DCLVIAnno diCristoDCLVI. IndizioneXIV.Eugeniopapa 2.Costantino, dettoCostante, imperadore 16.Aribertore 4.Abbiamo da Anastasio bibliotecario[Anast. Bibliothec., in Eugen. I.]che il novello patriarca di CostantinopoliPietroinviò in quest'anno a papaEugenio, secondo il costume, lo avviso della sua assunzione a quella cattedra, ed insieme l'esposizion della sua credenza. Ma era questa conceputa con termini molto scuri, cioè colla condanna bensì di tutte le eresie e di tutti gli eretici, ma con ischivare furbescamente la controversia delle due volontà che la Chiesa romana maestra dell'altre riconosceva nel Signor nostro Gesù Cristo,ed avevano anche riconosciuto i santi padri. Non il solo clero, ma, quel che è più ad ammirare, anche il popolo romano, zelante per la conservazione della vera dottrina, fece una specie di sollevazione, con rigettare strepitosamente la lettera sinodica d'esso patriarca. Erano sì gli uni che gli altri disgustati forte contro de' patriarchi di Costantinopoli, ben conoscendo che loro si doveva attribuire, se non la nascita, almeno il fomento e l'ingrandimento dell'eresia de' monoteliti, e che dalla loro istigazione erano proceduti tutti gli strapazzi e le crudeltà usate dall'imperador Costante al santo degnissimo pontefice Martino. E se non fosse stata questa persuasione in Roma, è da credere che non avrebbe avuta la Sede apostolica tanta pazienza verso di un Augusto persecutore della Chiesa e del capo visibile di essa. Andò tanto innanzi la commozion del clero e popolo suddetto, che non permisero a papa Eugenio di celebrar messa nella basilica di santa Maria al Presepio, oggidì santa Maria Maggiore, finchè non si fu obbligato di non accettar la lettera suddetta del patriarca Pietro. Volle in quest'anno Iddio rintuzzare alquanto la superbia de' Saraceni e frenare il corso impetuoso delle conquiste, che oramai minacciavano l'Italia stessa e le provincie che restavano in Oriente del romano imperio. Perciocchè il loro califa, ossia principeOsmanoossiaOtmano, per far la relazion di Teofane[Theoph., in Chronog.]e di Elmacino[Elmacinus, Hist. Sarac., lib. 1. cap. 4.], fu ucciso dai suoi: per la qual morte nacque gran divisione fra quei Barbari.Alì, genero di Maometto, era sostenuto per succedere nel califato dai Monsulmani, cioè Arabi e Saraceni dell'Arabia e della Persia; e veramente dopo avere abbattuta la fazion dei parenti ed amici d'Otmano, ebbe il principato. MaMuavia, col favore de' Saraceni della Soria e dell'Egitto, prese l'armi e disputò l'imperio all'altrocon essere durata gran tempo quella guerra civile fra loro. Di questi fatti chi fosse curioso, non ha che a leggere l'antico Elmacino nella sua Storia saracenica, e massimamente il moderno Erbelot franzese nella sua Biblioteca orientale, che anche più diffusamente dell'altro ne tratta. Tali dissensioni fra quei popoli, divenuti ormai il terrore dell'Asia e dell'Europa, lasciarono per qualche tempo respirare il romano imperio, e può essere che i Greci e Romani si prevalessero di questa congiuntura per cacciarli fuori di Sicilia, giacchè non apparisce che da lì innanzi avessero signoria alcuna in quell'isola. Terminò in quest'anno il corso di sua vitaSigeberto, re de' Franchi, con lasciar dopo di sè un piccolo figliuolo appellatoDagoberto II, ch'egli raccomandò alla cura diGrimoaldo, suo maggiordomo, cioè ad un infedele e traditore, il quale usurpò al legittimo signore la corona per metterla in testa aChildebertosuo figliuolo. Ma Dio il pagò di buona moneta. Preso egli daClodoveo IIre di Parigi, finì nei tormenti la vita, e fu deposto il di lui figliuolo. Mancò di vita poco dipoi essoClodoveo II, e pervenne il regno aClotario IIIdi lui figliuolo.
Abbiamo da Anastasio bibliotecario[Anast. Bibliothec., in Eugen. I.]che il novello patriarca di CostantinopoliPietroinviò in quest'anno a papaEugenio, secondo il costume, lo avviso della sua assunzione a quella cattedra, ed insieme l'esposizion della sua credenza. Ma era questa conceputa con termini molto scuri, cioè colla condanna bensì di tutte le eresie e di tutti gli eretici, ma con ischivare furbescamente la controversia delle due volontà che la Chiesa romana maestra dell'altre riconosceva nel Signor nostro Gesù Cristo,ed avevano anche riconosciuto i santi padri. Non il solo clero, ma, quel che è più ad ammirare, anche il popolo romano, zelante per la conservazione della vera dottrina, fece una specie di sollevazione, con rigettare strepitosamente la lettera sinodica d'esso patriarca. Erano sì gli uni che gli altri disgustati forte contro de' patriarchi di Costantinopoli, ben conoscendo che loro si doveva attribuire, se non la nascita, almeno il fomento e l'ingrandimento dell'eresia de' monoteliti, e che dalla loro istigazione erano proceduti tutti gli strapazzi e le crudeltà usate dall'imperador Costante al santo degnissimo pontefice Martino. E se non fosse stata questa persuasione in Roma, è da credere che non avrebbe avuta la Sede apostolica tanta pazienza verso di un Augusto persecutore della Chiesa e del capo visibile di essa. Andò tanto innanzi la commozion del clero e popolo suddetto, che non permisero a papa Eugenio di celebrar messa nella basilica di santa Maria al Presepio, oggidì santa Maria Maggiore, finchè non si fu obbligato di non accettar la lettera suddetta del patriarca Pietro. Volle in quest'anno Iddio rintuzzare alquanto la superbia de' Saraceni e frenare il corso impetuoso delle conquiste, che oramai minacciavano l'Italia stessa e le provincie che restavano in Oriente del romano imperio. Perciocchè il loro califa, ossia principeOsmanoossiaOtmano, per far la relazion di Teofane[Theoph., in Chronog.]e di Elmacino[Elmacinus, Hist. Sarac., lib. 1. cap. 4.], fu ucciso dai suoi: per la qual morte nacque gran divisione fra quei Barbari.Alì, genero di Maometto, era sostenuto per succedere nel califato dai Monsulmani, cioè Arabi e Saraceni dell'Arabia e della Persia; e veramente dopo avere abbattuta la fazion dei parenti ed amici d'Otmano, ebbe il principato. MaMuavia, col favore de' Saraceni della Soria e dell'Egitto, prese l'armi e disputò l'imperio all'altrocon essere durata gran tempo quella guerra civile fra loro. Di questi fatti chi fosse curioso, non ha che a leggere l'antico Elmacino nella sua Storia saracenica, e massimamente il moderno Erbelot franzese nella sua Biblioteca orientale, che anche più diffusamente dell'altro ne tratta. Tali dissensioni fra quei popoli, divenuti ormai il terrore dell'Asia e dell'Europa, lasciarono per qualche tempo respirare il romano imperio, e può essere che i Greci e Romani si prevalessero di questa congiuntura per cacciarli fuori di Sicilia, giacchè non apparisce che da lì innanzi avessero signoria alcuna in quell'isola. Terminò in quest'anno il corso di sua vitaSigeberto, re de' Franchi, con lasciar dopo di sè un piccolo figliuolo appellatoDagoberto II, ch'egli raccomandò alla cura diGrimoaldo, suo maggiordomo, cioè ad un infedele e traditore, il quale usurpò al legittimo signore la corona per metterla in testa aChildebertosuo figliuolo. Ma Dio il pagò di buona moneta. Preso egli daClodoveo IIre di Parigi, finì nei tormenti la vita, e fu deposto il di lui figliuolo. Mancò di vita poco dipoi essoClodoveo II, e pervenne il regno aClotario IIIdi lui figliuolo.