DCLXIAnno diCristoDCLXI. IndizioneIV.Vitalianopapa 5.Costantino, dettoCostante, imperadore 21.BertaridoeGodebertore 1.A quest'anno riferisce Teofane il principio dello scisma spettante alla superstizione maomettana, di cui abbiam parlato di sopra. Egli scrive che saltò fuori l'eresia degli Arabi, chiamata dei Carurgiti. CheMuaviasi oppose e domò chiunque la professava, con aver maltrattato quei che abitavano nella Persia, e al contrario colmati d'onori e beneficii quei che abitavano nella Soria, come attaccati alla sua setta, cioè a quella diOmaro, contraria a quella d'Alì. Consistevano le dissensioni di costoro nelle diversità delle interpretazioni date all'Alcorano. Se crediamo agli scrittori ferraresi, circa questi tempi fu creato il primo vescovo di FerraraMartino, dapapaVitaliano, essendo stata trasportata colà la sedia episcopale, che in addietro era nella terra diVicohabentia, ossiaVicovenza. Il Sigonio[Sigon., de Regn. Italiae, lib. 2.]accenna e l'Ughelli[Ughell. Ital. Sacr. tom. 2, in Episcop. Ferrar.]rapporta la bolla dell'istituzione d'esso vescovato, data da esso papa, coll'approvazione dell'imperadorCostantino, da cui si raccoglie che giàFerraraportava il nome di città, e il suo territorio vien dettoducato di Ferrara. Leggonsi parimente ivi i privilegii conceduti non meno dal papa che dallo stesso imperadore sì alla Chiesa che al popolo di Ferrara. Ma non potè astenersi lo stesso Ughelli dal mettere in dubbio la legittimità di quel documento, privo delle sue note cronologiche; e doveva egli piuttosto dire esser quello una delle più ridicolose imposture de' secoli barbari, a dimostrare le di cui falsità sarebbe malamente impiegato il tempo e la parola. Per altro non è improbabile che in questi tempiFerraracominciasse a formare i primi lineamenti del suo corpo, perchè a poco a poco si andavano seccando e ristringendo le sterminate paludi che occupavano tutto quel che ora è territorio di Ferrara, cagionate dal Po e da altri fiumi allora sregolati e senz'argini. Ma, siccome vedremo verso il fine di questo secolo, in ragionando dell'esarcato di Ravenna, neppur allora Ferrara doveva fare figura alcuna. E nel concilio romano dell'anno 679 forse intervenne il vescovo diVicovenza, ma non già di Ferrara. Correndo l'anno nonodel regno diAribertore de' Longobardi, bavarese di nazione, venne la morte a levargli lo scettro di mano. Fu posto il suo cadavere nella chiesa di san Salvatore, da lui fabbricata fuori della porta occidentale di Pavia, siccome apparirà dall'iscrizione che porterò più abbasso[Paulus Diacon., lib. 4, cap. 53.]. Lasciò dopo di sè due giovani figliuoli,BertaridoossiaPertarito, eGodebertoossiaGundeberto, che volle egualmente eredi e successorinel regno, con averlo diviso in due parti e assegnata a ciascuno la sua. Fece Godeberto la sua residenza inPavia, Bertarido inMilano. Nè s'avvide il buon re ch'egli lasciava ai figliuoli un gran seminario di liti e d'odii. A Bertarido primogenito dovette dispiacere di mirar uguagliato a sè il fratello minore, nè mancavano persone maligne che accendevano il fuoco. Controversie ancora dovettero insorgere per i confini. Però la pazza discordia entrò tosto a sconvolgere gli animi dei due re fratelli, con istudiarsi cadaun d'essi d'occupare la parte dell'altro. Dove andasse a terminar questa funesta divisione, lo vedremo nell'anno venturo. Secondo i conti del Sigonio, sino a quest'anno condusse i giorni di sua vitaGrasolfoduca del Friuli. Onde egli abbia presi i fondamenti di tal cronologia, nol so dire, perchè presso gli antichi non ne veggo vestigio. A me inoltre par difficile ch'esso Grasolfo, quando fosse vero che egli succedesse nell'anno 611, come pare che accenni Paolo Diacono, in quel ducato, prolungasse il suo vivere sino al presente anno 661. E tanto meno sarebbe ciò da credere, se questoGrasolfofosse stato quel medesimo, di cui parlòRomanoesarco in una lettera dai noi citata di sopra all'anno 590 come parve che stimasse il padre de Rubeis[De Rubeis Monument. Eccl. Aquilejens. c. 34.]: al che io non so acconsentire, perchè in esso anno 590, quel Grasolfo avea già un figliuolo appellatoGisolfo, e questi era duca del Friuli. Quel che è certo, siccome abbiamo da Paolo, il ducaGrasolfoebbe per successore in quel ducatoAgone, e verisimilmente molti anni prima del presente.
A quest'anno riferisce Teofane il principio dello scisma spettante alla superstizione maomettana, di cui abbiam parlato di sopra. Egli scrive che saltò fuori l'eresia degli Arabi, chiamata dei Carurgiti. CheMuaviasi oppose e domò chiunque la professava, con aver maltrattato quei che abitavano nella Persia, e al contrario colmati d'onori e beneficii quei che abitavano nella Soria, come attaccati alla sua setta, cioè a quella diOmaro, contraria a quella d'Alì. Consistevano le dissensioni di costoro nelle diversità delle interpretazioni date all'Alcorano. Se crediamo agli scrittori ferraresi, circa questi tempi fu creato il primo vescovo di FerraraMartino, dapapaVitaliano, essendo stata trasportata colà la sedia episcopale, che in addietro era nella terra diVicohabentia, ossiaVicovenza. Il Sigonio[Sigon., de Regn. Italiae, lib. 2.]accenna e l'Ughelli[Ughell. Ital. Sacr. tom. 2, in Episcop. Ferrar.]rapporta la bolla dell'istituzione d'esso vescovato, data da esso papa, coll'approvazione dell'imperadorCostantino, da cui si raccoglie che giàFerraraportava il nome di città, e il suo territorio vien dettoducato di Ferrara. Leggonsi parimente ivi i privilegii conceduti non meno dal papa che dallo stesso imperadore sì alla Chiesa che al popolo di Ferrara. Ma non potè astenersi lo stesso Ughelli dal mettere in dubbio la legittimità di quel documento, privo delle sue note cronologiche; e doveva egli piuttosto dire esser quello una delle più ridicolose imposture de' secoli barbari, a dimostrare le di cui falsità sarebbe malamente impiegato il tempo e la parola. Per altro non è improbabile che in questi tempiFerraracominciasse a formare i primi lineamenti del suo corpo, perchè a poco a poco si andavano seccando e ristringendo le sterminate paludi che occupavano tutto quel che ora è territorio di Ferrara, cagionate dal Po e da altri fiumi allora sregolati e senz'argini. Ma, siccome vedremo verso il fine di questo secolo, in ragionando dell'esarcato di Ravenna, neppur allora Ferrara doveva fare figura alcuna. E nel concilio romano dell'anno 679 forse intervenne il vescovo diVicovenza, ma non già di Ferrara. Correndo l'anno nonodel regno diAribertore de' Longobardi, bavarese di nazione, venne la morte a levargli lo scettro di mano. Fu posto il suo cadavere nella chiesa di san Salvatore, da lui fabbricata fuori della porta occidentale di Pavia, siccome apparirà dall'iscrizione che porterò più abbasso[Paulus Diacon., lib. 4, cap. 53.]. Lasciò dopo di sè due giovani figliuoli,BertaridoossiaPertarito, eGodebertoossiaGundeberto, che volle egualmente eredi e successorinel regno, con averlo diviso in due parti e assegnata a ciascuno la sua. Fece Godeberto la sua residenza inPavia, Bertarido inMilano. Nè s'avvide il buon re ch'egli lasciava ai figliuoli un gran seminario di liti e d'odii. A Bertarido primogenito dovette dispiacere di mirar uguagliato a sè il fratello minore, nè mancavano persone maligne che accendevano il fuoco. Controversie ancora dovettero insorgere per i confini. Però la pazza discordia entrò tosto a sconvolgere gli animi dei due re fratelli, con istudiarsi cadaun d'essi d'occupare la parte dell'altro. Dove andasse a terminar questa funesta divisione, lo vedremo nell'anno venturo. Secondo i conti del Sigonio, sino a quest'anno condusse i giorni di sua vitaGrasolfoduca del Friuli. Onde egli abbia presi i fondamenti di tal cronologia, nol so dire, perchè presso gli antichi non ne veggo vestigio. A me inoltre par difficile ch'esso Grasolfo, quando fosse vero che egli succedesse nell'anno 611, come pare che accenni Paolo Diacono, in quel ducato, prolungasse il suo vivere sino al presente anno 661. E tanto meno sarebbe ciò da credere, se questoGrasolfofosse stato quel medesimo, di cui parlòRomanoesarco in una lettera dai noi citata di sopra all'anno 590 come parve che stimasse il padre de Rubeis[De Rubeis Monument. Eccl. Aquilejens. c. 34.]: al che io non so acconsentire, perchè in esso anno 590, quel Grasolfo avea già un figliuolo appellatoGisolfo, e questi era duca del Friuli. Quel che è certo, siccome abbiamo da Paolo, il ducaGrasolfoebbe per successore in quel ducatoAgone, e verisimilmente molti anni prima del presente.