DCXVAnno diCristoDCXV. IndizioneIII.Deusdeditpapa 1.Eraclioimperadore 6.Adaloaldore 1.L'anno IV dopo il consolato diEraclio Augusto.Ci vien dicendo Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 43.]cheAgilolfore de' Longobardiregnò venticinque anni. Quindi fra gli eruditi s'è disputato s'egli mancasse di vita nell'anno presente 615, siccome han creduto il Sigonio, il Sassi nelle Annotazioni al Sigonio medesimo, e il padre Bacchini nelle sue Dissertazioni ad Agnello scrittore delle Vite dei vescovi ravennati, oppure se all'anno susseguente 616, come sono stati d'avviso il p. Pagi e il Bianchi nelle Annotazioni a Paolo Diacono. Non serve a decidere la quistione un diploma del re Adaloaldo, dato nell'anno 621 in favore del monistero di Bobbio, e prodotto dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.], perchè esso si adatta all'una e all'altra opinione, e può anche dubitarsi se sia documento sicuro, perchè il Margarino dopo l'Ughelli l'ha rapportato[Margarin., Bullar. Casinens. tom. 2.]colle note cronologiche diverse. Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], che mette nell'anno 617 la morte di Agilolfo, e Fredegario[Fredegarius, in Chron.], che tuttavia il fa vivente in quell'anno, non son da ascoltare. Che Fredegario nelle cose longobardiche non sia autor ben informato, e Sigeberto non sia buon condottiero nella cronologia di questi tempi, si può provare con troppi esempli. Io mi fo lecito di riferire all'anno presente la morte di questo principe, perchè prendendo il principio del suo regno dal principio di maggio dell'anno 591, egli in quest'anno entrò nel medesimo maggio nell'anno vigesimoquinto del suo regno; nè vi ha necessità che egli regnasse venticinque anni compiuti, perchè gli scrittoriantichi con un sol numero abbracciano spesso anche gli anni incompleti. E tanto più poi sarebbe da anteporre questa opinione ad ogni altra, se Paolo Diacono avesse cominciato, come è più che probabile, a contar gli anni del regno di Agilolfo dal novembre dell'anno 590, scrivendo egli:Suscepit Agilulfus inchoante jam mense novembris regiam dignitatem. In questo supposto avrebbe esso re compiuto l'anno ventesimo quinto del regno sul principio di novembre di questo anno 615. Comunque sia, cessò di vivereAgilolfore de' Longobardi, principe di gran valore e di molta prudenza, che antepose l'amor della pace a quel della guerra, e glorioso specialmente per essere stato il primo dei re Longobardi ad abbracciare la religion cattolica: il che servì non poco a trarre dagli errori dell'arianismo tutta la nazion longobarda. Prima nondimeno d'abbandonar questo principe, convien riferire ciò che di lui scrisse Fredegario sotto l'anno XXXIV del regno di Clotario II re dei Franchi[Fredegar., in Chron. cap. 44 et 45.]. Vuol egli che i Longobardi nel tempo deiduchieleggessero di pagare ogni anno dodicimila soldi d'oro ai re della Francia, per avere la lor protezione, e che il reAutaricontinuasse questo pagamento, ed altrettanto facesseil di lui figliuolo Agone, cioè il reAgilolfo, il quale nondimeno si sa non essere stato figliuolo d'Autari. Aggiugne che nell'anno suddetto XXXIV di Clotario, corrispondente all'anno 617, furono spediti ad esso re Clotario dal re Agone tre nobili ambasciatori di nazion longobarda: cioèAgilolfo,PompeoeGautone, per abolir quest'annuo sia tributo o regalo. Guadagnarono essi il favore diVarnacario,GundelandoeCuco, ministri primarii del re Clotario, con un segreto sbruffo di mille soldi d'oro per cadauno. Esibirono poi al re Clotario per una volta sola trentaseimila soldi d'oro; ed avendo quei consiglieri lodato il partito, fu cassata la capitolazione precedente, nè altro in avveniresi pagò dai Longobardi. In tal congiuntura fu stipulato un trattato di pace ed amicizia perpetua tra i Franchi e i Longobardi. Il fatto è credibile, ma per conto del tempo concorrono le circostanze a farci credere che la spedizione di questi ambasciatori seguisse nell'anno 613, o al più nel 614, coll'occasione che il re Agilolfo volle congratularsi col re Clotario per i prosperosi successi che aveano unita in lui solo l'ampia monarchia dei re franchi. Il padre Daniello[Daniel, Histoire de France, tom. 1.]ha acconciata questa cronologia di Fredegario con dire che gli ambasciatori suddetti furono spediti, non già dal reAgilolfo, ma bensì dal reAdaloaldo. Ma Fredegario scriveab Agone rege, ed è certo cheAgonefu lo stesso cheAgilolfo. Ora al re Agilolfo succedette nel regno de' LongobardiAdaloaldosuo figliuolo, nato nell'anno 602, e già proclamato re nell'anno 604, tuttavia nondimeno in età incapace a governar popoli, e però bisognoso della tutela della regina Teodelinda sua madre. Venne a morte in questo anno nel dì 7 di maggio s.Bonifazio IVpapa. Molti mesi stette vacante la cattedra di s. Pietro, ed infine fu creato romano ponteficeDeusdeditcioèDiodato, di nazione romano. Vuole il p. Pagi che ciò seguisse nel dì 19 di ottobre; ma Anastasio bibliotecario notò la di lui consecrazione al dì 13 di novembre. Di grandi tremuoti ancora si fecero sentire in Italia, a quali tenne dietro il fetente morbo della lebbra. Non so io dire se questo malore fosse dianzi incognito, oppur solamente raro in Italia. Ben so che il medesimo ne' secoli susseguenti si truova costante e vigoroso per tutta l'Italia, e si dilatò anche ne' regni circonvicini, di maniera che poche città italiane vi furono col tempo che non avessero o molti, o pochi infetti di questo male sì sporco ed attaccaticcio, con essersi in assaissimi luoghi per cagion d'esso fondati spedali dei lebbrosi, a' quali fu dato poi il nome di lazzaretti da Lazzaro mentovato nelVangelo. Fra gli altri motivi che noi abbiamo di ringraziar la divina clemenza per più benefizii compartiti a questi ultimi secoli che ai precedenti, c'è ancora quello di vederci liberi da questo brutto spettacolo, troppo rari oramai essendo i lebbrosi che dalla romana carità sono oggidì accolti, curati e guariti. Passò ancora in quest'anno alla patria de' beati nel monistero di Bobbios. Colombanoabate[Jonas, in Vita S. Columbani.], chiarissimo per la sua santa vita e per tanti miracoli che di lui si raccontano. A lui succedette nel governo di quel monisteroAttalaborgognone, che era stato abate del monistero di Luxevils in Borgogna, personaggio anch'esso di rare virtù, e degno discepolo di sì eccellente maestro.
L'anno IV dopo il consolato diEraclio Augusto.
Ci vien dicendo Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 43.]cheAgilolfore de' Longobardiregnò venticinque anni. Quindi fra gli eruditi s'è disputato s'egli mancasse di vita nell'anno presente 615, siccome han creduto il Sigonio, il Sassi nelle Annotazioni al Sigonio medesimo, e il padre Bacchini nelle sue Dissertazioni ad Agnello scrittore delle Vite dei vescovi ravennati, oppure se all'anno susseguente 616, come sono stati d'avviso il p. Pagi e il Bianchi nelle Annotazioni a Paolo Diacono. Non serve a decidere la quistione un diploma del re Adaloaldo, dato nell'anno 621 in favore del monistero di Bobbio, e prodotto dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.], perchè esso si adatta all'una e all'altra opinione, e può anche dubitarsi se sia documento sicuro, perchè il Margarino dopo l'Ughelli l'ha rapportato[Margarin., Bullar. Casinens. tom. 2.]colle note cronologiche diverse. Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], che mette nell'anno 617 la morte di Agilolfo, e Fredegario[Fredegarius, in Chron.], che tuttavia il fa vivente in quell'anno, non son da ascoltare. Che Fredegario nelle cose longobardiche non sia autor ben informato, e Sigeberto non sia buon condottiero nella cronologia di questi tempi, si può provare con troppi esempli. Io mi fo lecito di riferire all'anno presente la morte di questo principe, perchè prendendo il principio del suo regno dal principio di maggio dell'anno 591, egli in quest'anno entrò nel medesimo maggio nell'anno vigesimoquinto del suo regno; nè vi ha necessità che egli regnasse venticinque anni compiuti, perchè gli scrittoriantichi con un sol numero abbracciano spesso anche gli anni incompleti. E tanto più poi sarebbe da anteporre questa opinione ad ogni altra, se Paolo Diacono avesse cominciato, come è più che probabile, a contar gli anni del regno di Agilolfo dal novembre dell'anno 590, scrivendo egli:Suscepit Agilulfus inchoante jam mense novembris regiam dignitatem. In questo supposto avrebbe esso re compiuto l'anno ventesimo quinto del regno sul principio di novembre di questo anno 615. Comunque sia, cessò di vivereAgilolfore de' Longobardi, principe di gran valore e di molta prudenza, che antepose l'amor della pace a quel della guerra, e glorioso specialmente per essere stato il primo dei re Longobardi ad abbracciare la religion cattolica: il che servì non poco a trarre dagli errori dell'arianismo tutta la nazion longobarda. Prima nondimeno d'abbandonar questo principe, convien riferire ciò che di lui scrisse Fredegario sotto l'anno XXXIV del regno di Clotario II re dei Franchi[Fredegar., in Chron. cap. 44 et 45.]. Vuol egli che i Longobardi nel tempo deiduchieleggessero di pagare ogni anno dodicimila soldi d'oro ai re della Francia, per avere la lor protezione, e che il reAutaricontinuasse questo pagamento, ed altrettanto facesseil di lui figliuolo Agone, cioè il reAgilolfo, il quale nondimeno si sa non essere stato figliuolo d'Autari. Aggiugne che nell'anno suddetto XXXIV di Clotario, corrispondente all'anno 617, furono spediti ad esso re Clotario dal re Agone tre nobili ambasciatori di nazion longobarda: cioèAgilolfo,PompeoeGautone, per abolir quest'annuo sia tributo o regalo. Guadagnarono essi il favore diVarnacario,GundelandoeCuco, ministri primarii del re Clotario, con un segreto sbruffo di mille soldi d'oro per cadauno. Esibirono poi al re Clotario per una volta sola trentaseimila soldi d'oro; ed avendo quei consiglieri lodato il partito, fu cassata la capitolazione precedente, nè altro in avveniresi pagò dai Longobardi. In tal congiuntura fu stipulato un trattato di pace ed amicizia perpetua tra i Franchi e i Longobardi. Il fatto è credibile, ma per conto del tempo concorrono le circostanze a farci credere che la spedizione di questi ambasciatori seguisse nell'anno 613, o al più nel 614, coll'occasione che il re Agilolfo volle congratularsi col re Clotario per i prosperosi successi che aveano unita in lui solo l'ampia monarchia dei re franchi. Il padre Daniello[Daniel, Histoire de France, tom. 1.]ha acconciata questa cronologia di Fredegario con dire che gli ambasciatori suddetti furono spediti, non già dal reAgilolfo, ma bensì dal reAdaloaldo. Ma Fredegario scriveab Agone rege, ed è certo cheAgonefu lo stesso cheAgilolfo. Ora al re Agilolfo succedette nel regno de' LongobardiAdaloaldosuo figliuolo, nato nell'anno 602, e già proclamato re nell'anno 604, tuttavia nondimeno in età incapace a governar popoli, e però bisognoso della tutela della regina Teodelinda sua madre. Venne a morte in questo anno nel dì 7 di maggio s.Bonifazio IVpapa. Molti mesi stette vacante la cattedra di s. Pietro, ed infine fu creato romano ponteficeDeusdeditcioèDiodato, di nazione romano. Vuole il p. Pagi che ciò seguisse nel dì 19 di ottobre; ma Anastasio bibliotecario notò la di lui consecrazione al dì 13 di novembre. Di grandi tremuoti ancora si fecero sentire in Italia, a quali tenne dietro il fetente morbo della lebbra. Non so io dire se questo malore fosse dianzi incognito, oppur solamente raro in Italia. Ben so che il medesimo ne' secoli susseguenti si truova costante e vigoroso per tutta l'Italia, e si dilatò anche ne' regni circonvicini, di maniera che poche città italiane vi furono col tempo che non avessero o molti, o pochi infetti di questo male sì sporco ed attaccaticcio, con essersi in assaissimi luoghi per cagion d'esso fondati spedali dei lebbrosi, a' quali fu dato poi il nome di lazzaretti da Lazzaro mentovato nelVangelo. Fra gli altri motivi che noi abbiamo di ringraziar la divina clemenza per più benefizii compartiti a questi ultimi secoli che ai precedenti, c'è ancora quello di vederci liberi da questo brutto spettacolo, troppo rari oramai essendo i lebbrosi che dalla romana carità sono oggidì accolti, curati e guariti. Passò ancora in quest'anno alla patria de' beati nel monistero di Bobbios. Colombanoabate[Jonas, in Vita S. Columbani.], chiarissimo per la sua santa vita e per tanti miracoli che di lui si raccontano. A lui succedette nel governo di quel monisteroAttalaborgognone, che era stato abate del monistero di Luxevils in Borgogna, personaggio anch'esso di rare virtù, e degno discepolo di sì eccellente maestro.