DCXLIAnno diCristoDCXLI. IndizioneXIV.Giovanni IVpapa 2.EraclioCostantino imp. 1.Eracleonaimperadore 1.Costantino, dettoCostante, imperadore 1.Rotarire 6.Diede fine quest'anno alla carriera dei suoi giorni l'imperadoreEraclio. Teofane e Cedreno scrivono nel mese di marzo; e il Pagi pretende ciò succeduto nel dì undecimo di febbraio. Gli affanni ch'egli patì nel veder tante provincie rapite al romano imperio dall'innondazione de' Saraceni, servirono non poco a sconcertargli la sanità. Sopraggiunse poi l'idropisia che il portò all'altra vita. Nell'ultimo suo testamento dichiarò egualmentesuoi successori nell'imperioEraclio, appellatonuovo Costantino, a lui nato daEudociaAugusta, moglie prima; edEracleona, chiamatoEraclioda altri, a lui partorito daMartinaAugusta, moglie in seconde nozze, con ordine ad amendue di onorare essa Martina qual madre ed imperatrice. Appena seppeGiovannipapa l'assunzione al trono di questi due Augusti[Anastas. Bibliothec., in Collectaneis.], che scrisse ad Eraclio Costantino una lunga lettera, in cui gli fece conoscere i cattolici sentimenti di papaOnorio, e riprovò la sposizione della fede pubblicata dal patriarcaSergio, con pregarlo di voler adoperare la sua autorità per abolirla. Era Eraclio Costantino, per attestato di Zonara[Zonar., in Annal.], attaccato alla dottrina della chiesa cattolica, e fu perciò creduto chePirropatriarca di Costantinopoli, gran difensore degli errori e del monotelismo di Sergio suo antecessore, cospirasse coll'imperadrice Martina alla morte di questo principe. Infatti neppur quattro mesi sopravvisseEraclio Costantinoa suo padre. Teofane[Theoph., in Chronogr.]scrive che fu levato di vita nel mese di maggio, o di giugno, per veleno, comunemente creduto a lui dato da essa matrigna, la qual volea solo sul trono Eracleona suo figlio, e dal patriarca Pirro, che mirava con occhio bieco un imperadore contrario ai suoi sentimenti. Ma questo assassinio non tardò Iddio a punirlo[Niceph., in Chron., pag. 19.]. Sollevossi contro di Eracleona Valentino, una delle guardie di Filagrio già conte delle cose private; e messo insieme un esercito, cominciò a bloccare Costantinopoli, con esigere cheEraclio, figliuolo del defunto Eraclio Costantino, fosse dichiarato imperadore. Il popolo di Costantinopoli per liberarsi da quella vessazione si mosse con tumulto e grida, ed obbligò Eracleona a crear Augusto il suddetto Eraclio, figliuolo di suo fratello. Pirro patriarcail coronò, ed egli prese il nome diCostantino, cheCostantevien chiamato da Teofane e da altri, e per tale il chiamerò anch'io in avvenire. Ma qui non terminò la faccenda. Quetossi il rumore per qualche tempo, ed in fine gli umori che erano in moto di nuovo si esaltarono. Per attestato di Teofane, irritato il senato e popolo contro di Eracleona e di Martina, probabilmente per la morte data ad Eraclio Costantino, li deposero. Ad Eracleona tagliato fu il naso, la lingua a Martina, ed amendue furono cacciati in esilio: con che venne a restar solo sul trono il giovaneCostante. Pirro patriarca, nel mese d'ottobre, anch'egli spaventato dalla sollevazion di popolo, deposte le sacre vesti, e rinunziata la sua dignità, se ne fuggì; e perciò fu eletto in suo luogoPaolopatriarca di Costantinopoli. Abbiamo da Eutichio[Eutych., in Annalib.]che Costante imperadore rispose alla lettera già scritta daGiovanni papaad Eraclio Costantino suo padre, ed in essa gli fa sapere di aver fatta bruciare la sposizion della fede di Sergio. Ma a questo buon principio non corrispose il proseguimento della vita di questo imperadore; e noi lo troveremo nemico aperto della santa dottrina della Chiesa romana.A questi medesimi tempi stimo io probabile che appartenga la guerra mossa in Italia dalre Rotarial romano imperio; perchè niun tempo più acconcio di questo ci si presenta per immaginare ch'egli desse di piglio all'armi. Lo stato miserabile degli affari dell'imperio in Oriente, le rivoluzioni poco fa accennate di Costantinopoli, e il discredito, in cui probabilmente si trovavaIsaccoesarco di Ravenna dopo le iniquità commesse in Roma, paiono motivi che l'inducessero nell'anno presente a rompere la pace coi Greci. Dissi la pace, e volli dir la tregua, che Rotari verisimilmente non si sentì voglia di confermare più oltre; oppure egli non era sì delicato come i suoi predecessori. Ora abbiamo daFredegario[Fredegar., in Chronic., cap. 71.]che correva già il quinto anno, dacchè la reginaGundebergastava rinchiusa in una camera del regal palazzo di Pavia, quando capitò colà un ambasciatore diClodoveo IIre de' Franchi, succeduto aDagobertore suo padre nella Neustria e nella Borgogna. Il suo nome eraAubedo. Avendo egli intesa la disgrazia della regina, da cui in occasione d'altre ambascerie era stato benignamente accolto, da sè si mosse a rappresentare al re Rotari, che quella principessa era parente dei re franchi, e che farebbe cosa grata a quel re rimettendola in libertà e nel suo grado d'onore; e tanto più convenir questo al decoro di esso re Rotari, perchè dalle mani di lei egli avea ricevuto il regno. Ottimo effetto produsse questa rappresentanza. Gundeberga ricuperò la sua libertà, fu rimessa sul trono, e le furono restituite le ville e rendite che dianzi ella godeva. E buon per Aubedo, che ne fu largamente rimunerato dalla regina. All'anno 632 abbiam veduto un somigliante avvenimento di questa regina: laonde si potrebbe quasi dubitare di qualche abbaglio in Fredegario. Fino a questi tempi le città del lido ligustico erano state costanti nella fedeltà al romano imperio, nè i re longobardi aveano loro data molestia, in vigor della tregua che lungo tempo era durata fra essi e gl'imperadori. O per i motivi addotti, o per altri, che la storia ha taciuto, in quest'anno credo io, che Rotari dasse di piglio all'armi. Fredegario, dopo aver narrata l'ambasceria suddetta, seguita a far questo racconto. Nè dia fastidio ch'egli tratti di ciò all'anno 630, perchè quello storico negli avvenimenti stranieri non osserva la cronologia, e talvolta in un fiato mette insieme i fatti accaduti sotto anni diversi. Osservasi che all'anno precedente 629 egli narra la morte dell'imperadore Eraclio; eppure questi finì di vivere nell'anno presente 641. Racconta nel suddetto anno 630 l'ambasciatamandata a Pavia dal reClodoveo II, il quale pure succedette aDagobertosuo padre nell'anno 658. Dice dunque Fredegario che il reRotari(da lui appellatoCrotario) portatosi coll'esercito nel litorale ligustico, prese le città diGenova, d'Albenga, diVaricotti(oggidìVarigottipresso la città di Noli, la quale verisimilmente sorse dalle rovine di quella città), diSavona, diOderzoe di Luni. Ma lo storico fa quivi un brutto salto, mischiandoOpitergio, ossiaOderzo(città una volta, ed ora terra del Friuli) coi luoghi del litorale ligustico. Di esso si parlerà fra poco. Aggiunge ch'egli saccheggiò, devastò e smantellò le suddette città, conducendo prigionieri quegli abitanti: segno che doveva essere ben forte in collera contro d'essi. Di tali conquiste fatte da Rotari si trova menzione anche presso Paolo Diacono, raccontando egli che questo re prese tutte le città de' Romani, che sono da Luni, città della Toscana, sino ai confini del regno della Francia. E qui merita d'esser osservato che, dacchè vennero in Italia i Longobardi, l'arcivescovo di Milano si ritirò aGenova, e quivi seguitarono a stare fino a questo tempo anche gli altri suoi successori, trovandosi negli antichi cataloghi dei medesimi arcivescovi, pubblicati dai padri Mabillone e Papebrochio, e da me ancora[Rer. Italic. Scriptor., part. 2, tom. 1, pag. 228.], cheLorenzo II,Costanzo,DeusdeditedAusterio, arcivescovi di Milano, ebbero la sepoltura in Genova. Dal che si può argomentar la moderazione dei re longobardi, che padroni della nobilissima città diMilano, si contentavano che quegli arcivescovi avessero la lor permanenza inGenovacittà nemica, perchè ubbidiente all'imperadore. Ma dacchè Genova venne alle mani del re Rotari, non veggiamo i susseguenti arcivescovi seppelliti se non nelle chiese di Milano.Seguita a dire Paolo Diacono, che Rotari dipoi s'impadronì a forza d'armi diOderzo, città posta fra Cividal delFriuli e Trivigi, che fin allora in quelle parti s'era mantenuta esente dall'unghie de' Longobardi. Abbiamo da Andrea Dandolo[Andreas Dandolus, in Chronicon., tom. 12, Rer. Ital.]che in questa occasioneMagnovescovo di Oderzo, uomo santo, col suo popolo si ritirò in una delle isole della Venezia, e quivi fondò una città che dal nome dell'imperadoreEraclioappellòEraclea, e quivi coll'autorità di papaSeverinoe del patriarca gradensePrimigeniofissò la sua sedia. Se il Dandolo, che scrisse circa l'anno 1330 la sua Cronica, fosse autore più antico, si potrebbe dedurre da questo racconto che la presa di Oderzo fosse seguita prima di quest'anno. Ma in fatti tanto lontani dai suoi tempi non è molto sicura l'asserzione di questo scrittore. E tanto più che vedremo dopo alcuni anni la distruzione di Oderzo, per cui veramente il popolo di quella città fu costretto a sloggiare. Però tengo io per fabbricata prima di questo la città eracleense. Che poi la traslazion di quella sedia fosse fatta coll'approvazione di papaSeverino, se l'immaginò il Dandolo, perchè a' tempi di lui la credette succeduta, e stimò ancora che questo papa campasse due anni, quattro mesi e otto giorni: il che s'è veduto che non sussiste. Aggiunge esso Dandolo che anchePaolo, vescovo di Altino, in questi tempi passò col suo popolo e colle reliquie in Torcello e nelle isole adiacenti, dove anch'egli pose la sua residenza, e che gli succedetteMaurizio, il quale, col consenso del patriarca gradense e del popolo, ottenne un privilegio dal suddetto papa Severino. Ma finchè non si producano documenti che comprovino tante azioni fatte da questo papa nel pontificato di due soli mesi, sarà a noi lecito di sospendere qui la credenza non già del fatto, ma del tempo di questo fatto. S'egli è poi vero ciò che Paolo Diacono racconta diArichi, ossia diArigisoduca di Benevento, cioè ch'egli, dopo cinquant'anni di governo, lasciòdi vivere, bisogna ben dire che morisse vecchio[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 45.]. Restò suo successore e ducaAjonesuo figliuolo, ma di testa poco atta a regger popoli. Perciocchè avendolo Arigiso suo padre molto dianzi inviato a Pavia, per inchinare il reRotari, egli nel viaggio volle visitar l'esarco, e vedere le grandezze di Ravenna. Ora comunemente fu creduto che i Greci in tale occasione gli dessero una bevanda, per cui talora andava fuori di sè, e da lì innanzi non fu mai sano di mente. Arigiso prima di morire raccomandò al popoloRadoaldoeGrimoaldofigliuoli diGisolfogià duca del Friuli, rifuggiti presso di lui, con aggiugnere ch'erano anche più idonei al governo che non era suo figliuolo: segno che l'elezion di quei duchi dipendeva dal popolo, e la confermazione apparteneva al re de' Longobardi.
Diede fine quest'anno alla carriera dei suoi giorni l'imperadoreEraclio. Teofane e Cedreno scrivono nel mese di marzo; e il Pagi pretende ciò succeduto nel dì undecimo di febbraio. Gli affanni ch'egli patì nel veder tante provincie rapite al romano imperio dall'innondazione de' Saraceni, servirono non poco a sconcertargli la sanità. Sopraggiunse poi l'idropisia che il portò all'altra vita. Nell'ultimo suo testamento dichiarò egualmentesuoi successori nell'imperioEraclio, appellatonuovo Costantino, a lui nato daEudociaAugusta, moglie prima; edEracleona, chiamatoEraclioda altri, a lui partorito daMartinaAugusta, moglie in seconde nozze, con ordine ad amendue di onorare essa Martina qual madre ed imperatrice. Appena seppeGiovannipapa l'assunzione al trono di questi due Augusti[Anastas. Bibliothec., in Collectaneis.], che scrisse ad Eraclio Costantino una lunga lettera, in cui gli fece conoscere i cattolici sentimenti di papaOnorio, e riprovò la sposizione della fede pubblicata dal patriarcaSergio, con pregarlo di voler adoperare la sua autorità per abolirla. Era Eraclio Costantino, per attestato di Zonara[Zonar., in Annal.], attaccato alla dottrina della chiesa cattolica, e fu perciò creduto chePirropatriarca di Costantinopoli, gran difensore degli errori e del monotelismo di Sergio suo antecessore, cospirasse coll'imperadrice Martina alla morte di questo principe. Infatti neppur quattro mesi sopravvisseEraclio Costantinoa suo padre. Teofane[Theoph., in Chronogr.]scrive che fu levato di vita nel mese di maggio, o di giugno, per veleno, comunemente creduto a lui dato da essa matrigna, la qual volea solo sul trono Eracleona suo figlio, e dal patriarca Pirro, che mirava con occhio bieco un imperadore contrario ai suoi sentimenti. Ma questo assassinio non tardò Iddio a punirlo[Niceph., in Chron., pag. 19.]. Sollevossi contro di Eracleona Valentino, una delle guardie di Filagrio già conte delle cose private; e messo insieme un esercito, cominciò a bloccare Costantinopoli, con esigere cheEraclio, figliuolo del defunto Eraclio Costantino, fosse dichiarato imperadore. Il popolo di Costantinopoli per liberarsi da quella vessazione si mosse con tumulto e grida, ed obbligò Eracleona a crear Augusto il suddetto Eraclio, figliuolo di suo fratello. Pirro patriarcail coronò, ed egli prese il nome diCostantino, cheCostantevien chiamato da Teofane e da altri, e per tale il chiamerò anch'io in avvenire. Ma qui non terminò la faccenda. Quetossi il rumore per qualche tempo, ed in fine gli umori che erano in moto di nuovo si esaltarono. Per attestato di Teofane, irritato il senato e popolo contro di Eracleona e di Martina, probabilmente per la morte data ad Eraclio Costantino, li deposero. Ad Eracleona tagliato fu il naso, la lingua a Martina, ed amendue furono cacciati in esilio: con che venne a restar solo sul trono il giovaneCostante. Pirro patriarca, nel mese d'ottobre, anch'egli spaventato dalla sollevazion di popolo, deposte le sacre vesti, e rinunziata la sua dignità, se ne fuggì; e perciò fu eletto in suo luogoPaolopatriarca di Costantinopoli. Abbiamo da Eutichio[Eutych., in Annalib.]che Costante imperadore rispose alla lettera già scritta daGiovanni papaad Eraclio Costantino suo padre, ed in essa gli fa sapere di aver fatta bruciare la sposizion della fede di Sergio. Ma a questo buon principio non corrispose il proseguimento della vita di questo imperadore; e noi lo troveremo nemico aperto della santa dottrina della Chiesa romana.
A questi medesimi tempi stimo io probabile che appartenga la guerra mossa in Italia dalre Rotarial romano imperio; perchè niun tempo più acconcio di questo ci si presenta per immaginare ch'egli desse di piglio all'armi. Lo stato miserabile degli affari dell'imperio in Oriente, le rivoluzioni poco fa accennate di Costantinopoli, e il discredito, in cui probabilmente si trovavaIsaccoesarco di Ravenna dopo le iniquità commesse in Roma, paiono motivi che l'inducessero nell'anno presente a rompere la pace coi Greci. Dissi la pace, e volli dir la tregua, che Rotari verisimilmente non si sentì voglia di confermare più oltre; oppure egli non era sì delicato come i suoi predecessori. Ora abbiamo daFredegario[Fredegar., in Chronic., cap. 71.]che correva già il quinto anno, dacchè la reginaGundebergastava rinchiusa in una camera del regal palazzo di Pavia, quando capitò colà un ambasciatore diClodoveo IIre de' Franchi, succeduto aDagobertore suo padre nella Neustria e nella Borgogna. Il suo nome eraAubedo. Avendo egli intesa la disgrazia della regina, da cui in occasione d'altre ambascerie era stato benignamente accolto, da sè si mosse a rappresentare al re Rotari, che quella principessa era parente dei re franchi, e che farebbe cosa grata a quel re rimettendola in libertà e nel suo grado d'onore; e tanto più convenir questo al decoro di esso re Rotari, perchè dalle mani di lei egli avea ricevuto il regno. Ottimo effetto produsse questa rappresentanza. Gundeberga ricuperò la sua libertà, fu rimessa sul trono, e le furono restituite le ville e rendite che dianzi ella godeva. E buon per Aubedo, che ne fu largamente rimunerato dalla regina. All'anno 632 abbiam veduto un somigliante avvenimento di questa regina: laonde si potrebbe quasi dubitare di qualche abbaglio in Fredegario. Fino a questi tempi le città del lido ligustico erano state costanti nella fedeltà al romano imperio, nè i re longobardi aveano loro data molestia, in vigor della tregua che lungo tempo era durata fra essi e gl'imperadori. O per i motivi addotti, o per altri, che la storia ha taciuto, in quest'anno credo io, che Rotari dasse di piglio all'armi. Fredegario, dopo aver narrata l'ambasceria suddetta, seguita a far questo racconto. Nè dia fastidio ch'egli tratti di ciò all'anno 630, perchè quello storico negli avvenimenti stranieri non osserva la cronologia, e talvolta in un fiato mette insieme i fatti accaduti sotto anni diversi. Osservasi che all'anno precedente 629 egli narra la morte dell'imperadore Eraclio; eppure questi finì di vivere nell'anno presente 641. Racconta nel suddetto anno 630 l'ambasciatamandata a Pavia dal reClodoveo II, il quale pure succedette aDagobertosuo padre nell'anno 658. Dice dunque Fredegario che il reRotari(da lui appellatoCrotario) portatosi coll'esercito nel litorale ligustico, prese le città diGenova, d'Albenga, diVaricotti(oggidìVarigottipresso la città di Noli, la quale verisimilmente sorse dalle rovine di quella città), diSavona, diOderzoe di Luni. Ma lo storico fa quivi un brutto salto, mischiandoOpitergio, ossiaOderzo(città una volta, ed ora terra del Friuli) coi luoghi del litorale ligustico. Di esso si parlerà fra poco. Aggiunge ch'egli saccheggiò, devastò e smantellò le suddette città, conducendo prigionieri quegli abitanti: segno che doveva essere ben forte in collera contro d'essi. Di tali conquiste fatte da Rotari si trova menzione anche presso Paolo Diacono, raccontando egli che questo re prese tutte le città de' Romani, che sono da Luni, città della Toscana, sino ai confini del regno della Francia. E qui merita d'esser osservato che, dacchè vennero in Italia i Longobardi, l'arcivescovo di Milano si ritirò aGenova, e quivi seguitarono a stare fino a questo tempo anche gli altri suoi successori, trovandosi negli antichi cataloghi dei medesimi arcivescovi, pubblicati dai padri Mabillone e Papebrochio, e da me ancora[Rer. Italic. Scriptor., part. 2, tom. 1, pag. 228.], cheLorenzo II,Costanzo,DeusdeditedAusterio, arcivescovi di Milano, ebbero la sepoltura in Genova. Dal che si può argomentar la moderazione dei re longobardi, che padroni della nobilissima città diMilano, si contentavano che quegli arcivescovi avessero la lor permanenza inGenovacittà nemica, perchè ubbidiente all'imperadore. Ma dacchè Genova venne alle mani del re Rotari, non veggiamo i susseguenti arcivescovi seppelliti se non nelle chiese di Milano.
Seguita a dire Paolo Diacono, che Rotari dipoi s'impadronì a forza d'armi diOderzo, città posta fra Cividal delFriuli e Trivigi, che fin allora in quelle parti s'era mantenuta esente dall'unghie de' Longobardi. Abbiamo da Andrea Dandolo[Andreas Dandolus, in Chronicon., tom. 12, Rer. Ital.]che in questa occasioneMagnovescovo di Oderzo, uomo santo, col suo popolo si ritirò in una delle isole della Venezia, e quivi fondò una città che dal nome dell'imperadoreEraclioappellòEraclea, e quivi coll'autorità di papaSeverinoe del patriarca gradensePrimigeniofissò la sua sedia. Se il Dandolo, che scrisse circa l'anno 1330 la sua Cronica, fosse autore più antico, si potrebbe dedurre da questo racconto che la presa di Oderzo fosse seguita prima di quest'anno. Ma in fatti tanto lontani dai suoi tempi non è molto sicura l'asserzione di questo scrittore. E tanto più che vedremo dopo alcuni anni la distruzione di Oderzo, per cui veramente il popolo di quella città fu costretto a sloggiare. Però tengo io per fabbricata prima di questo la città eracleense. Che poi la traslazion di quella sedia fosse fatta coll'approvazione di papaSeverino, se l'immaginò il Dandolo, perchè a' tempi di lui la credette succeduta, e stimò ancora che questo papa campasse due anni, quattro mesi e otto giorni: il che s'è veduto che non sussiste. Aggiunge esso Dandolo che anchePaolo, vescovo di Altino, in questi tempi passò col suo popolo e colle reliquie in Torcello e nelle isole adiacenti, dove anch'egli pose la sua residenza, e che gli succedetteMaurizio, il quale, col consenso del patriarca gradense e del popolo, ottenne un privilegio dal suddetto papa Severino. Ma finchè non si producano documenti che comprovino tante azioni fatte da questo papa nel pontificato di due soli mesi, sarà a noi lecito di sospendere qui la credenza non già del fatto, ma del tempo di questo fatto. S'egli è poi vero ciò che Paolo Diacono racconta diArichi, ossia diArigisoduca di Benevento, cioè ch'egli, dopo cinquant'anni di governo, lasciòdi vivere, bisogna ben dire che morisse vecchio[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 45.]. Restò suo successore e ducaAjonesuo figliuolo, ma di testa poco atta a regger popoli. Perciocchè avendolo Arigiso suo padre molto dianzi inviato a Pavia, per inchinare il reRotari, egli nel viaggio volle visitar l'esarco, e vedere le grandezze di Ravenna. Ora comunemente fu creduto che i Greci in tale occasione gli dessero una bevanda, per cui talora andava fuori di sè, e da lì innanzi non fu mai sano di mente. Arigiso prima di morire raccomandò al popoloRadoaldoeGrimoaldofigliuoli diGisolfogià duca del Friuli, rifuggiti presso di lui, con aggiugnere ch'erano anche più idonei al governo che non era suo figliuolo: segno che l'elezion di quei duchi dipendeva dal popolo, e la confermazione apparteneva al re de' Longobardi.