DCLIAnno diCristoDCLI. IndizioneIX.Martinopapa 3.Costantino, dettoCostante, imperadore 11.Rotarire 16.Non si sa in qual anno accadessero le mutazioni di governo dei ducati del Friuli e di Spoleti. Solamente abbiamo da Paolo Diacono, che regnandoCostanteimperadore, da lui appellatoCostantino, nipote di Eraclio Augusto, venne a morteGrasolfoduca del Friuli, zio paterno di Grimoaldo duca di Benevento, e che in quel ducato succedetteAgone. Similmente terminò i suoi giorniTeodelapioduca di Spoleti, e fu conferito quel ducato adAttone. Questo nome diAttoneè il medesimo cheAzzo, oAzzone, celebratissimo negli antichissimi antenati della serenissima casa d'Este. Bernardino de' Conti di Campello[Campell., Istor. Spolet., lib. 12.]nelle sue storie di Spoleti crede che adAriolfoduca di quella provincia succedesse Teodelapio I, circa l'anno 653. Poscia circa l'anno 655 fosse creato duca di SpoletiGrimoaldo, e che circa l'anno 659Teodelapio IIcominciasse a reggere quel ducato. Ma ci vuole altro che Volfango Lazio, autore del secolo decimosesto, per provare che sieno stati al mondo, e duchi di Spoleti quelGrimoaldoe quelTeodelapiosecondo. Paolo Diacono, che ne sapea ben più del Lazio, altroTeodelapionon conobbe, se non il succeduto ad Ariolfo, nè ebbe contezza alcuna di quelGrimoaldo. E va d'accordo conPaolo Diacono l'antico Catalogo, da me[Rerum Italic. Scriptor., part. 2, tom. 2.]pubblicato avanti alla Cronica del monistero farfense. Però quando non compariscono documenti migliori, si hanno da levare i suddetti due personaggi dal ruolo dei duchi di Spoleti. Lo stesso è da dire di Camillo Lilii[Lilii, Stor. di Camerino, lib. 4.], che nelle storie di Camerino ci fa vederZotoneduca di Spoleti e di Camerino succeduto a Teodelapio.Attone, e non Zotone, fu il nome del successore di Teodelapio. È ignoto per altro il tempo, in cui sì il suddettoAgonediede principio al suo governo del Friuli, cheAttoneal suo di Spoleti. Ma giacchè nol seppe Paolo Diacono, neppur si può esigere che io lo sappia. Riuscì in quest'anno ai Saraceni di occupare interamente il regno della Persia, perchè il reJasdegirde, appellatoOrmisda, ultimo dei re persiani, che s'era finora preservato nelle provincie settentrionali di quel regno dalla loro inondazione, terminò la carriera dei suoi giorni: il che diede campo ai Monsulmani saraceni d'ingoiare il resto. Racconta Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4.]che ne' tempi di Costante, detto Costantino, imperadore,Cesararegina de' Persiani in abito privato fuggì a Costantinopoli e si fece battezzare. Che il re suo marito ne mandò in traccia, e che fu scoperta in Costantinopoli da' suoi ambasciatori; ma ch'ella non volle tornare in Persia, se il re suo consorte non abbracciava la fede di Cristo. Venne il re a Costantinopoli con sessantamila de' suoi, e tutti presero il battesimo, avendo l'imperadore tenuto esso re al sacro fonte: dopo di che carichi di regali se ne tornarono al loro paese. Le circostanze di un tal fatto hanno tutta la cera di una favola popolare, bevuta da Paolo Diacono; e tanto più che di una sì riguardevole avventura non parlano gli autori greci; e Fredegario[Fredegar., in Chronic., cap. 9.]la rapporta bensì ancheegli, ma la mette nell'anno 588, e ai tempi di Maurizio imperadore. Perciò il cardinal Baronio, il Pagi ed altri la hanno tenuta per una fola: per tale la tengo anch'io. Tuttavia, se mai briciolo di verità si potesse qui immaginare, a questi tempi non disdirebbe la conversione del re e della regina de' Persiani alla religione di Cristo, perchè essi allora si trovavano in una somma depressione, e potrebbe essere che si unissero per via di stretti nodi coll'imperador Costante, contro dei comuni lor nemici, voglio dire de' Saraceni usurpatori di tante provincie sì de' Cristiani che dei Persiani. Par difficile che di peso fosse inventata questa favola, e scritta da autori antichi senza qualche principio di verità.
Non si sa in qual anno accadessero le mutazioni di governo dei ducati del Friuli e di Spoleti. Solamente abbiamo da Paolo Diacono, che regnandoCostanteimperadore, da lui appellatoCostantino, nipote di Eraclio Augusto, venne a morteGrasolfoduca del Friuli, zio paterno di Grimoaldo duca di Benevento, e che in quel ducato succedetteAgone. Similmente terminò i suoi giorniTeodelapioduca di Spoleti, e fu conferito quel ducato adAttone. Questo nome diAttoneè il medesimo cheAzzo, oAzzone, celebratissimo negli antichissimi antenati della serenissima casa d'Este. Bernardino de' Conti di Campello[Campell., Istor. Spolet., lib. 12.]nelle sue storie di Spoleti crede che adAriolfoduca di quella provincia succedesse Teodelapio I, circa l'anno 653. Poscia circa l'anno 655 fosse creato duca di SpoletiGrimoaldo, e che circa l'anno 659Teodelapio IIcominciasse a reggere quel ducato. Ma ci vuole altro che Volfango Lazio, autore del secolo decimosesto, per provare che sieno stati al mondo, e duchi di Spoleti quelGrimoaldoe quelTeodelapiosecondo. Paolo Diacono, che ne sapea ben più del Lazio, altroTeodelapionon conobbe, se non il succeduto ad Ariolfo, nè ebbe contezza alcuna di quelGrimoaldo. E va d'accordo conPaolo Diacono l'antico Catalogo, da me[Rerum Italic. Scriptor., part. 2, tom. 2.]pubblicato avanti alla Cronica del monistero farfense. Però quando non compariscono documenti migliori, si hanno da levare i suddetti due personaggi dal ruolo dei duchi di Spoleti. Lo stesso è da dire di Camillo Lilii[Lilii, Stor. di Camerino, lib. 4.], che nelle storie di Camerino ci fa vederZotoneduca di Spoleti e di Camerino succeduto a Teodelapio.Attone, e non Zotone, fu il nome del successore di Teodelapio. È ignoto per altro il tempo, in cui sì il suddettoAgonediede principio al suo governo del Friuli, cheAttoneal suo di Spoleti. Ma giacchè nol seppe Paolo Diacono, neppur si può esigere che io lo sappia. Riuscì in quest'anno ai Saraceni di occupare interamente il regno della Persia, perchè il reJasdegirde, appellatoOrmisda, ultimo dei re persiani, che s'era finora preservato nelle provincie settentrionali di quel regno dalla loro inondazione, terminò la carriera dei suoi giorni: il che diede campo ai Monsulmani saraceni d'ingoiare il resto. Racconta Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4.]che ne' tempi di Costante, detto Costantino, imperadore,Cesararegina de' Persiani in abito privato fuggì a Costantinopoli e si fece battezzare. Che il re suo marito ne mandò in traccia, e che fu scoperta in Costantinopoli da' suoi ambasciatori; ma ch'ella non volle tornare in Persia, se il re suo consorte non abbracciava la fede di Cristo. Venne il re a Costantinopoli con sessantamila de' suoi, e tutti presero il battesimo, avendo l'imperadore tenuto esso re al sacro fonte: dopo di che carichi di regali se ne tornarono al loro paese. Le circostanze di un tal fatto hanno tutta la cera di una favola popolare, bevuta da Paolo Diacono; e tanto più che di una sì riguardevole avventura non parlano gli autori greci; e Fredegario[Fredegar., in Chronic., cap. 9.]la rapporta bensì ancheegli, ma la mette nell'anno 588, e ai tempi di Maurizio imperadore. Perciò il cardinal Baronio, il Pagi ed altri la hanno tenuta per una fola: per tale la tengo anch'io. Tuttavia, se mai briciolo di verità si potesse qui immaginare, a questi tempi non disdirebbe la conversione del re e della regina de' Persiani alla religione di Cristo, perchè essi allora si trovavano in una somma depressione, e potrebbe essere che si unissero per via di stretti nodi coll'imperador Costante, contro dei comuni lor nemici, voglio dire de' Saraceni usurpatori di tante provincie sì de' Cristiani che dei Persiani. Par difficile che di peso fosse inventata questa favola, e scritta da autori antichi senza qualche principio di verità.