliosa ch'egli infermo, subito dopo avere ricevuta la grazia del battesimo, morì. Ma in Ravenna accadde un fallo vituperoso per quella corte.Grata Giusta Onoria Augusta, sorella di Valentiniano imperadore, siccome poco fa vedemmo, non per anche maritata, si stavain corte colla madre e col fratello, ma senza quella buona guardia, di cui abbisognano le fanciulle. Perciò ella ebbe comodità di troppo dimesticarsi con Eugenio suo procuratore, e ne restò gravida. Marcellino conte istorico[Marcell. Comes, in Chron.]quegli è che notò questo brutto avvenimento, con aggiugnere ch'essa Onoria fu inviata alla corte di Teodosio Augusto. Qui si dimanda qual sia stata la prudenza di que' regnanti in tener sì poca guardia alle principesse fanciulle, e quale in aver preso il ripiego di scacciare la mal accorta principessa. In vece di occultar questo fallo, par quasi che si studiassero di divulgarlo dappertutto. In questi tempi fiorì in ProvenzaVincenzo Lerinense, autore dell'Aureo Commonitorio contro le eresie, ma creduto per qualche tempo fautore degli errori de' semipelagiani. San Prospero scrisse contra di lui.
Consoli
AriovindoedAspare.
Dacchè Aezio si vide forte per la ricuperata dignità di generale, colla giunta ancora dell'altra più riguardevole di patrizio, non tardò a vendicarsi come potè contro i parenti del defunto Bonifacio conte. Però in quest'anno, secondo la testimonianza d'Idacio[Idacius, in Chronic.],Sebastianogenero di esso Bonifacio, e succeduto a lui nel generalato, per opera d'Aezio fu mandato in esilio, o pure per timore di lui elesse l'esilio, e fuggitivo si ricoverò alla corte di Costantinopoli. Sappiamo ancora da san Prospero[S. Prosper, de promiss., cap. 6.]cheAspareconsole occidentale, per quanto crede il padre Pagi (ma fors'anche orientale, non apparendo ch'egli passasse dal servigio di Teodosio Augusto a quello di Valentiniano imperadore), Aspare, dico, fu inviato a Cartagine, senza che se ne sappia il motivo, se non che durava in quelle parti tuttavia la guerra coi Vandali.Secondo Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronic.], in quest'anno finì di vivereRugilare degli Unni, con cui i Romani aveano confermata la pace, ed ebbe per successoreBledaedAttilafratelli. Questo Rugila è chiamato Roa da Giordano storico, e Roila da Teodoreto[Theod., Hist. Eccl., lib. 5, cap. 37.], il quale aggiugne che costui avea saccheggiata la Tracia, e minacciato l'assedio alla stessa città di Costantinopoli, e di volerla schiantare da' fondamenti. Non tarderà molto a venire in iscena Attila suo successore. Teodosio Augusto in quest'anno, per quanto potè, sovvenne al bisogno dei poveri di Costantinopoli in tempo di carestia, con applicare secento undici libbre d'oro del suo erario per comperar grani in loro sovvenimento[L. 3, da frument. Urb. Constantinop. Cod. Theod.], ordinando che fossero condannati gli uffiziali nel doppio di tutto quello che avessero ritenuto di questa somma. Comandò eziandio con altra legge[L. unica de bonis Cleric. Cod. Theod.]che i beni dei chierici e monaci, che mancassero di vita senza testamento, fossero applicati alle chiese, alle quali erano ascritti; e non già ai parenti o al fisco, siccome dianzi si facea. Accadde ancora cheMelaniagiovane, donna di santa vita, e monaca non claustrale, abitante allora in Gerusalemme, fu chiamata a Costantinopoli daVolusianosuo zio paterno, prefetto di Roma, che per affari era stato inviato alla corte d'Oriente. Venne la piissima donna, e tanto seppe dire insieme conProcleinsigne vescovo di Costantinopoli, che Volusiano stato fin allora gentile, si convertì alla religione di Cristo: e fu cosa maravigliosa ch'egli infermo, subito dopo avere ricevuta la grazia del battesimo, morì. Ma in Ravenna accadde un fallo vituperoso per quella corte.Grata Giusta Onoria Augusta, sorella di Valentiniano imperadore, siccome poco fa vedemmo, non per anche maritata, si stavain corte colla madre e col fratello, ma senza quella buona guardia, di cui abbisognano le fanciulle. Perciò ella ebbe comodità di troppo dimesticarsi con Eugenio suo procuratore, e ne restò gravida. Marcellino conte istorico[Marcell. Comes, in Chron.]quegli è che notò questo brutto avvenimento, con aggiugnere ch'essa Onoria fu inviata alla corte di Teodosio Augusto. Qui si dimanda qual sia stata la prudenza di que' regnanti in tener sì poca guardia alle principesse fanciulle, e quale in aver preso il ripiego di scacciare la mal accorta principessa. In vece di occultar questo fallo, par quasi che si studiassero di divulgarlo dappertutto. In questi tempi fiorì in ProvenzaVincenzo Lerinense, autore dell'Aureo Commonitorio contro le eresie, ma creduto per qualche tempo fautore degli errori de' semipelagiani. San Prospero scrisse contra di lui.