CDXXXVIIAnno diCristoCDXXXVII. IndizioneV.Sisto IIIpapa 6.TeodosioII imper. 36 e 30.ValentinianoIII imper. 13.ConsoliAezioper la seconda volta eSigisboldo.Vedemmo di sopra all'anno 430Segisvoldogenerale dell'armata di Valentiniano in Africa. Egli è quello stesso che nei Fasti del presente anno si truova console, essendo lo stesso nomeSigisboldoeSegisvoldo. Ascese dipoi questo personaggio anche alla dignità di patrizio, facendone fede Costanzo prete nella vita di san Germano vescovo autissiodorense, ossia di Auxerre nella Gallia. In questi tempi, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chronico.], non contento Genserico di aver tolto in Africa tanto paese all'imperio romano, si diede ancora a perseguitar i Cattolici, con pensiero di far ricevere a quegli abitanti l'eresia ariana, ch'egli colla nazione vandalica professava. L'odio suo principalmente si scaricò sopra i vescovi cattolici, i quali, senza lasciarsi atterrire dalle minacce e dai fatti di quel Barbaro, sostennero coraggiosamente la vera religione. Fra essi i più riguardevoli furonoPossidiovescovo di Calama,Novatodi Sitifa eSeverianodi non so qual sedia, a' quali furono tolte le basiliche, e dato il bando dalle città. Nelle Gallie poi, siccome lasciò scritto il suddetto san Prospero, in quest'anno Aezio fece guerra ai Goti, avendo per suoi collegati gli Unni che tuttavia stanziavano in quelle parti. E sotto questo medesimo anno ci fa sapere Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronico.]che fu preso Tibatone con gli altri capi della ribellione svegliata nella Gallia ulteriore, parte dei quali tagliata fu a pezzi; e che questa vittoria servì ancora a dileguar le insolenze dei Bagaudi sopra descritti. Avea Valentiniano, quando anche era fanciullo, siccome è detto di sopra, contratti glisponsali conLicinia Eudossiafigliuola di Teodosio II, imperador d'Oriente, quand'anche essa era di tenera età. Ora giunto il tempo di effettuare il matrimonio, Valentiniano si mosse da Roma per mare alla volta di Costantinopoli. Socrate, scrittor di quei tempi, osserva[Socrat., Hist. Eccl., lib. 7, cap. 44.]che erano disposte le cose, e convenuto tra Teodosio e Valentiniano, che le nozze si avessero a fare nei confini dell'uno e dell'altro imperio, e che perciò era stata eletta Tessalonica, ossia Salonichi. Ma Valentiniano con sue lettere fece sapere a Teodosio che non volea permettere tanto incomodo, e che a questo fine egli andrebbe in persona a Costantinopoli. Laonde, dopo avere guernito i più importanti luoghi del suo imperio di buone guarnigioni, passò a quella regal città, dove seguirono le splendide nozze di questi principi. Ma strana cosa è che Socrate riferisce un sì rilevante avvenimento sotto il consolato d'Isidoro e Senatore, cioè nell'anno precedente: laddove Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], la Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], Cassiodoro[Cassiodorus, in Chron.]e san Prospero[Prosper, in Chron.]lo raccontano sotto l'anno presente. E l'autore di essa Cronica Alessandrina scrive che quella suntuosa funzione seguì nel dì 29 d'ottobre. Più sicuro è l'attenersi a tanti autori tutti concordi, che al solo Socrate, al cui testo può essere stato aggiunto da qualche ignorante dei secoli susseguenti quel consolato. Si partì poi Valentiniano colla moglie Augusta da Costantinopoli; ma perchè non si arrischiò di continuare il viaggio per mare in tempo di verno, fermossi colla corte in Tessalonica fino alla nuova stagione. Ma non si dee tacere una particolarità assai rilevante. Solito era presso i Romani, e dura tuttavia il costume, che i mariti prendano non solamente la moglie, ma anche la dote pingue, per quantosi può. Il contrario succedette in queste nozze. Bisognò che Placidia Augusta e il figliuolo Augusto, se vollero conchiudere questo matrimonio, cedessero all'imperador Teodosio la parte dell'Illirico spettante all'imperio d'Occidente. Ne dobbiam la notizia a Giordano storico[Jordan., de Success. Regnorum.]. E Cassiodoro[Cassiod., lib. 11, epist. 11.]ancora lasciò scritto, che Placidia si procurò una nuora colla perdita dell'Illirico, e che il matrimonio del regnante divenne una division dolorosa per le provincie. Finalmente è da osservare che Valentiniano ed Eudossia erano parenti in terzo grado, e pure niuno degli scrittori notò che per celebrar quelle nozze fosse presa dispensa alcuna.
Consoli
Aezioper la seconda volta eSigisboldo.
Vedemmo di sopra all'anno 430Segisvoldogenerale dell'armata di Valentiniano in Africa. Egli è quello stesso che nei Fasti del presente anno si truova console, essendo lo stesso nomeSigisboldoeSegisvoldo. Ascese dipoi questo personaggio anche alla dignità di patrizio, facendone fede Costanzo prete nella vita di san Germano vescovo autissiodorense, ossia di Auxerre nella Gallia. In questi tempi, per attestato di san Prospero[Prosper, in Chronico.], non contento Genserico di aver tolto in Africa tanto paese all'imperio romano, si diede ancora a perseguitar i Cattolici, con pensiero di far ricevere a quegli abitanti l'eresia ariana, ch'egli colla nazione vandalica professava. L'odio suo principalmente si scaricò sopra i vescovi cattolici, i quali, senza lasciarsi atterrire dalle minacce e dai fatti di quel Barbaro, sostennero coraggiosamente la vera religione. Fra essi i più riguardevoli furonoPossidiovescovo di Calama,Novatodi Sitifa eSeverianodi non so qual sedia, a' quali furono tolte le basiliche, e dato il bando dalle città. Nelle Gallie poi, siccome lasciò scritto il suddetto san Prospero, in quest'anno Aezio fece guerra ai Goti, avendo per suoi collegati gli Unni che tuttavia stanziavano in quelle parti. E sotto questo medesimo anno ci fa sapere Prospero Tirone[Prosper Tiro, in Chronico.]che fu preso Tibatone con gli altri capi della ribellione svegliata nella Gallia ulteriore, parte dei quali tagliata fu a pezzi; e che questa vittoria servì ancora a dileguar le insolenze dei Bagaudi sopra descritti. Avea Valentiniano, quando anche era fanciullo, siccome è detto di sopra, contratti glisponsali conLicinia Eudossiafigliuola di Teodosio II, imperador d'Oriente, quand'anche essa era di tenera età. Ora giunto il tempo di effettuare il matrimonio, Valentiniano si mosse da Roma per mare alla volta di Costantinopoli. Socrate, scrittor di quei tempi, osserva[Socrat., Hist. Eccl., lib. 7, cap. 44.]che erano disposte le cose, e convenuto tra Teodosio e Valentiniano, che le nozze si avessero a fare nei confini dell'uno e dell'altro imperio, e che perciò era stata eletta Tessalonica, ossia Salonichi. Ma Valentiniano con sue lettere fece sapere a Teodosio che non volea permettere tanto incomodo, e che a questo fine egli andrebbe in persona a Costantinopoli. Laonde, dopo avere guernito i più importanti luoghi del suo imperio di buone guarnigioni, passò a quella regal città, dove seguirono le splendide nozze di questi principi. Ma strana cosa è che Socrate riferisce un sì rilevante avvenimento sotto il consolato d'Isidoro e Senatore, cioè nell'anno precedente: laddove Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], la Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], Cassiodoro[Cassiodorus, in Chron.]e san Prospero[Prosper, in Chron.]lo raccontano sotto l'anno presente. E l'autore di essa Cronica Alessandrina scrive che quella suntuosa funzione seguì nel dì 29 d'ottobre. Più sicuro è l'attenersi a tanti autori tutti concordi, che al solo Socrate, al cui testo può essere stato aggiunto da qualche ignorante dei secoli susseguenti quel consolato. Si partì poi Valentiniano colla moglie Augusta da Costantinopoli; ma perchè non si arrischiò di continuare il viaggio per mare in tempo di verno, fermossi colla corte in Tessalonica fino alla nuova stagione. Ma non si dee tacere una particolarità assai rilevante. Solito era presso i Romani, e dura tuttavia il costume, che i mariti prendano non solamente la moglie, ma anche la dote pingue, per quantosi può. Il contrario succedette in queste nozze. Bisognò che Placidia Augusta e il figliuolo Augusto, se vollero conchiudere questo matrimonio, cedessero all'imperador Teodosio la parte dell'Illirico spettante all'imperio d'Occidente. Ne dobbiam la notizia a Giordano storico[Jordan., de Success. Regnorum.]. E Cassiodoro[Cassiod., lib. 11, epist. 11.]ancora lasciò scritto, che Placidia si procurò una nuora colla perdita dell'Illirico, e che il matrimonio del regnante divenne una division dolorosa per le provincie. Finalmente è da osservare che Valentiniano ed Eudossia erano parenti in terzo grado, e pure niuno degli scrittori notò che per celebrar quelle nozze fosse presa dispensa alcuna.