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DCVAnno diCristoDCV. IndizioneVIII.Sabinianopapa 2.Focaimperadore 4.Agilolfore 15.L'anno II dopo il consolato diFoca Augusto.Terminò nel novembre dell'anno presente la tregua già fatta fra i Greci e i Longobardi[Idem, ib.].Smeraldoesarco, che si trovava smunto di forze, e dovea veder dei brutti nuvoli in aria, trattò di nuovo della conferma d'essa tregua; e nello stesso mese l'ottenne per un altr'anno, ma con averla comperata collo sborso di dodicimila soldi d'oro. In questi tempi ancora (l'abbiamo dal solo Paolo Diacono) essendosi ribellati i Sassoni daTeodeberto IIre dell'Austrasia, seguì una sanguinosa guerra in quelle contrade fra essi e i Franchi, con grande strage dell'una e dell'altra parte, senza che si sappia il fin d'essa. Sotto quest'anno mette il cardinal Baronio la divisione della chiesa d'Aquileja, perchè narrata da Paolo suddetto[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 34.]dopo i sopra mentovati fatti; ma par ben più verisimile che essa appartenga all'anno susseguente, come anche tenne il padre de Rubeis[De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejeus., cap. 33.]. Cioè venne a morteSeveropatriarca d'Aquileja, il quale abborrendo il concilio quinto generale, per timore di pregiudicar all'ossequio che tutta la Chiesa professava al quarto calcedonense, mai non volle comunicare col romano pontefice e con le infinite altre chiese che veneravano il quarto ed ammettevano ancora il quinto. Il reAgilolfoeGisolfoduca del Friuli, sotto il cui governo era Aquileja, mal sofferivano che i patriarchi avessero eletta per loro sede l'isola di Grado, siccome luogo sottoposto all'imperadore, e cinto dall'acque, dove essi Longobardi non poteano metter le griffe. Si prevalsero eglino adunque di questa congiuntura per far mutare il sistema introdotto. Devendosi eleggere il nuovo patriarca, per quanto costa da una relazione de' vescovi scismatici, pubblicata dall'eminentissimo Annalista, l'esarco, mosso dalle istanze del papa, propose di eleggere un patriarca che mettesse fine allo scisma, e secondo i canoni, si sottomettesse al pontefice romano, capo della Chiesa di Dio. Ripugnando essi, li fece condurre a Ravenna, dove (se vogliam credere ai lor successori scismatici) atterriti dalle minacce di esilii, di prigionie e di bastonate, elesseroCandidianoossiaCandiano, il quale abbracciòl'unità della Chiesa cattolica, e si ritirò ad esercitar le sue funzioni a Grado. Rimessi in libertà i vescovi suddetti, non mancarono quei, che avendo le lor chiese sotto i Longobardi, di richiamarsi dalla pretesa violenza lor fatta, e venuti in parere di procedere ad una altra elezione, trovarono favorevoli al loro disegno il re Agilolfo e il duca Gisolfo, e probabilmente la stessa regina Teodelinda, la quale tuttochè cattolica e piissima principessa, si sa che aveva l'animo alieno dal concilio quinto. Elessero dunqueGiovanniabate, che seguitando a fomentare lo scisma, stabilì la sua dimora in Aquileia: con che nello stesso tempo cominciarono ad esservi due patriarchi d'Aquileia, l'uno cattolico residente in Grado, e l'altro scismatico residente in Aquileia, con essersi anche divisi i suffraganei, parte sotto l'uno e parte sotto l'altro. E il bello fu che tuttochè col tempo il patriarca aquilejense si rimettesse in dovere con abiurare lo scisma, pure seguitarono ad esservi due patriarchi, e dura tuttavia il patriarca gradense sotto nome di patriarca veneto, perchè nel secolo quintodecimo trasferita fu dall'isola di Grado a Venezia quella sedia patriarcale. IntantoFocaimperadore, odiato da tutti, siccome abbiamo dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]e da Teofane[Theoph., in Chron.], o per vere congiure scoperte, o per soli sospetti infierì colla scure contra i più riguardevoli personaggi di Costantinopoli; e giunse a levar di vita anche la già imperadriceCostantinacolle tre sue figliuole. Così il tiranno operava in Costantinopoli, in tempo che i Persiani mettevano a sacco tutta la Siria, la Palestina e la Fenicia, ed empievano di stragi tutte quelle contrade.

L'anno II dopo il consolato diFoca Augusto.

Terminò nel novembre dell'anno presente la tregua già fatta fra i Greci e i Longobardi[Idem, ib.].Smeraldoesarco, che si trovava smunto di forze, e dovea veder dei brutti nuvoli in aria, trattò di nuovo della conferma d'essa tregua; e nello stesso mese l'ottenne per un altr'anno, ma con averla comperata collo sborso di dodicimila soldi d'oro. In questi tempi ancora (l'abbiamo dal solo Paolo Diacono) essendosi ribellati i Sassoni daTeodeberto IIre dell'Austrasia, seguì una sanguinosa guerra in quelle contrade fra essi e i Franchi, con grande strage dell'una e dell'altra parte, senza che si sappia il fin d'essa. Sotto quest'anno mette il cardinal Baronio la divisione della chiesa d'Aquileja, perchè narrata da Paolo suddetto[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 34.]dopo i sopra mentovati fatti; ma par ben più verisimile che essa appartenga all'anno susseguente, come anche tenne il padre de Rubeis[De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejeus., cap. 33.]. Cioè venne a morteSeveropatriarca d'Aquileja, il quale abborrendo il concilio quinto generale, per timore di pregiudicar all'ossequio che tutta la Chiesa professava al quarto calcedonense, mai non volle comunicare col romano pontefice e con le infinite altre chiese che veneravano il quarto ed ammettevano ancora il quinto. Il reAgilolfoeGisolfoduca del Friuli, sotto il cui governo era Aquileja, mal sofferivano che i patriarchi avessero eletta per loro sede l'isola di Grado, siccome luogo sottoposto all'imperadore, e cinto dall'acque, dove essi Longobardi non poteano metter le griffe. Si prevalsero eglino adunque di questa congiuntura per far mutare il sistema introdotto. Devendosi eleggere il nuovo patriarca, per quanto costa da una relazione de' vescovi scismatici, pubblicata dall'eminentissimo Annalista, l'esarco, mosso dalle istanze del papa, propose di eleggere un patriarca che mettesse fine allo scisma, e secondo i canoni, si sottomettesse al pontefice romano, capo della Chiesa di Dio. Ripugnando essi, li fece condurre a Ravenna, dove (se vogliam credere ai lor successori scismatici) atterriti dalle minacce di esilii, di prigionie e di bastonate, elesseroCandidianoossiaCandiano, il quale abbracciòl'unità della Chiesa cattolica, e si ritirò ad esercitar le sue funzioni a Grado. Rimessi in libertà i vescovi suddetti, non mancarono quei, che avendo le lor chiese sotto i Longobardi, di richiamarsi dalla pretesa violenza lor fatta, e venuti in parere di procedere ad una altra elezione, trovarono favorevoli al loro disegno il re Agilolfo e il duca Gisolfo, e probabilmente la stessa regina Teodelinda, la quale tuttochè cattolica e piissima principessa, si sa che aveva l'animo alieno dal concilio quinto. Elessero dunqueGiovanniabate, che seguitando a fomentare lo scisma, stabilì la sua dimora in Aquileia: con che nello stesso tempo cominciarono ad esservi due patriarchi d'Aquileia, l'uno cattolico residente in Grado, e l'altro scismatico residente in Aquileia, con essersi anche divisi i suffraganei, parte sotto l'uno e parte sotto l'altro. E il bello fu che tuttochè col tempo il patriarca aquilejense si rimettesse in dovere con abiurare lo scisma, pure seguitarono ad esservi due patriarchi, e dura tuttavia il patriarca gradense sotto nome di patriarca veneto, perchè nel secolo quintodecimo trasferita fu dall'isola di Grado a Venezia quella sedia patriarcale. IntantoFocaimperadore, odiato da tutti, siccome abbiamo dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.]e da Teofane[Theoph., in Chron.], o per vere congiure scoperte, o per soli sospetti infierì colla scure contra i più riguardevoli personaggi di Costantinopoli; e giunse a levar di vita anche la già imperadriceCostantinacolle tre sue figliuole. Così il tiranno operava in Costantinopoli, in tempo che i Persiani mettevano a sacco tutta la Siria, la Palestina e la Fenicia, ed empievano di stragi tutte quelle contrade.


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