DCXIV

DCXIVAnno diCristoDCXIV. IndizioneII.Bonifazio IVpapa 7Eraclioimperadore 5.Agilolfore 24.L'anno III dopo il consolato diEraclio Augusto.Funestissimo riuscì quest'anno alla repubblica cristiana, perciocchè, per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.]e dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alex.], i Persiani non trovando argine alcuno alla lor potenza, dopo aver sottomesso Damasco e molt'altre città dell'Oriente, entrati nella Palestina, presero in pochi giorni la santa città di Gerusalemme. Non lasciarono indietro i furibondi Barbari crudeltà veruna in tal congiuntura. Uccisero migliaia di cherici monaci, sacre vergini ed altre persone; diedero alle fiamme il sepolcro del Signore ed infinite case; smantellaronotutti i più nobili templi d'essa città, ed esportarono il vero legno della santa Croce, con tutti gl'innumerabili sacri vasi di quelle chiese.Zaccheriapatriarca di quella città con altre migliaja di quel popolo fu condotto schiavo in Persia. Questa disgrazia trasse le lagrime dagli occhi di tutti i buoni Cristiani. Quei che poterono scampare da sì furiosa tempesta, si ricoverarono ad Alessandria di Egitto, dove trovarono il padre de' poveri, cioè il celebres. Giovannilimosiniere, patriarca di quella città, che tutti raccolse e sostentò come suoi figliuoli[Leontius, in Vit. S. Joann. Elemosynarii.]. Nè contento di ciò il mirabil servo del Signore, inviò persona con oro, viveri e vesti in aiuto dei rimasti prigionieri, e per riscattare chiunque si potesse. Mandò ancora due vescovi con assai danaro incontro a quei che venivano liberati dalla schiavitù.Antiocomonaco della Palestina, che fiorì in tempi sì calamitosi, e di cui abbiamo cento trenta omilie, deplorò con varie lamentazioni in più d'un luogo questa lagrimevol tragedia del Cristianesimo. Sappiam inoltre da Teofane e da Cedreno[Cedren. in Annal.]che concorse anche l'odio de' giudei ad accrescerla, con aver costoro comperati quanti cristiani schiavi poterono, i quali barbaramente poi furono da essi levati di vita. Correa voce che ne avessero uccisi circa novantamila. Per questa calamità non lasciòEraclioimperadore[Niceph. Constantinopolit., in Chr., pag. 10.]di passare alle seconde nozze, con prendere per moglieMartina, figliuola di Maria sua sorella e di Martino; il che cagionò scandalo nel popolo, trattandosi di una sì stretta parentela; eSergiopatriarca detestò come incestuoso un sì fatto matrimonio. Ma Eraclio non se ne prese pensiero. Si stenterà anche a credere quell'avversione di Sergio, perchè abbiamo da Teofane che il medesimo patriarca coronòMartina, allorchè Eraclio la dichiarò Augusta.

L'anno III dopo il consolato diEraclio Augusto.

Funestissimo riuscì quest'anno alla repubblica cristiana, perciocchè, per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.]e dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alex.], i Persiani non trovando argine alcuno alla lor potenza, dopo aver sottomesso Damasco e molt'altre città dell'Oriente, entrati nella Palestina, presero in pochi giorni la santa città di Gerusalemme. Non lasciarono indietro i furibondi Barbari crudeltà veruna in tal congiuntura. Uccisero migliaia di cherici monaci, sacre vergini ed altre persone; diedero alle fiamme il sepolcro del Signore ed infinite case; smantellaronotutti i più nobili templi d'essa città, ed esportarono il vero legno della santa Croce, con tutti gl'innumerabili sacri vasi di quelle chiese.Zaccheriapatriarca di quella città con altre migliaja di quel popolo fu condotto schiavo in Persia. Questa disgrazia trasse le lagrime dagli occhi di tutti i buoni Cristiani. Quei che poterono scampare da sì furiosa tempesta, si ricoverarono ad Alessandria di Egitto, dove trovarono il padre de' poveri, cioè il celebres. Giovannilimosiniere, patriarca di quella città, che tutti raccolse e sostentò come suoi figliuoli[Leontius, in Vit. S. Joann. Elemosynarii.]. Nè contento di ciò il mirabil servo del Signore, inviò persona con oro, viveri e vesti in aiuto dei rimasti prigionieri, e per riscattare chiunque si potesse. Mandò ancora due vescovi con assai danaro incontro a quei che venivano liberati dalla schiavitù.Antiocomonaco della Palestina, che fiorì in tempi sì calamitosi, e di cui abbiamo cento trenta omilie, deplorò con varie lamentazioni in più d'un luogo questa lagrimevol tragedia del Cristianesimo. Sappiam inoltre da Teofane e da Cedreno[Cedren. in Annal.]che concorse anche l'odio de' giudei ad accrescerla, con aver costoro comperati quanti cristiani schiavi poterono, i quali barbaramente poi furono da essi levati di vita. Correa voce che ne avessero uccisi circa novantamila. Per questa calamità non lasciòEraclioimperadore[Niceph. Constantinopolit., in Chr., pag. 10.]di passare alle seconde nozze, con prendere per moglieMartina, figliuola di Maria sua sorella e di Martino; il che cagionò scandalo nel popolo, trattandosi di una sì stretta parentela; eSergiopatriarca detestò come incestuoso un sì fatto matrimonio. Ma Eraclio non se ne prese pensiero. Si stenterà anche a credere quell'avversione di Sergio, perchè abbiamo da Teofane che il medesimo patriarca coronòMartina, allorchè Eraclio la dichiarò Augusta.


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