DCLIX

DCLIXAnno diCristoDCLIX. IndizioneII.Vitalianopapa 3.Costantino, dettoCostante, imperatore 19.Aribertore 7.Ebbe timore in questi tempiMuavia, cioè uno de principi contendenti dell'imperio saracenico, e padron della Soria e dell'Egitto, che l'imperadorCostantepotesse assalirlo alle spalle, quando egli si trovava cotanto impegnato nella guerra col suo oppositoreAlì; e però s'indusse a chieder pace da esso Augusto, con obbligarsi di pagargli ogni giorno dell'anno mille nummi, un cavallo ed un servo. Ma, se è vero ciò che scrive Cedreno[Cedren, in Annalib.], questa pace non fu accettata da Costante. Abbiamo poi dagli atti del concilio sesto ecumenico[Acta Synodi VI, Act. 15.]che in quest'anno dal medesimo imperador Costante furono dichiarati Cesari i due suoi figliuoliEraclioeTiberio. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl., ad ann. 659.], che sotto quest'anno, cioè fuor di sito, rapporta la morte diRodoaldore de' Longobardi, con dire succeduto a lui nel trono il re Ariberto, fa sapere ai lettori, che i re longobardi essendo tuttavia ariani, davano molto da fare ai vescovi cattolici che difendeano la religione cattolica. Fra questi, dice egli, specialmente si distinseroGiovanniper soprannome chiamatoil buono, arcivescovo di Milano, eGiovannivescovo di Bergamo, che andavano concordi in sostener la fede cattolica. L'un d'essi, cioè il secondo, in sì fatto combattimento si guadagnò la gloria del martirio, come si ha dalle memorie di quella Chiesa, non restando però gli atti del suo martirio. L'altro, ancorchè non conseguisse la corona de' martiri, pur meritò d'essere scritto nel catalogo de' santi. Della santità di questi due vescovi siam d'accordo col cardinale annalista: il resto è tutto immaginazione. In questi tempi il re de' LongobardiAriberto, al pari della buona reginaTeodelindasua zia paterna, professava la religion cattolica, nè si sa per documento alcuno autentico che dai re longobardi fosse fatta la menoma persecuzione ai vescovi o fedeli della Chiesa cattolica. SanGiovanni buonotranquillamente governò il suo gregge ambrosiano, nè resta memoria che alcuno o l'inquietasse o gli torcesse un capello.DiGiovannivescovo di Bergamo, siccome vedremo, come di un prelato santo, parla Paolo Diacono, ma niun altro riscontro degno di attenzione si ha per crederlo morto martire. Il Muzio, che ce ne diede la storia, fabbricolla col suo cervello, inventore di altre imposture. E chiunque legge la farragine delle storie di Bergamo di fra Celestino cappuccino[Celest. in Istor. di Bergam., part. II, lib. 14.], truova non rade volte un miscuglio di favole e di cose solamente immaginate, ma non provate. Quel che è più, non s'accorse egli, nè s'accorsero altri scrittori di quella città, che il fondamento del martirio di quel santo vescovo fu preso dalla seguente iscrizione, che dicono trovata nell'antica cattedrale:HIC REQVIESCIT IN PACE B. M. JOANNESEPS. QUI VIXIT ANN. M. I. XXII.DP. SV. K. D. IND. IIII. IMPER.IVSTINIANO.Benchè v'abbia degli spropositi, e specialmente in quegli anni e mesi, pure si può credere che leggendosub kalendis decembris(l'Ughelli[Ughellius, tom. 4 Italia Sacr. in Episcop. Bergam.]leggeXII kal. decembr.) si possa riferir la morte di san Giovanni vescovo bergamasco all'anno di Cristo 690, nel cui dicembre correva l'indizione quarta, e regnavaGiustiniano II; e si sa da Paolo Diacono che appunto in que' tempi visse il vescovo suddetto. Fra Celestino di suo capriccio andò a sognare un altro san Giovanni vescovo a' tempi di Giustiniano I Augusto, per moltiplicare i santi alla sua Chiesa. E inoltre ricavò dalle due lettere B. M. ch'egli era statobeatus martyr. Ma, siccome osservò anche a' suoi tempi l'Ughelli, altro quelle parole non vogliono dire, se nonbonae memoriae; e però santo sì, ma non martire è da dire quel glorioso vescovo, di cui tornerà occasion di parlare più abbasso, nè luogo resta ad imputare a questi re longobardi persecuzione alcuna della Chiesa cattolica.

Ebbe timore in questi tempiMuavia, cioè uno de principi contendenti dell'imperio saracenico, e padron della Soria e dell'Egitto, che l'imperadorCostantepotesse assalirlo alle spalle, quando egli si trovava cotanto impegnato nella guerra col suo oppositoreAlì; e però s'indusse a chieder pace da esso Augusto, con obbligarsi di pagargli ogni giorno dell'anno mille nummi, un cavallo ed un servo. Ma, se è vero ciò che scrive Cedreno[Cedren, in Annalib.], questa pace non fu accettata da Costante. Abbiamo poi dagli atti del concilio sesto ecumenico[Acta Synodi VI, Act. 15.]che in quest'anno dal medesimo imperador Costante furono dichiarati Cesari i due suoi figliuoliEraclioeTiberio. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl., ad ann. 659.], che sotto quest'anno, cioè fuor di sito, rapporta la morte diRodoaldore de' Longobardi, con dire succeduto a lui nel trono il re Ariberto, fa sapere ai lettori, che i re longobardi essendo tuttavia ariani, davano molto da fare ai vescovi cattolici che difendeano la religione cattolica. Fra questi, dice egli, specialmente si distinseroGiovanniper soprannome chiamatoil buono, arcivescovo di Milano, eGiovannivescovo di Bergamo, che andavano concordi in sostener la fede cattolica. L'un d'essi, cioè il secondo, in sì fatto combattimento si guadagnò la gloria del martirio, come si ha dalle memorie di quella Chiesa, non restando però gli atti del suo martirio. L'altro, ancorchè non conseguisse la corona de' martiri, pur meritò d'essere scritto nel catalogo de' santi. Della santità di questi due vescovi siam d'accordo col cardinale annalista: il resto è tutto immaginazione. In questi tempi il re de' LongobardiAriberto, al pari della buona reginaTeodelindasua zia paterna, professava la religion cattolica, nè si sa per documento alcuno autentico che dai re longobardi fosse fatta la menoma persecuzione ai vescovi o fedeli della Chiesa cattolica. SanGiovanni buonotranquillamente governò il suo gregge ambrosiano, nè resta memoria che alcuno o l'inquietasse o gli torcesse un capello.DiGiovannivescovo di Bergamo, siccome vedremo, come di un prelato santo, parla Paolo Diacono, ma niun altro riscontro degno di attenzione si ha per crederlo morto martire. Il Muzio, che ce ne diede la storia, fabbricolla col suo cervello, inventore di altre imposture. E chiunque legge la farragine delle storie di Bergamo di fra Celestino cappuccino[Celest. in Istor. di Bergam., part. II, lib. 14.], truova non rade volte un miscuglio di favole e di cose solamente immaginate, ma non provate. Quel che è più, non s'accorse egli, nè s'accorsero altri scrittori di quella città, che il fondamento del martirio di quel santo vescovo fu preso dalla seguente iscrizione, che dicono trovata nell'antica cattedrale:

HIC REQVIESCIT IN PACE B. M. JOANNESEPS. QUI VIXIT ANN. M. I. XXII.DP. SV. K. D. IND. IIII. IMPER.IVSTINIANO.

Benchè v'abbia degli spropositi, e specialmente in quegli anni e mesi, pure si può credere che leggendosub kalendis decembris(l'Ughelli[Ughellius, tom. 4 Italia Sacr. in Episcop. Bergam.]leggeXII kal. decembr.) si possa riferir la morte di san Giovanni vescovo bergamasco all'anno di Cristo 690, nel cui dicembre correva l'indizione quarta, e regnavaGiustiniano II; e si sa da Paolo Diacono che appunto in que' tempi visse il vescovo suddetto. Fra Celestino di suo capriccio andò a sognare un altro san Giovanni vescovo a' tempi di Giustiniano I Augusto, per moltiplicare i santi alla sua Chiesa. E inoltre ricavò dalle due lettere B. M. ch'egli era statobeatus martyr. Ma, siccome osservò anche a' suoi tempi l'Ughelli, altro quelle parole non vogliono dire, se nonbonae memoriae; e però santo sì, ma non martire è da dire quel glorioso vescovo, di cui tornerà occasion di parlare più abbasso, nè luogo resta ad imputare a questi re longobardi persecuzione alcuna della Chiesa cattolica.


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