CDXXXVAnno diCristoCDXXXV. IndizioneIII.Sisto IIIpapa 4.TeodosioII imp. 34 e 28.ValentinianoIII imper. 11.ConsoliTeodosio Augustoper la quindicesima volta eValentiniano Augustoper la quarta.Teodosio imperadore, zelante custode della dottrina della Chiesa, perchè tuttavia bolliva in Oriente una fiera discordia per cagione del condannato e deposto Nestorio, in quest'anno fece proibire la lettura dei di lui libri[Pagius, Critic. Baron.], con ordinare eziandio che fossero bruciati. Furono inoltre esiliati non pochi vescovi, che ostinatamente o non volevano condannar quell'eretico, o ricusavano di aver comunione conCirillovescovo d'Alessandria, cioè col primo mobile di tutti gli atti contra di Nestorio. IntantoAeziogenerale di Valentiniano, secondochè abbiamo da san Prospero[Prosper, in Chronic.], era passatonelle Gallie per mettere in dovere i Borgognoni, cioè que' Barbari, che già stabiliti nel paese, onde poi venne il nome della Borgogna, ed in altri circonvicini paesi, infestavano le provincie romane. Idacio[Idacius, in Chron.]scrive che costoro si ribellarono, con indizio ch'essi signoreggiavano bensì in quelle contrade, ma con riconoscere l'imperador d'Occidente per loro sovrano. Riuscì a quel valoroso generale di dar loro una rotta tale, cheGundicariore de' medesimi fu obbligato a supplicare per ottener la pace, che gli venne accordata da Aezio. Fa menzione di questa vittoria anche Apollinare Sidonio[Sidon., in Panegyr. Aviti.], con dire che i Borgognoni s'erano scatenati contro la provincia belgica; e cheAvito, il qual poscia fu imperadore, anche questa volta fu compagno di Aezio nello sconfiggerli. Abbiamo parimente dal sopraddetto Prospero, siccome ancora da Cassiodoro[Cassiod., in Chronic.], che nel febbraio del presente anno in Africa nella città d'Ippona fu conchiusa la pace fra l'imperador Valentiniano e Genserico re de' Vandali, con avere il primo ceduta all'altro una porzione dell'Africa. Sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Vandal.]attesta che Genserico in quella occasione si obbligò con forti giuramenti di non molestar in avvenire le provincie romane. Questa pace, che l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 14.]chiama piuttosto necessaria che utile, fu maneggiata e condotta a fine daTrigeziouffiziale di Valentiniano. E d'essa fa menzione ancora Procopio[Procop., lib. 1, cap. 4, de Bell. Vand.], con lodare la prudenza di Genserico, il quale, senza lasciarsi gonfiare dalle passate prosperità, pensando che, se continuava la guerra, poteva voltar faccia la fortuna, giudicò più spediente di assicurar colla pace le conquiste già fatte. Aggiugne Procopio che Genserico si obbligò di pagar ogni anno tributo a Valentiniano Augusto, e che per, sicurezza de' patti, mandòper ostaggio a RavennaUnnericosuo figliuolo. Certo è che restò in poter dell'imperadore Cartagine; qual parte toccasse a Genserico, lo vedremo più abbasso. Era fuggito a CostantinopoliSebastianoconte, e genero già di Bonifacio patrizio, siccome è detto di sopra. Bisogna che la persecuzion d'Aezio patrizio il raggiugnesse fino colà; perciocchè sotto quest'anno racconta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]ch'egli fuggì dalla città Augusta, e che poi in Africa fu ucciso. Ma egli non andò a dirittura in Africa, e la sua morte appartiene ad altro tempo, siccome vedremo più abbasso. Sembra bensì doversi riferire a quest'anno ciò che narra Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.], cioè che nella Gallia ulteriore succedette una ribellione, di cui fu capo un certo Tibatone, con essersi levati que' popoli dalla ubbidienza del romano imperio. Avvenne di più, che in mezzo a quelle turbolenze quasi tutti i servi, o, vogliam dire, gli schiavi, sottrattisi all'ubbidienza de' lor padroni, inBagaudam conspiravere. Colle quali parole vuol dire che costoro si gittarono nella fazione de' Bagaudi. Così erano chiamati nella Gallia le migliaia di contadini e di altre persone che per cagione del mal governo degli uffiziali dell'imperadore s'erano ribellati molti anni prima, e dopo essersi fatti fuori nelle castella e rocche, viveano di ladronecci e rapine. Veggasi il Du-Cange[Du-Cange, in Glossar. Latinit. ad vocemBagauda.]. Con costoro dunque s'attrupparono anche in gran parte i servi di quelle contrade, per vivere col mestiere infame degli altri. Scrive il Sigonio[Sigon., de Regno Occident. lib. 12.]che Valentiniano Augusto si portò in quest'anno a Roma per solennizzarvi l'anno decimo del suo imperio: il che fu fatto con gran magnificenza di giuochi e spettacoli. Onde s'abbia egli tratto questo viaggio dell'imperadore, non l'ho fin qui rinvenuto.
Consoli
Teodosio Augustoper la quindicesima volta eValentiniano Augustoper la quarta.
Teodosio imperadore, zelante custode della dottrina della Chiesa, perchè tuttavia bolliva in Oriente una fiera discordia per cagione del condannato e deposto Nestorio, in quest'anno fece proibire la lettura dei di lui libri[Pagius, Critic. Baron.], con ordinare eziandio che fossero bruciati. Furono inoltre esiliati non pochi vescovi, che ostinatamente o non volevano condannar quell'eretico, o ricusavano di aver comunione conCirillovescovo d'Alessandria, cioè col primo mobile di tutti gli atti contra di Nestorio. IntantoAeziogenerale di Valentiniano, secondochè abbiamo da san Prospero[Prosper, in Chronic.], era passatonelle Gallie per mettere in dovere i Borgognoni, cioè que' Barbari, che già stabiliti nel paese, onde poi venne il nome della Borgogna, ed in altri circonvicini paesi, infestavano le provincie romane. Idacio[Idacius, in Chron.]scrive che costoro si ribellarono, con indizio ch'essi signoreggiavano bensì in quelle contrade, ma con riconoscere l'imperador d'Occidente per loro sovrano. Riuscì a quel valoroso generale di dar loro una rotta tale, cheGundicariore de' medesimi fu obbligato a supplicare per ottener la pace, che gli venne accordata da Aezio. Fa menzione di questa vittoria anche Apollinare Sidonio[Sidon., in Panegyr. Aviti.], con dire che i Borgognoni s'erano scatenati contro la provincia belgica; e cheAvito, il qual poscia fu imperadore, anche questa volta fu compagno di Aezio nello sconfiggerli. Abbiamo parimente dal sopraddetto Prospero, siccome ancora da Cassiodoro[Cassiod., in Chronic.], che nel febbraio del presente anno in Africa nella città d'Ippona fu conchiusa la pace fra l'imperador Valentiniano e Genserico re de' Vandali, con avere il primo ceduta all'altro una porzione dell'Africa. Sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Vandal.]attesta che Genserico in quella occasione si obbligò con forti giuramenti di non molestar in avvenire le provincie romane. Questa pace, che l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 14.]chiama piuttosto necessaria che utile, fu maneggiata e condotta a fine daTrigeziouffiziale di Valentiniano. E d'essa fa menzione ancora Procopio[Procop., lib. 1, cap. 4, de Bell. Vand.], con lodare la prudenza di Genserico, il quale, senza lasciarsi gonfiare dalle passate prosperità, pensando che, se continuava la guerra, poteva voltar faccia la fortuna, giudicò più spediente di assicurar colla pace le conquiste già fatte. Aggiugne Procopio che Genserico si obbligò di pagar ogni anno tributo a Valentiniano Augusto, e che per, sicurezza de' patti, mandòper ostaggio a RavennaUnnericosuo figliuolo. Certo è che restò in poter dell'imperadore Cartagine; qual parte toccasse a Genserico, lo vedremo più abbasso. Era fuggito a CostantinopoliSebastianoconte, e genero già di Bonifacio patrizio, siccome è detto di sopra. Bisogna che la persecuzion d'Aezio patrizio il raggiugnesse fino colà; perciocchè sotto quest'anno racconta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]ch'egli fuggì dalla città Augusta, e che poi in Africa fu ucciso. Ma egli non andò a dirittura in Africa, e la sua morte appartiene ad altro tempo, siccome vedremo più abbasso. Sembra bensì doversi riferire a quest'anno ciò che narra Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chron.], cioè che nella Gallia ulteriore succedette una ribellione, di cui fu capo un certo Tibatone, con essersi levati que' popoli dalla ubbidienza del romano imperio. Avvenne di più, che in mezzo a quelle turbolenze quasi tutti i servi, o, vogliam dire, gli schiavi, sottrattisi all'ubbidienza de' lor padroni, inBagaudam conspiravere. Colle quali parole vuol dire che costoro si gittarono nella fazione de' Bagaudi. Così erano chiamati nella Gallia le migliaia di contadini e di altre persone che per cagione del mal governo degli uffiziali dell'imperadore s'erano ribellati molti anni prima, e dopo essersi fatti fuori nelle castella e rocche, viveano di ladronecci e rapine. Veggasi il Du-Cange[Du-Cange, in Glossar. Latinit. ad vocemBagauda.]. Con costoro dunque s'attrupparono anche in gran parte i servi di quelle contrade, per vivere col mestiere infame degli altri. Scrive il Sigonio[Sigon., de Regno Occident. lib. 12.]che Valentiniano Augusto si portò in quest'anno a Roma per solennizzarvi l'anno decimo del suo imperio: il che fu fatto con gran magnificenza di giuochi e spettacoli. Onde s'abbia egli tratto questo viaggio dell'imperadore, non l'ho fin qui rinvenuto.