DCLAnno diCristoDCL. IndizioneVIII.Martinopapa 2.Costantino, dettoCostante, imperadore 10.Rotarire 15.Giacchè non si sa l'anno preciso di un fatto diGrimoaldoduca di Benevento, sarà lecito a me il riferirlo sotto il presente. Vennero (dice Paolo Diacono) i Greci per ispogliare de' suoi tesori la basilica di san Michele, posta nel monte Gargano nella Puglia, ed oggidì nella Capitanata[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 4, cap. 47.]. Era quel paese dipendenza del ducato di Benevento: però il duca Grimoaldo, al primo avviso del loro tentativo, salì a cavallo, e con quanti armatipotè in fretta raccogliere, fu loro addosso, di maniera che invece di portar via il tesoro lasciarono essi quivi le loro vite. Mi maraviglio io di Camillo Pellegrino[Peregrinus, de Finib. Ducat. Benevent.]che metta qui in dubbio l'autorità di Paolo Diacono, per la troppa buona opinione ch'egli aveva de' Greci, credendoli incapaci di questo attentato, siccome cattolici, e stimando che piuttosto i Longobardi ariani, i quali saccheggiarono tempo fa il monistero casinense, avranno dato il sacco al tempio di san Michele nel monte Gargano. Ma non dovea ignorar questo valentuomo di che tempra fossero allora i Greci. Se poco fa abbiam veduto che spogliarono il gran tesoro della patriarcale lateranense in Roma stessa, loro sottoposta; se vedremo che enormi iniquità commisero fra poco contro dello stesso romano pontefice, capo visibile della Chiesa di Dio; e finalmente se intenderemo gli orridi saccheggi fatti dal medesimo Costante imperatore in Italia e Sicilia ai suoi popoli e alle chiese del suo dominio, potremo poi credere incapaci i Greci di svaligiare una basilica del paese nemico? Che se i Longobardi nei primi anni dopo la lor venuta in Italia, cioè prima di umanizzarsi e incivilirsi nel dolce clima d'Italia, arrivati a monte Casino, desertarono quel sacro luogo, vanamente si può inferire che da lì a moltissimi anni seguitassero ad operar del medesimo tenore. Benchè alcuni di quei re e moltissimi di quella nazione tuttavia professassero lo arianismo, pure anch'essi veneravano i santi e rispettavano i luoghi sacri non meno suoi che de' cattolici, posti sotto il loro dominio. Anzi si dee notare che essi ebbero una special divozione all'arcangelo san Michele, e al pari de' re franchi il presero per protettor della loro nazione. Però nelle monete dei re longobardi e dei duchi di Benevento nell'uno de' lati si vede l'immagine di esso arcangelo, al quale eziandio la pietà dei re longobardi (e non già Costantinoil grande, come buonamente si figurano alcuni storici pavesi) eresse in Pavia la magnifica basilica, appellata oggidì di san Michele maggiore. Sotto a quest'anno, oppure nel seguente, Teofane[Theoph., in Chronogr.]racconta che i saraceni entrarono nella provincia d'Isauria, fecero quivi un grande macello di cristiani, e cinquemila ne condussero schiavi.
Giacchè non si sa l'anno preciso di un fatto diGrimoaldoduca di Benevento, sarà lecito a me il riferirlo sotto il presente. Vennero (dice Paolo Diacono) i Greci per ispogliare de' suoi tesori la basilica di san Michele, posta nel monte Gargano nella Puglia, ed oggidì nella Capitanata[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 4, cap. 47.]. Era quel paese dipendenza del ducato di Benevento: però il duca Grimoaldo, al primo avviso del loro tentativo, salì a cavallo, e con quanti armatipotè in fretta raccogliere, fu loro addosso, di maniera che invece di portar via il tesoro lasciarono essi quivi le loro vite. Mi maraviglio io di Camillo Pellegrino[Peregrinus, de Finib. Ducat. Benevent.]che metta qui in dubbio l'autorità di Paolo Diacono, per la troppa buona opinione ch'egli aveva de' Greci, credendoli incapaci di questo attentato, siccome cattolici, e stimando che piuttosto i Longobardi ariani, i quali saccheggiarono tempo fa il monistero casinense, avranno dato il sacco al tempio di san Michele nel monte Gargano. Ma non dovea ignorar questo valentuomo di che tempra fossero allora i Greci. Se poco fa abbiam veduto che spogliarono il gran tesoro della patriarcale lateranense in Roma stessa, loro sottoposta; se vedremo che enormi iniquità commisero fra poco contro dello stesso romano pontefice, capo visibile della Chiesa di Dio; e finalmente se intenderemo gli orridi saccheggi fatti dal medesimo Costante imperatore in Italia e Sicilia ai suoi popoli e alle chiese del suo dominio, potremo poi credere incapaci i Greci di svaligiare una basilica del paese nemico? Che se i Longobardi nei primi anni dopo la lor venuta in Italia, cioè prima di umanizzarsi e incivilirsi nel dolce clima d'Italia, arrivati a monte Casino, desertarono quel sacro luogo, vanamente si può inferire che da lì a moltissimi anni seguitassero ad operar del medesimo tenore. Benchè alcuni di quei re e moltissimi di quella nazione tuttavia professassero lo arianismo, pure anch'essi veneravano i santi e rispettavano i luoghi sacri non meno suoi che de' cattolici, posti sotto il loro dominio. Anzi si dee notare che essi ebbero una special divozione all'arcangelo san Michele, e al pari de' re franchi il presero per protettor della loro nazione. Però nelle monete dei re longobardi e dei duchi di Benevento nell'uno de' lati si vede l'immagine di esso arcangelo, al quale eziandio la pietà dei re longobardi (e non già Costantinoil grande, come buonamente si figurano alcuni storici pavesi) eresse in Pavia la magnifica basilica, appellata oggidì di san Michele maggiore. Sotto a quest'anno, oppure nel seguente, Teofane[Theoph., in Chronogr.]racconta che i saraceni entrarono nella provincia d'Isauria, fecero quivi un grande macello di cristiani, e cinquemila ne condussero schiavi.