CDXXXVI

CDXXXVIAnno diCristoCDXXXVI. Indiz.IV.Sisto IIIpapa 5.TeodosioII imp. 35 e 29.ValentinianoIII imper. 12.ConsoliFlavio Artemio IsidoroeFlavio Senatore.Amendue questi consoli furono creati in Oriente da Teodosio Augusto.Senatoresi trova ancora chiamatoPatrizioin una lettera di Teodoreto[Theod., Epist. XLIII.]e negli atti del concilio calcedonense. Gli ho io dato il nome diFlavio, perchè così ha un'iscrizione da me prodotta nella mia Raccolta[Thesaur. Novus Inscript. Class. Consulum.]. Durava la pace tra i Romani e i Goti appellati Visigoti, che signoreggiavano nella Gallia le provincie dell'Aquitania e Settimania. MaTeodoricore d'essi Goti, non contento de' confini del suo regno, cercò in questi tempi di dilatarlo alle spese de' vicini. Però uscito in campagna, secondochè attesta s. Prospero[Prosper, in Chronic.], s'impadronì della maggior parte delle città confinanti, e pose l'assedio a Narbona. Fecero lungamente una gagliarda difesa i soldati romani coi cittadini, ma per la mancanza de' viveri erano vicini a cadere nelle mani del re barbaro, quandoAeziogenerale dell'imperadore, che si trovava allora nelle Gallie, spedì in loro aiutoLitorioconte con un grosso corpo di milizie. Questi avendo fatto prendere a cadauno de' cavalieri in groppa due moggia di grano, minori di gran lunga allora, che quei d'oggidì, spinse coraggiosamente innanzi, e gli riuscì d'entrare nella città, con provvederla abbondantemente di vettovaglia. Allora i Goti, ossia che seguisse un combattimento, in cui ebbero la peggio, oppure che vedessero cessata affatto la speranza di conquistar quella piazza, e massimamente dopo un sì poderoso rinforzo di viveri e di gente, ritiratisi in fuga, abbandonaronol'assedio. Idacio[Idacius, in Chron.]anch'egli scrive (ma sotto l'anno seguente) che i Goti cominciarono ad assediar Narbona; e poscia sul fin di esso anno 436, o pure nel susseguente 437, seguita a dire che Narbona fu liberata dall'assedio de' Goti per valore di Aezio generale della milizia cesarea: il che fa vedere che non è sempre sicura la cronologia d'Idacio. Sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Gothor.]aggiugne che Teoderico fu messo in fuga da Litorio capitano della milizia romana, il quale menava in suo aiuto gli Unni. A quest'anno ancora, o al seguente, s'ha da riferire una scossa grande data al regno de' Borgognoni nelle Gallie. Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronic.]lasciò scritto che si accese una terribil guerra tra i Romani e i Borgognoni, e che essendo venuti ad una giornata campale, Aezio generale de' Romani riportò un'insigne vittoria colla morte di Gundicario re di quei Barbari, la nazion de' quali ivi perì quasi tutta. S. Prospero aggiugne che in quest'impresa gli Unni furono collegati dei Romani, anzi a lor stessi attribuisce questa gran vittoria. E che in questo fatto d'armi intervenisse lo stessoAttilare degli Unni, si raccoglie da Paolo Diacono nelle vite de' vescovi di Metz[Paulus Diacon., in Vitis Episcopor. Metens.], dove narra che Attila, dopo avere atterratoGundicariore de' Borgognoni, si diede a saccheggiar tutte le contrade delle Gallie. Ma convien ben confessare che la storia di questi tempi resta assai scura e mancante di notizie, non sapendo noi dove allora avessero la lor sede gli Unni, i quali di sopra vedemmo cacciati dalle Pannonie; nè come Attila entrasse nelle Gallie, e ne uscisse poco appresso; nè perchè, se era in lega con Aezio, si mettesse poi a devastar esse Gallie. Aggiungasi che Idacio[Idacius, in Chron.]imbroglia la cronologia, perchè sembra rapportar piuttosto questo fatto all'anno seguente, se è vero ciò chepretende il padre Pagi, cioè che il suo anno d'Abramo 2453 cominci il primo dì d'ottobre dell'anno nostro 436, perciocchè Idacio sotto quell'anno, dopo la liberazion di Narbona, scrive che furono uccisi circa ventimila Borgognoni. Bisogna ancora supporre che gli Svevi nella Gallicia inquietassero i popoli romani, giacchè il medesimo Idacio sotto lo stesso anno racconta che furono spediti per ambasciatori a quella barbara nazione Censorio e Fretimondo per commissione, come si può credere, di Aezio. Per altro non sussiste ciò che racconta Prospero Tirone, cioè che perisse quasi tutta la nazion dei Borgognoni, perchè oltre al vederla tuttavia durare, all'anno 456 troveremo anche i re loro, per attestato di Giordano storico. Abbiamo poi da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che Teodosio in quest'anno andò a Cizico, città della Misia, per mare; e dopo aver fatti a quella città molti benefizii, se ne tornò a Costantinopoli. Da un rescritto ancora, che vien rapportato dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], intendiamo che nel presente anno da esso piissimo Augusto fu relegato in Oasi, luogo di solitudine nell'Egitto, l'empio Nestorio; perchè avendolo prima confinato in un monistero di Antiochia, non lasciava di seminar le sue eresie. Però non si sa vedere quali bilancie adoperasse il cardinal annalista, là dove accusa quel pio imperadore di una peccaminosa indulgenza verso quell'eresiarca. Sbalzato di qua e di là questo mal uomo, e più che mai ostinato nei suoi errori, finì di vivere e d'infettare la Chiesa nel presente anno. Evagrio, Teodoro Lettore, Cedreno e Niceforo scrivono che gli si putrefece la persona tutta, e gli si empiè di vermini la lingua; ma non c'è obbligazione di prestar fede a questo racconto.

Consoli

Flavio Artemio IsidoroeFlavio Senatore.

Amendue questi consoli furono creati in Oriente da Teodosio Augusto.Senatoresi trova ancora chiamatoPatrizioin una lettera di Teodoreto[Theod., Epist. XLIII.]e negli atti del concilio calcedonense. Gli ho io dato il nome diFlavio, perchè così ha un'iscrizione da me prodotta nella mia Raccolta[Thesaur. Novus Inscript. Class. Consulum.]. Durava la pace tra i Romani e i Goti appellati Visigoti, che signoreggiavano nella Gallia le provincie dell'Aquitania e Settimania. MaTeodoricore d'essi Goti, non contento de' confini del suo regno, cercò in questi tempi di dilatarlo alle spese de' vicini. Però uscito in campagna, secondochè attesta s. Prospero[Prosper, in Chronic.], s'impadronì della maggior parte delle città confinanti, e pose l'assedio a Narbona. Fecero lungamente una gagliarda difesa i soldati romani coi cittadini, ma per la mancanza de' viveri erano vicini a cadere nelle mani del re barbaro, quandoAeziogenerale dell'imperadore, che si trovava allora nelle Gallie, spedì in loro aiutoLitorioconte con un grosso corpo di milizie. Questi avendo fatto prendere a cadauno de' cavalieri in groppa due moggia di grano, minori di gran lunga allora, che quei d'oggidì, spinse coraggiosamente innanzi, e gli riuscì d'entrare nella città, con provvederla abbondantemente di vettovaglia. Allora i Goti, ossia che seguisse un combattimento, in cui ebbero la peggio, oppure che vedessero cessata affatto la speranza di conquistar quella piazza, e massimamente dopo un sì poderoso rinforzo di viveri e di gente, ritiratisi in fuga, abbandonaronol'assedio. Idacio[Idacius, in Chron.]anch'egli scrive (ma sotto l'anno seguente) che i Goti cominciarono ad assediar Narbona; e poscia sul fin di esso anno 436, o pure nel susseguente 437, seguita a dire che Narbona fu liberata dall'assedio de' Goti per valore di Aezio generale della milizia cesarea: il che fa vedere che non è sempre sicura la cronologia d'Idacio. Sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Gothor.]aggiugne che Teoderico fu messo in fuga da Litorio capitano della milizia romana, il quale menava in suo aiuto gli Unni. A quest'anno ancora, o al seguente, s'ha da riferire una scossa grande data al regno de' Borgognoni nelle Gallie. Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronic.]lasciò scritto che si accese una terribil guerra tra i Romani e i Borgognoni, e che essendo venuti ad una giornata campale, Aezio generale de' Romani riportò un'insigne vittoria colla morte di Gundicario re di quei Barbari, la nazion de' quali ivi perì quasi tutta. S. Prospero aggiugne che in quest'impresa gli Unni furono collegati dei Romani, anzi a lor stessi attribuisce questa gran vittoria. E che in questo fatto d'armi intervenisse lo stessoAttilare degli Unni, si raccoglie da Paolo Diacono nelle vite de' vescovi di Metz[Paulus Diacon., in Vitis Episcopor. Metens.], dove narra che Attila, dopo avere atterratoGundicariore de' Borgognoni, si diede a saccheggiar tutte le contrade delle Gallie. Ma convien ben confessare che la storia di questi tempi resta assai scura e mancante di notizie, non sapendo noi dove allora avessero la lor sede gli Unni, i quali di sopra vedemmo cacciati dalle Pannonie; nè come Attila entrasse nelle Gallie, e ne uscisse poco appresso; nè perchè, se era in lega con Aezio, si mettesse poi a devastar esse Gallie. Aggiungasi che Idacio[Idacius, in Chron.]imbroglia la cronologia, perchè sembra rapportar piuttosto questo fatto all'anno seguente, se è vero ciò chepretende il padre Pagi, cioè che il suo anno d'Abramo 2453 cominci il primo dì d'ottobre dell'anno nostro 436, perciocchè Idacio sotto quell'anno, dopo la liberazion di Narbona, scrive che furono uccisi circa ventimila Borgognoni. Bisogna ancora supporre che gli Svevi nella Gallicia inquietassero i popoli romani, giacchè il medesimo Idacio sotto lo stesso anno racconta che furono spediti per ambasciatori a quella barbara nazione Censorio e Fretimondo per commissione, come si può credere, di Aezio. Per altro non sussiste ciò che racconta Prospero Tirone, cioè che perisse quasi tutta la nazion dei Borgognoni, perchè oltre al vederla tuttavia durare, all'anno 456 troveremo anche i re loro, per attestato di Giordano storico. Abbiamo poi da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che Teodosio in quest'anno andò a Cizico, città della Misia, per mare; e dopo aver fatti a quella città molti benefizii, se ne tornò a Costantinopoli. Da un rescritto ancora, che vien rapportato dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], intendiamo che nel presente anno da esso piissimo Augusto fu relegato in Oasi, luogo di solitudine nell'Egitto, l'empio Nestorio; perchè avendolo prima confinato in un monistero di Antiochia, non lasciava di seminar le sue eresie. Però non si sa vedere quali bilancie adoperasse il cardinal annalista, là dove accusa quel pio imperadore di una peccaminosa indulgenza verso quell'eresiarca. Sbalzato di qua e di là questo mal uomo, e più che mai ostinato nei suoi errori, finì di vivere e d'infettare la Chiesa nel presente anno. Evagrio, Teodoro Lettore, Cedreno e Niceforo scrivono che gli si putrefece la persona tutta, e gli si empiè di vermini la lingua; ma non c'è obbligazione di prestar fede a questo racconto.


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