DAnno diCristoD. IndizioneVIII.Simmacopapa 3.Anastasioimperadore 10.Teodericore 8.ConsoliIpazioePatricio.Amendue furono consoli in Oriente.Ipazio, per testimonianza di Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 2, cap. 8]e di Teofane[Theoph., in Chron.], era figliuolo diMagnasorella d'Anastasio imperadore.Patrizioera di nazione frigio, e valoroso condottier d'armate, come abbiamo dallo stesso Procopio che narra alcune di lui militari imprese. L'anno fu questo, in cui, per quanto scrive Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.], Teoderico, che non era per anche stato a Roma, ma che veniva desiderato concordemente dal popolo romano, determinò di portarsi colà. L'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]nota che l'andata a Roma di Teoderico seguì, dappoichè si era rimessala pace nella Chiesa romana, cioè dopo essere stato riconosciuto Simmaco per legittimo papa. In fatti con gran magnificenza fece egli la sua entrata in Roma, come se fosse stato cattolico, si portò a dirittura alla basilica vaticanaa venerare il sepolcro del principe degli Apostoli. Furono ad incontrarlo fuori della città papa Simmaco e il senato e popolo romano, come s'egli fosse stato un imperadore. Era allora fuori di Roma la suddetta basilica; e però vi si dovette portare anche il papa. Entrato poi Teoderico nella città, passò al senato; e nel luogo appellatoPalmafece una allocuzione al popolo, con promettere fra l'altre cose di osservare inviolabilmente tutte le ordinanze fatte dai precedenti principi romani. Questo luogo chiamatoPalmaprobabilmente era qualche gran sala del palazzo imperiale. L'autore antichissimo[Acta Sanctorum Bolland. ad diem 1 januar.]della vita di san Fulgenzio narra, ch'egli essendo in Roma quel giorno, in cui il re Teoderico fece una parlata al popolonel luogo che si chiama Palma d'oro, ebbe occasione di ammirare la nobiltà, il decoro e l'ordine della curia romana, distinta secondo i varii gradi delle dignità, e di udire i plausi d'esso popolo, e di conoscere qual fosse la gloriosa pompa di questo secolo. Seguita a scrivere il suddetto Anonimoper tricennalem triumphans populo ingressus palatium, exhibens Romanis ludos circensium.Stimano il Valesio e il padre Pagi, che in vece ditricennalems'abbia quivi a scriveredecennalem. Madecennaliae nondecennalissi solea dire; nè, per confessione dello stesso Pagi, correvano in quest'anno i decennali di Teoderico. Perciò quel passo, senza fallo guasto, è più probabile che significhi o la via per cui fu condotto il trionfo, o il tempotricenorum dierum, che forse durarono quelle feste. In tal congiuntura Teoderico fece risplendere la sua singolare affabilità verso i senatori, e molto più la sua munificenza verso il popolo romano, perchè gli assegnò e donò ventimila moggia di grano per ogni anno. E affin di ristorare il palazzo imperiale e le mura della città, gli assegnò dugento libbre annue d'oro da ricavarsi dal dazio del vino. Sul principiodel suo governo avea Teoderico conferita aLiberiola prefettura del pretorio. Il creò patrizio in questi tempi, e diede quella dignità ad un altro. Fece tagliar la testa adOdoinoconte, che avea cospirato contro la vita diTeodorofigliuolo diBasiliosuo superiore. Di questo fatto si trova menzione anche presso Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]. Volle dipoi che la promessa da lui fatta al popolo, s'intagliasse in una tavola di bronzo, e stesse esposta al pubblico.Passati sei mesi in Roma fra gli applausi e le allegrezze di quel popolo, se ne tornò Teoderico a Ravenna. Stando quivi maritòAmalabergafigliuola diAmalafredasua sorella, conErmenfredore della Turingia. Pubblicò eziandio varie leggi che corrono sotto il nome diEditto, e si leggono nel codice delle leggi antiche e fra le lettere di Cassiodoro. L'autore della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]ci insegna che la pubblicazion d'esse fu fatta mentre egli era in Roma. Per quanto crede il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], fu in questo anno tenuto il secondo sinodo in Roma da papa Simmaco, e in esso a titolo di misericordia fu creato vescovo di Nocera, città della Campania, il suo antagonistaLorenzo. Cita egli in pruova di ciò Anastasio bibliotecario[Anastas. Bibliothec., in Vita Simmach.], Teodoro lettore[Theod. Lector, lib. 2.], Teofane[Theoph., in Chronogr.], Niceforo[Niceph. Callistus, lib. 16.]. Ma Anastasio nulla dice del tempo, in cui fu conferito il vescovato a Lorenzo; e Teodoro lettore, con gli altri Greci, che dicono preso quel ripiego dopo essere durata la divisione per tre anni, non sembra a me testimonio bastevole in questo fatto, di maniera che credo doversi anteporre l'opinion del cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]: cioè che nel primo concilio e nel precedente anno seguisse lacollazione del vescovato di Nocera a Lorenzo. L'Anonimo veronese da me pubblicato[Rerum Italic., part. 5, tom. 3.], chiaramente dice che allorchè Simmaco fu riconosciuto per legittimo papa, Lorenzo ancora venne promosso al vescovato. Lo stesso Teodoro lettore conferma questa verità. Ora è certo, siccome abbiam veduto, che Simmaco nel marzo dell'anno prossimo passato godeva pacificamente il pontificato, e tenne il primo concilio romano. Venuto poco appresso a Roma il re Teoderico, egli solennemente col clero si portò ad incontrarlo fuori di Roma. Adunque se nel primo concilio Simmaco fu dichiarato vero papa, allora parimente, per quietare in qualche maniera le pretensioni di Lorenzo, gli fu conferita la chiesa di Nocera. In questi medesimi tempi nacque gran discordia traGundobadoeGodigiselofratelli, amendue re de' Borgognoni. Il primo abitava in Lione, l'altro in Geneva colla signoria della Savoja. Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.], e più copiosamente Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2.]raccontano che Godigiselo per opprimere il fratello tramò un inganno conClodoveore dei Franchi, promettendo di pagargli tributo da lì innanzi. Clodoveo mosse guerra a Gundobado, e questi chiamò in soccorso il traditor suo fratello Godigiselo, il quale coll'esercito suo andò ad unirsi seco contra i Franchi; ma avendo Clodoveo attaccata battaglia con essi presso Digione, oggidì capitale della Borgogna, ed essendosi unito con lui nel furor della zuffa Godigiselo, riuscì loro facile di sconfiggere Gundobado, il quale scappò ad Avignone, con lasciare il comodo al fratello di occupar buona parte del regno. In quella città fu assediato da Clodoveo; ma con promettergli tributo, restò libero. Ripigliate poi le forze, passò esso Gundobado all'assedio di Vienna, con prenderla ed ammazzarvi Godigiselo che v'era dentro e moltinobili borgognoni della di lui fazione. In questa maniera egli divenne padrone di tutto il regno dell'antica Borgogna, che abbracciava allora la Borgogna moderna, la Savoja, il Delfinato, il Lionese; e, per attestato di Gregorio Turonense[Gregor. Turonens., lib. 2, cap. 35.], anche laprovincia di Marsilia, senza che sappiamo come passasse l'affare, avendo noi veduto all'anno 477, che i Visigoti s'erano impadroniti di Marsiglia. Procopio anch'egli scrive che i Visigoti nella Gallia stendevano il loro dominio fino alla Liguria, e per conseguente sotto la lor giurisdizione era la Provenza.
Consoli
IpazioePatricio.
Amendue furono consoli in Oriente.Ipazio, per testimonianza di Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 2, cap. 8]e di Teofane[Theoph., in Chron.], era figliuolo diMagnasorella d'Anastasio imperadore.Patrizioera di nazione frigio, e valoroso condottier d'armate, come abbiamo dallo stesso Procopio che narra alcune di lui militari imprese. L'anno fu questo, in cui, per quanto scrive Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.], Teoderico, che non era per anche stato a Roma, ma che veniva desiderato concordemente dal popolo romano, determinò di portarsi colà. L'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]nota che l'andata a Roma di Teoderico seguì, dappoichè si era rimessala pace nella Chiesa romana, cioè dopo essere stato riconosciuto Simmaco per legittimo papa. In fatti con gran magnificenza fece egli la sua entrata in Roma, come se fosse stato cattolico, si portò a dirittura alla basilica vaticanaa venerare il sepolcro del principe degli Apostoli. Furono ad incontrarlo fuori della città papa Simmaco e il senato e popolo romano, come s'egli fosse stato un imperadore. Era allora fuori di Roma la suddetta basilica; e però vi si dovette portare anche il papa. Entrato poi Teoderico nella città, passò al senato; e nel luogo appellatoPalmafece una allocuzione al popolo, con promettere fra l'altre cose di osservare inviolabilmente tutte le ordinanze fatte dai precedenti principi romani. Questo luogo chiamatoPalmaprobabilmente era qualche gran sala del palazzo imperiale. L'autore antichissimo[Acta Sanctorum Bolland. ad diem 1 januar.]della vita di san Fulgenzio narra, ch'egli essendo in Roma quel giorno, in cui il re Teoderico fece una parlata al popolonel luogo che si chiama Palma d'oro, ebbe occasione di ammirare la nobiltà, il decoro e l'ordine della curia romana, distinta secondo i varii gradi delle dignità, e di udire i plausi d'esso popolo, e di conoscere qual fosse la gloriosa pompa di questo secolo. Seguita a scrivere il suddetto Anonimoper tricennalem triumphans populo ingressus palatium, exhibens Romanis ludos circensium.Stimano il Valesio e il padre Pagi, che in vece ditricennalems'abbia quivi a scriveredecennalem. Madecennaliae nondecennalissi solea dire; nè, per confessione dello stesso Pagi, correvano in quest'anno i decennali di Teoderico. Perciò quel passo, senza fallo guasto, è più probabile che significhi o la via per cui fu condotto il trionfo, o il tempotricenorum dierum, che forse durarono quelle feste. In tal congiuntura Teoderico fece risplendere la sua singolare affabilità verso i senatori, e molto più la sua munificenza verso il popolo romano, perchè gli assegnò e donò ventimila moggia di grano per ogni anno. E affin di ristorare il palazzo imperiale e le mura della città, gli assegnò dugento libbre annue d'oro da ricavarsi dal dazio del vino. Sul principiodel suo governo avea Teoderico conferita aLiberiola prefettura del pretorio. Il creò patrizio in questi tempi, e diede quella dignità ad un altro. Fece tagliar la testa adOdoinoconte, che avea cospirato contro la vita diTeodorofigliuolo diBasiliosuo superiore. Di questo fatto si trova menzione anche presso Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]. Volle dipoi che la promessa da lui fatta al popolo, s'intagliasse in una tavola di bronzo, e stesse esposta al pubblico.
Passati sei mesi in Roma fra gli applausi e le allegrezze di quel popolo, se ne tornò Teoderico a Ravenna. Stando quivi maritòAmalabergafigliuola diAmalafredasua sorella, conErmenfredore della Turingia. Pubblicò eziandio varie leggi che corrono sotto il nome diEditto, e si leggono nel codice delle leggi antiche e fra le lettere di Cassiodoro. L'autore della Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]ci insegna che la pubblicazion d'esse fu fatta mentre egli era in Roma. Per quanto crede il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], fu in questo anno tenuto il secondo sinodo in Roma da papa Simmaco, e in esso a titolo di misericordia fu creato vescovo di Nocera, città della Campania, il suo antagonistaLorenzo. Cita egli in pruova di ciò Anastasio bibliotecario[Anastas. Bibliothec., in Vita Simmach.], Teodoro lettore[Theod. Lector, lib. 2.], Teofane[Theoph., in Chronogr.], Niceforo[Niceph. Callistus, lib. 16.]. Ma Anastasio nulla dice del tempo, in cui fu conferito il vescovato a Lorenzo; e Teodoro lettore, con gli altri Greci, che dicono preso quel ripiego dopo essere durata la divisione per tre anni, non sembra a me testimonio bastevole in questo fatto, di maniera che credo doversi anteporre l'opinion del cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]: cioè che nel primo concilio e nel precedente anno seguisse lacollazione del vescovato di Nocera a Lorenzo. L'Anonimo veronese da me pubblicato[Rerum Italic., part. 5, tom. 3.], chiaramente dice che allorchè Simmaco fu riconosciuto per legittimo papa, Lorenzo ancora venne promosso al vescovato. Lo stesso Teodoro lettore conferma questa verità. Ora è certo, siccome abbiam veduto, che Simmaco nel marzo dell'anno prossimo passato godeva pacificamente il pontificato, e tenne il primo concilio romano. Venuto poco appresso a Roma il re Teoderico, egli solennemente col clero si portò ad incontrarlo fuori di Roma. Adunque se nel primo concilio Simmaco fu dichiarato vero papa, allora parimente, per quietare in qualche maniera le pretensioni di Lorenzo, gli fu conferita la chiesa di Nocera. In questi medesimi tempi nacque gran discordia traGundobadoeGodigiselofratelli, amendue re de' Borgognoni. Il primo abitava in Lione, l'altro in Geneva colla signoria della Savoja. Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.], e più copiosamente Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2.]raccontano che Godigiselo per opprimere il fratello tramò un inganno conClodoveore dei Franchi, promettendo di pagargli tributo da lì innanzi. Clodoveo mosse guerra a Gundobado, e questi chiamò in soccorso il traditor suo fratello Godigiselo, il quale coll'esercito suo andò ad unirsi seco contra i Franchi; ma avendo Clodoveo attaccata battaglia con essi presso Digione, oggidì capitale della Borgogna, ed essendosi unito con lui nel furor della zuffa Godigiselo, riuscì loro facile di sconfiggere Gundobado, il quale scappò ad Avignone, con lasciare il comodo al fratello di occupar buona parte del regno. In quella città fu assediato da Clodoveo; ma con promettergli tributo, restò libero. Ripigliate poi le forze, passò esso Gundobado all'assedio di Vienna, con prenderla ed ammazzarvi Godigiselo che v'era dentro e moltinobili borgognoni della di lui fazione. In questa maniera egli divenne padrone di tutto il regno dell'antica Borgogna, che abbracciava allora la Borgogna moderna, la Savoja, il Delfinato, il Lionese; e, per attestato di Gregorio Turonense[Gregor. Turonens., lib. 2, cap. 35.], anche laprovincia di Marsilia, senza che sappiamo come passasse l'affare, avendo noi veduto all'anno 477, che i Visigoti s'erano impadroniti di Marsiglia. Procopio anch'egli scrive che i Visigoti nella Gallia stendevano il loro dominio fino alla Liguria, e per conseguente sotto la lor giurisdizione era la Provenza.