DCLIII

DCLIIIAnno diCristoDCLIII. IndizioneXI.Martinopapa 5.Costantino, dettoCostante, imperadore 13.Aribertore 1.Per le ragioni addotte dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], succedette in quest'anno la lagrimevol scena di sanMartinopapa, e non già nell'anno 650, come si figurò il porporato annalista. O sul fine dell'anno precedente, o nel principio di questo, fu mandato a Ravenna il nuovo esarco di Italia,Giovanni Calliopa. Ch'egli prima avesse esercitata questa carica, si può tuttavia dubitare col suddetto cardinal Baronio, ancorchè Anastasio lo dica. Già covava l'imperadorCostantenon poco fiele contro del sommo pontefice Martino, perchè senza il suo consentimento era seguita la di lui consecrazione. Crebbe poi a dismisura l'odio, dacchè l'intrepido papa nel concilio lateranense avea proferita solenne sentenza contro il monotelismo, contro il Tipo dello stesso Costante imperadore, e contro i patriarchi di Costantinopoli, protettori di quella eresia.Paoloallora patriarca non lasciava di soffiar nel fuoco. Però venne il novello esarco, conducendo seco l'esercito ravennate, e con ordine risoluto di far prigione il papa. A questo effetto egli giunse a Roma nel dì 15 di giugno dell'anno presente. Ben sapeva il pontefice quel che si macchinava contro la di lui persona, ma egli s'era già disposto a soffrir tutto. Mandò ad incontrarlo alcuni del clero, giacchè non potè egli muoversi, per essere infermo fin dall'ottobre antecedente[Martin. PP. epist. 15 Concilior., tom. 6.]. Non trovando l'esarco fra essi ilpapa, disse loro che voleva ben esser egli ad adorarlo, cioè ad inchinarlo; ma che stanco del viaggio non potea per allora. Fu messo il concerto per la domenica seguente nella basilica costantiniana, ossia lateranense; l'esarco, per sospetto che vi concorresse troppo popolo, si astenne dall'andarvi. Mandò poi a dire nel seguente lunedì al papa, che avendo inteso come egli avea fatta adunanza di armi, di armati e di sassi nel palazzo lateranense, gli facea sapere ciò non essere nè necessario, nè bene. Allora il papa volle che que' medesimi messi andassero a chiarirsene con visitar tutto il palazzo; e nulla infatti vi trovarono. Avea fatto portare esso pontefice il suo letto davanti all'altare della basilica, ed ivi giaceva malato. Poco stette ad arrivar colà l'esarco Calliopa col suo esercito, armato di lance, spade e scudi, con archi tesi, facendo un terribil rumore. Quivi egli sfoderò un ordine dell'imperadore, in cui si facea sapere al clero, che Martino, siccome papa intruso, era deposto, e che però si venisse all'elezione d'un altro. Ciò non succedette per allora, e sperava anche il buon papa che non succederebbe; perchè, dice egli in una lettera a Teodoro, nella lontananza del pontefice tocca all'arcidiacono, all'arciprete e al primicerio di far le veci del papa. Avrebbe voluto il clero opporsi, ma il santo papa, che prima aveva abborrito ogni preparamento di difesa, ed avrebbe voluto morir dieci volte piuttosto che dar occasione ad omicidii, ordinò che niun si movesse. Fu condotto fuor di chiesa, e perchè il clero ben s'avvide che sì empia persecuzione veniva dalle controversie insorte per la fede, gridò alto:Sia scomunicato chi dirà o crederà che papa Martino abbia mutato, o sia per mutare un sol puntino nella fede, e chi fino alla morte non sarà costante nella fede ortodossa.Allora l'esarco, ben intendendo che mira avessero queste parole, immantinente rispose, che la stessa fede professata dai Romani la professava anch'egli.Non ostante la licenza data al pontefice di condur seco chi gli era più a grado (al che molti s'erano esibiti, ed aveano già imbarcati i loro arnesi), egli fu segretamente la notte del dì 19 di luglio menato in barca, senza lasciargli prendere seco se non sei famigli e un bicchiere. S'incamminarono per mare a Miseno, indi in Calabria, dopo aver fatto scala in varie isole per tre mesi, arrivarono finalmente a quella di Nasso nell'Arcipelago, dove si fermarono per molti altri mesi. Una continua dissenteria, una somma debolezza e svogliatezza di stomaco affliggevano il santo pontefice, a cui non fu mai permesso di smontare in terra. La nave gli serviva di prigione. Venivano i sacerdoti ed altri fedeli di quella contrada a visitarlo e consolarlo; gli portavano anche regali di varie sorta; ma le sue guardie sul volto suo rapivano tutto, e strapazzavano quella gente pia, con dire che era nemico dell'imperadore chiunque portava amore a costui. Tale era lo stato dell'innocente e paziente pontefice, che non si può intendere senza fremere contro l'empietà e prepotenza di chi ordinò e di chi eseguì tanta crudeltà e vilipendio di un romano pontefice sì venerato da tutta la Chiesa di Dio. Per quanto s'ha da Paolo Diacono,Radoaldore de' Longobardi regnòcinque anni e sette giorni. Per conseguente, dovrebbe prolungarsi la vita fino all'anno 657. Ma perchèAribertosuo successore tenne il regnonove anniconvien mettere, per le ragioni che diremo, il principio del regno diGrimoaldoall'anno 662, perciò convien dire, o che Paolo, il qual veramente poco o nulla seppe di Radoaldo, sbagliò, oppure che esso Radoaldo regnasse col padre la maggior parte di questo tempo, come sospettò il padre Bacchini[Bacchinius, in Notis ad Agnell., tom. 2 Rer. Ital.]; o, finalmente, che sia guasto il testo di Paolo, e che invece diquinque regnaverat annis, s'abbia quivi da leggerequinque regnaverat mensibus, come giudiziosamenteimmaginò il signor Sassi bibliotecario dell'Ambrosiana. In fatti, nell'antichissima Cronichetta longobardica, da me data alla luce nelle mie Antichità Italiane, si legge:Rodoald regnavit mensibus VI. Perciò tengo io per verisimile che nell'anno presente egli terminasse la vita e il corto suo regno. Fu violenta la morte sua, perchè venne ucciso dal marito di una donna, alla quale egli aveva usata violenza. In luogo suo fu sostituitoAriberto, figliuolo diGundoaldoduca, cioè di un fratello della buona regina Teodelinda; con che passò lo scettro de' Longobardi in un personaggio di nazion bavarese; il che è da notare. Era Ariberto buon cattolico, e però, dacchè i Longobardi non ebbero difficoltà ad eleggerlo per loro regnante, par ben credibile che la maggior parte d'essi avesse ormai abbracciata la religione cattolica.

Per le ragioni addotte dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], succedette in quest'anno la lagrimevol scena di sanMartinopapa, e non già nell'anno 650, come si figurò il porporato annalista. O sul fine dell'anno precedente, o nel principio di questo, fu mandato a Ravenna il nuovo esarco di Italia,Giovanni Calliopa. Ch'egli prima avesse esercitata questa carica, si può tuttavia dubitare col suddetto cardinal Baronio, ancorchè Anastasio lo dica. Già covava l'imperadorCostantenon poco fiele contro del sommo pontefice Martino, perchè senza il suo consentimento era seguita la di lui consecrazione. Crebbe poi a dismisura l'odio, dacchè l'intrepido papa nel concilio lateranense avea proferita solenne sentenza contro il monotelismo, contro il Tipo dello stesso Costante imperadore, e contro i patriarchi di Costantinopoli, protettori di quella eresia.Paoloallora patriarca non lasciava di soffiar nel fuoco. Però venne il novello esarco, conducendo seco l'esercito ravennate, e con ordine risoluto di far prigione il papa. A questo effetto egli giunse a Roma nel dì 15 di giugno dell'anno presente. Ben sapeva il pontefice quel che si macchinava contro la di lui persona, ma egli s'era già disposto a soffrir tutto. Mandò ad incontrarlo alcuni del clero, giacchè non potè egli muoversi, per essere infermo fin dall'ottobre antecedente[Martin. PP. epist. 15 Concilior., tom. 6.]. Non trovando l'esarco fra essi ilpapa, disse loro che voleva ben esser egli ad adorarlo, cioè ad inchinarlo; ma che stanco del viaggio non potea per allora. Fu messo il concerto per la domenica seguente nella basilica costantiniana, ossia lateranense; l'esarco, per sospetto che vi concorresse troppo popolo, si astenne dall'andarvi. Mandò poi a dire nel seguente lunedì al papa, che avendo inteso come egli avea fatta adunanza di armi, di armati e di sassi nel palazzo lateranense, gli facea sapere ciò non essere nè necessario, nè bene. Allora il papa volle che que' medesimi messi andassero a chiarirsene con visitar tutto il palazzo; e nulla infatti vi trovarono. Avea fatto portare esso pontefice il suo letto davanti all'altare della basilica, ed ivi giaceva malato. Poco stette ad arrivar colà l'esarco Calliopa col suo esercito, armato di lance, spade e scudi, con archi tesi, facendo un terribil rumore. Quivi egli sfoderò un ordine dell'imperadore, in cui si facea sapere al clero, che Martino, siccome papa intruso, era deposto, e che però si venisse all'elezione d'un altro. Ciò non succedette per allora, e sperava anche il buon papa che non succederebbe; perchè, dice egli in una lettera a Teodoro, nella lontananza del pontefice tocca all'arcidiacono, all'arciprete e al primicerio di far le veci del papa. Avrebbe voluto il clero opporsi, ma il santo papa, che prima aveva abborrito ogni preparamento di difesa, ed avrebbe voluto morir dieci volte piuttosto che dar occasione ad omicidii, ordinò che niun si movesse. Fu condotto fuor di chiesa, e perchè il clero ben s'avvide che sì empia persecuzione veniva dalle controversie insorte per la fede, gridò alto:Sia scomunicato chi dirà o crederà che papa Martino abbia mutato, o sia per mutare un sol puntino nella fede, e chi fino alla morte non sarà costante nella fede ortodossa.Allora l'esarco, ben intendendo che mira avessero queste parole, immantinente rispose, che la stessa fede professata dai Romani la professava anch'egli.

Non ostante la licenza data al pontefice di condur seco chi gli era più a grado (al che molti s'erano esibiti, ed aveano già imbarcati i loro arnesi), egli fu segretamente la notte del dì 19 di luglio menato in barca, senza lasciargli prendere seco se non sei famigli e un bicchiere. S'incamminarono per mare a Miseno, indi in Calabria, dopo aver fatto scala in varie isole per tre mesi, arrivarono finalmente a quella di Nasso nell'Arcipelago, dove si fermarono per molti altri mesi. Una continua dissenteria, una somma debolezza e svogliatezza di stomaco affliggevano il santo pontefice, a cui non fu mai permesso di smontare in terra. La nave gli serviva di prigione. Venivano i sacerdoti ed altri fedeli di quella contrada a visitarlo e consolarlo; gli portavano anche regali di varie sorta; ma le sue guardie sul volto suo rapivano tutto, e strapazzavano quella gente pia, con dire che era nemico dell'imperadore chiunque portava amore a costui. Tale era lo stato dell'innocente e paziente pontefice, che non si può intendere senza fremere contro l'empietà e prepotenza di chi ordinò e di chi eseguì tanta crudeltà e vilipendio di un romano pontefice sì venerato da tutta la Chiesa di Dio. Per quanto s'ha da Paolo Diacono,Radoaldore de' Longobardi regnòcinque anni e sette giorni. Per conseguente, dovrebbe prolungarsi la vita fino all'anno 657. Ma perchèAribertosuo successore tenne il regnonove anniconvien mettere, per le ragioni che diremo, il principio del regno diGrimoaldoall'anno 662, perciò convien dire, o che Paolo, il qual veramente poco o nulla seppe di Radoaldo, sbagliò, oppure che esso Radoaldo regnasse col padre la maggior parte di questo tempo, come sospettò il padre Bacchini[Bacchinius, in Notis ad Agnell., tom. 2 Rer. Ital.]; o, finalmente, che sia guasto il testo di Paolo, e che invece diquinque regnaverat annis, s'abbia quivi da leggerequinque regnaverat mensibus, come giudiziosamenteimmaginò il signor Sassi bibliotecario dell'Ambrosiana. In fatti, nell'antichissima Cronichetta longobardica, da me data alla luce nelle mie Antichità Italiane, si legge:Rodoald regnavit mensibus VI. Perciò tengo io per verisimile che nell'anno presente egli terminasse la vita e il corto suo regno. Fu violenta la morte sua, perchè venne ucciso dal marito di una donna, alla quale egli aveva usata violenza. In luogo suo fu sostituitoAriberto, figliuolo diGundoaldoduca, cioè di un fratello della buona regina Teodelinda; con che passò lo scettro de' Longobardi in un personaggio di nazion bavarese; il che è da notare. Era Ariberto buon cattolico, e però, dacchè i Longobardi non ebbero difficoltà ad eleggerlo per loro regnante, par ben credibile che la maggior parte d'essi avesse ormai abbracciata la religione cattolica.


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