DCLII

DCLIIAnno diCristoDCLII. IndizioneX.Martinopapa 4.Costantino, dettoCostante, imperadore 12.Rodoaldore 1.Sigeberto istorico[Sigebertus, in Chron.]rapporta all'anno 646 la morte diRotarire dei Longobardi. Ermanno Contratto[Hermannus Contractus. in Chron.]la riferisce all'anno 647. Ma se è vero, come Paolo Diacono racconta, ch'egli regnòanni sedici e mesi quattro, e se nell'anno 643, per quanto s'è veduto, correva l'anno ottavodel suo regno, viene a cader la sua morte nell'anno presente. Tuttochè ariano, fu seppellito il suo cadavere presso la basilica di san Giovanni Batista in Monza. Ma dopo molto tempo aperto da uno scellerato il suo avello, fu spogliato di tutti i suoi ornamenti. A costui apparve san Giovanni sgridandolo per questo misfatto, perchè sebbene Rotari non tenea la vera fede, pure era raccomandato a lui, e in pena gl'intimò che non sarebbe mai più entrato nella sua basilica. E così avvenne. Quando tentava d'entrarvi quasi che uno gli mettesse la spada allagola gli bisognava retrocedere. Paolo Diacono è quegli che racconta il fatto e giura d'averlo inteso da chi lo aveva veduto. Noi siam dispensati dal crederlo; e pare anche strano che san Giovanni Batista, beato in cielo, si prendesse tal cura del sepolcro di un principe eretico, condannato da Dio alle pene infernali. Intanto Rotari ebbe per successore nel regnoRodoaldosuo figliuolo, delle cui azioni nulla è a noi pervenuto, perchè poco o nulla ne seppe anche Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 49.]. Scrisse egli bensì, che Rodoaldo prese per moglieGundebergafigliuola del re Agilolfo e della regina Teodelinda. Poscia aggiunge che Gundeberga, ad imitazione di sua madre, fondatrice della basilica di san Giovanni Batista in Monza, fondò anch'ella in Pavia una basilica in onore del medesimo precursore, e mirabilmente l'arricchì di ornamenti d'oro e d'argento, e di preziosi arredi, con essere poi stata seppellita ivi al tempo della sua morte. Finalmente scrive che questa regina venne accusata di adulterio al re suo consorte. In difesa della di lei castità uno de' di lei servi per nome Carello fece istanza al re, ed ottenne di poter fare duello coll'accusatore, il quale restò ucciso nel campo in faccia di tutto il popolo. Questo servì, secondo la sciocca opinione di quei tempi, a dichiarar innocente la regina, a cui perciò fu restituito il grado ed onore primiero. Ma bisogna qui che il buon Paolo Diacono si contenti di dire ch'egli si è ingannato all'ingrosso. Siccome prima d'ora fu diligentemente osservato dal cardinale Baronio[Baron., Annal. Eccl., ad ann. 659.], e poscia dal Pagi[Pagius, Crit. Baron.], non può sussistere cheGundebergafigliuola del re Agilolfo fosse presa per moglie dal reRodoaldo, perchè, siccome s'è veduto di sopra coll'autorità di Fredegario scrittore più antico (ed anche contemporaneo di essaGundeberga, se vogliam credere ai letterati francesi), questa principessafu maritata in prime nozze conArioaldoduca di Torino, creato poscia re dei Longobardi nell'anno 625. Passò dipoi, per attestato del medesimo storico, alle seconde nozze col reRotarinell'anno 646, e, per conseguente, non potè essere moglie diRodoaldore, figliuolo di esso Rotari. Certo si può dubitar della età di Fredegario; ma non par già che si possa dubitare della di lui asserzione intorno ai matrimonii di Gundeberga. E per conto dell'accusa contro la di lei onestà, e del duello per cagion d'essa fatto, meglio è attenersi allo storico francese, che lo dice avvenuto a' tempi diArioaldo, e non già per imputazione d'adulterio, ma per altro motivo siccome abbiam detto all'anno 629, 632 e 641.Circa questi tempi (se pure non fu nell'anno susseguente), per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.],Pasagnatepatrizio dell'Armenia si ribellò all'imperadore Costante, e fece lega col figliuolo diMuaviagenerale dei Saraceni. Corse l'imperadore a Cesarea di Cappadocia, per essere più alla portata di soccorrere quel paese; ma veggendo disperato il caso, se ne tornò assai malcontento a Costantinopoli. Abbiamo ancora da Anastasio bibliotecario[Anastas. Bibliothec., in Vita S. Martini.]un fatto, taciuto dagli altri storici, ma assai importante per le cose di Italia. Cioè che i Saraceni prima d'ora aveano fatta una irruzione in Sicilia, ed ivi fissato il piede; perlochè fu spedito ordine adOlimpioesarco d'Italia di passar con una flotta colà per iscacciarne que' ribaldi. Era tornato dianzi questo esarco a Roma con segreta incumbenza di mettere le mani addosso al buon papaMartino, e certo non tralasciò arte e diligenza alcuna per eseguire l'empio disegno. Ma conoscendo pericoloso questo attentato, a cagion dell'amore e rispetto professato ad esso vicario di Cristo non men dal popolo che dall'esercito romano, andarono a voto le sue trame, ancorchè lungo tempo si fermasse in Roma.Ricorse in fine al tradimento, e fingendo un divoto desiderio d'essere comunicato per mano del medesimo santo papa, si portò a tal fine alla messa solennemente celebrata da lui in santa Maria Maggiore. Avea commissione una delle guardie dell'esarco, allorchè il pontefice se gli accostava per dargli la sacra particola, di ammazzarlo. Ma Iddio non permise così orrendo eccesso; perciocchè miracolosamente quello sgherro non vide nè quando il pontefice diede la pace, nè quando porse la comunione all'esarco: cosa ch'egli dipoi attestò con giuramento a varie persone. Veggendo adunque Olimpio che la mano di Dio era in favore del santo pontefice, riconobbe il suo fallo, ed accordatosi seco, gli rivelò tutto quanto era stato ordinato a lui dall'imperadore, e da lui tentato fino a quel tempo. S'era con ciò rimessa la pace in Roma quando arrivò ordine a questo esarco di raunar l'esercito e di passare con esso in Sicilia per procurar di sloggiare i perfidi Saraceni. V'andò egli, ma per sua mala ventura vi andò, perchè lo esercito suo restò sconfitto, ed egli appresso per l'affanno e per una malattia sopraggiuntagli pagò l'indispensabil tributo della natura. E qui convien osservare, come si ha dalla relazione[Labbe, Concilior., tom. 6, pag. 68.]dell'empia persecuzione che vedremo fatta a papa Martino, fra gli altri falsi reati apposti a quel buon pontefice, esservi stato ancor questo, cioè ch'egli avea congiurata con Olimpio la rovina dell'imperadore, e peròDoroteopatrizio della Cilicia gridò ch'esso papa Martinosolus subvertit et perdidit universum Occidentem et delevit; et revera unius consilii fuit cum Olympio, et inimicos homicida imperatoris et romanae urbanitatis. Sicchè la pace fatta fra lui e l'esarco Olimpio, e la rotta dell'esercito imperiale in Sicilia diventarono delitti dell'ottimo papa: che per altro non si sa che alcuno in Italia in questi tempi si sollevasse contro dell'imperadore. Iniqui Greci, non si puòqui non esclamare, e di lunga mano più iniqui per quello che racconteremo nell'anno susseguente. Dico così, acciocchè il lettore sempre più venga scorgendo che i Longobardi tanto villaneggiati da alcuni scrittori, erano ben divenuti padroni migliori e re più discreti che i Greci.

Sigeberto istorico[Sigebertus, in Chron.]rapporta all'anno 646 la morte diRotarire dei Longobardi. Ermanno Contratto[Hermannus Contractus. in Chron.]la riferisce all'anno 647. Ma se è vero, come Paolo Diacono racconta, ch'egli regnòanni sedici e mesi quattro, e se nell'anno 643, per quanto s'è veduto, correva l'anno ottavodel suo regno, viene a cader la sua morte nell'anno presente. Tuttochè ariano, fu seppellito il suo cadavere presso la basilica di san Giovanni Batista in Monza. Ma dopo molto tempo aperto da uno scellerato il suo avello, fu spogliato di tutti i suoi ornamenti. A costui apparve san Giovanni sgridandolo per questo misfatto, perchè sebbene Rotari non tenea la vera fede, pure era raccomandato a lui, e in pena gl'intimò che non sarebbe mai più entrato nella sua basilica. E così avvenne. Quando tentava d'entrarvi quasi che uno gli mettesse la spada allagola gli bisognava retrocedere. Paolo Diacono è quegli che racconta il fatto e giura d'averlo inteso da chi lo aveva veduto. Noi siam dispensati dal crederlo; e pare anche strano che san Giovanni Batista, beato in cielo, si prendesse tal cura del sepolcro di un principe eretico, condannato da Dio alle pene infernali. Intanto Rotari ebbe per successore nel regnoRodoaldosuo figliuolo, delle cui azioni nulla è a noi pervenuto, perchè poco o nulla ne seppe anche Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 49.]. Scrisse egli bensì, che Rodoaldo prese per moglieGundebergafigliuola del re Agilolfo e della regina Teodelinda. Poscia aggiunge che Gundeberga, ad imitazione di sua madre, fondatrice della basilica di san Giovanni Batista in Monza, fondò anch'ella in Pavia una basilica in onore del medesimo precursore, e mirabilmente l'arricchì di ornamenti d'oro e d'argento, e di preziosi arredi, con essere poi stata seppellita ivi al tempo della sua morte. Finalmente scrive che questa regina venne accusata di adulterio al re suo consorte. In difesa della di lei castità uno de' di lei servi per nome Carello fece istanza al re, ed ottenne di poter fare duello coll'accusatore, il quale restò ucciso nel campo in faccia di tutto il popolo. Questo servì, secondo la sciocca opinione di quei tempi, a dichiarar innocente la regina, a cui perciò fu restituito il grado ed onore primiero. Ma bisogna qui che il buon Paolo Diacono si contenti di dire ch'egli si è ingannato all'ingrosso. Siccome prima d'ora fu diligentemente osservato dal cardinale Baronio[Baron., Annal. Eccl., ad ann. 659.], e poscia dal Pagi[Pagius, Crit. Baron.], non può sussistere cheGundebergafigliuola del re Agilolfo fosse presa per moglie dal reRodoaldo, perchè, siccome s'è veduto di sopra coll'autorità di Fredegario scrittore più antico (ed anche contemporaneo di essaGundeberga, se vogliam credere ai letterati francesi), questa principessafu maritata in prime nozze conArioaldoduca di Torino, creato poscia re dei Longobardi nell'anno 625. Passò dipoi, per attestato del medesimo storico, alle seconde nozze col reRotarinell'anno 646, e, per conseguente, non potè essere moglie diRodoaldore, figliuolo di esso Rotari. Certo si può dubitar della età di Fredegario; ma non par già che si possa dubitare della di lui asserzione intorno ai matrimonii di Gundeberga. E per conto dell'accusa contro la di lei onestà, e del duello per cagion d'essa fatto, meglio è attenersi allo storico francese, che lo dice avvenuto a' tempi diArioaldo, e non già per imputazione d'adulterio, ma per altro motivo siccome abbiam detto all'anno 629, 632 e 641.

Circa questi tempi (se pure non fu nell'anno susseguente), per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.],Pasagnatepatrizio dell'Armenia si ribellò all'imperadore Costante, e fece lega col figliuolo diMuaviagenerale dei Saraceni. Corse l'imperadore a Cesarea di Cappadocia, per essere più alla portata di soccorrere quel paese; ma veggendo disperato il caso, se ne tornò assai malcontento a Costantinopoli. Abbiamo ancora da Anastasio bibliotecario[Anastas. Bibliothec., in Vita S. Martini.]un fatto, taciuto dagli altri storici, ma assai importante per le cose di Italia. Cioè che i Saraceni prima d'ora aveano fatta una irruzione in Sicilia, ed ivi fissato il piede; perlochè fu spedito ordine adOlimpioesarco d'Italia di passar con una flotta colà per iscacciarne que' ribaldi. Era tornato dianzi questo esarco a Roma con segreta incumbenza di mettere le mani addosso al buon papaMartino, e certo non tralasciò arte e diligenza alcuna per eseguire l'empio disegno. Ma conoscendo pericoloso questo attentato, a cagion dell'amore e rispetto professato ad esso vicario di Cristo non men dal popolo che dall'esercito romano, andarono a voto le sue trame, ancorchè lungo tempo si fermasse in Roma.Ricorse in fine al tradimento, e fingendo un divoto desiderio d'essere comunicato per mano del medesimo santo papa, si portò a tal fine alla messa solennemente celebrata da lui in santa Maria Maggiore. Avea commissione una delle guardie dell'esarco, allorchè il pontefice se gli accostava per dargli la sacra particola, di ammazzarlo. Ma Iddio non permise così orrendo eccesso; perciocchè miracolosamente quello sgherro non vide nè quando il pontefice diede la pace, nè quando porse la comunione all'esarco: cosa ch'egli dipoi attestò con giuramento a varie persone. Veggendo adunque Olimpio che la mano di Dio era in favore del santo pontefice, riconobbe il suo fallo, ed accordatosi seco, gli rivelò tutto quanto era stato ordinato a lui dall'imperadore, e da lui tentato fino a quel tempo. S'era con ciò rimessa la pace in Roma quando arrivò ordine a questo esarco di raunar l'esercito e di passare con esso in Sicilia per procurar di sloggiare i perfidi Saraceni. V'andò egli, ma per sua mala ventura vi andò, perchè lo esercito suo restò sconfitto, ed egli appresso per l'affanno e per una malattia sopraggiuntagli pagò l'indispensabil tributo della natura. E qui convien osservare, come si ha dalla relazione[Labbe, Concilior., tom. 6, pag. 68.]dell'empia persecuzione che vedremo fatta a papa Martino, fra gli altri falsi reati apposti a quel buon pontefice, esservi stato ancor questo, cioè ch'egli avea congiurata con Olimpio la rovina dell'imperadore, e peròDoroteopatrizio della Cilicia gridò ch'esso papa Martinosolus subvertit et perdidit universum Occidentem et delevit; et revera unius consilii fuit cum Olympio, et inimicos homicida imperatoris et romanae urbanitatis. Sicchè la pace fatta fra lui e l'esarco Olimpio, e la rotta dell'esercito imperiale in Sicilia diventarono delitti dell'ottimo papa: che per altro non si sa che alcuno in Italia in questi tempi si sollevasse contro dell'imperadore. Iniqui Greci, non si puòqui non esclamare, e di lunga mano più iniqui per quello che racconteremo nell'anno susseguente. Dico così, acciocchè il lettore sempre più venga scorgendo che i Longobardi tanto villaneggiati da alcuni scrittori, erano ben divenuti padroni migliori e re più discreti che i Greci.


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