DCLXAnno diCristoDCLX. IndizioneIII.Vitalianopapa 4.Costantino, dettoCostante, imperadore 20.Aribertore 8.Fin quando viveaPaolopatriarca di Costantinopoli, l'imperadorCostantefece per forza ordinar diaconoTeodosiosuo fratello. In quest'anno poi (la cagione o pretesto non si sa), per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.], di Cedreno[Cedren., in Annal.]e di Zonara[Zonar., in Histor.], esso imperadore barbaramente gli fece levar la vita. Scrive Cedreno che Costante più volte avea preso alla sacra mensa il calice del Sangue del Signore dalle mani d'esso suo fratello diacono. Dopo averlo fatto ammazzare, dormendo gli parea spesso di vedere il medesimo che gli porgeva un calice pieno di sangue, con dirgli:Bevi, fratello.Questa orrida immaginazione impresse tal terrore in capo all'imperadore, aggiuntovi ancora l'odio del popolo per l'empia tirannia usata verso il santo ponteficeMartino, per la protezion dell'eresia dei monoteliti e per la morte iniquamente data al suddetto suo fratello, che s'indusse poi alla risoluzione che riferiremo di sotto all'anno 663. Abbiamo da Teofane e da Elmacino che sotto il presente anno, dopo essere seguita una specie di pace fraAlìcalifa de' Saraceni eMuaviasuo competitore, esso Alì fu proditoriamente ucciso dai suoi. Fedeli specialmente a costui erano i Saraceni della Persia, e di qui ebbe origine lo scisma e l'odio che tuttavia dura dei Persiani seguaci della setta d'esso Alì contro gli altri Maomettani seguaci della setta diOmaroe diMuavia, quali oggidì sono i Turchi ed altri popoli delle Indie, professando ben tutte quelle nazioni la superstizione maomettana, ma trattando l'una l'altra col nome di eretici, secondo la diversità dellesette. Fu successore di AlìAsenosuo figliuolo, ma non durò che sei mesi il suo principato, perchè sopraffatto dalle forze diMuavia, rinunziò all'imperio: con che esso Muavia rimase interamente signore della vasta monarchia de' Saraceni con danno della cristianità, siccome vedremo. Diè perfezione in questi tempiAribertore cattolico dei Longobardi alla chiesa di san Salvatore[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 50.], da lui fabbricata fuori della porta occidentale di Pavia, appellata Marenga; l'arricchì di preziosi ornamenti, e nobilmente ancora la dotò. Quivi poi la santa imperadriceAdelaidenel secolo decimo edificò un insigne monistero di Benedettini. Credette il padre Mabillone[Mabill. Annal. Benedict. lib. 18, n. 26.]diversa questa chiesa, fattura del re Ariberto, dall'altra, dove ora è il monistero suddetto. Ma certo è, per consenso anche degli storici pavesi, essere la stessa, ed io il mostrerò quivi seppellito. Quivi ancora si tiene che esistesse un palazzo dei re longobardi.
Fin quando viveaPaolopatriarca di Costantinopoli, l'imperadorCostantefece per forza ordinar diaconoTeodosiosuo fratello. In quest'anno poi (la cagione o pretesto non si sa), per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.], di Cedreno[Cedren., in Annal.]e di Zonara[Zonar., in Histor.], esso imperadore barbaramente gli fece levar la vita. Scrive Cedreno che Costante più volte avea preso alla sacra mensa il calice del Sangue del Signore dalle mani d'esso suo fratello diacono. Dopo averlo fatto ammazzare, dormendo gli parea spesso di vedere il medesimo che gli porgeva un calice pieno di sangue, con dirgli:Bevi, fratello.Questa orrida immaginazione impresse tal terrore in capo all'imperadore, aggiuntovi ancora l'odio del popolo per l'empia tirannia usata verso il santo ponteficeMartino, per la protezion dell'eresia dei monoteliti e per la morte iniquamente data al suddetto suo fratello, che s'indusse poi alla risoluzione che riferiremo di sotto all'anno 663. Abbiamo da Teofane e da Elmacino che sotto il presente anno, dopo essere seguita una specie di pace fraAlìcalifa de' Saraceni eMuaviasuo competitore, esso Alì fu proditoriamente ucciso dai suoi. Fedeli specialmente a costui erano i Saraceni della Persia, e di qui ebbe origine lo scisma e l'odio che tuttavia dura dei Persiani seguaci della setta d'esso Alì contro gli altri Maomettani seguaci della setta diOmaroe diMuavia, quali oggidì sono i Turchi ed altri popoli delle Indie, professando ben tutte quelle nazioni la superstizione maomettana, ma trattando l'una l'altra col nome di eretici, secondo la diversità dellesette. Fu successore di AlìAsenosuo figliuolo, ma non durò che sei mesi il suo principato, perchè sopraffatto dalle forze diMuavia, rinunziò all'imperio: con che esso Muavia rimase interamente signore della vasta monarchia de' Saraceni con danno della cristianità, siccome vedremo. Diè perfezione in questi tempiAribertore cattolico dei Longobardi alla chiesa di san Salvatore[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 50.], da lui fabbricata fuori della porta occidentale di Pavia, appellata Marenga; l'arricchì di preziosi ornamenti, e nobilmente ancora la dotò. Quivi poi la santa imperadriceAdelaidenel secolo decimo edificò un insigne monistero di Benedettini. Credette il padre Mabillone[Mabill. Annal. Benedict. lib. 18, n. 26.]diversa questa chiesa, fattura del re Ariberto, dall'altra, dove ora è il monistero suddetto. Ma certo è, per consenso anche degli storici pavesi, essere la stessa, ed io il mostrerò quivi seppellito. Quivi ancora si tiene che esistesse un palazzo dei re longobardi.